Sempre più giovani lasciano l’Italia: “Che dolore quel biglietto di solo andata”

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Nei giorni scorsi una "lettrice" di Valigia Blu ci ha scritto un messaggio in chat su Facebook. S. O. ha deciso insieme al suo ragazzo di partire dall'Italia con un biglietto di sola andata. Da quando, in un post su Facebook ha annunciato la sua partenza, altre quattro persone hanno fatto un annuncio simile al suo.

"Cercando qualche dato sull'emigrazione italiana all'estero ho ritrovato un vostro articolo del 2015, e mi è venuto da ridere. Una di quelle risate amare, un po' da humour nero. L'avete intitolato come la canzone di Caparezza ["Fuga dall'Italia: da qua se ne vanno tutti"] che mi ossessiona all'incirca da luglio, vale a dire da quando ho deciso che, fra quei tutti che se ne vanno da qua, ci sarei stata anche io.

Il volo di andata, per due, vale a dire io e il mio ragazzo, è prenotato per il 3 gennaio, destinazione Tenerife. Il volo di ritorno non esiste. Non esiste per ora, non esisterà per sempre? Chi lo sa.

Partiamo solo con lo zaino in spalla, che già il bagaglio in stiva ci verrebbe a costare troppo, e poi pesa.

Pesa come questo cielo plumbeo, pesa come il terrore di un fiume che possa straripare o di una mareggiata che ci possa cancellare.

Pesa come una scritta razzista che leggi sul muro, o come una frase di disprezzo ascoltata sempre meno a mezza voce in piazza, al mercato, sull'autobus.

Pesa come quella partita iva che non ho mai potuto aprire perché l'unico anno in cui ho provato a lavorare abbastanza da poter -ipoteticamente- sia pagare le tasse sia guadagnare abbastanza da vivere, e non sopravvivere, sono finita ad un passo dall'esaurimento.

E quindi zaino in spalla e via, verso l'infinito ed oltre.

Annunciamo a tutti la partenza, via Facebook.

Poco più di un mese dopo leggo un annuncio praticamente identico al mio, ma non era il mio. Una mia amica parte, un altro biglietto di andata senza quello di ritorno. E ieri, giusto ieri, un terzo annuncio. Un'altra ragazza, quasi mia coetanea – mi sono dimenticata di dirvi che ho 31 anni – lascia l'Italia. Mi è preso quel dolore lancinante al petto che ero riuscita a evitare sinora: "Da qua se ne vanno tutti" diventa quasi una minaccia, non solo una profezia. Ed è una canzone del 2011.

Continuerò a leggervi dall'estero, sarete l'Italia che mi mancherà.

Purtroppo temo che quello che non mi mancherà sarà molto, molto di più".

La lettera di S. O. ricorda, per certi versi, la storia di emigrazione che Elena Torresani aveva scritto su Valigia Blu alcuni anni fa in un post dal titolo "Solo un'altra che se ne va". Arrabbiata, disillusa, Elena scriveva: "Siamo in tanti ad andarcene, ormai è un’emorragia. Io sono solo una di una folla, ma stavolta sono io e non un altro: questo, nella mia sceneggiatura personale, fa la differenza. Tutto è diverso quando sei tu e non un altro. Per questo, in Italia lascio un lavoro a tempo indeterminato, una casa, un’auto, la mia famiglia e tutte le certezze, le radici che ho. Parto arrabbiata, con la fretta di chi sente di abbandonare una nave che sta affondando".

Le storie di S. O. ed Elena Torresani sono quelle di centinaia di migliaia di italiani che ogni anno emigrano. Secondo i dati forniti dall'Anagrafe degli italiani residente all'estero (Aire) e dall'Istat, scrive Elisabetta Tola in un articolo su Agi, , il numero di persone in uscita dal nostro paese è in costante incremento.

Leggi anche >> Fuga dall’Italia: da qua se ne vanno tutti

All'inizio del 2018, i cittadini italiani registrati come residenti all'estero erano più di 5,1 milioni. Il 42,2% delle persone emigrate hanno lasciato l'Italia da più di 15 anni, il 21% lo ha fatto negli ultimi 5 anni, il 17% tra 5 e 10 anni fa.

Nel 2017 hanno lasciato l'Italia quasi 130mila persone , il 2,7% in più rispetto al 2016, il 6,3% in più rispetto a tre anni fa e oltre il 14% in più se si fa riferimento a 5 anni fa. E, a fronte di un incremento delle partenze, i rientri dall'estero nel nostro paese si fanno sempre più ridotti.

Poco meno di un terzo delle persone che emigrano è costituito da giovani tra i 18 e i 34 anni ma, osservando con attenzione i dati dell'Aire, ci si accorge che l'incremento maggiore è rappresentato da cittadini italiani tra i 50 e i 74 anni. In altre parole, a partire non sono solo i cosiddetti cervelli in fuga, ma anche anziani e persone di mezza età. Si tratta di una novità rispetto agli anni scorsi che ricorda le ondate migratorie del '900, osserva Tola.

La Fondazione Migrantes ha dato una duplice lettura di questo nuovo fenomeno. Da un lato, molte famiglie partono con i figli al seguito, dall'altro ci sono molti genitori che decidono di seguire il percorso migratorio di figli e nipoti. Infine, c'è il caso degli emigrati di ritorno, coloro che ripartono dopo essere rientrati da un periodo all'estero, o per seguire i figli, a loro volta emigranti, o perché delusi dall'esperienza di rientro. L'Italia non era quella immaginata da lontano.

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