Cinque cose da fare subito dopo aver vinto le elezioni


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Lo scenario delle campagne elettorali degli ultimi anni in Italia, in modo indifferenziato alle Amministrative come alle Politiche, è sintetizzabile in alcuni frame di comunicazione sempre più consolidati e riconoscibili, e dunque sempre più difficili da scalfire.

  1. I candidati fanno promesse elettorali a cui i cittadini non credono più;
  2. Si cercano dunque proposte sempre più roboanti, sempre più “di pancia”, sempre più populiste per attirare quel residuo sempre più scarso di attenzione da parte dell’elettorato. Questo alza la soglia delle aspettative, può salvare il consenso per le poche settimane di attivazione necessaria a condurre in porto una campagna elettorale, ma è come il doping nello sport: se alle promesse roboanti non seguono i risultati, la fiducia si perde molto più rapidamente (e definitivamente) rispetto a ciò che accadrebbe se si conducesse una campagna di basso profilo;
  3. I candidati bazzicano mercati e si fanno vedere tra il popolo: i cittadini, sempre meno di nascosto, dicono “tanto questi dopo le elezioni non si faranno vedere mai più”;
  4. I format evoluti di comunicazione, le dirette sui social media, i video-confronti, gli streaming, i programmi partecipati, la cittadinanza attiva, il confronto con le associazioni hanno tempi di inizio troppo sospetti (pochi mesi prima delle elezioni) e tempi di fine troppo spesso certi (il giorno dopo le elezioni).

I partiti e il Parlamento italiano sono stabilmente sotto il 10% di fiducia da parte degli italiani anche perché nella gran parte della classe dirigente del nostro Paese non esiste la cultura (né politica né comunicativa) della gestione permanente del consenso.

La comunicazione istituzionale, cioè la condivisione delle cose fatte e i processi di co-decisione necessari ad accorciare le distanze tra elettori ed eletti, non esiste quasi mai durante i periodi di “pace”. Le stesse agenzie di comunicazione impegnate nelle campagne elettorali (ve lo dice uno del settore) sono chiamate quasi esclusivamente sotto elezioni, in alcuni caso quando è già troppo tardi per intervenire proficuamente. Questa presentazione illustra cinque buone pratiche che ogni politico dovrebbe considerare, appena eletto.

Per farlo, però, ci deve essere qualcosa che nessun comunicatore e nessuna slide può far arrivare “dall’alto” o per decreto: la volontà politica. Senza una radicata e stabile cultura democratica di governo, non ci potrà mai essere una comunicazione (istituzionale, politica) davvero efficace. Il trucco alla lunga, sarà svelato.

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