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Dalle ‘Yellow Vest’ alla ‘Carovana della libertà’: chi c’è dietro le proteste che stanno paralizzando il Canada

13 Febbraio 2022 10 min lettura

Dalle ‘Yellow Vest’ alla ‘Carovana della libertà’: chi c’è dietro le proteste che stanno paralizzando il Canada

9 min lettura

Decine di persone sono disposte su due file di fronte al parlamento canadese, nella capitale Ottawa. La maggior parte regge bandiere viola con la scritta “Kingdom of Canada” (il Regno del Canada), mentre qualcuno esibisce un cartellone con l’immagine di Pepe the Frog e la scritta “Q sent me” – un riferimento alla teoria del complotto di QAnon.

È la mattina del 3 febbraio del 2022 e tutti aspettano l’apparizione della loro “Regina”; che non è Elisabetta II d’Inghilterra, ma una certa Romana Didulo.

Di lei non si sa molto: solo che ha una cinquantina d’anni, è di origini filippine e dovrebbe vivere a Victoria, la capitale della Columbia Britannica. Il suo nome compare nelle pagine web di alcune società fasulle, e alla fine del 2020 ha lanciato un partito politico (del tutto sconosciuto) chiamato Canada1st.

Nel maggio del 2021 Didulo si è autoproclamata “Regina del Canada” con un video sulla piattaforma BitChute. Nella clip, ha spiegato di essere il “capo di Stato e comandante in capo della Repubblica del Canada” e che “le persone che mi hanno nominato sono le stesse che hanno aiutato il presidente Trump,” dichiarando poi che il Canada è “una nazione libera dai vaccini.”

Nell’arco di pochi mesi, grazie agli ammiccamenti a QAnon e alla spinta di alcuni influencer qanonisti, la donna ha accumulato un discreto seguito: attualmente il suo canale Telegram conta più di 70mila iscritti. A dicembre del 2021 la polizia canadese ha effettuato una perquisizione a casa sua, dopo che Didulo aveva invitato i suoi seguaci a “sparare e uccidere chiunque inietti ai minori di 19 anni le armi biochimiche”, ossia i vaccini anti-Covid.

Ma ora, per l’appunto, è arrivato il grande momento della consacrazione. La “Regina” arriva a Parliament Hill con la sua “scorta” verso l’ora di pranzo, e viene accolta dagli applausi e dalle grida di giubilo dei suoi “sudditi”. Poi prende un megafono e pronuncia un lungo discorso, in cui rilancia qualsiasi teoria del complotto sulla pandemia e dice di essere arrivata a Ottawa per “rimuovere il premier Justin Trudeau e i suoi ministri dal loro incarico”.

Una volta finita l’orazione, Didulo e i seguaci bruciano una bandiera canadese.

La scena, già di per sé surreale, avviene in un contesto ancora più surreale: in mezzo a decide di tir e veicoli che strombazzano continuamente i clacson e fanno parte del cosiddetto “Freedom Convoy”.

La “carovana della libertà” è partita il 22 gennaio del 2022 dalla Columbia Britannica, ha attraversato diversi stati e, strada facendo, ha attirato una platea molto composita: oltre ai camionisti, ci sono estremisti di destra, attivisti antivaccinisti, aderenti a varie teorie del complotto e cittadini comuni contrari alle misure restrittive.

In appena due settimane, la protesta ha paralizzato il centro della capitale al punto tale che il sindaco Jim Watson ha dovuto dichiarare lo stato d’emergenza. In un’intervista alla radio CFRA, il primo cittadino ha ammesso che “stiamo perdendo questa battaglia” e spiegato che le proteste – in cui si sono verificati diversi episodi di violenza, vandalismo e molestie nei confronti dei residenti – sono ormai “completamente fuori controllo.”

L’11 febbraio, anche il premier Doug Ford dello stato dell’Ontario ha imposto lo stato d’emergenza. I manifestanti hanno parzialmente chiuso il Ponte dell’Ambasciatore, che collega la città Winsdor con quella statunitense di Detroit ed è il più importante valico di frontiera tra Canada e Stati Uniti, dove passa circa un quarto del commercio tra i due paesi.

Il blocco del Ponte ha inoltre creato grossi disagi all’industria automobilistica: Ford e Toyota hanno temporaneamente chiuso le loro fabbriche in Canada, mentre la mancanza di parti per assemblare le auto ha fatto ridurre i turni nella fabbrica di Suv della General Motors nei pressi di Lansing, in Michigan.

La paralisi più clamorosa, tuttavia, è quella politica: al momento, a partire da Justin Trudeau, nessuno sa come uscire da questa situazione. Secondo un sondaggio di Ipsos, inoltre, il 46 percento dei canadesi simpatizza in qualche modo con la “carovana della libertà”, pur non essendo completamente d’accordo con tutto ciò che dicono i manifestanti.

Quest’ultimi, dal canto loro, non hanno la minima intenzione di abbandonare la capitale. Le autorità locali hanno addirittura chiesto un sostegno esterno: la città è “assediata” e da sola non può farcela.

Come ha scritto il giornalista Matt Gurney, insomma, “questa è una protesta complicata e un evento complesso. Ha diversi strati di lettura”.

Soldi, estrema destra e complotti

Ma partiamo dall’inizio, cioè dall’atto che ha innescato le proteste.

A ottobre del 2021 il governo canadese ha introdotto l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori pubblici e per chiunque viaggia in aereo, treno o nave e ha più di 12 anni. A novembre è stata poi approvata una legge che vieta l’ingresso in Canada agli autotrasportatori non vaccinati, che è entrata in vigore il 15 gennaio.

Nel medesimo giorno, si legge in un comunicato rilasciato sulla pagina Facebook Freedom Convoy 2022, un “piccolo gruppo di camionisti dell’Alberta, insieme alle loro famiglie e ai loro amici, ha deciso che il governo ha oltrepassato il limite con l’implementazione dei passaporti vaccinali e dell’obbligo vaccinale”.

Sin da subito, però, la Canadian Trucking Alliance (Cta) ha sottolineato che la stragrande maggioranza dei camionisti canadesi – circa l’85 percento – è vaccinata, in linea con il tasso dell’intera popolazione. La stessa Cta ha fatto sapere di “non supportare e anzi disapprovare ogni manifestazione su strade, autostrade e ponti”. Anche la Atlantic Provinces Trucking Association si è dissociata dalla protesta.

Se la “carovana della libertà” non è organizzata esclusivamente dai camionisti, com’è stato fatto credere in un primo momento, chi c’è davvero dietro?

Per Evan Balgord, direttore esecutivo del Canadian Anti-Hate Network (CAHN), non ci sono dubbi: “fin dal primo giorno, chi ha organizzato questa carovana fa parte di movimenti di estrema destra”. E alcuni di questi, puntualizza la giornalista Emily Leedham su Jacobin, “non hanno nulla a che fare con i diritti dei lavoratori o con i problemi del settore dell’autotrasporto; al contrario, hanno preso parte a manifestazioni antisindacali”.

Per tracciare l’organigramma della “carovana della libertà”, dunque, è utile partire dagli autori del crowdfunding su GoFundMe (che ha raccolto sette milioni di dollari prima di essere bloccato dalla piattaforma): B.J. Dichter e Tamara Lich. Il primo è noto per le sue posizioni islamofobe, mentre la seconda è stata la coordinatrice regionale del movimento separatista dell’Alberta Western Exit, nonché la segretaria del Maverick Party – un partitino separatista di destra.

Nel 2019 Lich ha ricoperto un ruolo apicale dentro il Yellow Vests Canada, un movimento ispirato ai gilet gialli francesi che all’epoca aveva lanciato una carovana di protesta analoga a quella del 2022, chiamato “United We Roll”.

Significativamente, sottolinea un articolo pubblicato sul sito del Canadian Anti-Hate Network, le due proteste “condividono gli stessi organizzatori e gli stessi partecipanti. In alcuni casi [il ‘Freedom Convoy’] ricicla i materiali promozionali di ‘United We Roll’”. Un altro membro di spicco dei gilet gialli canadesi e del “Freedom Convoy” è Patrick King, un attivista di estrema destra che ha promosso teorie del complotto razziste (come quella sulla sostituzione etnica) e antisemite.

La vera differenza tra il 2019 e il 2022, sostiene il CAHN, è che la “carovana della libertà” può contare sul “peso del movimento complottista sul Covid-19”.

Un altro organizzatore è infatti James Bauder, un teorico della cospirazione vicino a QAnon che ha definito la pandemia “uno delle più grandi truffe politiche della storia”. Bauder è anche il fondatore di Canada Unity, un gruppo che denuncia la presunta incostituzionalità del passaporto sanitario e la violazione del Codice di Norimberga (uno dei cavalli di battaglia dell’antivaccinismo pandemico). Canada Unity ha anche postato sui propri canali social un “protocollo d’intesa” rivolto al governo, in cui si intima la cessazione di ogni misura restrittiva.

Se da un lato le rivendicazioni del Freedom Convoy si concentrano sulla gestione della pandemia, annota Matt Gurney, dall’altro la carovana si è trasformata all’istante in un calderone in cui sono confluiti anche “rissaioli il cui obiettivo principale è l’erosione della legittimità delle istituzioni statali – non solo della città di Ottawa, dell’Ontario o del Canada, ma della democrazia in generale”.

Nelle strade della capitale, infatti, è particolarmente visibile presenza di gruppi, attivisti, e simboli di estrema destra. Tra i vari, il CAHN ha individuato gli islamofobi di La Meute, gli antivaccinisti di destra di Farfadaa, gli streamer della Plaid Army, i militanti di Canada First e i membri della rete Diagolon – un movimento neofascista e accelerazionista che punta a trasformare la “carovana della libertà” nel “nostro 6 gennaio”.

A tal proposito, un altro elemento che salta all’occhio è l’enorme quantità di riferimenti culturali alla destra statunitense. Diversi camion, suv e pick-up hanno esposto bandiere degli stati confederati, di QAnon e della milizia statunitense dei Three Percenters, inserita nella lista delle organizzazioni terroriste nel giugno del 2020.

In una conferenza stampa, il capo della polizia di Ottawa Peter Sloly ha detto chiaramente che l’organizzazione, il finanziamento e la gestione della protesta hanno “una significativa sponda negli Stati Uniti.”

Non è assolutamente un caso, infatti, che la “carovana della libertà” abbia incassato l’appoggio di Elon Musk, dei conduttori di Fox News Tucker Carlson e Sean Hannity (che hanno gonfiato all’inverosimile i numeri della manifestazione), nonché di Donald Trump.

L’ex presidente degli Stati Uniti ha scritto in un comunicato che “la Carovana della Libertà sta protestando contro le insensate politiche di Justin Trudeau, un pazzoide di estrema sinistra che ha distrutto il Canada con le assurde misure anti-Covid”. Poi ha caldeggiato la formazione di una carovana statunitense che si diriga a Washington D. C. per “contestare le ridicole politiche sul Covid di Biden”.

Una carovana contagiosa

A riprova della sua complessità, la “carovana della libertà” si muove ormai su due piani: nazionale e internazionale.

Dal primo punto di vista, sostiene il ricercatore Amarnath Amarasingam, le proteste di queste settimane sono potenzialmente in grado di “ridisegnare” il sistema politico canadese. “Se il populismo canadese si trasforma in questa frangia anti-governativa e razzista, e se qualche deputato inizia a ritenerla utile a fini elettorali”, ha detto al Guardian, “allora potrebbe davvero cambiare in modo in cui si fa politica in Canada”.

Per il momento, la “carovana della libertà” è stata sostenuta da esponenti del People’s Party of Canada (un partito di destra populista radicale) e del partito conservatore, che tuttavia è spaccato al suo interno: da una parte c’è chi si fa vedere insieme ai manifestanti e punta all’allargamento a destra dell’elettorato; dall’altra chi vuole tenersene lontano e chiede lo sgombero di Parliament Hill.

Di sicuro l’occupazione di Ottawa è il punto d’arrivo di due anni di mobilitazioni anti-restrizioni in Canada, ma ha già oltrepassato i confini canadesi – visto che è diventato un esempio da replicare in altri paesi.

Il 4 febbraio, ad esempio, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza a Canberra (in Australia) con camion, rimorchi, camper e macchine. Qualche giorno dopo, a Wellington (Nuova Zelanda) un’altra “carovana della libertà” è convogliata di fronte al parlamento neozelandese per protestare contro il lasciapassare sanitario e l’obbligo vaccinale.

Anche negli Stati Uniti si starebbero preparando varie “carovane della libertà”. Brian Brase, camionista e fondatore del gruppo “People’s Convoy” (“La carovana del popolo”), ha annunciato sul suo profilo Facebook che a breve dovrebbero partire convogli “dalla California a Washington”.

In Europa, riporta Politico, ci sono progetti simili in numerosi paesi. Nonostante il divieto, in Francia il 12 febbraio del 2022 centinaia di veicoli hanno provato a entrare a Parigi; nel pomeriggio ci sono stati alcuni scontri sugli Champs-Elysées, e la polizia ha effettuato 44 arresti.

Un’altra “carovana” – anch’essa vietata dalle autorità – è prevista per il 14 febbraio 2022 a Bruxelles, la capitale del Belgio dove qualche settimana fa si è tenuta una manifestazione anti-restrizioni particolarmente violenta, organizzata da una rete complottista transnazionale.

Comunque vada a finire in Canada, insomma, è evidente che in queste settimane si è creato un altro precedente.

Così com’è altrettanto evidente che, a due anni dall’inizio della pandemia, ci troviamo di fronte a un nuovo modello di protesta alimentato in larga parte da teorie del complotto e pulsioni estremiste, che riesce ad attrarre tante persone diverse tra loro perché si presenta come una coraggiosa forma di resistenza contro fantomatiche “dittature sanitarie”.

Peccato che l’opposizione alle misure restrittive – in fase di alleggerimento o direttamente cancellazione in quasi tutti i paesi occidentali – sia sempre più un pretesto che cela altre logiche, altre dinamiche e altri obiettivi; molti dei quali profondamente antidemocratici, nonostante la martellante retorica sulla difesa della libertà e della democrazia.

*Articolo pubblicato anche sulla newsletter Complotti!, che si occupa dell'impatto delle teorie del complotto sulla politica, sulla società e sulla cultura. Per iscriverti alla newsletter Complotti! clicca qui.

Immagine in anteprima: un tir della "carovana della libertà" a Ottawa. Foto di ΙΣΧΣΝΙΚΑ-888 via Wikimedia CommonsCC BY-SA 4.0.

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