19 Maggio 2020

“Senza immunità diffusa la Cina è esposta a una seconda ondata di COVID-19”

Zhong Nanshan, responsabile sanitario e volto pubblico della lotta cinese contro il COVID-19, avverte che la Cina è ancora esposta al rischio di nuove ondate di contagio. Il dottor Zhong, uno dei più importanti epidemiologi cinesi, è conosciuto nel suo paese come "l'eroe della SARS" per il ruolo avuto nel 2003 nella lotta contro l'epidemia della sindrome respiratoria acuta grave.

Il 20 gennaio scorso fu Zhong ad annunciare in diretta televisiva che il SARS-CoV-2 poteva trasmettersi tra persone, dopo che per  settimane le autorità locali di Wuhan avevano cercato di nascondere la gravità della situazione. Zhong si era recato personalmente nella città il 18 gennaio, racconta in un'intervista esclusiva alla CNN, e dopo il suo arrivo ricevette diverse segnalazioni da medici e ex alunni che lo avvisavano che la situazione era molto peggiore rispetto a quanto riportato dalle informazioni ufficiali. "Le autorità locali non volevano dire la verità in quel momento", conferma Zhong, che racconta di aver iniziato a dubitare dei dati ufficiali vedendo il numero dei contagiati fermo a 41 mentre all'estero apparivano i primi casi. "Non credevo a quelle cifre, per questo continuai a chiedere alle autorità il numero reale". Due giorni dopo a Pechino, il 20 gennaio, gli dissero che il totale dei casi riscontrati a Wuhan era 198, con 3 decessi e 13 contagiati tra il personale sanitario. [Di Zhong e del suo ruolo nella comprensione di ciò che stava accadendo a Wuhan ne abbiamo parlato anche in questo nostro approfondimento: Zhong accuserà pubblicamente il potente sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, di essere un bugiardo].

Quello stesso giorno, in una riunione con esponenti del governo tra cui il primo ministro, Zhong propose di chiudere la città di Wuhan per contenere la diffusione del virus. Era una misura senza precedenti, ma fortunatamente il governo decise di seguire quel consiglio e il 23 gennaio vennero cancellati tutti i voli, i treni, i bus e bloccate le principali strade che permettevano l'accesso alla città. Il 27 gennaio, intervistato dalla tv nazionale, il sindaco di Wuhan, Zhou Xianwang, ha ammesso di non aver rivelato correttamente le informazioni sul coronavirus: "come governo locale, possiamo rivelare tali informazioni solo dopo essere stati autorizzati". Il lockdown totale di Wuhan è durato 76 giorni.

Sebbene Zhong riconosca apertamente il tentativo da parte delle autorità di nascondere in un primo momento i dati reali sull'epidemia, è convinto che a partire dal 23 gennaio i numeri siano corretti. La Cina, secondo il dottore, ha imparato la lezione dalla SARS, 17 anni fa, quando il governo cercò di nascondere l'epidemia per mesi.

Uno dei casi di repressione della verità di cui si è discusso molto negli ultimi mesi è quello del dottor Li Wenliang, 34 anni, punito dalle autorità per aver cercato di dare l'allarme sul nuovo coronavirus. Li aveva avvisato i suoi colleghi sui social a fine dicembre, mettendoli in guardia sul "misterioso virus", ed era stato arrestato il 3 gennaio con l'accusa di "diffondere notizie false". Fu obbligato a firmare un documento delle autorità nel quale ammetteva di aver infranto la legge e causato gravi disordini sociali. La sua morte per COVID-19, il 6 febbraio, ha provocato indignazione nell'opinione pubblica e ha dato inizio a una protesta online contro il governo. "Vogliamo libertà di parola", è stato trending topic su uno dei social network più usati in Cina, Weibo, prima di essere cancellato. "Il governo di Wuhan deve delle scuse al dottor Li Wenliang", altro trending topic che è stato censurato dopo poche ore. Il governo, in seguito alle incessanti proteste online, ha ammesso di aver commesso un'ingiustizia, ha offerto alla famiglia delle "scuse solenni" e ha riabilitato la figura di Li, liberandolo da ogni capo d'accusa. Li Wenliang è diventato così un simbolo delle ingiustizie perpetrate dal governo cinese per mantenere il controllo delle informazioni.

In attesa di un vaccino - l'unico strumento che permetterebbe di creare un'immunità di gregge tra la popolazione - il dottor Zhong ricorda che non è il caso di compiacersi: dopo due mesi e mezzo di lockdown il governo è riuscito a contenere il virus e la vita sta lentamente tornando alla normalità a Wuhan, però sono emersi nuovi casi di coronavirus in tutta la Cina nelle ultime settimane, a Wuahn e nelle province del nord-est Heilongjiang e Jilin. Lunedì 18 maggio è stato attivato un lockdown nella città di Shulan (nella provincia di Jilin), con restrizioni simili a quelle applicate a Wuhan e il conseguente isolamento di 700 mila persone. "La maggior parte della popolazione cinese è ancora esposta al rischio di contagio. Stiamo affrontando una grande sfida", spiega Zhong, che sottolinea che la situazione nella quale si trova la Cina non è migliore di quella di altri paesi che stanno lottando con la pandemia. Tre possibili vaccini sono in fase di sperimentazione in Cina in questo momento, ma una soluzione potrebbe essere ancora molto distante. Lunedì intanto la Cina ha annunciato che se dovesse trovare un vaccino ne farebbe “un bene pubblico mondiale”.  [Leggi l'articolo sul sito della CNN]

13 Ottobre 2020 17:18
Trump, il super diffusore di disinformazione (con l’aiuto dei media)

Trump non ha bisogno dei russi per diffondere disinformazione. Ci pensano benissimo i media mainstream a dargli una mano. Il voto postale è sicuro, casi di frode sono rarissimi e hanno una portata talmente limitata da essere irrilevanti. Eppure milioni di americani, secondo diversi sondaggi, si sono convinti che il voto postale sia causa di brogli elettorali di massa.
Si potrebbe pensare che sia colpa delle "fake news", dei social media e delle infiltrazioni russe. E invece sorpresa: la principale fonte di disinformazione sul voto postale è il presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump. In questo aiutato dai media mainstream di tutto lo spettro politico, che sistematicamente ne amplificano il messaggio. A dimostrarlo un nuovo studio del Berkman Klein Center for Internet and Society at Harvard University, che ha analizzato, quantitativamente e qualitativamente, 55mila storie pubblicate dai media online (inclusi siti online di TV, giornali e radio locali e fonti esclusivamente online, forum di siti che vanno da Huffington Post e Breitbart a Townhall o DailyKos fino a blog personali) attraverso Media Cloud, 5 milioni di tweet attraverso Brandwatch, 75mila post di pagine Facebook usando CrowdTangle, relativi al voto per posta e al rischio brogli, pubblicati fra il 1 marzo e il 31 agosto 2020.

1 Ottobre 2020 17:16
Cosa sappiamo delle prove della virologa cinese, Li-Meng Yan, sul virus fabbricato in laboratorio

A settembre Li-Meng Yan, virologa cinese, intervistata da Fox News, ha raccontato senza dubbi o esitazioni che il virus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia in corso, è stato creato in laboratorio, come ha cercato poi di dimostrare in un articolo pubblicato su una piattaforma open access. Dall'isolamento del SARS-CoV-2 i tentativi di sostenere che il virus provenisse dal laboratorio di massima sicurezza di Wuhan (WIV) sono stati tanti. Ma erano affermazioni non supportate da evidenze o ricostruzioni pseudo-scientifiche inattendibili, secondo cui era stato disperso per negligenza un virus isolato in natura e studiato al WIV, o che al WIV stavano modificando per motivi sperimentali. Se così fosse stato, quei virus avrebbero riportato nella loro sequenza una precisa impronta molecolare e qualche traccia delle manipolazioni, che SARS-CoV-2 invece non ha. Nell'articolo, Li-Meng Yan costruisce una narrazione molto articolata, cerca di dimostrare con dovizia di dettagli, che chi non ha competenze in biologia molecolare fatica a seguire, come SARS-CoV-2 sia stato (o potrebbe essere stato) creato in laboratorio, per collocare alla fine la pistola fumante nelle mani di Shi ZhengLi, ricercatrice del laboratorio WIV. Ma, a un'analisi attenta, l'articolo risulta pieno di lacune e con chiari intenti politici.

18 Settembre 2020 17:15
Limitazione delle scorte di cibo, aumento dei prezzi e impoverimento dei redditi: la pandemia sta aggravando le disuguaglianze economiche

Limitazione delle scorte di cibo, aumento dei prezzi e impoverimento dei redditi. Tra le principali conseguenze negative della pandemia di COVID-19 c'è il rafforzamento delle diseguaglianze economiche. Secondo il Fondo Monetario Internazionali (FMI) nel 2020 la crescita globale prevista sarà di –4,9%, mentre la ripresa dovrebbe essere più graduale di quanto stimato in precedenza. L'FMI spiega inoltre che l'impatto negativo sulle famiglie a basso reddito è particolarmente pesante. Una situazione che mette "a repentaglio i significativi progressi compiuti nella riduzione della povertà estrema nel mondo gli anni '90". L'impatto socio-economico della pandemia COVID-19 rischia di colpire in maniera particolare i minori, secondo l’UNICEF. In particolar modo nell'Africa subsahariana e nell'Asia meridionale. Aumento di disuguaglianze e povertà non sono però fenomeni limitati ai paesi più poveri. Infatti, persone che prima lavoravano e che non si erano mai sentite obbligate a cercare aiuto ora stanno facendo la fila ai banchi alimentari anche ad esempio negli Stati Uniti, in Spagna e in Gran Bretagna.

17 Settembre 2020 17:13
La corsa geopolitica al vaccino che rischia di minare la fiducia dei cittadini

Quando è iniziata la corsa per la produzione dei vaccini per debellare la COVID-19, uno degli scenari più temuti dagli scienziati e dagli esperti di salute pubblica di tutto il mondo era rappresentato dal sacrificio della sicurezza di un eventuale vaccino in nome della velocità. Da subito, politica e scienza hanno parlato linguaggi diversi, tra chi annunciava che avremmo avuto un vaccino “entro 12 o 18 mesi” e chi, invece, predicava prudenza e invitava a non fare proclami, cercando di spiegare quanto fosse lungo l’iter di approvazione di un vaccino. Questo perché creare un vaccino è, per certi versi, la parte più semplice. Dimostrare che è sicuro ed efficace e che può essere usato in grandi fasce della popolazione e in grandi quantità, può richiedere invece anche decenni. «Sembra che ci sia una corsa per comprimere i tempi, sopprimere le scadenze e ignorare i problemi di sicurezza», ha detto Paul Offit, capo del Vaccine Education Center del Children's Hospital di Filadelfia, negli USA. Il risultato è che sempre più persone, non necessariamente antivacciniste, stanno nutrendo dubbi sulla sicurezza di un eventuale vaccino contro il nuovo coronavirus e non sono predisposte a essere vaccinate, rischiando così di pregiudicare l’efficacia di un’eventuale campagna di vaccinazione.

12 Settembre 2020 17:12
QAnon, la nuova ‘religione’ complottista dell’era Trump nata sul web, entrata nella realtà ed esplosa con la pandemia

Anche se può sembrare strano, il potere negli Stati Uniti non lo esercita il governo federale. Tutt’altro: è in mano ad un’oscura cricca di potenti pedofili che adorano Satana, succhiano il sangue dei bambini per rimanere in salute, e si sono infiltrati in tutti i gangli delle istituzioni politiche, mediatiche e culturali – Hollywood compresa. Fortunatamente, a tenere testa a questo “Stato nello Stato” ci sono Donald Trump e un gruppo di militari sotto copertura. Il presidente e altri “patrioti” stanno segretamente conducendo una guerra contro questa cricca, e tra poco i traditori finiranno a Guantanamo a scontare il resto dei loro giorni. Un anonimo funzionario dell’intelligence, conosciuto come “Q”, racconta questa grande battaglia attraverso messaggi criptici postati online. O almeno, questa è la convinzione centrale di “QAnon”- il nome della più assurda, complicata e diffusa teoria del complotto negli Stati Uniti. Sebbene le teorie del complotto facciano più presa in tempi di grandi sconvolgimenti politici e sociali, secondo diversi esperti QAnon è un qualcosa di profondamente diverso da quanto abbiamo visto finora. “È sicuramente alimentato da paranoia e populismo”, ha scritto la giornalista Adrianne LaFrance, “ma anche dalla fede religiosa. QAnon combina il fascino per il cospirazionismo con l’aspettativa di un futuro radicalmente diverso e migliore”. Preso alla lettera, tuttavia, il futuro di QAnon è apocalittico e violento. Se i tuoi avversari politici smettono di essere tali, e sono raffigurati come adoratori di Satana che bevono il sangue di bambini innocenti, eliminarli fisicamente diventa una soluzione praticabile. E il “Grande Risveglio” – il momento in cui la cricca sarà sconfitta – è di fatto un colpo di stato militare in cui politici e oppositori spariscono in campi di concentramento senza alcun processo. Non a caso, l’FBI l’ha inserito nella lista delle “minacce domestiche”. Nonostante ciò, Donald Trump si è rifiutato di prendere le distanze; anzi, l’ha velatamente supportata, definendo i seguaci della teoria come “persone che amano il loro paese”. In questo lungo articolo abbiamo ripercorso la storia di QAnon, rintracciato i suoi precedenti storici e culturali, e cercato di capire come mai delle previsioni completamente sballate abbiano generato un movimento globale.