Come le emozioni influenzano le nostre idee politiche


[Tempo di lettura stimato: 6 minuti]

di Francesca Amenduni

Può essere difficile riconoscere che non sempre le proprie idee sono basate su fondamenta razionali, specialmente se si tratta di atteggiamenti di natura politica. È molto più semplice riconoscere l’irrazionalità altrui che la propria a causa del così detto bias blind spot, un processo che rende miopi verso i fattori che influenzano la formazione delle proprie credenze. Sebbene, ad oggi, non sia stato scoperto un modo per prevenire gli errori causati dalle emozioni e dalla tendenza del cervello umano al risparmio delle energie cognitive, è possibile per tutti riconoscere le condizioni in cui si è più vulnerabili e provare ad ammettere, con il senno di poi, di essere stati influenzati. E questo vale anche per le nostre posizioni politiche, come spiegato da John Bargh, docente presso l’Università di Yale, in un articolo per il Washington Post.

Tutti noi pensiamo - dice Bargh - che i nostri atteggiamenti sociali e idee politiche siano basati su buone ragioni e riflettano i nostri valori importanti. Ma dobbiamo anche riconoscere quanto possano essere influenzati inconsciamente dalle nostre motivazioni più basilari e potenti per la sicurezza e la sopravvivenza. I politici lo sanno e tentano di manipolare i nostri voti, facendo appello a questi potenti sentimenti di paura e sicurezza.

Invece di consentire di farci manipolare da altri, quello che possiamo fare è avere maggiore consapevolezza di ciò che ci spinge ad avere una posizione anziché un'altra e lavorare di più per basare le nostre opinioni sulla conoscenza fattuale dei problemi, comprese le informazioni al di fuori delle nostre camere di eco. "Sì, le nostre opinioni a volte si induriscono in certi contesti, ma il nostro lavoro dimostra che in realtà sono più flessibili di quanto pensiamo".

Negli studi dell’ultimo decennio, è stato osservato come le persone con idee conservatrici e liberali presentino differenze nel modo di percepire il mondo, di reagire alle minacce e persino nella struttura di alcune aree del cervello.

I conservatori sembrerebbero tendenzialmente più inclini a percepire il pericolo rispetto alla loro controparte. In uno studio del 2006 è stato osservato come i bambini che in età prescolare risultavano più ansiosi e suscettibili sul piano emotivo, tendessero all’età di 23 anni a riportare atteggiamenti politici conservatori. Inoltre, la tendenza a percepire il mondo come un luogo pericoloso sembra caratterizzare gli adulti conservatori piuttosto che quelli liberali.

Queste differenze, riscontrate a livello comportamentale, potrebbero essere spiegate in parte da differenze nei substrati neuro-biologici. Ad esempio, chi si identifica come conservatore tende a una maggiore attivazione della parte destra dell’amigdala (area del cervello coinvolta nell’elaborazione delle emozioni, inclusa la paura) durante compiti che prevedono l’assunzione di un rischio. Ciò suggerisce che i conservatori potrebbero essere più “attivati” dal punto di vista emotivo rispetto ai liberali in situazioni di pericolo reale o percepito. A conferma di ciò, si è osservata una maggiore reattività dei conservatori in risposta a rumori inaspettati o immagini raccapriccianti.

Sebbene questi studi facciano pensare alla forte influenza delle predisposizioni individuali e biologiche, gli atteggiamenti politici sono costrutti complessi che si formano nell’interazione con l’ambiente e il contesto sociale. Gli eventi esterni possono influenzare le posizioni politiche, in particolare si è osservato come in condizioni di minaccia reale o percepita, le persone tendenzialmente liberali “pensino come conservatori”. Attacchi o allarmi terroristici possono causare quello che gli scienziati sociali definiscono conservative shift (passaggio a posizioni conservatrici) ossia la tendenza a supportare maggiormente idee conservatrici e candidati Repubblicani, di fronte a situazioni di pericolo. In tali casi, le persone esibiscono una preferenza per i membri del gruppo di appartenenza e screditano chi sfida le tradizioni, come ad esempio le donne che rifiutano di attenersi agli stereotipi di genere.

Per comprendere in che modo, perché e in quali condizioni può avvenire il passaggio a posizioni conservatrici, è necessario definire innanzitutto cos’è un atteggiamento politico.

Un’idea comunemente accettata è che l’atteggiamento politico sia un costrutto unidimensionale, basato su idee tra loro coerenti. La ricerca empirica ha mostrato, invece, che alla base degli atteggiamenti politici ci sono almeno due sistemi tra loro indipendenti: atteggiamenti nei confronti di temi sociali (come ad esempio l’aborto, l’immigrazione, l’omogenitorialità) ed economici (preferenze per una tipologia di struttura economico-sociale o modalità di distribuzione della ricchezza).

Sulla base di questa distinzione, sono stati teorizzati due modelli di orientamento conservatore: il primo è definito autoritarismo di ala destra. Questo atteggiamento, consiste nella resistenza al cambiamento e nel desiderio di preservare la tradizione su tematiche di natura sociale. Il secondo è l’orientamento alla dominanza sociale, la preferenza verso una distribuzione non equa delle risorse economiche. Secondo gli esperti, nel primo modello si tende a essere conservatori su temi sociali mentre nel secondo su temi economici. Secondo una visione unitaria dell’atteggiamento politico, le due modalità dovrebbero necessariamente conciliare, ma i risultati delle ricerche non supportano questa idea. Ad esempio, è stato osservato che chi fa parte di una classe sociale elevata tende ad avere un atteggiamento liberale nei confronti di temi sociali ma non su temi economici. L’indipendenza riscontrata tra i due atteggiamenti conservatori potrebbe essere spiegata da distinti bisogni, motivazioni e visioni del mondo.

Chi mostra un autoritarismo di ala destra tende a immaginare il mondo come un luogo pieno di pericoli. La motivazione principale è dunque preservare la propria sicurezza, ancorandosi alle tradizioni e resistendo ai potenziali pericoli portati dai cambiamenti. Diversamente chi presenta un orientamento alla dominanza sociale, concepisce il mondo come una giungla e, per questo, il bisogno principale è quello di sopravvivere e dominare sugli altri. In accordo con tale visione, l’ineguaglianza economica è una condizione imprescindibile.

Queste due visioni del mondo sono ben distinte, infatti la percezione di un mondo pericoloso comporta un atteggiamento conservatore su tematiche di natura sociale, ma non necessariamente di natura economica.

Alla luce di tale modello, è possibile comprendere perché la presenza di una minaccia reale o percepita causi uno spostamento verso idee più conservatrici dal punto di vista sociale, ma non economico. Ad esempio, è stato osservato in un esperimento che i partecipanti si spostavano su posizioni più conservatrici sul piano sociale, ma non economico, quando veniva chiesto loro di immaginare una società che si sarebbe deteriorata nel futuro (con livelli di criminalità crescenti, economicamente instabile e con un governo inefficace).

Ad oggi, dunque, numerosi studi dell’ultimo decennio hanno mostrato come la paura, la minaccia fisica e il timore nei confronti di una società pericolosa possano rendere i liberali più conservatori su temi come i diritti civili, l’aborto e l’immigrazione.

Ma se questo è vero, è vero anche il contrario? La percezione di invulnerabilità fisica può rendere più liberali?

Questa è l’ipotesi che Napier e colleghi in uno studio del 2018 hanno cercato di testare.

In particolare, è stato progettato un esperimento che ha generato, attraverso un esercizio di immaginazione, in metà dei partecipanti una sensazione temporanea di invulnerabilità fisica. L’idea degli autori è che i partecipanti che dichiaravano di aver votato il partito Repubblicano nelle elezioni precedenti sarebbero stati meno conservatori dal punto di vista sociale, ma non sul piano economico. Inoltre si aspettavano che i Repubblicani sarebbero stati meno resistenti al cambiamento, ma che la preferenza per condizioni di ineguaglianza sociale sarebbero rimaste inalterate.

I 300 partecipanti vennero divisi in due gruppi. A entrambi i gruppi veniva chiesto di impegnarsi in un esercizio di immaginazione, chiudendo gli occhi e fantasticando sull’idea di essere visitati da un genio che avrebbe concesso loro un super potere.

A metà dei partecipanti il genio conferiva il dono del volo, mentre all’altra metà il potere di essere invulnerabili a ogni attacco fisico. Lo sperimentatore leggeva al secondo gruppo questo testo:

Un bicchiere cade sul pavimento e, accidentalmente, metti un piede sui vetri rotti. Subito ti accorgi di non essere stato minimamente danneggiato e così realizzi di essere completamente invulnerabile ad ogni danno fisico. Coltelli e proiettili rimbalzano sul tuo corpo, il fuoco non ustiona la tua pelle, anche la caduta da un dirupo ti lascerebbe illeso”.

Subito dopo l’esercizio d’immaginazione, veniva chiesto ai partecipanti di entrambi i gruppi di compilare un questionario, con domande su chi avessero votato alle ultime elezioni (partito Democratico o Repubblicano) e sul loro atteggiamento nei confronti di tematiche sociali ed economiche.

I partecipanti che avevano immaginato di volare mostravano la classica differenza tra Repubblicani e Democratici, per cui i primi risultavano più conservatori sia su tematiche sociali che economiche. Tuttavia, nella condizione di invulnerabilità fisica, i Repubblicani davano risposte molto più liberali rispetto al gruppo che aveva immaginato di volare.

Mentre i Democratici non erano diventati meno conservatori sul piano sociale nella condizione di invulnerabilità fisica, i Repubblicani fornirono risposte vicine a quelle dei Democratici sui temi sociali (come mostrato nell’immagine), ma non sui temi di natura economica.

Questi risultati sono stati confermati nella seconda parte dell’esperimento, in cui ai partecipanti sono state poste quattro domande sulla tendenza a resistere al cambiamento (atteggiamento conservatore sociale) e sulla preferenza verso una condizione di ineguaglianza (atteggiamento conservatore economico). Anche in questo caso, i Repubblicani nella condizione di invulnerabilità erano meno resistenti al cambiamento, ma mantennero una preferenza alta per la condizione di ineguaglianza.

La ricerca di Napier e colleghi è la prima prova sperimentale che mostra come, almeno temporaneamente, sia possibile rendere i conservatori più liberali su tematiche di natura sociale e meno resistenti al cambiamento.

Può sorprendere osservare come la percezione di invulnerabilità o di minaccia fisica, apparentemente sconnesse all’orientamento politico, possano influenzare le posizioni su tematiche sociali. Se infatti la capacità di percepire ed evitare le minacce è presente anche in altre specie animali, l’ideologia politica rappresenta una peculiarità della natura umana, una proprietà emergente della neocorteccia.

Secondo gli esperti, alcuni pregiudizi nei confronti dei gruppi esterni a quello di appartenenza sono dei bias generati da meccanismi primordiali di risposta alla minaccia del contagio e delle malattie. Ciò avviene perché tali gruppi, come ad esempio immigrati ed omosessuali, vengono associati ad abitudini alimentari, igieniche e sessuali devianti. Uno studio del 2011 mostrò ad esempio che quando i soggetti venivano indotti a credere di essere in pericolo di contagio dell’influenza, chi era stato vaccinato risultava meno avverso agli immigrati rispetto ai non vaccinati.

Tale relazione inconsapevolmente interiorizzata, spiegherebbe il ricorso ad appellativi come germi e batteri per etichettare il nemico da parte dei leader conservatori, i quali, molto prima delle ricerche psicologiche, compresero come fare appello alla paura spinga le persone a sentirsi al sicuro chiudendosi nel proprio focolare e proteggendosi dalle minacce esterne.

Decenni fa, Roosevelt notò che la paura poteva paralizzare il cambiamento. Ma esattamente come la minaccia rende i liberali più conservatori, percepire di essere al sicuro può rendere più progressisti, fintanto che la sensazione di sicurezza dura.

Immagine in anteprima via New Yorker

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