Rosa Tricolore, doveva imbestialirsi Alfano, non @matteorenzi

Intervista partecipativa a Marco Damilano, giornalista de l’Espresso e autore dell’articolo che ha rivelato un documento riservato del PDL.


Arianna Ciccone
@valigiablu – riproduzione consigliata
Il documento La Rosa Tricolore pubblicato da L’Espresso (e l’articolo Berlusconi: il piano segreto per Renzi premier firmato da Tommaso Cerno e Marco Damilano) ha scatenato diverse polemiche e critiche. 
L’aspetto giornalistico della vicenda andava, a mio avviso, approfondito (considerando anche la discussione che c’è stata tra il direttore de Il Post Luca Sofri – qui il suo post sull’argomento – e il giornalista de l’Espresso Alessandro Gilioli in merito al documento). 
Ho voluto sperimentare una sorta di intervista partecipativa (visto che le critiche non sono arrivate solo da giornalisti, colleghi, o politici risentiti dalla pubblicazione, ma anche da lettori comuni) e ho così raccolto alcune domande su facebook che ho poi sottoposto a Marco Damilano. 

Come avete avuto il documento? Sgarbi dice che lo avete avuto da Dini…

Più che da valigia blu sarei da cartellino rosso se rispondessi a questa domanda: le fonti non si rivelano…
Qualcuno sospetta che siete stati imboccati apposta, insomma siete stati ‘usati’.
Usati per cosa? Chi fa questa critica, probabilmente, non avrebbe pubblicato neppure le lettere dei corvi del Vaticano. Ogni volta che una fonte rivela una notizia intende usare la pubblicazione per creare un effetto. Noi dobbiamo preoccuparci solo di una cosa: che la notizia sia vera (e il Piano Rosa Tricolore lo era!). L’uso politico che se ne vuole farne non è affare nostro. Altrimenti noi stessi entreremmo nel campo di chi-strumentalizza-chi e non faremmo il nostro lavoro. Questo naturalmente non vuol dire che bisogna pubblicare tutto: la professionalità di un giornalista consiste appunto nella selezione delle informazioni ricevute. Ma l’argomento “avete fatto il gioco di quello” non esiste. Se non da parte di chi vuole fare il gioco della parte opposta… 
Nell’articolo c’è scritto che quel documento girava anche se in modo riservato. Sapete se altri giornalisti lo hanno avuto/letto?
Non so se altri giornalisti avessero letto il documento. Mi sento di escluderlo, però: l’avrebbero pubblicato immediatamente, come abbiamo fatto Tommaso Cerno e io.
Per alcuni, anche giornalisti, il documento era talmente risibile da non meritare nemmeno la pubblicazione.
Era talmente risibile che tutto il dibattito di Fiuggi nel Pdl e del Pd è stato monopolizzato dalla nostra pubblicazione. Sul tema sono intervenuti Berlusconi, Alfano e tutto lo stato maggiore del Pdl. E Renzi ha corretto progressivamente il tiro: prima ha detto che era schifato, poi l’ha buttata sul ridere, a Firenze finalmente ha concluso che non è un male piacere alla parte avversaria, anzi. È questo il cuore del problema. Io non ho capito perché Renzi ha reagito così (e a ruota tutti i renzini della Rete, anche quelli blasonati). La forza di quelle pagine è che un documento prodotto da persona vicinissima a Berlusconi (come lo stesso Cavaliere ha confermato) dava il benservito a tutta la classe dirigente del Pdl, definita in blocco «miracolati irriconoscenti». Meglio Renzi di Alfano (e di Montezemolo, Passera…), si aggiungeva. Si sarebbe dovuto imbestialire Alfano, non Renzi! E invece le tifoserie si sono scatenate. Forse perché si tocca un punto importante: qual è l’identità politica del sindaco di Firenze? Per Luca Sofri, legittimamente, è il nuovo Obama e guai a chi lo tocca. Per Stefano Fassina è un ex portaborse di destra, con questi argomenti finiranno per consegnarlo ai berlusconiani dando ragione al Piano B. Ma Renzi chi è? Cosa pensa, dell’Europa, della crescita, del presidenzialismo? Finora si sono viste belle citazioni di Mary Poppins, la politica ancora no. 
Una delle critiche più forti riguarda non la pubblicazione in sé, ma come è stata confezionata la notizia. Sensazionalismo spinto e forzatura nel titolo e nel sommario, insomma l’articolo è stato costruito in funzione antirenziana.  
Nessuna funzione anti-renziana. Di certo quello era il punto più sorprendente e andava giustamente enfatizzato nella titolazione. Ma la notizia, ripeto, non è che Renzi inciucia con Berlusconi ma che alcuni consiglieri berlusconiani prendono in considerazione di appoggiare una sua eventuale candidatura fuori dal Pd. Semmai è Renzi che ha usato una parola a sproposito (e i renzini si sono accodati): dossier. Quale dossier? Dossier è la falsa informativa sull’omosessualità di Boffo. Qui c’è un documento politico che fa un’analisi politica, cosa c’è di offensivo o di schifoso? Sono contento che lo stesso Matteo abbia poi rettificato: forse quando è intervenuto a caldo non aveva ancora letto il nostro articolo.
Avete scritto che il documento è stato commissionato da Berlusconi, ma l’autore Volpe Pasini dice di no, che è stata una sua iniziativa. Tra l’altro avete definito Pasini il nuovo guru di Berlusconi, su quali basi? 
Commissionato era una sintesi nel sommario che poi è stata modificata. Volpe Pasini fa parte dell’inner circle berlusconiano, è un personaggio di casa a Palazzo Grazioli, uno dei fondatori di Forza Italia legato a Verdini e Dell’Utri. Per qualcuno è ridicolo dare credito a personaggi così. Sarà, ma anche la Brambilla sembrava ridicola ed è diventata ministro. Anche Grillo sembrava un comico e ora è uno degli uomini più potenti d’Italia. Anche il progetto Forza Italia nel 1993 fu sottovalutato da tutti (tranne che dall’Espresso di Claudio Rinaldi!) e poi si è visto. Siamo in una fase confusa, caotica, tutto diventa possibile, è molto difficile distinguere tra il ridicolo e il verosimile. L’unica scelta da fare è pubblicare e analizzare tutto. Se il piano Pasini fosse stata una boiata o una patacca non avrebbe condizionato il dibattito per tre giorni. 
Perché non avete sentito Renzi per completezza di informazione?

Avremmo dovuto sentire anche Passera, Montezemolo, il povero Marco Rizzo ingiustamente segnalato come uno che Berlusconi potrebbe appoggiare e che non è stato difeso da nessuno… I fans di Renzi si preoccupano giustamente di Renzi, fanno benissimo. Purché si sappia che sono tifosi. C’è un non detto che vorrei esplicitare: voi dell’Espresso siete contro Renzi e lo volete rovinare. La stessa cosa che hanno detto i bersaniani quando abbiamo scritto della Leopolda otto mesi fa. Ci hanno accusato di avere Luigi Zingales tra i nostri collaboratori o di aver dato troppo spazio al sindaco. Non si fa prima a dire che non ci sono complotti ma solo notizie che vanno pubblicate? Chi teorizza il contrario (il piano andava lasciato nel cassetto) fa (lui sì!) una forzatura: non pubblica una notizia perché pensa che danneggi il suo amico politico. Come li ha definiti ormai trent’anni fa Giampaolo Pansa: giornalisti a sovranità limitata. Giornalisti dimezzati.




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