1 febbraio 2012

Le proteste contro ACTA sono sbagliate: ecco perché

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È  un cattivo accordo ma chi lo contesta lo fa per i motivi sbagliati. 

Da diversi mesi ci stiamo occupando di ACTA, abbiamo intervistato il Portavoce dell'UE per il commercio John Clancy e fatto un punto sulla protesta e seguito il percorso 'legislativo' con il primo sì da parte di 22 Stati membri dell'UE. Siccome, come sempre, pensiamo che una protesta debba essere informata, continuiamo il nostro approfondimento proponendo questo articolo che analizza la fragilità e la debolezza della protesta contro questi accordi. 

COSA ACTA NON DICE di Timothy B. Lee

(Questo pezzo è apparso originariamente su Ars Techica con il titolo 'As Anonymous protests, Internet drowns in inaccurate anti-ACTA arguments'. Traduzione italiana di Fabio Chiusi)

Dopo la vittoria decisiva della Rete sullo Stop Online Piracy Act il mese scorso, gli attivisti online hanno cercato il prossimo bersaglio, e un numero crescente di loro ha scelto l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), che è stato firmato dall'Unione Europea la settimana scorsa. Infatti, la rinnovata attenzione per ACTA ha perfino portato un gruppo di politici polacchi a indossare maschere di carta di Guy Fawkes – il simbolo di Anonymous – in protesta con il modo in cui ACTA è stata fatta forzatamente accettare. Negli Stati Uniti oltre 35 mila persone hanno firmato una petizione che chiede alla Casa Bianca di «mettere la parola fine ad ACTA», nonostante sia già stata firmata dagli USA.

Ad Ars Technica ci dedichiamo come chiunque altro a difendere la libera espressione, il fair use, e una Rete aperta, contro nuovi leggi draconiane sul copyright. Ma è importante che il dibattito sia alimentato da corretta informazione. Sfortunatamente, molte delle affermazioni messe in circolazione dai critici di ACTA sono fortemente fuorvianti o totalmente sbagliate. Abbiamo scritto su ACTA per oltre quattro anni, e siamo fiduciosi di poter fare un po' di chiarezza su un tema così delicato.

Molta della disinformazione sembra provenire dal fatto che il testo finale si sia rivelato molto meno pericoloso per la libertà di Internet di quanto avessero suggerito le prime stesure. Un numero imprecisato di proposte controverse era incluso, o si diceva fosse incluso, nelle prime versioni del trattato. Ma grazie in parte alla forte reazione negativa del pubblico, la gran parte di queste disposizioni è stata eliminata, o quantomeno annacquata, nella versione finale di ACTA.

La versione finale è stata disponibile al pubblico per mesi, ma molti degli oppositori di ACTA continuano a concentrarsi su queste disposizioni cancellate, nelle loro discussioni contro il trattato. Esamineremo quattro delle affermazioni più trenchant su ACTA che hanno circolato in Rete nell'ultima settimana, poi le confronteremo con ciò che ACTA dice davvero.

QUATTRO AFFERMAZIONI DISCUTIBILI SU ACTA

Affermazione: «ACTA da ai provider (ISP) il potere di – o meglio li costringe a – controllare tutti i tuoi pacchetti, sempre».

Realtà: Questa è l'affermazione più ripetuta, ed è semplicemente sbagliata. Niente nel trattato sembra richiedere agli ISP di controllare il traffico dei loro clienti. Mentre versioni precedenti del trattato avevano proposto misure 'three strikes' in stile francese (cioè che comportano la disconnessione alla terza violazione, ndt), queste disposizioni sono state eliminate dalla versione finale del trattato. Ciò che più si avvicina in ACTA all'obbligo di sorveglianza per gli ISP è la sezione 27.3, che richiede alle nazioni partecipanti di «promuovere sforzi collaborativi all'interno della business community per affrontare efficacemente le violazioni di marchi registrati e diritto d'autore o diritti correlati, preservando allo stesso tempo la legittima competizione e, coerentemente con la legge del Contraente, preservando principi fondamentali quali la libertà di espressione, il giusto processo e la privacy».

Costringere gli ISP a monitorare attivamente il traffico dei loro clienti potrebbe essere uno dei modi per soddisfare questo requisito. Implementare un regime di 'three strikes' potrebbe essere un altro. Ma ci sono anche modi innocui con cui un paese potrebbe soddisfarlo, come tenere conferenze sulla tutela del copyright, inviare letteratura accademica ai soggetti che fanno affari nel settore incoraggiandoli a rispettare il copyright e creare una linea diretta per sospette violazioni del copyright o dei marchi registrati.

Affermazione: «Puoi immaginare farmaci generici, che potrebbero salvare delle vite, messi al bando? Puoi immaginare semi che potrebbero nutrire migliaia di persone tenuti sotto controllo e trattenuti nel nome dei brevetti? Tutto questo diventerà realtà con ACTA.» (il passaggio è tratto dal video esplicativo di ACTA realizzato da LQDN, ndt)

Realtà: La sezione 3 di ACTA riguarda lo scambio illegale di prodotti attraverso i confini. Richiede che i Paesi consentano agli ufficiali delle dogane di sequestrare i beni sospettati di essere in violazione. Tali sequestri sarebbero consentiti non solo nelle nazioni di origine e destinazione, ma anche mentre i beni sono in transito attraverso un paese terzo.

I critici argomentano che le compagnie farmaceutiche potrebbero usare questa disposizione per sequestrare farmaci generici durante il passaggio attraverso paesi terzi, anche se i farmaci fossero legali nel sistema dei brevetti del paese di destinazione. Allo stesso modo, sono preoccupati che semi geneticamente modificati, e gravati di brevetto, possano essere sequestrati durante la spedizione attraverso i confini. Ma la postilla 6 del trattato dichiara che «i brevetti e la protezione di informazioni segrete non rientrano nell'ambito di applicazione» della sezione 3.

Ci sono stati casi isolati di farmaci generici sequestrati sulla base del marchio perché ricordavano troppo da vicino l'aspetto del corrispondente farmaco contrassegnato da un marchio. (Si pensi a Nexium, per esempio, che è commercializzato come la «pillola viola».) Ma alla peggio ciò richiederebbe ai produttori di farmaci generici di modificare leggermente l'aspetto dei loro farmaci per evitare di violare i marchi registrati.

Uno studio approfondito dell'impatto di ACTA sui medicinali generici ha scoperto che il trattato «rende l'applicazione dei diritti di proprietà intellettuale nelle corti, ai confini, da governi e privati più facile, meno costosa, e più 'deterrente' nel livello delle penalizzazioni. A questo modo, incrementa i rischi e le conseguenze di perquisizioni, sequestri, azioni legali e altre azioni esecutive errate contro i legittimi fornitori di medicinali generici». Perciò al margine, ACTA potrebbe nuocere al flusso di farmaci generici verso i paesi poveri, ma è una grossa esagerazione dire che i farmaci generici sarebbero «proibiti».

Affermazione: ACTA «obbliga i firmatari ad accollarsi molte delle caratteristiche peggiori di SOPA e PIPA.» È «la versione europea delle statunitensi SOPA e PIPA messe insieme e aumentate fino a 11»

Realtà: Le disposizioni di SOPA e PIPA che hanno generato le maggiori proteste sono state quelle che avrebbero messo al bando i siti da DNS, motori di ricerca, reti di pagamento e pubblicità. Nessuna di queste proposte è stata inclusa in ACTA. Forse il riferimento è alle disposizioni che richiedono ai firmatari di «promuovere sforzi collaborativi all'interno della business community», ma come abbiamo visto ci sono molti modi di soddisfare quel requisito meno draconiani delle disposizioni di SOPA che hanno suscitato tante controversie.

Nelle parole dello studioso canadese del copyright (e critico di lunga data di ACTA) Michael Geist, «da un punto di vista sostanziale, le disposizioni di ACTA su Internet sono chiaramente non dannose quanto quelle contemplate da SOPA. Nel corso di molti anni di proteste e pressioni pubbliche, le disposizioni su Internet sono state gradualmente annacquate con la rimozione del linguaggio delle 'tre violazioni e sei fuori'. Altre disposizioni controverse sui danni legali e le regole anti-videoregistrazione sono state rese opzionali piuttosto che obbligatorie».

Affermazione: «Gli ISP saranno costretti a verificare costantemente che nessun materiale protetto da diritto d'autore, o link a materiale protetto da diritto d'autore, si trovi sui loro server... Perfino parti di frasi potrebbero essere protette e rese prescritte dal copyright.»

Realtà: Queste affermazioni vengono da un video prodotto da Anonymous; mentre i tanti 'membri' del gruppo sono preoccupati della censura e del massimalismo del copyright, il video in sé è pieno di affermazioni erronee. Il video è stato incorporato da organi di stampa che dovrebbero essere più giudiziosi, come The Atlantic, ed è stato visto mezzo milione di volte.

Perché si sappia, niente in ACTA sembra richiedere ai siti di controllare costantemente che non vi sia materiale user-generated in violazione del diritto d'autore. E non abbiamo idea di come ACTA potrebbe essere interpretata come capace di portare «parti di frasi» sotto la protezione del copyright.

 ACTA È UN CATTIVO ACCORDO

 Niente di tutto ciò significa che ACTA sia positiva. Non lo è. Ha problemi sia procedurali che sostanziali – e c'è bisogno che i critici la attacchino sulle basi giuste.

ACTA è stata negoziata in estrema segretezza da un piccolo gruppo di nazioni abbienti. Come chiarito da documenti trafugati, l'obiettivo esplicito di questo approccio è stato scavalcare le istituzioni internazionali esistenti come WIPO, dove altri paesi avrebbero potuto avere da ridire su adempimenti sulla proprietà intellettuale anche più restrittivi. Invece, ACTA è stata una «coalizione dei volenterosi» che «mirerebbe a definire un 'gold standard' per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale tra un piccolo numero di paesi che la pensano allo stesso modo, e a cui altri paesi potrebbero aspirare di unirsi.»

Quanto alla segretezza, perfino alcuni partecipanti l'hanno trovata inquietante. Il principale negoziatore ACTA dell'UE ha addirittura detto a un ufficiale dell'ambasciata USA in Svezia che «la questione della segretezza è stata molto dannosa per il clima della negoziazione in Svezia... Il segreto intorno alle negoziazioni ha portato a legittimare la messa in questione dell'intero processo.»

Negli USA, ACTA è stata soprannominata un«accordo esecutivo» piuttosto che un «trattato», il che ha permesso ai negoziatori di saltare il processo ordinario di ratificazione al Senato. Se ACTA diventasse una parte vincolante della legge internazionale, creerebbe un precedente per futuri trattati che evitino i principi basilari di trasparenza e responsabilità democratica.

Il problema con ACTA non è tanto che richiederebbe cambiamenti alla legge americana ed europea, quanto piuttosto che diventerebbe un altro meccanismo con cui i governi Occidentali potrebbero costringere i paesi più poveri ad adottare cattive politiche di copyright. Per esempio, il trattato richiede che i firmatari adottino leggi anti-aggiramento simili a quelle nella DMCA americana, e un regime di danni legali come quello che ha prodotto un giudizio da 1,5 milioni di dollari contro Jammie Thomas-Rasset per aver sgarrato per 24 canzoni. Una volta che ACTA fosse adottata nei paesi ricchi, è probabile che il governo USA faccia dell'adozione un elemento del suo rapporto Special 301, che enumera i paesi che Washington considera avere leggi sul copyright non sufficientemente forti. Grazie a questo tipo di pressioni, i trattati sul copyright adottati negli Stati Uniti e in Europa sono infine appioppati al resto del mondo.

Più in generale, il trattato continua l'arpionamento a senso unico di protezioni sempre più forti per il copyright. ACTA stabilisce un nuovo, più elevato minimo di protezioni del copyright e di adempimenti richiesti ai paesi, ma non richiede loro di preservare meccanismi come il 'fair use' e l'immunità degli intermediari che proteggono la libertà intellettuale.

Se il Congresso decidesse mai che i diritti di proprietà intellettuale hanno oscillato troppo in una direzione, li potrebbe sempre ribilanciare cambiando la legge, no? Non proprio. Accordi internazionali come ACTA legano le mani dei legislatori a meno che gli Stati Uniti non intendano rinunciarvi per primi.

Per questo il repubbilcano Darrell Issa (R-CA) la settimana scorsa ha chiamato ACTA «più pericolosa di SOPA.» Ha aggiunto: «Non la posso votare. Intende non mutare le leggi esistenti. Ma una volta implementata, crea un sistema di adempimenti completamente nuovo e legherà virtualmente le mani del Congresso a disfarlo.»

Sfortunatamente, queste ragioni sono difficili da spiegare al pubblico. Così troppi oppositori di ACTA stanno, forse senza saperlo, attaccando ACTA per disposizioni che non sono nel trattato. Non verseremo troppe lacrime se questa disinformazione aiuterà a uccidere un cattivo trattato, ma preferiremmo vincere il dibattito onestamente – e praparare le persone per il sequel di ACTA in arrivo

tags: proteste , internet , ACTA , brevetti , accordi , multinazionali , pirateria , provider
data: 1 febbraio 2012
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#1 da arturo di corinto
inviato il 1/2/2012
Purtroppo anche il mitico Berners Lee non considera un semplice fatto: che ACTA, dopo la sua entrata in vigore, prevede l'istituzione di un organismo che avrà il potere di modificare il trattato (poi i paesi ratificatori decidono se approvare i cambiamenti o uscire dall'accordo, pensa te). Chi paga questo organismo e quali garanzie di controllo e verifica ci saranno, non è specificato, come non vengono specificati limiti ai poteri di modifica da parte di questo organismo, al di là dei vaghi principi generali del preambolo. Con questa clausola è possibile far evolvere drasticamente ACTA minimizzando o annullando le interferenze dei parlamenti nazionali e saltando completamente WIPO e la "seccatura" dell'opinione pubblica. In gioco potrebbe esserci non tanto (o non solo) l'enforcement, ma a lungo termine proprio il controllo di Internet; un controllo esteso può facilmente diventare uno dei più grandi business nella storia dell'industria del copyright. Quindi l'impressione è che l'obiettivo principale sia di far adottare ACTA nel più breve tempo possibile, e non deve ingannare che la forma attuale sia meno forte di quella iniziale (per es. è stata tolta la parte che prevedeva la revoca dell'esenzione di responsabilità per quegli ISP che non avessero preso misure tecniche adeguate per prevenire le violazioni del copyright), perché dopo la ratifica ACTA potrà essere modificato senza limitazioni. Comunque alcune delle sue argomentazioni erano già presenti nel mio articolo e mi ci trovo d'accordo:http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/31/news/acta_minaccia_globale-29074961/

#2 da valigiablu
inviato il 1/2/2012
L'articolo è di Timothy B. Lee

#3 da luca
inviato il 6/2/2012
ACTA viola la privacy degli utenti internet e soprattutto la loro libertà di espressione. NO ACTA. ASSOLUTAMENTE


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