Grecia, le condizioni inumane dei rifugiati nei campi profughi


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Il Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) del Consiglio d'Europa ha pubblicato un rapporto in cui emergono "condizioni inumane e degradanti" nei campi profughi della Grecia visitati dal 10 al 19 aprile 2018. Compito del Comitato - composto da esperti che includono medici, giuristi, specialisti in questioni penitenziarie o di polizia e psicologi - è monitorare il rispetto della Convenzione europea contro la tortura.

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Nel documento sono denunciati pestaggi pesanti della polizia, condizioni igieniche precarie, carenza di cibo e una situazione particolarmente grave riguardante i minori. Nella relazione, inoltre, viene espressa apprensione per la situazione in cui versa il centro di permanenza per il rimpatrio di Fylakio, vicino al confine turco, creato con il sostegno dell'UE (grazie all'accordo sottoscritto da UE e Turchia nel marzo 2016) per accelerare le procedure per le richieste di asilo.

Il CPT non ha mancato, come ha già fatto in passato (la delegazione visita periodicamente i campi profughi dal 2005), di sottolineare la necessità di adottare un approccio europeo coordinato per trovare una soluzione al fenomeno relativo all'elevato numero di cittadini stranieri che arrivano in Grecia. Allo stesso tempo, il rapporto ha ricordato alle autorità elleniche che i cittadini stranieri privati della libertà devono essere trattati umanamente e con dignità. A questo proposito, il CPT ha notato con preoccupazione come il ricorso alla detenzione degli immigrati in Grecia sia notevolmente aumentato. Al 30 aprile 2018, erano più di 8.200 i cittadini stranieri trattenuti dalla polizia ellenica.

Nel rapporto si legge che, nonostante il numero dei cittadini stranieri giunti in Grecia sia diminuito significativamente passando dagli 856.000 del 2016 ai 35.000 del 2017, il sistema di accoglienza e di asilo della Grecia continua a subire pressione a causa del continuo arrivo di un gran numero di migranti irregolari, rifugiati e richiedenti asilo. Secondo i dati forniti dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, nei primi quattro mesi del 2018, sono arrivati in Grecia 16.500 cittadini stranieri, con un picco toccato ad aprile 2018 quando oltre 3.000 persone hanno raggiunto le isole dell'Egeo via mare e oltre 3.600 sono arrivate in Grecia attraversando il confine di terra greco-turco, guadando il fiume Evros. Per la prima volta dal 2013, il numero delle persone che sono arrivate via terra è stato maggiore rispetto a quelle giunte via mare. Mentre i migranti che hanno attraversato il mare provenivano principalmente da Siria, Iraq e Afghanistan, molti tra quelli che sono passati per il confine greco-turco erano cittadini turchi (un alto numero di famiglie con bambini piccoli e altri gruppi vulnerabili).

Nel corso della visita, il CPT ha raccolto una serie di accuse attendibili di maltrattamenti perpetrati dalla polizia (schiaffi, pugni, calci in varie parti del corpo - inclusi viso e testa - colpi di manganello e abusi verbali, anche con linguaggio razzista) ai danni di cittadini stranieri trattenuti nella regione di Evros e al centro di permanenza per il rimpatrio di Moria a Lesbo. Il Comitato ha raccolto numerose accuse attendibili anche su operazioni di "respingimento" con cui i cittadini stranieri sono stati rimandati dalla Grecia alla Turchia in barca attraverso il fiume Evros. Nel corso di queste operazioni alcune delle persone incontrate hanno affermato di aver subito maltrattamenti (inclusi colpi di manganello alla testa) da parte di agenti di polizia, guardie di frontiera e unità (para) militari.

In alcune delle stazioni di polizia e di frontiera visitate le condizioni di detenzione sono risultate ampiamente sotto gli standard previsti dalla legge. Ad Isaakio cittadini stranieri sono stati trattenuti durante la notte in due celle particolarmente sporche avendo a disposizione meno di un metro quadro e mezzo di spazio ciascuno.

Il centro di permanenza per il rimpatrio di Fylakio era talmente sovraffollato che uomini non coniugati, famiglie, bambini e donne incinte sono rimasti ammassati per diverse settimane o addirittura mesi avendo a disposizione poco più di un metro quadro di spazio ciascuno. Una situazione del genere può essere considerata a tutti gli effetti un trattamento inumano e degradante. Al momento della visita del CPT nella cella 1 del centro erano presenti 95 cittadini stranieri (tra famiglie con bambini piccoli, minori non accompagnati, donne incinte e uomini adulti non coniugati) che occupavano circa 100 metri quadri di spazio. A causa del numero insufficiente di letti e materassi disponibili (la cella conteneva 36 letti a castello e circa 65 materassi), molti detenuti sono stati costretti a condividere i materassi per cui fino a quattro persone dormivano su due.

Nella struttura l'accesso alla luce naturale era limitato e l'illuminazione scarsa. Le luci dei bagni (sporchi e non puliti da mesi) non funzionavano, la ventilazione era insufficiente, le celle maleodoranti e tutti, inclusi i bambini piccoli, erano esposti al fumo passivo. L'igiene era estremamente scarsa e diverse persone hanno presentato eruzioni cutanee. I bagni e le docce erano in cattivo stato: due bagni erano bloccati, una doccia su tre non funzionava e le tubature perdevano acqua. Nonostante i pannelli solari posti sul tetto non c'era acqua calda. Il pavimento della cella era parzialmente allagato dall'acqua che fuoriusciva dai servizi igienici della cella adiacente. Le coperte erano consumate e sporche e gli articoli per l'igiene non venivano più distribuiti perché scarseggiavano.

L'assistenza sanitaria si è rivelata totalmente inadeguata, con la mancanza permanente di personale sanitario e l'assenza anche di semplici attrezzature mediche e di farmaci generici.

La delegazione del CPT ha raccolto numerose accuse attendibili sulle condizioni di detenzione precarie nella stazione di polizia e di frontiera di Tychero (non visitata dalla delegazione in questa occasione) che non è stata chiusa come annunciato dalle autorità greche nel 2013. I cittadini stranieri si sono lamentati di essere stati detenuti, per un periodo che talvolta è durato anche un mese, in condizioni di sovraffollamento e antigieniche, senza che gli siano stati dati materassi e coperte. Come conseguenza di ciò molte persone avrebbero contratto la scabbia. La conferma è arrivata con la testimonianza di un numero di cittadini stranieri trasferiti da Tychero in altre stazioni di polizia nella regione di Evros, alcuni dei quali erano stati isolati per motivi medici e avevano ricevuto un trattamento anti-scabbia. Le stesse persone hanno inoltre raccontato di non aver ricevuto cibo, di non aver avuto la possibilità di accedere al bagno e di non aver ricevuto vestiti o scarpe.

Il CPT ha dovuto ribadire raccomandazioni che aveva già fatto a seguito di visite precedenti chiedendo alle autorità greche di aumentare in maniera significativa il numero di strutture per l'accoglienza di minori non accompagnati e di rivedere la loro politica in materia di detenzione sia per quanto riguarda l'accoglienza che l'identificazione e la "custodia protettiva" dei minorenni arrivati in Grecia da soli. Il CPT ha raccomandato anche di porre fine alla detenzione di minori non accompagnati nei centri di accoglienza e di identificazione, nei centri di permanenza per il rimpatrio, nelle strutture speciali di detenzione per migranti irregolari e nelle stazioni di polizia e di frontiera e di non prevedere più neanche la detenzione ordinaria nelle stazioni di polizia di minori che arrivano in Grecia con i genitori.

Particolarmente allarmante è la situazione in cui versano le famiglie - con bambini e donne - recluse insieme a uomini con cui non hanno legami di parentela nelle celle delle stazioni di polizia e di frontiera della regione di Evros con i quali condividono anche servizi igienico-sanitari, in violazione di un'ordinanza del 2016 emessa dalla centrale della polizia ellenica che stabilisce che gli agenti separino bambini e donne da uomini a loro estranei in strutture chiuse, per evitare di metterli in pericolo esponendoli al rischio di violenza sessuale e di genere. Il CPT ha chiesto espressamente di fare in modo che situazioni come queste non si verifichino più da subito.

Nella risposta alle raccomandazioni rivolte dal CPT, le autorità greche hanno negato che la pratica dei "respingimenti" sia effettuata e sottolineato che le indagini su presunti trasferimenti non ufficiali e maltrattamenti della polizia non hanno trovato alcun riscontro a sostegno delle accuse. Inoltre hanno spiegato che le pessime condizioni detentive nella regione di Evros erano dovute all'aumento della pressione migratoria al momento della visita del CPT. Le autorità hanno poi riferito di voler rinnovare le strutture di detenzione della polizia utilizzate per il trattenimento degli immigrati irregolari (affinché siano in linea con gli standard definiti dal Comitato) e migliorare le condizioni degli otto centri di permanenza per il rimpatrio.

Secondo le attuali norme dell'UE, le richieste di asilo devono essere esaminate nel paese in cui i migranti e i rifugiati arrivano. Ciò ha comportato un onere enorme per la Grecia che è l'ingresso principale per i richiedenti asilo che sperano di rimanere in Europa. Per questo l'UE ha stanziato finora circa 605 milioni di euro sostenendo l'assistenza umanitaria sul territorio greco. Sebbene i nuovi arrivi siano rallentati gruppi di migranti continuano a giungere ogni giorno in Grecia. Le associazioni per i diritti umani hanno ripetutamente criticato e continuano a farlo lo stato assolutamente inaccettabile delle condizioni di vita nelle strutture elleniche.

Foto in anteprima Arash Hampay

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