Epifani merita una statua o un tempietto o un’ala di museo


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L'altro giorno un mio amico mi ha portato a un'esposizione di Fenomeni Passeggeri. Era un intero salone, e sinceramente non m'aspettavo che qualcuno avesse potuto allestire qualcosa su un tema del genere (come ti viene in testa?), né m'aspettavo di divertirmi così tanto. Non mancava proprio nulla, c'erano tutti quegli eventi, quelle testimonianze e quei personaggi che hanno avuto una loro visibilità per un certo periodo ma che poi hanno ceduto il passo alla forza distruttiva della Storia, che li ha soffocati senza compassione rendendoli entità superflue.

C'erano tutti i libri dei comici di Zelig, con dei pannelli bianchi sui quali venivano proiettati a rotazione i tormentoni più noti, le cedoline d'iscrizione dei ragazzini alle scuole rugby, tutte regolarmente datate a pochi giorni dalle vittorie sporadiche della nazionale al Sei Nazioni. E poi i tweet da centinaia di retweet delle tweetstar, Cofferati, Ivan de la Peña, il Popolo Viola, i minidisc, le statuine dei Pokémon, le agenzie stampa al veleno dell'ex ministro Pecoraro Scanio. I dischi dei Dirotta su Cuba. Tutto.

Tutte le carte in regola per una giornata diversa dalla solita routine. Abbiamo trovato anche parcheggio. Un bel modo per celebrare i fasti di un passato che non ha retto al peso degli eventi e per ricordarci ancora una volta il valore effimero delle cose della vita, la caducità dei fenomeni umani. Commoventi e piene di senso le opere esposte nel padiglione G, che in autunno verrà intitolato interamente a Guglielmo Epifani.

(CIAO A TUTTI è una specie di rubrica satirica che marina la scuola o al massimo salta la prima ora).

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