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I calci in culo e le app dell’iPad

13 Settembre 2011 7 min lettura

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I calci in culo e le app dell’iPad

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Bisogna studiare materie più attuali preferibilmente con le applicazioni di iPad e smartphone. Gli insegnanti sono troppo vecchi o poco preparati. Gli edifici scolastici sono fatiscenti: "Ci sentiamo in un carcere" (da Repubblica.it)
Caro Studente, 
sì, sto parlando proprio a te, caro studente delle medie/superiori che vagoli per blog e social network e sei stato il campione statistico per un sondaggio /ricerca/nonsicapiscebenecosa di un studio di Comunicazione Perbene (la quale, a dire il vero, non so che tipo di associazione sia, ma, dal nome, presumo che commenti i sondaggi che commissiona con pacati “accidempolina” e “perdinci!”). 
Ecco, tu, dunque, dicevamo, caro studente, hai detto che la scuola è un posto noioso con programmi didattici poco interessanti; un posto in cui ti senti in carcere, che non serve ad un accidente, e ti lamenti di libri troppo pesanti e professori troppo vecchi (e vabbe', capisco, a tredici anni anche uno di venti ti pare Matusalemme, figuriamoci uno di cinquantacinque che non riesce ad andare in pensione), ma soprattutto hai idee folgoranti su come la scuola dovrebbe cambiare per essere al passo con te, e le elenchi: vorresti una scuola dove non si parla di “Ittiti e Fenici”, perché sono roba vecchia, che non serve a nulla, a tuo avviso, mentre tu pretendi di studiare materie più “attuali”, anche se non è ben chiaro quali siano; e vorresti anche studiarle, queste materie più attuali, con applicazioni per iPad e Smartphone, e anzi, con dei veri e propri videogiochi, che andrebbero posizionati in una bella “sala ricreativa”, presumo sfrattando la Sala Professori, che tanto sono vecchi e possono essere parcheggiati su una sedia nello sgabuzzino dei bidelli. 
Ecco, caro studente dalle idee brillanti e innovative, io, che sono una di quei prof, vorrei dirti una cosuccia, ma una sola, e con tutto il cuore e tutto l'affetto possibile, e per dirtela userò, conformandomi alle tue richieste e ai tuoi suggerimenti, un linguaggio molto attuale e per nulla “vecchio”: perché vedi, caro studente, tu, secondo me, andresti preso a calci in culo. 
Sì, lo so che non è colpa tua: è che dalle elementari, anzi dall'asilo, no, veramente dalla culla, te l'han ficcata in testa gli adulti questa bizzarra idea che le cose si possono, anzi si devono, imparare divertendosi, addirittura sganasciandosi proprio.
Genitori e zii e parenti e amici di famiglia ti han tirato su inculcandoti il concetto che l'universo sia il tuo personale Luna Park, aperto 24ore al giorno, senza soste nei festivi. L'Inglese? Te lo insegna Topolino. La storia? C'è il giochino che parla degli antichi romani, il fumetto di Napoleone, il videogioco con gli imperi che si scontrano, gli aerei che bombardano e i carri armati che fan boom boom. Sei pieno di fascicoli, e di compact disc, e di game boy e di Play Station e di trappole varie che sono tutte “educative” e divertenti, e tu saltabecchi dall'una all'altra, con un entusiasmo che in genere dura pochi minuti, ma in quei pochi intensissimi momenti impari tutto, o meglio lo credi, e poi via, a scaricare un nuovo giochino o una nuova app, fra gli sguardi estasiati dei parenti, che godono di avere un figliolo che in un solo pomeriggio ha debellato i Nazisti e fondato tre volte l'impero macedone, con uno score che Alessandro Magno non ha mai avuto in vita sua. 
Ecco, vedi, caro studente, il problema è proprio questo qua: che tu, non per colpa tua, non sei allenato alla fatica, e nemmeno alla noia. E lo so che le due cose ti possono sembrare una gran pizza, ma invece, nella vita sono fondamentali. Perché nella vita vera, quella che è lontana dai banchi di scuola, ma anche, per tua sventura, da quel bozzolo di divertimento protetto che i tuoi ti han costruito attorno, esistono tutte e due, e purtroppo sono anche diffuse. E per riuscire a campare dovrai imparare a conoscerle e a sopravvivere ad entrambe
Tu non hai idea, ma prima o poi ti toccherà averla, di quanto faticoso sia dover imparare le cose che ti servono per il lavoro, perché qualsiasi capo ti ritroverai sarà infinitamente peggio del più pestifero dei tuoi attuali insegnanti; e non hai nemmeno idea quanti compiti noiosi ed anzi spesso inutili e frustranti dovrai portare a termine per guadagnarti quel maledetto stipendio, da adulto. 
E la scuola, con le sue materie che a te sembrano tanto poco “attuali” e la didattica “poco divertente” serve anche a questo: ad insegnarti, per la prima volta in vita tua, che no, la vita non è un ballo di carnevale, e per imparare le cose non sempre c'è Topolino che ti dà una mano, e neppure una applicazione dell'iPad. Che alcune cose bisogna ahimè impararle alla vecchia maniera: studiando, ripetendole, concentrandosi, facendo schemi su schemi, smadonnando e perdendoci i pomeriggi, e spesso le nottate, perché non esistono fatine dei verbi o videogiochi che ti facciano capire appieno chi era Hitler. 
E, veramente, non mi risulta nemmeno ce ne siano che ti insegnano come fare le app per l'iPad, perché vedi, caro studente, tu le vorresti trovare già pronte, da quanto scrivi, e invece il bello sarebbe imparare a fartele da solo: ma per arrivare a questo dovresti perdere ore e ore su libri noiosissimi, e sentendo lezioni ancora più noiose, fatte da barbogi che non raccontano barzellette, non sono divertenti e, a dire il vero, se ne strafregano pure di esserlo. 
Per questo, caro studente che vuoi imparare con i videogiochi e le app, ti darei quel famoso calcio in culo di cui scrivevo sopra: per dirti, una buona volta, quello che nessuno ha il coraggio di dirti da quando sei nato, e cioè: “Piantala di frignare, e inizia a studiare seriamente, alla vecchia maniera! Smettila di pensare che troverai sempre gente pronta a fare le cose al posto tuo, e a rendertele per giunta semplici e divertenti, sennò ti annoi, perché il mondo non è fatto così e soprattutto se ne frega se tu ti diverti: passa avanti, e se ci sei si sei, e sennò vuol dire che resti indietro.” 
E quindi credimi, caro studente, io ti toglierei l'iPad e i videogiochi e ti manderei a studiare i verbi a memoria, e i Fenici, e gli Ittiti, e ti costringerei a ficcarteli bene in testa, come si faceva una volta: A calci in culo, se necessario. Ti sembrerei noiosa, vecchia e crudele. Ma credimi: fra tanti che ti vogliono far divertire, sarei l'unica che si preoccuperebbe di insegnarti qualcosa.
Galatea Vaglio
@valigia blu - riproduzione consigliata
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Pubblichiamo qui la risposta di uno studente universitario, Tommaso Tani:
Cara Prof,
apprezzo il suo tentativo di adeguarsi al linguaggi di noi “ggiovani” - quanto vi piace questa parola - ma non capisco effettivamente perché “prendere a calci nel culo” sia un’espressione rappresentativa di questa gioventù viziata, desiderosa esclusivamente di piaceri e non, per esempio, della nostra classe politica, tutt’altro che giovane direi.
Al di là delle sottigliezze linguistiche - che poi avete tanto insistito per farci imparare l’inglese ed ora che lo usiamo siamo sgrammaticati? - mi sembra a dir poco presuntuosa questa ode alle vecchie maniere che ci ha regalato stamattina dalla sua cattedra. Chiaramente immaginerà come un quotidiano renda pomposo un sondaggio sugli studenti facendo richiedere a loro “videogiochi a scuola”: più realisticamente, posso intuire che quei poveri ragazzi abbiano chiesto una scuola che non chiuda gli occhi davanti al progredire della tecnologia. 

Penso di parlare con cognizione dei fatti: sono uscito dalla scuola superiore non molti anni fa, era già il duemilaequalcosa ed avevo già un account su twitter. Sono quindi uno di quei ragazzi campione che per fortuna vaga per blog e social network e che quindi riesce anche a farsi un’idea dell’attualità, mentre in aula sono ancora alle prese con il progetto “sperimentale” del quotidiano in classe. 
Ho frequentato una delle migliori scuole (pubbliche, certo) della mia città, scegliendo un percorso sperimentale che mi ha tenuto dentro la classe almeno 8 ore in più a settimana dei miei colleghi, solo perché, da definizione, doveva darmi delle basi di informatica. Bene, il mio caro prof di matematica, per quanto di gran lunga il migliore nel farti appassionare agli infiniti ed a Cantor, non è riuscito ad insegnarci nulla di più di un vago concetto di un linguaggio di programmazione dei tardi anni ’60. Immagina da sola quanto sia obsoleto ed inutile: per questi mi piacerebbe che un docente di oggi sia in grado anche di spiegarmi come funziona il sistema operativo in cui girano queste demoniache app che lei addita come il male supremo. 
I verbi poi posso anche impararli a memoria, ma non da professori che sono nella scuola più o meno dalla riforma Gentile, che non vogliono andare in pensione - altro che non possono - e che non hanno affatto una preparazione adeguata. Professori che, tra l’altro, non sono mai valutati per le loro conoscenze. I calci in culo, cara professoressa, li dia a loro, li aiuti a fare spazio ai giovani dottorati disoccupati che sarebbero ben felici di insegnare qualcosa in “chiave contemporanea”. 
Cara prof, insomma, il mondo passa avanti e se ci sono ci sono, è vero. Ma se ci sono con le conoscenze limitate fino al 1970, ci saranno milioni di studenti di altri paesi, di altri mondi (ricordo con quanto fascino il nostro testo “aggiornato” parlava di questo fenomeno futuro della globalizzazione) che per loro fortuna non avranno studiato alla vecchia maniera e che mi passeranno davanti, nonostante i calci in culo che lei ostinatamente mi sta rifilando per farmi andare più veloce.

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