Germania, l’omicidio del politico a favore dell’accoglienza dei migranti e lo spettro del terrorismo neonazista


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Il sospettato dell'uccisione di Walter Lübcke ha confessato

Aggiornamento 26 giugno 2019: Stephan Ernst, il sospettato dell'uccisione di Walter Lübcke, politico della CDU, ha confessato l’omicidio. Nonostante l’uomo di 45 anni, con un retroterra in ambienti nazisti, abbia dichiarato di aver agito da solo, le indagini continuano.

Il procuratore federale Peter Frank ha dichiarato di voler capire se ci sono stati complici e se l’omicidio sia opera di un’organizzazione terroristica di estrema destra. Secondo quanto riportato da Der Spiegel, Stephan E. ha affermato che la motivazione dell’assassinio del politico riguarda le osservazioni che Lübcke aveva fatto durante una riunione del municipio nell'ottobre 2015, sull’apertura di un nuovo centro di accoglienza per i rifugiati. Quattro anni fa, il politico ucciso, aveva parlato pubblicamente in difesa di queste persone ed era diventato vittima di una campagna di odio, online e non solo, alimentata da gruppi di estrema di destra.

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A terra, sulla terrazza di casa sua a Wolfhagen, con un proiettile in testa. Così nella notte di domenica 2 giugno è stato ritrovato il corpo di Walter Lübcke, politico tedesco di centro-destra di 65 anni, appartenente al partito Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU) della cancelliera Angela Merkel e presidente del governo regionale di Kassel, città della Germania centro-occidentale.

Racconta Der Spiegel che Lübcke – ex membro del parlamento dell'Assia, land governato dalla CDU insieme ai Verdi, in cui alle ultime elezioni il partito di ultra destra AFD (Alternative für Deutschlandha raggiunto il 13% – era considerato un politico esperto e di larghe vedute. In un comunicato di ricordo della CDU, Lübcke viene definito «un costruttore di ponti».

Nel 2015, al culmine degli arrivi dei migranti in Germania, aveva parlato pubblicamente in difesa di queste persone ed era diventato vittima di una campagna di odio, online e non solo, alimentata da gruppi di estrema di destra. Ora le indagini sulla sua morte sembrano andare verso l'omicidio politico, dopo l'arresto di un sospettato con retroterra in ambienti neonazisti. Deutsche Welle scrive che se dietro la morte di Lübcke fosse provata una motivazione politica, si tratterebbe in Germania del primo caso, da circa 50 anni, in cui è coinvolto un politico in carica.

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Intanto, il ministro dell'Interno tedesco, Horst Seehofer, ha parlato di un "segnale di allarme", diversi editorialisti e politici hanno preso posizione contro il clima di odio fomentato da partiti di estrema destra e gli esperti hanno avvertito di tenere alta l'attenzione sul pericolo di un terrorismo neonazista nel paese.

La campagna d'odio contro Lübcke

Quattro anni fa, nel 2015, quando la Germania accolse circa 1 milione di migranti, da amministratore territoriale, Lübcke aveva dovuto gestire la loro dislocazione nei centri di accoglienza. In quell'occasione, si era scontrato con il movimento islamofobo e di estrema destra PEGIDA (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes, in italiano "Europei patriottici contro l’islamizzazione dell’Occidente"). "Una volta, in una riunione cittadina per discutere dei centri di prima accoglienza in Assia, era stato più volte interrotto da sostenitori di PEGIDA, e allora aveva dichiarato che i valori cristiani quali l'accoglienza e l'aiuto verso il prossimo nel momento del bisogno sono valori fondanti. «Chi non condivide questi valori – disse in quell'occasione – può lasciare questo paese in ogni momento, se non è d'accordo. Questa è la libertà di ogni tedesco»", si legge sull'Ansa.

Un video con solo il momento in cui il politico pronuncia questa frase, e quindi senza contesto, era poi stato caricato su Youtube, scatenando nei suoi confronti commenti di odio e minacce di morte anonime. Lübcke aveva poi chiarito in un'intervista che con quella dichiarazione si riferiva a chi l'aveva più volte interrotto insultandolo ed «esprimendo disprezzo per il nostro Stato», non all'intera popolazione tedesca e che anzi era importante comprendere le paure di chi aveva dubbi per la presenza degli alloggi dei rifugiati nella propria città e comunità. Per il clima che si era creato intorno a lui, è stato costretto a vivere sotto scorta per un periodo. Ma le minacce e gli insulti da parte di gruppi dell'area di estrema destra erano proseguite anche successivamente, facendo diventare Lübcke l'obiettivo di una campagna d'odio, scrive Matern Boeselager su Vice Germania.

Dopo la conferenza di ottobre 2015, il noto blog di destra tedesco PI News in fondo a un post di attacco al politico della CDU per la frase pronunciata in quell'occasione, riportò l'indirizzo e il numero di telefono dell'ufficio di Lübcke, che fu ricoperto da messaggi di insulti e mail di critiche. Ma le reazioni risultarono più estreme e violente, quando poco dopo PI-News pubblicò parte del video della conferenza, con il messaggio "Dovresti vergognarti, signor Lübcke!!!", spiega ancora Boeselager. Successivamente, il video con la frase del politico tedesco era stato commentato anche da ambienti di estremisti di destra al di fuori della Germania, diventando una delle prove della teoria cospirativa sulla sostituzione dei cittadini europei bianchi con popoli islamici. Tra i vari commenti, diversi definivano il politico della CDU un "traditore".

Messaggi di odio sui social nei confronti di Lübcke sono tornati poi alla ribalta quando l'ex CDU e poi sostenitrice di AFD, Erika Steinbach, lo scorso febbraio, ha rilanciato su Twitter l'episodio del 2015.

Hermann-Josef Klüber, vice di Lübcke, ha dichiarato inoltre che il politico ucciso aveva ricevuto lettere di minacce anche dai cosiddetti "Cittadini del Reich", un gruppo illegale eversivo con saldature nel sottobosco di formazioni neonaziste. Dopo la morte di Lübcke, inoltre, non sono mancati (anche all'interno di ambienti di estrema destra) commenti online di giubilo o di derisione per la notizia, riportano diversi media tedeschi.

Il governo tedesco, tramite il ministro dell'interno Horst Seehofer, ha criticato e condannato questi messaggi di odio.

Chi è il sospettato dell'omicidio

Il giorno dopo l'omicidio, la Polizia – che per il caso ha istituito una commissione speciale composta da 50 investigatori – aveva dichiarato di star indagando "in tutte le direzioni", non fornendo ulteriori indizi su chi potesse essere il colpevole o sui motivi dell'assassinio del politico. È stato stabilito che Lübcke è stato colpito con un'arma a canna corta a distanza ravvicinata. L'8 giugno viene fermato e interrogato un sospettato, poi rilasciato in mancanza di prove a suo carico.

Il 15 giugno, due giorni dopo il funerale di Lübcke a cui hanno partecipato centinaia di persone, viene arrestato un uomo di 45 anni, identificato dalle autorità come "Stephan E.". Gli investigatori hanno trovato tracce di DNA del sospettato sui vestiti della vittima. Durante la perquisizione della sua abitazione sono state rinvenute armi, ma non quella del delitto. I media nazionali pubblicano poi la notizia che l'uomo sospettato dell'omicidio di Lübcke ha avuto in passato precedenti penali e contatti con ambienti neonazisti. Si inizia così a parlare di movente politico.

L'inchiesta passa alla Procura federale di Karlsruhe, che si occupa di casi che hanno una possibile matrice politica ​​e rappresentano una minaccia nazionale, spiegano i corrispondenti in Germania del New York Times. Il portavoce della Procura generale, Markus Schmitt, dichiara infatti che l'indagine si concentra sull'ipotesi che l'omicidio abbia una matrice politica e che sia riconducibile ad ambienti di estrema destra.

Nei primi anni '90, Stephan E. è stato arrestato e condannato più volte: nel 1992 accoltella un uomo. L'anno successivo, alla vigilia di Natale del 1993, organizza un attacco dinamitardo, poi fallito, contro una casa per richiedenti asilo a Hohenstein-Steckenroth, nel sud dell'Assia.

In base alle informazioni raccolte dal sito di ricerca antifascista Exif-Recherche, inoltre, Stephan E. è noto agli ambienti antifascisti dall'inizio degli anni 2000, avendo fatto parte in quel periodo di circoli neonazisti. Zeit racconta che l'uomo nel 2004 aveva partecipato a un evento del gruppo neonazista Volkstreuen Komitees für gute Ratschläge e in quell'occasione era stato controllato, insieme ad altri manifestanti, dalla polizia e che fino al 2009 si può provare un suo coinvolgimento nella scena degli estremisti di destra, quando con altri 400 neo-nazisti aveva attaccato una manifestazione del sindacato durante la festa dei lavoratori del 1 maggio.

Inoltre, secondo gli investigatori, Stephan E. avrebbe avuto anche legami con un'unità a Dortmund di Combat 18  (il numero "18" rimanda alle lettere iniziali del nome e del cognome di Adolf Hitler, la prima ("A") e l'ottava ("H") dell'alfabeto), gruppo terroristico neonazista nato originariamente negli anni '90 nel Regno Unito, da cui poi è scaturita una rete di cellule neo-naziste autonome in tutta Europa.

Dal 2010, non ci sarebbero invece più episodi di cronaca o con risvolti penali con Stephan E. come protagonista. Nel 2016, tuttavia, il suo nome "compare nei lavori della commissione d'inchiesta sul gruppo terrorista NSU (Nationalsozialistischer Untergrund), dove veniva descritto come un estremista di destra pronto a far ricorso alla violenza'", ricorda Agi. Nel 2018, infine, secondo il giornale Süddeutsche Zeitung, Stephan E. avrebbe lasciato un commento minaccioso sotto un video di YouTube, con lo pseudonimo 'Game Over': "O questo governo abdica presto o ci saranno morti".

Il sospettato, inoltre, non avrebbe agito da solo ma ci sarebbero riscontri della presenza di complici, riportano diversi media tedeschi: un testimone avrebbe notato due auto sospette la notte dell'omicidio del politico della CDU. La procura federale, finora, ha precisato che al momento non risultano prove dell'esistenza di una rete terroristica di estrema destra dietro la morte di Lübcke. In una conferenza stampa, il ministro dell'Interno tedesco Seehofer ha affermato che gli investigatori stanno cercando di stabilire se il sospettato sia un "lupo solitario" o se faccia parte di un'organizzazione terroristica neonazista.

Il dibattito in Germania

Un attacco di un sospetto estremista di destra contro un rappresentante dello Stato costituisce un segnale d'allarme ed è rivolto contro la Germania, ha dichiarato sempre il ministro dell'Interno tedesco. Seehofer ha specificato inoltre: «L'estremismo di destra è un serio pericolo per la nostra società libera. Dobbiamo combatterlo con ogni mezzo. La lotta contro l'estremismo e il terrorismo di ogni tipo è una questione centrale per questo governo».

Riguardo proprio al fenomeno dell'estremismo di destra, Thomas Haldenwang, capo della Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), cioè l'intelligence tedesca, ha affermato che in Germania vivono quasi 13mila violenti estremisti di destra e che si tratta di un numero troppo grande numero per consentire ai servizi di sicurezza di controllarli tutti.

L'anno scorso il Bundeskriminalamt (BKA), cioè l'ufficio federale della polizia criminale, ha registrato 838 persone colpite dalla violenza di estremisti di destra (con 6 casi in cui l'aggressore ha tentato di uccidere la vittima), specifica il sociologo Daniel Köhler a T-online.de, alla guida della "Banca dati del terrorismo tedesco di destra". Köhler aggiunge anche che attualmente in Germania non esistono più grandi organizzazioni neonaziste, ma che questo non significa meno pericolo perché gli estremisti potrebbero colpire da soli: «Dal 2000, l'88% degli atti terroristici di destra sono stati commessi da cellule con due o tre membri».

Dopo l'omicidio di Walter Lübcke, minacce di morte sono giunte tramite mail ad alcuni politici tedeschi che hanno posizioni a favore dell'accoglienza di migranti e rifugiati. Tra i minacciati c'è anche la sindaca di Colonia, Henriette Reker, che nel 2015 fu accoltellata da un estremista di destra per motivi razziali. Il testo del messaggio parla di "future epurazioni" e termina con "Sieg Heil und Heil Hitler". Non è ancora chiaro se le minacce siano collegate all'uccisione del presidente regionale di Kassel. Secondo il ricercatore sull'estremismo di destra, Hendrik Puls, però, «si può certamente affermare che la propensione alla violenza è aumentata a seguito dei dibattiti arrivati da destra sull'immigrazione. Quanto ci vuole prima che una persona dica 'metto mano alla pistola?' In determinate circostanze, non molto».

Al riguardo, gli esponenti della CDU hanno criticato duramente il partito di estrema destra AFD perché avrebbe una sorta di responsabilità nell'uccisione di Lübcke, per via del linguaggio di odio utilizzato nei discorsi pubblici che ha abbassato le inibizioni tanto da sfociare in "violenza pura". I leader di AFD hanno però respinto le accuse, affermando che la CDU sta tentando di politicizzare l'accaduto.

Gideon Botsch, direttore del gruppo di ricerche su antisemitismo ed estremismo di destra del Centro Moses Mendelssohn presso l'Università di Potsdam, ha tuttavia affermato che gruppi politici come AFD e PEGIDA, che ufficialmente hanno preso le distanze dalla violenza, hanno comunque contribuito, con le loro prese di posizione e i loro discorsi, a creare un clima di odio. Inoltre, lo studioso ha invitato a tenere alta l'attenzione sulla crescente minaccia di attentati di estremisti di destra. Per l'esperto, uno dei motivi risiederebbe nel fatto che i voti per i partiti tedeschi di estrema destra alle ultime elezioni europee non hanno rispettato le attese e per questo ci sarebbe una certa area politica "frustrata": «Questi gruppi hanno sostenuto fino al 2018 il rovesciamento del governo. Volevano sostituire il 'regime di Merkel'. Ma non ha funzionato. Questa frustrazione potrebbe mobilitare nuovamente alcune cellule o radicalizzarle ulteriormente. Abbiamo osservato una dinamica simile negli anni Novanta». Per questo, conclude, Botsch «i prossimi 12-18 mesi potrebbero essere estremamente pericolosi».

Foto in anteprima via DW

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