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COVID-19 e seconda ondata: come sta andando in Europa

29 Ottobre 2020 28 min lettura

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COVID-19 e seconda ondata: come sta andando in Europa

26 min lettura

di Claudia Torrisi, Angelo Romano, Andrea Zitelli

Tutta l'Europa è alle prese con un incremento rapido e costante dei contagi del nuovo coronavirus. Dal Belgio alla Francia, dalla Germania alla Repubblica Ceca, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito e Ucraina, praticamente tutti gli Stati europei hanno registrato il più alto numero di nuovi positivi in un giorno dall’inizio della pandemia, per un totale di più di 1,3 milioni di nuovi casi negli ultimi sette giorni, come segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il tasso di contagiosità – scrive il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie nel rapporto settimanale del 23 ottobre (ECDC) – è in continuo aumento da oltre 90 giorni.

via Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie

La Spagna e la Francia hanno superato entrambe un milione di casi confermati dall’inizio della pandemia. Italia, Germania, Belgio, Repubblica Ceca e Regno Unito stanno registrando un aumento repentino dei contagi che ha messo in crisi la capacità dei singoli paesi di testare, tracciare e contenere la diffusione del virus. In particolare, Belgio e Repubblica Ceca hanno segnato il numero più alto di nuovi casi giornalieri ogni 100.000 abitanti, rispettivamente 146 e 115, di molto oltre la media europea di 33 contagiati ogni 100.000 persone.

via Time su dati John Hopkins

Per evitare che la situazione possa sfuggire di mano, i governi dei diversi paesi europei stanno adottando misure restrittive cercando al tempo stesso di evitare di ricorrere a lockdown nazionali che potrebbero danneggiare le proprie economie.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato un piano per il miglioramento del sistema di test e tracciamento a livello dell'Unione Europea, mentre il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha invitato i paesi membri ad agire immediatamente per «evitare una tragedia».

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, l'Italia ha adottato nuove misure per rallentare l’incremento dei contagi, le più dure dal lockdown della scorsa primavera, quando il paese è stato uno degli epicentri della pandemia, la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato un nuovo lockdown parziale per tutto il mese di novembre, mentre in Francia un nuovo lockdown su tutto il territorio nazionale partirà questo weekend. La scorsa settimana, l'Irlanda era stato il primo paese europeo a ricorrere nuovamente al lockdown per fermare la diffusione del nuovo coronavirus.

Intanto, provvedimenti restrittivi sono stati annunciati in Svizzera (che ha registrato oltre 17.000 nuovi casi durante il fine settimana e sta vedendo erosa la disponibilità di posti letto in terapia intensiva), in Bulgaria, dove sono stati chiusi bar e circoli fino all’8 novembre, in alcune regioni della Svezia, che ha visto il numero dei contagi passare dai 150 al giorno nel mese di settembre agli oltre 1.000 della scorsa settimana e ha registrato ultimamente una media di 146 positivi ogni 100.000 abitanti. Nella contea di Scania, fino al 17 novembre, i residenti sono strettamente invitati a non utilizzare i mezzi pubblici se non necessario, a evitare “ambienti interni come negozi, centri commerciali, musei, biblioteche, piscine e palestre” e grandi incontri all’aperto (“riunioni, concerti, spettacoli, competizioni e attività sportive”). Eccezioni sono previste solo per i supermercati e le farmacie. È fortemente raccomandato evitare il contatto fisico con persone esterne alla propria famiglia.

Leggi anche >> La Svezia, il lockdown e la seconda ondata

In Norvegia, il governo ha annunciato nuove restrizioni nonostante, secondo l’ECDC, negli ultimi 14 giorni abbia fatto registrare il dato più basso (37,7 casi) del numero di nuovi positivi ogni 100.000 abitanti dei 31 paesi monitorati. «Possiamo fare piccoli aggiustamenti oggi, oppure prendere misure importanti più avanti. Abbiamo scelto la via della prudenza con restrizioni più piccole ora», ha dichiarato la prima ministra Erna Solberg.

Italia

La situazione epidemiologica: Ogni settimana l’Istituto superiore di sanità (Iss) pubblica un monitoraggio dell’andamento dell’epidemia in Italia da nuovo coronavirus SARS-CoV-2. L’ultimo rapporto è stato reso pubblico lo scorso venerdì 23 ottobre e si riferisce alla situazione epidemiologica della settimana precedente, cioè da lunedì 12 ottobre a domenica 18 ottobre (qui avevamo spiegato il perché di questo “ritardo” e le criticità emerse in questo monitoraggio deciso con un decreto del ministro della Salute il 30 aprile scorso in vista della cosiddetta “Fase 2”, dopo la fine del lockdown).

Nel rapporto si legge che l’epidemia nel paese è “in rapido peggioramento”, con progressioni maggiori in alcune Regioni italiane. Una situazione grave che, hanno sottolineato gli esperti, necessita di “misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite, che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari”.

L’indice di trasmissione nazionale Rt (calcolato sui sintomatici) – cioè il numero di riproduzione netto che indica il tasso di contagiosità dopo l'applicazione del lockdown ed è ritenuto dallo stesso Istituto superiore di sanità una grandezza fondamentale per capire l’andamento del contagio sul territorio – nei primi quattordici giorni di ottobre in Italia è pari a 1,50. Se questo indice è inferiore a 1, il numero di nuove infezioni tende a diminuire più velocemente, al contrario i casi aumentano.

In alcune regioni italiane questo indice presenta una stima più alta di quella nazionale e quindi una situazione peggiore del contagio.

L’incremento di nuove infezioni ha portato anche una conseguente e nuova pressione sulle strutture sanitarie. Nel suo rapporto, l’Iss riporta che è stato registrato “un rapido aumento del carico sui servizi assistenziali con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sia in area critica che non critica”. Anche in questo caso si registrano a livello regionale criticità differenti. In base all’analisi dei dati al 25 ottobre le soglia di allerta nelle aree mediche e nelle terapie intensive degli ospedali sono state superate in diverse regioni, come ad esempio in Campania, in Umbria e in Valle d'Aosta.

Secondo poi i dati forniti dal bollettino quotidiano della Protezione civile del 28 settembre, in Italia ci sono oltre 21.367 nuovi positivi (in totale i positivi sono attualmente oltre 276mila), 3.416 mila guariti/dimessi (in totale più di 275mila) e 205 morti (arrivando in totale a quasi 38mila).

La distribuzione regionale dei casi attualmente positivi al Covid-19 (ricoverati in terapia intensiva, ricoverati con sintomi, isolamento domiciliare), via Fondazione Gimbe

I numeri sono in continuo crescita anche riguardo gli ospedalizzati, i ricoverati in terapia intensiva (riguardo all’aumento dei posti letto in questi reparti si sono registrati intoppi e ritardi nell’iter burocratico di approvazione tra il Ministero della Salute, l’ufficio del Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19, Domenico Arcuri e le Regioni), gli isolamenti domiciliari e i morti.

Il tasso di positività a livello nazionale (quanti casi positivi sul totale dei tamponi realizzati – passati dai circa 50mila giornalieri  di luglio agli oltre 170mila giornalieri di fine ottobre) è arrivato al 12,5%.

via Il Sole 24 Ore

L'andamento del tasso di positività risulta crescente da settimane.

Per contestualizzare questo dato, secondo quando indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) la soglia per considerare l’epidemia sotto controllo è del 5%, ricorda Pagella Politica

Questa situazione ha portato a un forte sovraccarico nel sistema di contact tracing e isolamento dei focolai, con il risultato che il tracciamento non riesce più a seguire l’aumento dei casi giornalieri. Una problema evidenziato anche dal presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro il 27 settembre: «Arrivare a 20mila, 21mila casi al giorno vuol dire dover tracciare 5, 10 casi almeno per ogni persona risultata positiva. Sono numero molto significativi, difficilmente sostenibili sistematicamente. Questo è un elemento di preoccupazione».

Con il decreto del 30 aprile citato in precedenza, il ministero della Salute aveva previsto che il sistema di test e di tracciamento dei contatti per funzionare in modo efficace avrebbe dovuto “prevedere un adeguato numero di risorse umane”, principalmente nei Dipartimenti di prevenzione (figure specializzate impegnate nel tracciamento dei contatti, nel monitoraggio dei quarantenati, nell'esecuzione dei tamponi), nel numero di non meno di 1 persona ogni 10.000 abitanti (cioè intorno alle 6 mila persone). 

Secondo però quanto riportato da Il Sole 24 Ore, in base a un report riservato del ministero della Salute e dell’Iss nel periodo di tempo 28 settembre – 4 ottobre, i numeri di queste figure mostrano forti criticità in diverse regioni: “Il Governo la scorsa primavera aveva fissato una soglia minima di tracciatori: almeno uno ogni 10mila abitanti. Un’asticella minima ma insufficiente di fronte ai numeri di oggi che addirittura tre Regioni, a 8 mesi dall’emergenza, ancora non hanno superato:  si tratta dell’Abruzzo che conta 111 tracciatori (0,9 per 10mila abitanti), della Calabria che ne ha solo 141 (0,7) e del Friuli con 99 risorse (0,8)”. Il quotidiano specifica anche che la situazione in Lombardia, soprattutto nel milanese, è particolarmente critica perché “(...) la medicina territoriale è ancora molto fragile, nonostante da maggio siano stati messi a disposizione dal governo 202 milioni di stanziamenti, per la sola Lombardia, per fare bandi e assumere personale”.

Proprio per far fronte a questa situazione, “garantire l’operatività del sistema di ricerca e gestione dei contatti dei casi di COVID-19” e supportare le attività delle strutture sanitarie territoriali , lo scorso 24 ottobre il Dipartimento della protezione civile ha pubblicato un avviso di manifestazione di interesse “per l’individuazione di 1500 unità di personale medico sanitario”. La protezione civile ha comunicato di aver ricevuto oltre 48mila candidature: “Il Dipartimento provvederà a redigere un elenco su base regionale che sarà trasmesso alle Regioni e alle Province autonome, le quali, previa verifica dei requisiti, provvederanno al conferimento degli incarichi”.

Le misure adottate: Per cercare di contrastare il continuo aumento dei contagi e la conseguente pressione sugli ospedali, in due settimane, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha firmato tre diversi Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri): il 13 ottobre (quando si sono registrati circa 6mila casi), il 18 ottobre (con 11.705 casi) e il 25 ottobre (con oltre 21mila casi giornalieri registrati). 

I vari provvedimenti adottati hanno visto di volta in volta l’adozione di misure sempre più restrittive. Con l’ultimo Dpcm sono stati confermati l’obbligo stabilito con il primo decreto del 13 ottobre, dell’utilizzo su tutto il territorio nazionale, nei luoghi chiusi che non siano le proprie abitazioni private e all’aperto con alcune eccezioni, dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie (le mascherine) e la possibilità prevista dal Dpcm del 18 ottobre della chiusura al pubblico dopo le 21 di strade o piazze “dove si possono creare situazioni di assembramento”, mentre altre decisioni sono state superate da norme più stringenti.  

Viene ad esempio “fortemente raccomandato (...) di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati” a meno che non ci siano “esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi”. Vengono sospesi “gli eventi e le competizioni sportive degli sport individuali e di squadra” (restano consentiti “soltanto gli eventi e le competizioni sportive, riconosciuti di interesse nazionale, nei settori professionistici e dilettantistici, dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali”), chiuse le palestre, le piscine, i centri natatori, i centri benessere, i centri termali, i cinema, i teatri, sale giochi, le sale scommesse, le sale bingo, i casinò e gli impianti sciistici. Sono inoltre vietate “le feste nei luoghi al chiuso e all’aperto, comprese quelle conseguenti alle cerimonie civili e religiose”, mentre convegni e congressi si possono svolgere solo con modalità a distanza. Per quanto riguarda le abitazioni private, l’ultimo decreto raccomanda fortemente “di non ricevere persone diverse dai conviventi, salvo che per esigenze lavorative o situazioni di necessità e urgenza”. 

Per quanto riguarda la scuola, il governo Conte II ha deciso che la didattica in presenza continuerà per asili, scuole elementari e medie, mentre le superiori dovranno incrementare “il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75% delle attività”, modulando inoltre “ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l'ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9:00”. Per quanto riguarda le università, viene previsto la predisposizione “di piani di organizzazione della didattica e delle attività curriculari in presenza e a distanza in funzione delle esigenze formative tenendo conto dell'evoluzione del quadro pandemico territoriale e delle corrispondenti esigenze di sicurezza sanitaria”. Sulla scuola, alcune Regioni hanno deciso misure più restrittive , come la Puglia, ad esempio, che dal 30 ottobre sospenderà fino al 24 novembre le lezioni in presenza per le scuole di ogni ordine e grado, fatta eccezione per quelle dell'infanzia.

Il Dpcm del 25 ottobre consente poi le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) dalle ore 5.00 fino alle 18.00. Inoltre, il consumo al tavolo è possibile per un massimo di quattro persone, a patto però che siano che tutti conviventi. Alcune regioni, inoltre, come Lombardia, Lazio e Campania, hanno anche stabilito divieti di uscire nelle ore notturne e fino alle 5 del mattino ad eccezioni che non si abbia "comprovata urgenza". Per quanto riguarda il lavoro, infine, nella pubblica amministrazione viene “incentivato il lavoro agile”, mentre per i privati è “fortemente raccomandato”.

Le misure presenti nel Dpcm del 25 ottobre saranno efficaci fino a martedì 24 novembre. Nel presentare il nuovo decreto, Conte ha dichiarato che l’obiettivo è «scongiurare un secondo lockdown, tutelare la salute ma al contempo preservare l’economia». Il presidente del Consiglio ha infatti spiegato che una seconda chiusura generalizzata deve essere scongiurata perché «il paese non può più permettersela».  

Germania

La situazione epidemiologica: Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dall’Istituto Robert Koch – l’ente responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive – sono state registrate quasi 15mila persone infette, superando dall’inizio della pandemia i 460mila casi. Martedì scorso erano stati registrati oltre 10mila casi. Secondo il ministro dell’Economia, Peter Altmaier, è probabile che il numero di nuove infezioni da coronavirus nel paese raggiunga i 20mila al giorno entro la fine della settimana: «In Germania il numero di nuove infezioni è in aumento del 70-75% rispetto alla settimana precedente». I morti registrati invece sono stati 85, portando il dato complessivo a oltre 10mila.

In base a quanto si legge nell’ultimo report fornito dall’Istituto Kock, dopo una stabilizzazione temporanea del numero di casi a un livello più elevato alla fine di agosto e all'inizio di settembre, a ottobre si è registrato un aumento della trasmissione del virus in tutti gli Stati federati tedeschi. Dall’inizio del mese, l’indice di contagiosità ha registrato valori superiori a 1. Sono stati registrati focolai in tutta la Germania, associati a diverse situazioni comprese feste in famiglia e con amici, contesti professionali e in case di cura per anziani. Inoltre, in molti distretti si evidenzia una diffusione di contagi sempre più diffusa, con l’impossibilità di tracciare le catene di contagio. La stessa cancelliera Angela Merkel ha dichiarato il 25 ottobre che «ci sono adesso molti più luoghi in cui si contano così tanti contagi che le autorità sanitarie non riescono riescono più a stare dietro al tracciamento dei contatti».

Per quanto riguarda le strutture sanitarie, non si sono verificate criticità in gran parte della Germania. Ad esempio, al 26 ottobre su oltre 29mila letti in terapia intensiva, 21.717 (il 74%) sono occupati, mentre 7.682 (il 26%) sono liberi. I ricoverati in terapia intensiva per COVID-19 sono 1470 (+108 rispetto al giorno prima). Il 7 ottobre erano 470, mille di meno. L’Istituto Koch avverte comunque che, aumentando molto rapidamente a livello locale, il contagio può mettere a dura prova il sistema sanitario pubblico. 

Le misure adottate: Merkel, a ottobre, ha ripetuto più volte che la Germania si trova in una fase molto seria e che i prossimi mesi saranno molto difficili: «Dobbiamo fare di tutto perché il virus non si diffonda in maniera incontrollata. Rinunciate a ogni viaggio che non sia assolutamente necessario, a ogni festeggiamento che non sia assolutamente necessario. Per favore quand’è possibile rimanete a casa, al vostro domicilio».

Alla fine di settembre, dopo un andamento di aumenti di casi rispetto ai mesi precedenti, la cancelliera ha annunciato nuove misure restrittive: «Vogliamo agire a livello regionale, in modo specifico e mirato, piuttosto che chiudere di nuovo l'intero paese». Merkel, dopo un incontro con i rappresentanti dei 16 stati federati (Länder), aveva spiegato che la priorità del governo erano mantenere l'economia, le scuole e gli asili nido aperti e funzionanti. Dal 7 ottobre in diversi Länder è stato deciso il divieto di ospitare presso strutture ricettive (come ad esempio alberghi e case vacanza) persone che nei precedenti 14 giorni siano state in aree con un alto tasso di contagi. Il 14 ottobre 2020 poi il Governo federale e i gli stati federali Lander hanno adottato ulteriori misure restrittive, in particolare nelle aree con un'incidenza maggiore di 50 casi a settimana ogni 100mila abitanti: estensione dell'obbligo di mascherina, limitazione a un massimo di 10 persone che possono incontrarsi all'aperto, limitazione a un massimo di 10 partecipanti ad eventi privati (sia in spazi pubblici che in luoghi privati), chiusura di tutti gli esercizi pubblici e divieto di vendita di alcool a partire dalle 23, elenca l’ambasciata italiana a Berlino. Alcune città come Francoforte e Berlino hanno anche stabilito la chiusura di bar e ristoranti e il divieto di vendere alcolici a partire dalle 22 e dalle 23 fino alle 6 del mattino.

Mercoledì 28 ottobre c’è stato un nuovo incontro tra Merkel e i rappresentanti dei Länder, al termine del quale è stato annunciato un nuovo lockdown parziale che partirà il 2 novembre e terminerà alla fine dello stesso mese: «Dobbiamo agire ora per evitare un'emergenza sanitaria acuta». 

Le nuove misure prevedono: chiusura di pub, ristoranti, bar (sarà consentito l’asporto), teatri, cinema, centri ricreativi, piscine e palestre; cancellazione dei grandi eventi e nessun pubblico agli eventi sportivi eventi sportivi; sospensione degli sport ricreativi e dilettantistici (ad eccezione degli sport individuali); i cittadini sono stati inoltre invitati ad astenersi da viaggi e visite privati ​​non necessari, compresi i parenti, è stato raccomandato svolgere e facilitare il lavoro da casa e decisi limiti alle riunioni in pubblico. Restano aperte scuole e asili nido, saranno gli stati federati a decidere le misure necessarie.

Francia

La situazione epidemiologica: Da quando è iniziata la pandemia, quasi 1,2 milioni di persone sono risultate positive al nuovo coronavirus in Francia. Secondo i dati forniti da Public Health France, al 27 ottobre, sono 18.978 le persone ricoverate, 2.918 quelle in terapie intensiva, 24.180 quelle morte negli ospedali francesi. A cui vanno aggiunti gli 11.361 decessi nelle case di cura e in altri centri sanitari del paese, per un totale di 35.551 morti. Non è ancora noto il numero delle persone morte a casa. 

Negli ultimi tre giorni, è stata rilevata una tendenza in crescita dei ricoveri (+8%), delle terapie intensive (+25%) e dei decessi in ospedale (+46%).

Domenica 25 ottobre sono risultate positive oltre 52.000 persone, anche se il numero effettivo di nuovi contagi giornalieri potrebbe essere addirittura quasi il doppio, ha commentato il presidente del Consiglio Scientifico, Jean-François Delfraissy. «Siamo in una situazione difficile, persino critica. Avevamo previsto che ci sarebbe stata questa seconda ondata, ma noi stessi siamo sorpresi dalla brutalità di quanto sta accadendo da dieci giorni a questa parte», ha dichiarato lo specialista in malattie infettive su RTL.

Le misure adottate: Per arginare l’incremento dei contagi, lo scorso 16 ottobre la Francia aveva predisposto alcuni interventi di limitazione degli spostamenti e degli incontri tra persone al chiuso e all’aperto. In tutto il paese era stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria. Nell’Ile-de-France e in otto aree metropolitane (Aix-Marseille, Lione, Lille, Tolosa, Montpellier, Grenoble, Saint-Etienne e Rouen) che impediva a circa 46 milioni di persone di circolare dalle 21 fino alle 6 del giorno successivo per un periodo minimo di quattro settimane. Erano esonerati dal provvedimento coloro che dovevano spostarsi per motivi professionali (lavoro notturno o serale), universitari (fine delle elezioni), motivi di salute (chi è diretto in ospedale, in farmacia, o ha cura di una persona in situazione di dipendenza), chi doveva portare fuori un animale domestico e i possessori di biglietto di treno o aereo. I settori essenziali (sanità, polizia, vigili del fuoco, ecc.) non erano interessati dalla misura. L’ulteriore incremento dei contagi degli ultimi giorni ha, però, spinto il Presidente Emmanuel Macron a pensare all’introduzione di misure più drastiche. 

In un discorso alla nazione, il 28 ottobre Macron ha annunciato un nuovo lockdown nazionale a partire dal weekend fino ad almeno l’1 dicembre. La decisione si è resa necessaria una volta che ci si è resi conto che «gli sforzi fatti finora non sono sufficienti. Il virus sta circolando in Francia a una velocità che anche le previsioni più pessimistiche non avevano previsto. (…) Ieri sono morti 527 persone, quasi 3.000 sono in terapia intensiva, ovvero più della metà della nostra capacità sanitaria». Se non faremo nulla, ha proseguito il Presidente francese, «saremo tutti sopraffatti da una seconda ondata che sarà probabilmente più dura e mortale della prima. Se oggi non freniamo bruscamente i contagi, i nostri ospedali si satureranno presto».

Macron ha, così, spiegato che né raggiungere l’immunità di gruppo né isolare le persone più anziane e a rischio né aumentare i posti di terapia intensiva («Siamo in procinto di farlo», ha detto Macron) sono interventi efficaci per fermare la diffusione dei contagi perché «il virus continuerebbe a circolare troppo velocemente e in forme gravi». 

Per frenare i contagi, il Presidente francese ha optato per un lockdown su tutto il territorio nazionale. Gli asili nido, scuole primarie e scuole superiori resteranno aperti con protocolli sanitari rafforzati; le università faranno didattica online; ove possibile, si passerà al telelavoro, mentre gli sportelli dei servizi pubblici resteranno aperti. Come in primavera, si potrà uscire di casa per andare a lavorare, per andare dal medico, per persone care e passeggiare vicino casa. Saranno chiusi i bar e i ristoranti. I dipendenti e i datori di lavoro che non potranno lavorare continueranno a beneficiare della disoccupazione parziale, mentre è in previsione «un piano speciale per i lavoratori autonomi, i commercianti, le piccole e medie imprese». Resteranno aperte le frontiere con gli altri paesi europei: verranno effettuati test rapidi obbligatori per tutti gli arrivi nei porti e negli aeroporti e per i viaggi internazionali.

Ogni quindici giorni verrà fatto un punto sull’evoluzione dell’epidemia in base al quale sarà valutato se inasprire o alleviare le misure adottate.

Spagna

La situazione epidemiologica: Domenica scorsa, nel presentare il rapporto sull’evoluzione della pandemia di COVID-19 in Spagna, il direttore del centro di coordinamento del ministero della Salute (Centro de Coordinación de Alertas y Emergencias Sanitarias CCAES), Fernando Simón, ha detto che la situazione nel paese continua a peggiorare «a un ritmo più veloce e sostenuto». Lo scorso weekend – da venerdì – sono stati registrati 53.188 nuovi casi, circa 17 mila al giorno, una cifra che è maggiore del 37% rispetto alla settimana precedente. Dall’inizio della pandemia in Spagna il totale dei contagi ha superato il milione.

Secondo El Pais, tra marzo e aprile scorso la diffusione del virus era maggiore, ma le statistiche restituivano numeri più bassi rispetto ad adesso perché solo i casi più gravi venivano censiti. Adesso, invece, vengono conteggiate anche persone con sintomi lievi o asintomatiche.

Dal report di lunedì emerge che nell’ultima settimana il numero di casi di COVID-19 è cresciuto in tutte le 17 regioni. In 14 regioni l’incidenza è di 300 casi ogni 100mila abitanti, nella Navarra e a Melilla la stima è di più di mille. 

I pazienti ricoverati con COVID-19 occupano il 13,7% di tutti i posti letto negli ospedali, percentuale che una settimana fa era del 10,36%. In alcuni territori si arriva al 15%. Il 24,4% dei posti di terapia intensiva del paese sono occupati da pazienti COVID. Anche questo dato è cresciuto rispetto alla scorsa settimana, quando si era registrato il 21,4%. Secondo Simòn, alcuni reparti di emergenza sono già in condizioni «molto critiche», e molte unità di terapia intensiva potrebbero essere in seria difficoltà a metà novembre se la curva non si abbasserà.

Le misure adottate: Per cercare di contenere i contagi, domenica scorsa il governo ha dichiarato nuovamente lo stato d’emergenza (che durerà sei mesi), introducendo restrizioni alla mobilità dei cittadini. Nel paese è vietato circolare per strada dalle 11 di sera fino alle 6 del mattino (tranne che alle isole Canarie), con l’eccezione di chi deve recarsi al lavoro, a comprare medicine o deve accudire familiari anziani o minori. «La verità è che l’Europa e la Spagna sono immerse nella seconda ondata della pandemia», ha dichiarato domenica il primo ministro Pedro Sánchez. 

I presidenti delle 17 regioni e delle due città autonome (Ceuta e Melilla) hanno l’autorità per i loro territori di modificare di un’ora il lasso temporale in cui i cittadini non possono circolare per le strade. Possono anche impedire gli spostamenti tra regioni e porre un limite di sei persone (o meno) alle riunioni tra persone non conviventi.

Belgio

La situazione epidemiologica: La settimana scorsa in Belgio è stata registrata una media di circa 12.500 casi giornalieri di COVID-19. Secondo report dell’Istituto di Sanità Pubblica Sciensano, tra il 16 e il 22 ottobre circa 12,491 persone al giorno sono risultate positive al coronavirus, il 44% in più della settimana precedente. Nello stesso periodo c’è stata una media di circa 42 morti per COVID al giorno (+11,6%), portando il conto totale dei decessi a 10.810, in un paese di circa 11,5 milioni di abitanti. 

Il paese è – insieme alla Repubblica Ceca – uno dei più colpiti in Europa, con circa 146 casi per 100mila abitanti (contro una media di 33 per 100 mila nel resto della regione).

Il numero totale delle infezioni da nuovo coronavirus in Belgio è di oltre 320mila dall’inizio della pandemia (compresi coloro che sono deceduti o guariti). Nelle ultime due settimane, stando al report dell’European Centre for Disease Prevention and Control, sono stati registrati 1.390,9 contagi per 100mila abitanti, il 220% in più rispetto alle due settimane precedenti.

Come riporta Brussels Times, la pressione è aumentata negli ospedali, nei quali negli ultimi 7 giorni in media sono state ricoverate 467,7 persone al giorno (un numero cresciuto dell’85%). Circa 5 mila persone si trovano al momento in ospedale, e oltre 750 di queste sono in terapia intensiva. 

Secondo le autorità del paese questa sarà una “settimana fondamentale” per cercare di limitare la diffusione del virus.«Quello che facciamo adesso, quello che faremo nelle prossime settimane sarà fondamentale», ha dichiarato Yves Van Laethem, portavoce dell’unità di crisi per COVID-19 del Belgio. Se i numeri non cambieranno, ha aggiunto, «potremmo raggiungere 2.000 pazienti in terapia intensiva in due settimane. Cioè la nostra capacità massima». In un’intervista alla tv RTBF, Van Laethem ha spiegato che, considerato l’aggravarsi della situazione, entro la fine della settimana andrà presa una decisione se imporre un secondo lockdown.

Le misure adottate: La scorsa settimana il governo ha emanato delle misure per cercare di ridurre i contagi, imponendo l’obbligo di non uscire da mezzanotte alle 5 del mattino, chiudendo bar e ristoranti per il servizio al tavolo e chiedendo ai cittadini di lavorare da casa a meno che non sia impossibile farlo. Gli eventi sportivi amatoriali sono stati cancellati e quelli professionali si svolgono senza pubblico. 

Le misure federali - che resteranno in vigore fino al 19 novembre - sono state però considerate inadeguate e troppo morbide dalla regione della Vallonia e da quella di Bruxelles, che hanno già deciso di estendere il divieto di uscire dalle 10 di sera alle sei del mattino e l’obbligo di smart working. A Bruxelles, inoltre, vige l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, e teatri e centri sportivi sono stati chiusi. 

«Le cose si evolvono ogni giorno. Non è impossibile che nel giro di qualche giorno io convochi il governo regionale e prenda delle misure ulteriori. Non lo so ancora, ma potrei deciderlo», ha detto Elio Di Rupo, ministro-presidente della Vallonia, una delle aree più colpite. «Stiamo cercando di trovare un equilibrio. Non vogliamo chiudere del tutto la società».

Venerdì a livello federale si riunirà il Comitato Consultivo per il coronavirus, che valuterà le misure prese fino a questo momento.

Norvegia

La situazione epidemiologica: La Norvegia è uno dei paesi meno colpiti dalla pandemia da quando, dopo l’estate, c’è stato in tutta Europa un aumento generalizzato dei contagi. Come detto, secondo l’ECDC, negli ultimi 14 giorni, il paese scandinavo ha registrato 37,7 nuovi casi ogni 100.000 abitanti, il dato più basso dei 31 Stati monitorati dall’agenzia europea.

Tuttavia, negli ultimi sette giorni, l’OMS Europa ha rilevato un aumento del 20% dei contagi anche in Norvegia. La scorsa settimana sono stati segnalati 1.290 nuovi casi di positività al coronavirus, due settimane fa erano stati 941, a luglio erano scesi a 53. Sono saliti anche i ricoveri e le terapie intensive. In totale, dall’inizio della pandemia 18.663 persone hanno contratto il virus e 280 sono morte.

A preoccupare è la situazione della capitale Oslo (circa 700.000 abitanti), dove si starebbe concentrando un terzo dei contagi: a settembre erano circa 300 a settimana, la settimana scorsa sono stati 425. «I numeri dicono che l’infezione sta aumentando, nonostante in città ci siano le misure più restrittive di tutta la Norvegia. Questo mi preoccupa», ha detto il sindaco Raymond Johansen durante una conferenza stampa. 

Le misure adottate: A inizio settimana il governo ha annunciato misure più restrittive per stroncare sul nascere l’incremento dei contagi che si sta vedendo negli altri paesi europei. Il numero massimo di partecipanti per eventi privati ​​fuori casa è stato ridotto da 200 a 50 e nelle abitazioni private non è possibile ospitare più di 5 persone esterne al nucleo familiare. Chi giunge dai paesi designati come “zona rossa” dall’ECDC dovrà restare in isolamento per 10 giorni dalla data di ingresso nel paese. Chi è arrivato in Norvegia per motivi di lavoro dovrà risultare negativo al tampone ogni tre giorni, riporta The Local. Secondo le autorità, il recente aumento dei casi va associato anche ad alcuni lavoratori provenienti dai paesi recentemente più colpiti dalla pandemia, come la Polonia. 

Misure speciali sono state adottate per la capitale Oslo, dove erano già in vigore alcune limitazioni. Dal 29 ottobre, è obbligatorio indossare la mascherina nei luoghi al chiuso dove non è possibile mantenere il distanziamento fisico (e non solamente sui mezzi pubblici, come in precedenza), i bar non potranno ricevere clienti dopo le 22 e il numero dei partecipanti a eventi pubblici è stato limitato a 20, solo a sedere. Gli assistenti domiciliari dovranno indossare le mascherine quando non ci saranno le condizioni per mantenere il distanziamento fisico.

Regno Unito

La situazione epidemiologica: Secondo i dati forniti dal governo, finora nel Regno Unito 942.275 persone sono state contagiate, 160.784 sono state ricoverate e 45.675 sono morte. Tuttavia, questi dati potrebbero sottostimare l’effettiva portata del contagio considerato che tra i decessi vengono incluse solo le persone morte a circa un mese (28 giorni) da quando sono risultate positive al tampone e che fino a maggio il numero di test disponibili non era elevato e molto probabilmente solo una parte delle persone che hanno contratto il nuovo coronavirus è stata testata. L’andamento dei decessi – commenta su Twitter l’epidemiologo Adam Kucharski – è molto vicino allo scenario peggiore prefigurato a luglio dall’Accademia delle Scienze Mediche nel rapporto sugli sviluppi che avrebbe potuto avere l’epidemia nel Regno Unito tra l’autunno e l’inverno.

Tutti i dati rilevati dal governo vedono un incremento nel numero di nuove positività, ospedalizzazioni e decessi negli ultimi 14 giorni e, stando a quanto affermato dallo Scientific Advisory Group for Emergencies (Sage), “è quasi certo che l'epidemia continuerà a crescere in modo esponenziale in tutto il paese”, nonostante le misure restrittive introdotte nei diversi Stati che fanno parte del Regno Unito. La media dei nuovi positivi registrati ogni giorno è di poco sotto i 22.000 casi.

via BBC

Gli incrementi maggiori si stanno registrando in gran parte dell’Inghilterra e in alcune aree della Scozia, del Galles e dell’Irlanda del Nord. Le zone arancioni in questa mappa rielaborata dalla BBC sono quelle in cui è stato rilevato il maggior numero di casi ogni 100.000 persone.

via BBC

Le misure adottate: Ogni paese che fa parte del Regno Unito ha pensato interventi diversi per far fronte all’incremento dei contagi. A questi vanno aggiunte ulteriori restrizioni locali. 

Il Galles ha indetto un lockdown nazionale dal 23 ottobre fino al 9 novembre. La Scozia ha annunciato che introdurrà delle restrizioni in base a cinque livelli di andamento dei contagi, mentre l’Irlanda del Nord due settimane fa ha adottato delle restrizioni che resteranno in vigore fino al 2 novembre. L’Inghilterra, infine, ha previsto misure di tre intensità diverse a seconda della velocità della diffusione del virus. Il livello più alto (tre) sta riguardando tre aree in particolare: Greater Manchester, South Yorkshire, Lancashire e Liverpool. 

via BBC

In Galles, gli incontri sono limitati solo a persone dello stesso nucleo familiare e gli alunni delle scuole secondarie potranno seguire solo le lezioni a distanza. Sono chiusi pub, ristoranti, negozi non essenziali, centri culturali e sociali e biblioteche, mentre i supermercati e i negozi di alimentari potranno vendere solo beni essenziali. I luoghi di culto saranno aperti solo per officiare i funerali e i matrimoni. 

In Scozia, dal 2 novembre le diverse aree del paese saranno classificate secondo cinque livelli di contagiosità. L’obiettivo, ha detto la prima ministra Nicola Sturgeon, è tenere l’andamento dei contagi tra i livelli 0 e 1. In ogni caso, ha aggiunto Sturgeon, non è in previsione un lockdown come quello di marzo e le scuole resteranno aperte a tutti i livelli. I cinque livelli prevedono limitazioni di diverso grado sul numero di persone che possono incontrarsi al chiuso e all’aperto. Al livello 2, i pub potranno vendere alcolici solo a chi ordina anche da mangiare, il livello 3 sarà vietata la vendita di bevande alcoliche da consumare all’aperto e al chiuso e ci saranno severe restrizioni per i ristoranti, al livello 4 potrebbero essere limitate le attività all’aperto ed essere chiusi i negozi che vendono beni non essenziali.

Attualmente, soprattutto nella Scozia centrale, tutti i locali, fatta eccezione per i bar degli hotel, possono fare solo asporto. I bar possono restare aperti fino alle 18 senza però poter servire alcolici. I cittadini possono usare i trasporti pubblici solo se strettamente necessario e sono invitate a non lasciare i centri di residenza. Sono stati sospesi gli sport da contatto non professionistici, le attività sportive di gruppo per gli adulti, e sono state chiuse le sale da biliardo, le piste da bowling, i casinò e le sale bingo.

Nel resto della Scozia, i pub e i ristoranti possono restare aperti dalle 6 alle 18 e servire all’interno solo cibo e bevande analcoliche. È possibile vendere alcool all’aperto fino alle 22. In tutto il paese, è obbligatorio l’uso della mascherina negli ambienti di lavoro.

In Inghilterra viene utilizzato un sistema a tre colori che indicano livelli di gravità del contagio differenti. 

Il livello tre riguarda quelle aree in cui la velocità di trasmissione del nuovo coronavirus è più rapida. Nelle zone contrassegnate con il colore ocra, non è possibile incontrare persone al di fuori della propria famiglia o del proprio gruppo di sostegno né al chiuso né in un cortile privato. Non ci si può incontrare in più di sei persone in parchi, spiagge, campagne o boschi. Possono restare aperti solo i pub e i bar che servono da mangiare e l’alcool può essere servito solo come parte di un pasto. Sono chiusi i casinò, le sale bingo e le sale scommesse.

Nelle aree classificate con il colore arancione (secondo livello) è possibile ancora incontrare amici e familiari all’aperto, in un massimo di sei persone, e svolgere attività informali per l’infanzia, ma è vietato incontrare persone esterne al proprio nucleo familiare o al proprio gruppo di sostegno a casa, nei pub e nei ristoranti.

Le zone gialle (primo livello), infine, sono soggette alle norme nazionali di base precedentemente in vigore. Pub, bar e ristoranti devono chiudere entro le 22 e le persone sono invitate a non incontrarsi in più di sei persone al chiuso o all’aperto, a meno che non si tratti di nuclei familiari o gruppi di sostegno più estesi.

Fino al 2 novembre in Irlanda del Nord sono previste forti restrizioni per una durata totale di un mese. Le scuole sono state chiuse per una pausa di metà semestre di due settimane. I pub, i bar e i ristoranti devono chiudere entro le 23. I gruppi di sostegno sono stati limitati a un massimo di 10 persone. Sono state sospese le attività non essenziali come parrucchieri ed estetisti, mentre le palestre sono rimaste aperte solo per esercizi individuali. Non sono consentiti gli sport al chiuso e di contatto non professionistici, mentre gli eventi di massa sono stati limitati a 15 partecipanti, le cerimonie nuziali a 25 persone (senza ricevimento), i funerali a 25 persone (senza la veglia funebre).  

Immagine in anteprima di Gerd Altmann via Pixabay

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