Fuori da qui Post

Bielorussia: condannato a 18 anni di prigione Sergei Tikhanovsky, uno dei principali oppositori del dittatore Lukashenko

16 Dicembre 2021 5 min lettura

author:

Bielorussia: condannato a 18 anni di prigione Sergei Tikhanovsky, uno dei principali oppositori del dittatore Lukashenko

4 min lettura

Ci ha provato Sergei Tikhanovsky ad avviare una campagna elettorale per partecipare alle elezioni presidenziali in Bielorussia che si sono svolte ad agosto 2020, ma gli è stato impedito con l'arresto e l'accusa di aver violato l'ordine pubblico nel corso delle proteste del 2019 contro l'annessione della Bielorussia alla Russia.

Rilasciato dopo nove giorni dalla scarcerazione è stato nuovamente arrestato – insieme ad altri membri dell'opposizione – durante un evento organizzato a sostegno della campagna della moglie, Svetlana Tikhanovskaya, che nel frattempo era subentrata nella competizione elettorale.

Stavolta, però, con accuse più gravi che avrebbero potuto tenerlo in prigione molto più tempo.

E infatti due giorni fa, dopo aver trascorso 18 mesi in carcere, è stato condannato a diciotto anni di reclusione, al termine di un processo durato 173 giorni, svolto a porte chiuse, che lo ha riconosciuto colpevole per aver organizzato rivolte di massa e aver incitato all'odio.

Nato a Horki, in Bielorussia, 43 anni fa, Tikhanovsky, un imprenditore alla guida di una società di produzione video, dal 2019 aveva aperto un canale su Youtube dove pubblicava interviste e raccontava la società bielorussa, la macchinosa burocrazia e la corruzione, le difficoltà politiche e sociali. Erano stati proprio i suoi utenti (attualmente più di 300.000) a sollecitarlo affinché si presentasse alle elezioni presidenziali poiché ritenevano che nessun candidato fosse affidabile, come ha raccontato lui stesso a Deutsche Welle nel breve periodo in cui è stato rilasciato a maggio 2020.

Il suo arrivo sulla scena politica bielorussa nella primavera del 2020 aveva sorpreso l'opinione pubblica che ha seguito Tikhanovsky con interesse e curiosità, fino al momento in cui la Commissione elettorale centrale ha respinto la sua candidatura alle elezioni in seguito all'arresto.

Leggi anche >> Tutti i nostri articoli sulla Bielorussia

Da quel momento l'attenzione mediatica e pubblica si è spostata tutta sulla moglie, Svetlana Tikhanovskaya, che aveva intanto presentato i documenti per registrarsi come candidata alla elezioni che avrebbero nominato il presidente della repubblica bielorussa.

La donna – che ha dichiarato di aver vinto le consultazioni e di essere stata penalizzata da pesanti brogli a vantaggio di Aleksandr Lukashenko che ha potuto così dare il via al suo sesto mandato – si trova attualmente in Lituania insieme ai due figli.

Dopo il pronunciamento della condanna nei confronti del marito Tikhanovskaya ha così commentato su Twitter: “Il dittatore si è vendicato pubblicamente dei suoi avversari più forti. Mentre nasconde i prigionieri politici dietro le porte chiuse dei processi, spera di continuare le repressioni in silenzio. Ma il mondo intero osserva. Non ci fermeremo”.

Tikhanovskaya, che si trovava a Bruxelles per chiedere all'Ue di estendere le sanzioni applicate a Lukashenko in vista di un vertice, ha dichiarato ad AFP che aver applicato il massimo della pena dimostra come il marito sia “diventato un nemico personale per Lukashenko”.

«Il regime ha paura delle persone dietro le sbarre, anche in carcere. Il loro processo si è svolto a porte chiuse perché anche la vista di quelle persone meravigliose può essere fonte di ispirazione», ha detto.

«Non voglio farmi prendere dal panico per quello che è successo perché non abbiamo tempo per piangere, non abbiamo tempo per pensarci troppo», ha dichiarato.

«Le persone dietro le sbarre hanno creduto in noi e noi non possiamo tradirle. Dobbiamo impegnarci e impegnarci e impegnarci di più per liberare i nostri cari», ha concluso.

Pavel Latushko, ex ministro della Cultura bielorusso andato in esilio per essersi opposto ad alcuni membri del governo di Lukashenko, ha detto a Deutsche Welle che la sentenza “non è una sorpresa né per me né per i bielorussi. È un chiaro esempio del fatto che il regime non ha limiti”.

In un'intervista Tikhanovsky aveva dichiarato di non riconoscere le accuse a suo carico, ritenendole “inverosimili e politicamente motivate”.

Per gli attivisti per i diritti umani bielorussi il blogger è un prigioniero politico.

Insieme a Tikhanovsky sono stati processati e puniti altri oppositori di rilievo di Lukashenko. Il politico Mikola Statkevich è stato condannato a 14 anni di detenzione, dopo aver già scontato dal 2010 al 2015 sei anni di carcere all'indomani della sua candidatura alle elezioni presidenziali nel 2010.

Ihar Losik, blogger bielorusso e consulente di Radio Free Europe/Radio Liberty, è stato condannato a 15 anni. Arrestato nell'estate del 2020 il 29enne è stato accusato di aver utilizzato l'app di messaggistica Telegram per incitare alle rivolte attraverso il suo canale.

Una condanna a 15 anni è stata inflitta anche al blogger Uladzimir Tsyhanovich, mentre due attivisti legati a Tikhanovsky – Artsiom Sakau e Dzmitry Papou – sono stati condannati a 16 anni ciascuno.

Il ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock ha definito i verdetti “scandalosi”, aggiungendo che “disonorano lo stato di diritto e gli obblighi internazionali della Bielorussia”.

Il segretario di stato americano Antony Blinken ha chiesto la fine della “dura repressione” in Bielorussia. «Né questi individui, né il popolo bielorusso, giustificano una repressione tanto dura», ha affermato in una nota.

In un comunicato la delegazione per le relazioni con la Bielorussia del parlamento europeo ha espresso indignazione per le dure sentenze emesse contro esponenti di spicco dell'opposizione bielorussa con accuse inventate di estremismo e di aver tentato di prendere il potere, incitando all'odio e a disordini sociali.

“Quest'ultima parodia della giustizia non è una sorpresa poiché il processo si è svolto a porte chiuse in un centro di detenzione a Homiel e non sono state fornite informazioni”, si legge nel documento in cui si sottolinea quanto il regime abbia paura del proprio popolo.

“Ribadiamo il nostro appello al regime bielorusso affinché ponga fine a questa spirale conflittuale, rilasci immediatamente e senza condizioni tutti i prigionieri politici e si impegni in un dialogo autentico con le forze democratiche e la società civile per trovare una via d'uscita dall'attuale crisi politica”.

Immagine in anteprima via Human Rights House Foundation 

Iscriviti alla nostra Newsletter


Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it.
Segnala un errore