La Rai? No, non è la BBC. E il problema è culturale, non è (solo) questione di modello

Oggi sarà nominato il nuovo direttore generale della BBC. La procedura? Un annuncio di lavoro e la selezione dei candidati. Intanto in Italia la Rai…



Arianna Ciccone @_arianna
@valigiablu – riproduzione consigliata

Con molta probabilità oggi sarà annunciato il nuovo direttore generale della BBC. (update ore 12.45: il nuovo direttore generale della BBC è George Entwistle, direttore di BBC Vision).

Ed è inevitabile pensare a quello che sta succedendo in Italia con la Rai. La triste e umiliante (non solo per noi cittadini ma per la politica stessa e per la storia della Rai) vicenda della nomine del Consiglio di amministrazione ci riserva anche oggi l’ennesima puntata da soap opera. (update ore 14.32: Pdl fa saltare terzo voto).

Mentre i partiti in Italia mettono in scena una delle loro peggiori perfomance, cosa succede al servizio pubblico britannico?

Ad aprile una società di cacciatori di teste Egon Zehnder International si occupa dell’annuncio per la selezione del direttore generale della BBC: un vero e proprio annuncio di lavoro, dove viene specificato il ruolo, le competenze richieste etc. etc.


Candidates are invited to email their CV and a covering letter, briefly outlining their views on the challenges and opportunities facing the BBC and describing how their skills and experiences fit the role specification, to app3@ezi.net

I candidati sono invitati a spedire il curriculum, già.
Dopo una prima selezione, c’è un secondo giro di colloqui con i ‘finalisti’. I nomi sono pubblici, si discute della loro storia professionale, l’opinione pubblica è informata di ogni passaggio.
Chi decide? La Commissione, BBC Trust , composta da 12 membri nominati dal Consiglio della Regina su indicazione dei Ministri del Governo.
Sono nomine politiche? No, perché viene garantita (e data per scontata) l’indipendenza e l’autonomia dei professionisti indicati per ricoprire quel ruolo.
E qui mi è venuto in mente un aneddoto che spiega molto del nostro Paese e perché nessuna legge può nulla di fronte ad una cultura e una mentalità servile e soggetta alla politica. Non c’è modello che tenga davanti a un palese vuoto di etica pubblica.
L’aneddoto me lo raccontò, durante la presentazione del libro ‘La Tv che non c’è come e perché riformare la Rai‘,  il prof. Franco Chiarenza, docente Storia comunicazioni di massa dell’Università La Sapienza.
Diversi anni fa una delegazione della Rai ebbe un incontro a Londra alla BBC per studiare il modello del servizio pubblico britannico. Quando chiesero come veniva nominata la Commissione e gli fu detto che i membri venivano nominati dalla Regina su indicazione del Governo, ai delegati Rai venne spontanea una domanda: ‘E come fate a garantire l’autonomia dalla politica?’
Gli inglesi non capivano la domanda, e non per colpa della traduzione. Proprio non la capivano concettualmente. Per loro non si poneva nemmeno la questione. Era impensabile che professionisti al servizio del pubblico potessero mai venire influenzati da richieste e pressioni politiche ed era impensabile anche che la politica potesse permettersi di fare pressione sui membri della Commissione.
Io intanto oggi seguo su twitter la nomina del direttore generale della BBC. Come finiranno le manovre con la Rai non mi interessa più.



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