Crisi climatica, le alluvioni in Pakistan denunciano il nostro tempo: chi inquina meno paga più di tutti
4 min letturaIl bilancio è il seguente: oltre 1.000 morti, 3 milioni gli sfollati, quasi 7 milioni di persone colpite. Da fine giugno 2025 a fine settembre, il Pakistan è stato sommerso da un'ondata di inondazioni che ha devastato le province di Khyber Pakhtunkhwa, Punjab, Sindh e Gilgit-Baltistan. Ma dietro i numeri della catastrofe emerge un quadro complesso dove la vulnerabilità climatica si scontra con decenni di malgoverno, corruzione e una pianificazione urbana irresponsabile.
La stagione dei monsoni 2025 ha portato una minaccia particolarmente insidiosa: i flash floods, inondazioni improvvise scatenate dai GLOF (Glacial Lake Outburst Floods). Il meccanismo è tanto semplice quanto devastante: il riscaldamento globale provoca lo scioglimento accelerato degli oltre 13 mila ghiacciai del paese, formando quindi dei laghi glaciali instabili. Quando questi collassano, rilasciano enormi quantità d'acqua a valle.
Delle circa 3.000 formazioni lacustri glaciali presenti nella regione himalayana, almeno 4/5 sono considerate particolarmente vulnerabili. A Chitral, dove si concentrano 543 ghiacciai dichiarati a rischio, i rappresentanti della società civile hanno lanciato l'allarme sulla "ritirata dei ghiacciai a una velocità allarmante".
Se i GLOF rappresentano la causa scatenante, l'abusivismo edilizio ha drammaticamente amplificato gli effetti. Dopo decenni di siccità, i letti dei fiumi erano stati progressivamente occupati da costruzioni abusive. Quando tra luglio e agosto i fiumi sono tornati a gonfiarsi, queste strutture sono state spazzate via.
Il caso più emblematico riguarda il fiume Ravi a Lahore. Interi complessi residenziali, approvati dalla Ravi Urban Development Authority (RUDA) e regolati dalle "Private Housing Scheme Rules" del 2014 e 2021, sono stati costruiti in aree definite "a rischio inondazione" dal dipartimento di irrigazione. La RUDA, creata nel 2020 per gestire un'area di 46 km lungo il fiume e coprendo ben 132 mila acri (circa 54 mila ettari quadri), ha sistematicamente ignorato i rischi idrogeologici.
Il Primo Ministro Shehbaz Sharif ha dovuto convocare un incontro d'emergenza per affrontare un problema che affonda le radici nell'incuria amministrativa. Solo nella città di Muzaffargarh, nel sud del Punjab, 26 villaggi sono stati completamente sommersi, colpendo 394 mila persone e 210 mila acri di terreno.
Dietro la vulnerabilità alle inondazioni si nasconde un sistema di corruzione che assorbe fino al 50% dei costi di costruzione delle opere di protezione. La Federal Flood Commission (FFC), istituita nel 1977, è accusata di non aver sviluppato strategie efficaci nonostante quasi cinquant'anni di attività e milioni di dollari ricevuti dalla Banca Mondiale e dalla Asian Development Bank.
Il caso della diga di Sukkur, nel Sindh, è emblematico. Il progetto di restauro da 286 milioni di dollari, approvato nel 2015, ha subito quasi cinque anni di ritardo. Il 30 dicembre 2024, una ditta cinese ha denunciato al National Accountability Bureau, l’organo di garanzia nazionale, una richiesta di tangente: un appartamento nel Burj Khalifa di Dubai da parte del direttore del progetto.
In Balochistan, durante le inondazioni del 2022, sono crollate dieci dighe costruite con materiali di scarsa qualità. Secondo alcune stime, tra i 25 e i 30 impianti sono stati distrutti nei distretti di Killa Saifullah, Killa Abdullah, Pishin e Quetta.
La perdita di copertura forestale ha ridotto drasticamente la capacità naturale del terreno di assorbire l'acqua piovana. In Khyber Pakhtunkhwa, la deforestazione procede al ritmo dell'1,5% annuo, pari a 8mila ettari l'anno. Nel periodo 2024-2025, 420mila alberi sono stati contrassegnati per l'abbattimento nelle foreste di Batagram, Hazara e Behrain.
In 20 anni, la regione montuosa del Gilgit-Baltistan ha perso 170 mila ettari di area forestale. Una "mafia del legname" opera con la complicità di funzionari corrotti, eliminando la prima linea di difesa contro le piogge torrenziali.
La crisi è stata aggravata dal rilascio di enormi volumi d'acqua da parte dell'India dalle dighe sui fiumi transfrontalieri Ravi e Sutlej. I rilasci, con una portata di più di 5600 metri cubi al secondo, hanno costretto all'evacuazione di massa di oltre 150.000 persone nel Punjab.
Ad aprile 2025, l'India ha sospeso unilateralmente la sua partecipazione al Trattato sulle Acque dell'Indo del 1960, aggiungendo incertezza a una situazione già critica. Il ritorno al corso naturale del Ravi, insieme al Sutlej e al Chenab, ha causato uno dei più grandi allagamenti nella storia del Punjab.
I numeri dell'emergenza umanitaria sono drammatici. Ad oggi, il bilancio nazionale conta oltre mille morti e mille feriti, con oltre 12mila case distrutte. Complessivamente sono state colpite quasi sette milioni di persone, di cui tre milioni rimaste sfollate.
L'agricoltura, settore vitale per l'economia pakistana, è in ginocchio. Migliaia di ettari di terreni coltivati e 6.500 capi di bestiame sono andati perduti. I danni economici totali sono stimati in decine di miliardi di dollari.
Il paradosso più crudele è che il Pakistan, con una produzione di appena 2,45 tonnellate di CO2 per persona all'anno, contribuisce meno dell'1% alle emissioni globali ma subisce le conseguenze più devastanti del cambiamento climatico. Due paesi, Cina e USA, producono il 45% delle emissioni globali, e i primi 10 sono responsabili di oltre il 70%. Eppure l'85% dei finanziamenti verdi va a questi stessi 10 paesi.
Alla COP29 di Baku, i negoziatori hanno fissato un obiettivo di 300 miliardi di dollari per il fondo "Loss and Damage". I paesi in via di sviluppo sostengono che servano quasi 1300 miliardi di dollari. Un divario che il ministro pakistano per il Cambiamento Climatico Musadik Malik ha definito una "crisi di giustizia".
La catastrofe del 2025 si inserisce in un ciclo devastante. Le inondazioni storiche del 2010 colpirono 20 milioni di persone, quelle del 2022 ne coinvolsero 33 milioni, uccidendo oltre 1.700 persone e causando danni tra i 30 e 40 miliardi di dollari. Dal 1947 a oggi, le alluvioni hanno provocato oltre 12.300 vittime e danni superiori a 38 miliardi di dollari.
Il Pakistan del 2025 rappresenta così uno specchio delle contraddizioni del nostro tempo: un paese intrappolato tra la vulnerabilità climatica imposta da altri e le proprie profonde mancanze interne, dove il prezzo più alto lo pagano sempre le classi più povere.
Immagine in anteprima: frame video The Indian Express via YouTube







