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La Cina approva in segreto la legge sulla sicurezza di Hong Kong. Si scioglie il partito pro-Democrazia, attivisti e dissidenti ora hanno paura

1 Luglio 2020 12 min lettura

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La Cina approva in segreto la legge sulla sicurezza di Hong Kong. Si scioglie il partito pro-Democrazia, attivisti e dissidenti ora hanno paura

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Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di Hong Kong il testo della legge sulla sicurezza nazionale

Aggiornamento 1 luglio 2020, ore 9.20: Il testo completo della Legge sulla sicurezza a Hong Kong è stato diffuso oggi in inglese dall'agenzia di stampa statale Xinhua, qualche ora dopo essere stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di Hong Kong.

Martedì 30 giugno, alla vigilia dell'anniversario che ricorda il passaggio 23 anni fa di Hong Kong dal Regno Unito a Pechino, il parlamento cinese ha dato il via libera alla legislazione sulla sicurezza nazionale dell'ex colonia britannica, ponendo le basi per un cambiamento radicale che si ripercuoterà inevitabilmente nella vita della Regione.

Ad annunciarlo ai media locali Tam Yiu-chung, unico membro di Hong Kong del Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo.

Non è stato ancora reso noto il testo completo dei 66 articoli contenuti nel provvedimento assunto in risposta alle proteste che a partire dallo scorso anno hanno animato le strade di Hong Kong e che mira a contrastare sovversione, terrorismo, secessione e collusione con forze straniere erodendo, di fatto, l'autonomia del territorio garantita, per un periodo di transizione di 50 anni, dal principio “un paese, due sistemi”, alla base del processo di riunificazione di Hong Kong con la Cina dopo i 99 anni di dominio britannico.

Soltanto un mese fa, il 28 maggio, con 2.878 voti favorevoli, uno contrario e sei astensioni, il parlamento cinese aveva approvato, nel corso del Congresso Nazionale del popolo, la mozione che prevedeva l'introduzione della legge che, secondo l'agenzia di stampa statale Xinhua, è stata firmata dal presidente cinese Xi Jinping e verrà inserita - dietro approvazione del Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo - nell'allegato III della Legge fondamentale (la mini costituzione di Hong Kong).

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I sostenitori dei diritti umani e i giuristi ritengono che la legge entrata in vigore alle 23.00 (ora locale) del 30 giugno (e che prevede l'ergastolo come punizione massima, come annunciato su Twitter da Hu Xijin, direttore di Global Times, un tabloid pubblicato da People’s Daily, il giornale ufficiale del Partito comunista in Cina), sarà ampiamente utilizzata per reprimere il dissenso. Infatti, dopo poche ore, è avvenuto il primo arresto. Si tratta di un uomo che sventolava una bandiera per l'indipendenza di Hong Kong.

Per questo motivo alcuni attivisti di spicco temono di essere prossimamente arrestati.
Lo scorso anno la polizia ha fermato più di 9.000 dimostranti, inclusi parlamentari e attivisti per la democrazia, che hanno spesso organizzato manifestazioni e fatto pressione per attirare l'attenzione internazionale su quanto stava accadendo a Hong Kong.

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«L'approvazione della legge sulla sicurezza nazionale rappresenta un momento doloroso per la popolazione di Hong Kong ed è la più grande minaccia ai diritti umani nella storia recente della città», ha dichiarato Joshua Rosenzweig, direttore del programma Cina di Amnesty International.

«La rapidità e la segretezza con cui la Cina ha adottato questa legge aumenta il timore che Pechino abbia programmato un'arma di repressione da usare contro gli oppositori del governo e le persone che esprimono semplicemente le proprie opinioni o protestano pacificamente», ha sottolineato Rosenzweig.

«Il fatto che le autorità cinesi abbiano approvato questa legge senza che la popolazione di Hong Kong abbia potuto leggerla dice molto sulle intenzioni. Il loro obiettivo è governare da ora in poi Hong Kong attraverso la paura».

Per Rosenzweig l'approvazione repentina del provvedimento (il cui processo non ha coinvolto in nessuna fase l'amministrazione della Regione) rappresenta un segnale minaccioso anche in vista delle elezioni legislative che si terranno a Hong Kong a settembre, per il timore che la legge possa venire applicata ai candidati democratici, escludendoli dalla competizione elettorale, poiché vieta alle singole persone, alle organizzazioni e alle istituzioni della Regione di poter prendere parte ad attività che attentano alla sicurezza nazionale.

«In questo momento cruciale per Hong Kong, è indispensabile che la legge sulla sicurezza nazionale non venga utilizzata per calpestare i diritti umani e minare le libertà che contraddistinguono la città dalla Cina continentale» ha concluso l'esponente dell'organizzazione internazionale.

In base a quanto diffuso finora dai media statali cinesi la legge prevede l'istituzione a Hong Kong - per la prima volta - di un'agenzia di sicurezza nazionale cinese che "guiderà" l'attuazione della legge nel territorio e supervisionerà l'istruzione sul provvedimento nelle scuole.

Secondo quanto riportato da BBC News la città dovrà poi istituire una propria commissione di sicurezza nazionale, con a capo un consulente nominato a Pechino, per far rispettare la legge.

Il nuovo provvedimento prevede, inoltre, che il capo dell'esecutivo di Hong Kong abbia il potere di nominare giudici che si occuperanno dei casi di sicurezza nazionale, una mossa che ha sollevato timori perché metterebbe a repentaglio l'indipendenza giudiziaria.

«Una volta che puoi scegliere quali giudici possono occuparsi di un caso, non viene più garantita alcuna indipendenza giudiziaria ... Penso sia abbastanza ovvio", ha commentato l'avvocato di Hong Kong Margaret Ng a Deutsche Welle.

La legge sulla sicurezza nazionale è l'ultimo pezzo del puzzle di Pechino per soddisfare il suo principio "un paese, un sistema", secondo Ng. «La Commissione speciale del governo centrale può ordinare al governo di Hong Kong di fare qualsiasi cosa, il che rende Hong Kong un'agenzia delle autorità centrali... la vita a Hong Kong cambierà completamente», ha aggiunto Ng.

In uno degli articoli della legge è previsto che in caso di conflitto con le norme di Hong Kong, a prevalere sarà la legge di Pechino.

Altri dettagli sul provvedimento sono stati diffusi nella serata di martedì 30 giugno dalla Reuters:

  • le autorità della terraferma eserciteranno la giurisdizione in casi "complessi" come quelli che coinvolgono un paese straniero o questioni che rappresentano una grave e imminente minaccia alla sicurezza nazionale
  • le società o i gruppi che violano la legge sulla sicurezza nazionale saranno multati e potrebbero dover sospendere le proprie attività
  • i beni collegati ai reati previsti dalla nuova legge potrebbero essere congelati o confiscati
  • il danno arrecato a veicoli specifici e attrezzature di trasporto sarà considerato un atto terroristico
  • chiunque sia condannato per violazione della legislazione sulla sicurezza non potrà partecipare alle elezioni di Hong Kong
  • le autorità possono sorvegliare e intercettare le persone sospettate di mettere in pericolo la sicurezza nazionale
  • la legge verrà applicata ai residenti permanenti e non permanenti di Hong Kong
  • il controllo su ONG e agenzie di stampa straniere verrà rafforzato
  • la legge non è retroattiva.

Con una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno l'Ufficio per gli Affari di Hong Kong e Macao ha commentato l'introduzione della nuova legge paragonandola a “una spada che pende sulle teste dell'esigua minoranza di persone che mettono a repentaglio la sicurezza nazionale”.

In un videomessaggio inviato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite Carrie Lam, capo dell'esecutivo di Hong Kong, ha spiegato che la legislazione sulla sicurezza nazionale colmerà un "buco enorme" e non minerebbe la sua autonomia.

Hong Kong è stata "traumatizzata dall'escalation di violenza alimentata da forze esterne", ha affermato Lam.

«Questi atti hanno oltrepassato la linea rossa [del principio] di “un paese” e hanno chiesto un'azione risoluta», ha detto, aggiungendo che la nuova legislazione sarà applicata “in conformità alla Legge fondamentale”».

«In sostanza, la legge non minerà il principio "un paese, due sistemi ", né l'alto grado di autonomia di Hong Kong», ha dichiarato Lam. «La legge mira a prevenire, frenare e punire atti di interruzione e sovversione del potere statale, attività terroristiche e collusione... Questi crimini saranno chiaramente individuati dalla legge», ha detto.

Nathan Law, ex politico e attivista di Hong Kong che si è dimesso dal partito Demosisto subito dopo l'approvazione della nuova legge, si è chiesto su Deutsche Welle come facciano i funzionari di Hong Kong - Lam inclusa - a cercare di vendere un prodotto che non hanno mai visto. «Come possono avere la certezza che la legge sarà utile se non hanno nemmeno letto la bozza? Quanto ignari sono per aspettarsi che abbracceremo incondizionatamente qualcosa di talmente controverso? Quanto è disfunzionale il principio "un paese, due sistemi" quando la proposta legislativa più importante dal 1997 non coinvolge il governo locale?», si chiede Law.

L'intervento di Lam a Ginevra non è avvenuto per caso. È arrivato dopo una richiesta congiunta - che non ha precedenti - di cinquantuno esperti di diritti umani delle Nazioni Unite che hanno chiesto maggiore controllo sulle azioni intraprese dalla Cina, tra cui "le iniziative contro il popolo di Hong Kong" e il trattamento delle minoranze etniche nelle regioni dello Xinjiang e del Tibet.

In un tweet Agnes Callamard, relatrice speciale ONU sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, ha auspicato "ora più che mai" un intervento del Consiglio delle Nazioni Unite sulla questione.

Callamard si è anche chiesta se le parole pronunciate da Carrie Lam sulla presunta autonomia di Hong Kong possano ritenersi attendibili considerando che nell'ultimo anno gli esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno ripetutamente denunciato violazioni avvenute in Cina e a Hong Kong inerenti alla libertà di espressione e associazione, all'impunità della polizia per uso eccessivo della forza e ad attacchi violenti contro i manifestanti.

Per vedere gli effetti prodotti dalla legge non bisognerà attendere molto. Attivisti ed esponenti politici hanno infatti dichiarato di voler scendere in piazza in occasione della manifestazione annuale pro democrazia dell'1 luglio, sfidando il divieto della polizia che per la prima volta dal 1997 ha vietato lo svolgimento dell'evento a causa delle misure restrittive adottate per il COVID-19 che prevedono il raduno di gruppi formati da non più di cinquanta persone.

«Non accetteremo mai l'approvazione della legge, nonostante sia così potente», ha affermato alla Reuters il presidente del Partito Democratico Wu Chi-wai.

Contro l'adozione del provvedimento centinaia di manifestanti hanno protestato domenica scorsa in una marcia silenziosa che ha attraversato tutta la città. Più di cinquanta le persone arrestate.

Per fronteggiare eventuali disordini l'1 luglio, saranno circa 4.000 gli agenti impiegati oltre a quelli di pattuglia e a coloro che si occupano del controllo e della perquisizione nei siti dove potrebbe aver luogo la protesta, secondo South China Morning Post.

Nigel Lee Ka-wai, consigliere distrettuale indipendente di Tuen Mun, scenderà in strada nonostante i rischi. «L'obiettivo è mostrare alla gente che, anche con la legge sulla sicurezza nazionale, va esercitato il nostro diritto di protestare», ha detto Lee. «Se nessuno uscirà l'1 luglio, la nuova legge sarà riuscita a far tacere la gente».

All'annuncio dell'approvazione della nuova norma la polizia ha disperso a Hong Kong alcuni attivisti che si erano riuniti per protestare in un centro commerciale mentre decine di sostenitori di Pechino hanno lanciato tappi di champagne e sventolato bandiere cinesi davanti al quartier generale del governo.

«Sono molto felice», ha detto un anziano. «Questo provvedimento impedirà alle spie anti-cinesi e alle persone che hanno portato il caos a Hong Kong di avere un posto dove andare».

Mentre gruppi e politici filo-governativi accoglievano con favore il passaggio della legge, tra molti cittadini di Hong Kong si è diffuso un senso di frustrazione e confusione a causa dell'assenza di informazioni che ha creato di fatto un limbo, non sapendo cosa comporti l'approvazione del provvedimento.

Dubbi sulla segretezza "davvero sconvolgente" che avvolgono la legge sono stati espressi in una lettera indirizzata a Erick Tsang, segretario per gli affari costituzionali e la terraferma, da Philip Dykes, presidente dell'Ordine degli avvocati di Hong Kong, che ha invitato le autorità a chiarire come verranno garantiti i diritti minimi dei cittadini.

Intanto, per il timore di diventare bersaglio della nuova legge sono stati cancellati in massa account Twitter mentre ristoranti e caffè hanno rimosso manifesti a sostegno del movimento pro democrazia. Oltre a Nathan Law, anche Joshua Wong, Jeffrey Ngo e Agnes Chow (tutti cofondatori) hanno lasciato Demosisto che alla fine è stato sciolto. “Dopo molte discussioni interne, abbiamo deciso di scioglierci e di interrompere tutte le operazioni del gruppo, date le circostanze", è stato annunciato su Twitter.

Da parte sua Wong spera che la "comunità internazionale continui a parlare di Hong Kong" difendendone con sforzi concreti l'"ultimo pezzo di libertà".

Nonostante sia stato precedentemente vietato a Wong, Chow e Law di presentarsi alle elezioni e di assumere cariche perché accusati di sostenere l'autodeterminazione di Hong Kong, sia Wong che Law intendono candidarsi alle prossime elezioni del Consiglio legislativo di Hong Kong a settembre.

Regno Unito, Unione europea e NATO hanno espresso preoccupazione e rabbia a seguito dell'approvazione della legge che conferisce alla Cina nuovi poteri su Hong Kong.

Il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab ha esortato la Cina a "fare un passo indietro" e a rispettare i diritti della popolazione di Hong Kong.

«Il successo di Hong Kong, lo spirito imprenditoriale, la vitalità, il successo economico, sono stati costruiti sulla sua autonomia in base al principio "un paese, due sistemi” che è chiaramente in pericolo», ha detto.

Raab ha inoltre informato i parlamentari di voler favorire l'accoglienza dei possessori di passaporti nazionali britannici d'oltremare attualmente residenti a Hong Kong. «Abbiamo urgentemente bisogno di esaminare la legge per determinare se si è verificata una violazione della Dichiarazione congiunta e per definire quali ulteriori azioni intraprenderà il Regno Unito», ha aggiunto.

Timori sono stati espressi dal presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che ha dichiarato: «[La legge] Rischia seriamente di minare l'elevato grado di autonomia di Hong Kong e avrà un impatto negativo sul sistema giudiziario e sullo stato di diritto. Condanniamo questa decisione».

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che il blocco degli Stati europei sta discutendo con i partner internazionali su eventuali misure da adottare, mentre il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Mass, ha comunicato che il vertice UE-Cina fissato a settembre e rinviato a causa della pandemia di COVID-19, dovrà essere riprogrammato rapidamente. Essenziale, secondo Mass, che l'UE si sieda al tavolo con un'unica voce.

Per l'ultimo governatore britannico di Hong Kong, Lord Patten, la legge segna la fine del principio “un paese, due sistemi”.

Disappunto è stato manifestato dal segretario generale della NATO Jens Stoltenberg poiché la Cina ha dimostrato di non condividere i valori della democrazia, della libertà e dello Stato di diritto.

Il Giappone ha definito la legge "deplorevole" e Taiwan ha messo in guardia i propri concittadini dai rischi che comporterebbe un viaggio a Hong Kong. La presidente Tsai Ing-wen, che sta aprendo un ufficio preposto ad aiutare i residenti in fuga da Hong Kong, ha dichiarato che l'ultima mossa di Pechino mostra che la formula “un paese, due sistemi "non è fattibile.

L'India, da decenni in conflitto con la Cina, ha annunciato di aver vietato l'uso di più di 50 applicazioni cinesi, tra cui TikTok e WeChat.

Gli Stati Uniti, invece, hanno assunto provvedimenti per porre fine alle relazioni commerciali con Hong Kong revocando lo statuto speciale.

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha reso noto che gli Stati Uniti vieteranno le esportazioni di armi e di equipaggiamenti di difesa verso Hong Kong e che presto chiederanno licenze per la vendita di articoli che prevedono un uso sia civile che militare, oltre ad aver previsto piani per limitare i visti per gli attuali ed ex funzionari cinesi responsabili di compromettere l'autonomia di Hong Kong.

Di fronte a questi interventi la Cina ha dichiarato di voler replicare con "contromisure necessarie" ma, ancora una volta, senza entrare nel merito di alcun provvedimento.

foto in anteprima via @VOAChinese

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