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COVID-19: come riaprire le scuole in sicurezza

10 Agosto 2020 10 min lettura

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COVID-19: come riaprire le scuole in sicurezza

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Settembre si avvicina e con esso anche l'avvio del nuovo anno scolastico e le relative preoccupazioni per l'effetto sui contagi di nuovo coronavirus.

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In Italia gli istituti scolastici hanno bloccato le proprie attività in classe da inizio marzo, per proseguire con la didattica online fino alle vacanze estive. Il 24 luglio scorso la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha firmato un'ordinanza in cui stabilisce l'avvio delle lezioni a livello nazionale a partire dal prossimo 14 settembre. Tredici giorni dopo, il 6 agosto, il ministero dell’Istruzione ha sottoscritto con le organizzazioni sindacali della scuola il protocollo di sicurezza per la ripartenza delle attività scolastiche. Tra le misure previste per evitare l'aumento di casi di contagio e preservare la salute di alunni e personale, ci sono: ingressi e uscite differenziate, pulizia giornaliera, igienizzazione periodica di aule e stanze, attivazione di un sistema, in raccordo con l'Istituto superiore di sanità, di contact tracing per tracciare i contatti di chi dovesse risultare positivo al virus, attività da mettere in campo quando si scopre che una persona è infetta e possibilità per tutto il personale del sistema scolastico di svolgere test diagnostici con l'apertura delle aule.

Per la ripresa di settembre, il governo ha stanziato inoltre poco meno di 3 miliardi di euro da impiegare per l'assunzione di organico, per l'affitto di nuovi spazi dove poter fare lezione e attività e per altre risorse che gli Enti locali potranno destinare alle scuole. Secondo l'Associazione Nazionale Presidi (Anp) sono circa 20mila le aule che dovranno essere allestite in spazi alternativi agli istituti in vista dell'inizio del prossimo anno scolastico ma "per oltre il 50% non sono ancora stati trovati gli spazi". Si tratta di criticità a "macchia di leopardo, che si registrano maggiormente nelle grandi città come Roma". Su questa problematica, l'Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha annunciato "la pubblicazione di Avvisi Pubblici in diversi Comuni. Saranno aperti a tutti e laddove sarà necessario, oltre a musei, cinema e centri congressi, potrebbero partecipare anche hotel, bed and breakfast e perfino appartamenti singoli, purché le strutture rispettino i requisiti di capienza e sicurezza. Se c’è da fare un’operazione massiva chiunque ha strutture a disposizione potrà concorrere".

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Pochi giorni fa, il 6 agosto, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha pubblicato un rapporto sul ruolo delle scuole nella diffusione del virus: "Sebbene meno del 5% dei casi di COVID-19 segnalati nei paesi dell'UE e nel Regno Unito abbiano riguardato persone con meno di 18 anni di età, il ruolo dei bambini nella trasmissione di SARS-CoV-rimane poco chiaro, soprattutto nei contesti educativi".

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L'ECDC spiega che ad oggi "le prove disponibili sembrano suggerire che la trasmissione di SARS-CoV-2 tra i bambini nelle scuole è meno forte rispetto ad altri virus respiratori come l'influenza. Tuttavia, questa prova deriva principalmente da focolai scolastici che si rifanno solo a una rilevazione di casi sintomatici e quindi sottostimano il numero di bambini infetti, asintomatici e potenzialmente infettivi". Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie precisa poi che attualmente esistono prove (limitate) che mostrano come non ci sia stato un aumento significativo della trasmissione del virus dopo la riaperture delle scuole. Importante però è che vengano applicate a tutta la comunità (non solo a quella scolastica) misure di prevenzione, come ad esempio il distanziamento fisico.

Proprio sulla necessità di riaprire le scuole nel mondo per evitare di peggiorare le disuguaglianze educative ed economiche e su come poterlo fare durante la pandemia di COVID-19, Harvard T.H. Chan, la scuola di salute pubblica dell'Università di Harvard, ha pubblicato un rapporto dal titolo "Schools for health. Risk Reduction Strategies for Reopening Schools".

Il documento prova a rispondere alla domanda: quali strategie si dovrebbero attuare nella riapertura delle attività scolastiche per ridurre il rischio di trasmissione del nuovo coronavirus? Gli esperti chiariscono innanzitutto che una strategia di riduzione del rischio è diversa da quella con l'obiettivo di raggiungere zero casi: "Non esiste il 'rischio zero', in qualunque cosa facciamo, e certamente non durante una pandemia. Tuttavia, le prove scientifiche indicano che i rischi per studenti e personale scolastico possono essere mantenuti bassi se le scuole aderiscono a una combinazione di rigide misure di controllo e rispondono in maniera dinamica a potenziali focolai".

Sempre nelle premesse, il rapporto specifica comunque che "non c'è una strategia a 'taglia unica' che funzioni per ogni scuola" con personale, risorse, numeri di studenti ed edifici differenti. Le strutture scolastiche potrebbero infatti "dover richiudere inaspettatamente" a seconda delle condizioni epidemiologiche locali. Inoltre, le informazioni e conoscenze apprese finora sugli effetti e trasmissione del virus tra i bambini in età scolare possono cambiare nel tempo. La pandemia richiede quindi un approccio flessibile e adattivo.

Il rapporto si focalizza sulle aree su cui è necessario intervenire, con differenti strategie combinate: aule, edifici, politiche, programmi e attività.

Per quanto riguarda le diverse pratiche da seguire all'interno delle aule, gli esperti di Harvard sottolineano l'importanza di lavarsi le mani, di massimizzare l'allontanamento fisico e di gruppo, di utilizzare coperture per il viso e di evitare la condivisione di oggetti. "Le scuole – spiega il documento – dovrebbero considerare l'adozione di un piano per incorporare queste precauzioni al momento della riapertura e stabilire un protocollo su come gestire eventuali non conformità". Riguardo alle mascherine, Harvard T.H. Chan scrive che è importante chiedere agli studenti di indossarle il più possibile, specialmente nei corridoi o nei bagni o in prossimità di ragazzi di altre classi. Per questo sarà necessario formare alunni e personale scolastico su come indossare in maniera adeguata questi strumenti di prevenzione e conservarli adeguatamente, ma anche predisporre delle ore nell'arco della giornata scolastica in cui studenti e personale non debbano indossare mascherine. Una politica più rigorosa sulle mascherine sarebbe poi particolarmente importante in quegli edifici scolastici in cui non è possibile garantire una distanziamento fisico adeguato.

Passando proprio al distanziamento fisico, gli esperti raccomandano di tenere una distanza minima tra le persone di almeno 2 metri il più a lungo possibile, di usare spazi grandi (tipo quelli esterni, palestre, auditorium, ecc) e inutilizzati nelle proprie strutture come aule temporanee e, se possibile e quando le condizioni meteo lo permettono, spostare l'attività all'aperto. È necessario anche massimizzare il distanziamento di gruppo, mantenendo le classi il più possibile separate tra loro, evitando anche grandi riunioni, sia all'interno che all'esterno della scuola.

Il rapporto si concentra poi sulla sicurezza sanitaria all'interno degli edifici scolastici. Lo studio spiega che si dovrebbe eliminare o ridurre al minimo il ricircolo dell'aria nelle aule e negli spazi chiusi. La mancanza di condizionatori o di strumenti per una ventilazione meccanica, si più compensare invece con aperture di finestre, porte e lucernai o con la progettazione e creazione di apposite aperture di ingresso e uscita.

Un ricambio naturale dell'aria può risultare efficace, ma non sempre è garantito. Per questo motivo, il rapporto suggerisce di prendere in considerazione l'uso di ventole sulle finestre per contribuire a far circolare aria dall'esterno in classe e dall'interno verso fuori. Questa soluzione può comportare però disagi quando ad esempio all'esterno circola un'aria molto fredda (in inverno) o molto calda (a inizio estate). L'invito è quello di vestirsi in maniera più pesante durante le stagioni più fredde o adottare altre strategie come quella di potenziare e migliorare il filtraggio e la depurazione dell'aria.

Lo studio prende poi in considerazione la possibilità, nelle scuole non in grado di garantire adeguatamente le distanze tra le persone,  dell'installazione di barriere fisiche (come ad esempio separatori in plexiglass) in specifiche aree. Ad esempio, in quelle zone dove c'è una interazione tra persone costante, come una reception o il bancone di una mensa o caffetteria. Inoltre, per evitare che le porte vengano toccate, si potrebbe stabilire di lasciarle aperte o di sostituirle con quelle automatiche. Anche nei bagni si potrebbero portare distributori automatici di sapone disinfettante e asciugamani usa e getta o installare pedali per sostituire le manopole dei rubinetti.

L'Harvard T.H. Chan passa a delineare le politiche scolastiche che potrebbero essere messe in campo per monitorare e rispondere agli eventuali casi di infezione di nuovo coronavirus. Innanzitutto, si potrebbe puntare sull'organizzazione interna della scuola con la designazione di un persona o di un gruppo di persone che fungano da collegamento tra l'amministrazione dell'istituto, gli insegnanti, gli studenti, le famiglie e gli enti sanitari locali per fornire informazioni. Quando poi le persone che presentano sintomi o sono malate restano a casa, la scuola dovrebbe strutturare un piano per garantire continuità nell'apprendimento a distanza.

Fondamentale è un sistema rapido e funzionante di test per tracciare i casi di COVID-19 e individuare un possibile focolaio. Per questo motivo, le scuole dovrebbero stabilire delle postazioni in cui studenti, personale e famiglie possono essere testati. Man mano che poi la capacità dei tamponi, la velocità e la loro precisione migliorano, gli istituti dovrebbero considerare di aumentare la frequenza delle analisi da effettuare così da riuscire a identificare in anticipo anche persone asintomatiche. Secondo gli esperti, dovrebbero essere anche utilizzati i test per scovare la presenza di anticorpi nel sangue sviluppati dopo aver avuto il virus in modo da monitorare la progressione della malattia e sviluppare future misure di controllo.

Secondo il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America, dopo che è stato scoperto un caso di nuovo coronavirus sarebbe necessario chiudere l'edificio per 2-5 giorni per disinfettare stanze e aule. Questo però, si legge nel rapporto, rappresenta una grave interruzione dell'apprendimento. Per questo motivo, a seconda della natura del caso e dei controlli in atto, le scuole possono coordinarsi con le autorità locali della sanità per determinare se questa decisione sia assolutamente necessaria o no. I contatti stretti di chi risulta positivo dovrebbero rimanere a casa per un periodo di 14 giorni. Quando qualcuno si ammala, tutta la classe può rimanere a casa e passare all'istruzione da remoto per quindici giorni. È anche importante che agli studenti che rimangono a casa venga fornito l'accesso a Internet e strumenti necessari come un tablet o un computer.

È necessario poi ridurre al minimo l'afflusso di "visitatori". Ad esempio, le scuole dovrebbero considerare di limitare l'accesso agli edifici solo a quando le lezioni sono in svolgimento e quindi non ci sono molte persone nei corridoi. Inoltre, qualsiasi incontro genitore-insegnante dovrebbero tenersi online. Infine, le amministrazione scolastiche dovrebbero anche considerare di far lavorare da remoto il personale non essenziale.

Gli esperti analizzano anche strategie di frequenza differenziata per ridurre il rischio di contagio. In questo caso, le scuole possono considerare orari differenti (di 5/10 minuti) di ingresso e uscita dalle strutture scolastiche. Potrebbero inoltre essere utilizzate più porte in modo da ridurre gli affollamenti. Nei corridoi e nelle scale sarà anche importante tracciare in maniera chiara la direzione di marcia. Durante i pasti in mensa, per limitare il più possibile il numero di contatti tra studenti e personale, le scuole potrebbero servire il pranzo nelle aule o in spazi alternativi (ad esempio in palestra o in grandi aule). Se poi una struttura è costretta a utilizzare un'unica grande mensa, le scuole potrebbero scaglionare gli orari del pranzo.

Aspetto importate è anche la strategia sui trasporti. Per ridurre la trasmissione del virus, il rapporto afferma che le vie di trasporto più sicure sono il camminare, l'andare in bicicletta o l'utilizzo di un veicolo personale. Ad esempio, possono essere sviluppati programmi di scuolabus a piedi per le scuole elementari. Nel caso in cui gli studenti vengano portati a scuola, possono essere organizzati più punti dove poter lasciare i ragazzi ad orari specifici (ad esempio, nelle vicinanze dell'istituto scolastico), riducendo così il possibile affollamento all'ingresso dell'edificio tra studenti non appartenenti alla stessa classe. Stessa procedura può essere predisposta per il ritorno a casa. Le scuole superiori possono prendere in considerazione anche parcheggi extra per gli studenti che arriveranno la mattina con propri mezzi.

Negli autobus sarà necessario indossare le mascherine e tenere i finestrini un po' aperti per favorire il ricambio dell'aria all'interno. Per questo motivo, gli alunni dovranno vestirsi in modo appropriato durante il tragitto, visto che i finestrini dovranno rimanere aperti anche quando fuori farà freddo e pioverà. Si può anche decidere che le scuole in cui gli studenti arrivano con i mezzi pubblici possano iniziare le lezioni prima o dopo l'orario di punta per evitare affollamenti.

È inoltre pensabile una presenza scaglionata degli studenti in classe, basata su giorni alterni o su più settimane. Oppure, si potrebbe anche strutturare la didattica in modo che metà degli alunni possano frequentare le lezioni la mattina e l'altra metà possa farlo il pomeriggio. In entrambi i casi, quando gli studenti restano a casa, l'apprendimento può svolgersi da remoto. È importante specificare che ogni scuola potrebbe dover adattare dinamicamente le proprie politiche di frequenza man mano che emergono nuovi casi.

Harvard T.H. Chan sottolinea infine l'importanza di mantenere le attività che si svolgono al di fuori di quelle in classe, ma con i dovuti accorgimenti. La ricreazione, ad esempio, un momento utile di svago e di rilassamento mentale, deve essere mantenuta, ma è importante è che prima e dopo gli studenti e il personale si lavino bene le mani. Potrebbero esserci anche dei supervisori per controllare che le pratiche di distanziamento fisico e di gruppo vengano rispettate. Idealmente, poi, i tempi di ricreazione potrebbero essere scaglionati in modo che gli alunni di classi diverse non interagiscano tra loro o, quando è possibile, utilizzare più spazi per la ricreazione.

Immagine in anteprima via Pixabay.com

 

 

 

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