Le proteste contro ACTA sono sbagliate: ecco perché

È un cattivo accordo ma chi lo contesta non lo fa per i motivi giusti.


@valigiablu – riproduzione consigliata
È  un cattivo accordo ma chi lo contesta lo fa per i motivi sbagliati.

Da diversi mesi ci stiamo occupando di ACTA, abbiamo intervistato il Portavoce dell’UE per il commercio John Clancy e fatto un punto sulla protesta e seguito il percorso ‘legislativo’con il primo sì da parte di 22 Stati membri dell’UE. Siccome, come sempre, pensiamo che una protesta debba essere informata, continuiamo il nostro approfondimento proponendo questo articolo che analizza la fragilità e la debolezza della protesta contro questi accordi.

COSA ACTA NON DICE di Timothy B. Lee

(Questo pezzo è apparso
originariamente su
Ars
Techica
con il
titolo ‘
As Anonymous
protests, Internet drowns in inaccurate anti-ACTA arguments’. Traduzione
italiana di
Fabio Chiusi)

Dopo la vittoria
decisiva
della Rete
sullo Stop Online Piracy Act il mese scorso, gli attivisti online hanno cercato
il prossimo bersaglio, e un numero crescente di loro ha scelto
l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), che è stato firmato dall’Unione
Europea la settimana scorsa. Infatti, la rinnovata attenzione per ACTA ha
perfino portato un gruppo di politici polacchi a indossare maschere di carta di
Guy Fawkes – il simbolo di Anonymous – in protesta con il modo in cui ACTA è
stata fatta forzatamente accettare. Negli Stati Uniti oltre 35 mila persone
hanno firmato una
petizione che chiede alla Casa Bianca di
«mettere la parola fine ad ACTA», nonostante sia
già
stata firmata dagli USA
Ad Ars Technica ci dedichiamo come
chiunque altro a difendere la libera espressione, il fair use, e una Rete
aperta, contro nuovi leggi draconiane sul copyright. Ma è importante che il
dibattito sia alimentato da corretta informazione. Sfortunatamente, molte delle
affermazioni messe in circolazione dai critici di ACTA sono fortemente
fuorvianti o totalmente sbagliate. Abbiamo scritto su ACTA per oltre quattro
anni, e siamo fiduciosi di poter fare un po’ di chiarezza su un tema così
delicato.

Molta della disinformazione sembra
provenire dal fatto che il testo finale si sia rivelato molto meno pericoloso
per la libertà di Internet di quanto avessero suggerito le prime stesure. Un
numero imprecisato di proposte controverse era incluso, o si diceva fosse
incluso, nelle prime versioni del trattato. Ma grazie in parte alla forte
reazione negativa del pubblico,
la
gran parte di queste disposizioni è stata eliminata
, o quantomeno annacquata, nella
versione finale di ACTA.

La versione finale è stata
disponibile al pubblico per mesi, ma molti degli oppositori di ACTA continuano
a concentrarsi su queste disposizioni cancellate, nelle loro discussioni contro
il trattato. Esamineremo quattro delle affermazioni più trenchant
su ACTA che hanno circolato in Rete
nell’ultima settimana, poi le confronteremo con ciò che ACTA dice davvero.

QUATTRO AFFERMAZIONI DISCUTIBILI
SU ACTA

Affermazione: «ACTA da ai provider (ISP) il
potere
di – o
meglio li costringe a – controllare tutti i tuoi pacchetti, sempre».

Realtà: Questa è l’affermazione più
ripetuta, ed è semplicemente sbagliata. Niente nel trattato sembra richiedere
agli ISP di controllare il traffico dei loro clienti. Mentre versioni
precedenti del trattato avevano proposto
misure
‘three strikes’ in stile francese
),
queste disposizioni sono state eliminate dalla versione finale del trattato.
Ciò che più si avvicina in ACTA all’obbligo di sorveglianza per gli ISP è la
sezione 27.3, che richiede alle nazioni partecipanti di «promuovere sforzi
collaborativi all’interno della business community per affrontare efficacemente
le violazioni di marchi registrati e diritto d’autore o diritti correlati,
preservando allo stesso tempo la legittima competizione e, coerentemente con la
legge del Contraente, preservando principi fondamentali quali la libertà di
espressione, il giusto processo e la privacy».

Costringere gli ISP a monitorare
attivamente il traffico dei loro clienti potrebbe essere uno dei modi per
soddisfare questo requisito. Implementare un regime di ‘three strikes’ potrebbe
essere un altro. Ma ci sono anche modi innocui con cui un paese potrebbe
soddisfarlo, come tenere conferenze sulla tutela del copyright, inviare
letteratura accademica ai soggetti che fanno affari nel settore incoraggiandoli
a rispettare il copyright e creare una linea diretta per sospette violazioni
del copyright o dei marchi registrati.

Affermazione: «Puoi immaginare farmaci generici, che potrebbero
salvare delle vite, messi al bando? Puoi immaginare semi che potrebbero nutrire
migliaia di persone tenuti sotto controllo e trattenuti nel nome dei brevetti?
Tutto questo
diventerà
realtà
con ACTA.» (il passaggio è tratto dal video
esplicativo di ACTA
realizzato da LQDN, ndt)

Realtà: La sezione 3 di ACTA riguarda lo scambio illegale di
prodotti attraverso i confini. Richiede che i Paesi consentano agli ufficiali
delle dogane di sequestrare i beni sospettati di essere in violazione. Tali
sequestri sarebbero consentiti non solo nelle nazioni di origine e
destinazione, ma anche mentre i beni sono in transito attraverso un paese
terzo.

I critici argomentano che le compagnie
farmaceutiche potrebbero usare questa disposizione per sequestrare farmaci
generici durante il passaggio attraverso paesi terzi, anche se i farmaci
fossero legali nel sistema dei brevetti del paese di destinazione. Allo stesso
modo, sono preoccupati che semi geneticamente modificati, e gravati di
brevetto, possano essere sequestrati durante la spedizione attraverso i
confini. Ma la postilla 6 del trattato dichiara che «i brevetti e la protezione
di informazioni segrete non rientrano nell’ambito di applicazione» della
sezione 3.

Ci sono stati casi isolati di farmaci generici
sequestrati sulla base del marchio perché ricordavano troppo da vicino
l’aspetto del corrispondente farmaco contrassegnato da un marchio. (Si pensi a
Nexium, per esempio, che è commercializzato come la «pillola viola».) Ma alla
peggio ciò richiederebbe ai produttori di farmaci generici di modificare
leggermente l’aspetto dei loro farmaci per evitare di violare i marchi
registrati.

Uno
studio approfondito
dell’impatto di ACTA sui
medicinali generici ha scoperto che il trattato «rende l’applicazione dei
diritti di proprietà intellettuale nelle corti, ai confini, da governi e
privati più facile, meno costosa, e più ‘deterrente’ nel livello delle
penalizzazioni. A questo modo, incrementa i rischi e le conseguenze di
perquisizioni, sequestri, azioni legali e altre azioni esecutive errate contro
i legittimi fornitori di medicinali generici». Perciò al margine, ACTA potrebbe
nuocere al flusso di farmaci generici verso i paesi poveri, ma è una grossa
esagerazione dire che i farmaci generici sarebbero «proibiti».

Affermazione: ACTA «obbliga
i firmatari
ad accollarsi molte delle
caratteristiche peggiori di SOPA e PIPA.» È «
la versione
europea
delle statunitensi SOPA e PIPA messe
insieme e aumentate fino a 11»

Realtà: Le disposizioni di SOPA e PIPA che hanno generato le
maggiori proteste sono state quelle che avrebbero messo al bando i siti da DNS,
motori di ricerca, reti di pagamento e pubblicità. Nessuna di queste proposte è
stata inclusa in ACTA. Forse il riferimento è alle disposizioni che richiedono
ai firmatari di «promuovere sforzi collaborativi all’interno della business
community», ma come abbiamo visto ci sono molti modi di soddisfare quel requisito
meno draconiani delle disposizioni di SOPA che hanno suscitato tante
controversie.

Nelle
parole
dello studioso canadese del copyright (e
critico di lunga data di ACTA) Michael Geist, «da un punto di vista
sostanziale, le disposizioni di ACTA su Internet sono chiaramente non dannose
quanto quelle contemplate da SOPA. Nel corso di molti anni di proteste e
pressioni pubbliche, le disposizioni su Internet sono state gradualmente annacquate
con la rimozione del linguaggio delle ‘tre violazioni e sei fuori’. Altre
disposizioni controverse sui danni legali e le regole anti-videoregistrazione
sono state rese opzionali piuttosto che obbligatorie».

Affermazione: «Gli ISP saranno
costretti
a verificare costantemente che nessun
materiale protetto da diritto d’autore, o link a materiale protetto da diritto
d’autore, si trovi sui loro server… Perfino parti di frasi potrebbero essere
protette e rese prescritte dal copyright.»

Realtà: Queste affermazioni vengono da un video prodotto da Anonymous; mentre i tanti ‘membri’ del
gruppo sono preoccupati della censura e del massimalismo del copyright, il
video in sé è pieno di affermazioni erronee. Il video è stato incorporato da
organi di stampa che dovrebbero essere più giudiziosi, come
The
Atlantic
, ed è stato visto mezzo milione di
volte.

Perché si sappia, niente in ACTA sembra
richiedere ai siti di controllare costantemente che non vi sia materiale user-generated
in violazione del diritto d’autore. E non abbiamo idea di come ACTA potrebbe
essere interpretata come capace di portare «parti di frasi» sotto la protezione
del copyright.

 ACTA È UN CATTIVO ACCORDO

 Niente di tutto ciò significa che ACTA sia
positiva. Non lo è. Ha problemi sia procedurali che sostanziali – e c’è bisogno
che i critici la attacchino sulle basi giuste.

ACTA è stata negoziata in estrema segretezza da
un piccolo gruppo di nazioni abbienti. Come
chiarito da documenti trafugati, l’obiettivo esplicito di questo
approccio è stato scavalcare le istituzioni internazionali esistenti come WIPO,
dove altri paesi avrebbero potuto avere da ridire su adempimenti sulla
proprietà intellettuale anche più restrittivi. Invece, ACTA è stata una
«coalizione dei volenterosi» che «mirerebbe a definire un ‘gold standard’ per
la tutela dei diritti di proprietà intellettuale tra un piccolo numero di paesi
che la pensano allo stesso modo, e a cui altri paesi potrebbero aspirare di
unirsi.»

Quanto alla segretezza, perfino alcuni
partecipanti l’hanno trovata inquietante. Il principale negoziatore ACTA
dell’UE ha addirittura detto a un ufficiale dell’ambasciata USA in Svezia che
«la questione della segretezza è stata molto dannosa per il clima della
negoziazione in Svezia… Il segreto intorno alle negoziazioni ha portato a
legittimare la messa in questione dell’intero processo.»

Negli USA, ACTA è stata soprannominata un«accordo
esecutivo» piuttosto che un «trattato», il che ha permesso ai negoziatori di
saltare il processo ordinario di ratificazione al Senato. Se ACTA diventasse
una parte vincolante della legge internazionale, creerebbe un precedente per
futuri trattati che evitino i principi basilari di trasparenza e responsabilità
democratica.

Il problema con ACTA non è tanto che richiederebbe
cambiamenti alla legge americana ed europea, quanto piuttosto che diventerebbe un altro
meccanismo con cui i governi Occidentali potrebbero costringere i paesi più
poveri ad adottare cattive politiche di copyright. Per esempio, il trattato
richiede che i firmatari adottino leggi anti-aggiramento simili a quelle nella
DMCA americana, e un regime di danni legali come quello che ha prodotto un
giudizio
da 1,5 milioni di dollari
contro Jammie
Thomas-Rasset per aver sgarrato per 24 canzoni. Una volta che ACTA fosse
adottata nei paesi ricchi, è probabile che il governo USA faccia dell’adozione
un elemento del suo rapporto
Special
301
, che enumera i paesi che Washington
considera avere leggi sul copyright non sufficientemente forti. Grazie a questo
tipo di pressioni, i trattati sul copyright adottati negli Stati Uniti e in
Europa sono infine appioppati al resto del mondo.

Più in generale, il trattato continua l’arpionamento
a senso unico di protezioni sempre più forti per il copyright. ACTA stabilisce
un nuovo, più elevato minimo di protezioni del copyright e di adempimenti
richiesti ai paesi, ma non richiede loro di preservare meccanismi come il ‘fair
use’ e l’immunità degli intermediari che proteggono la libertà intellettuale.

Se il Congresso decidesse mai che i diritti di
proprietà intellettuale hanno oscillato troppo in una direzione, li potrebbe
sempre ribilanciare cambiando la legge, no? Non proprio. Accordi internazionali
come ACTA legano le mani dei legislatori a meno che gli Stati Uniti non
intendano rinunciarvi per primi.

Per questo il repubbilcano Darrell Issa (R-CA) la
settimana scorsa
ha
chiamato
ACTA «più pericolosa di SOPA.» Ha
aggiunto: «Non la posso votare. Intende non mutare le leggi esistenti. Ma una
volta implementata, crea un sistema di adempimenti completamente nuovo e
legherà virtualmente le mani del Congresso a disfarlo.»

Sfortunatamente, queste ragioni sono difficili da
spiegare al pubblico. Così troppi oppositori di ACTA stanno, forse senza
saperlo, attaccando ACTA per disposizioni che non sono nel trattato. Non
verseremo troppe lacrime se questa disinformazione aiuterà a uccidere un
cattivo trattato, ma preferiremmo vincere il dibattito onestamente – e
praparare le persone per
il
sequel di ACTA in arrivo




  • arturo di corinto

    Purtroppo anche il mitico Berners Lee non considera un semplice fatto: che ACTA, dopo la sua entrata in vigore, prevede l’istituzione di un organismo che avrà il potere di modificare il trattato (poi i paesi ratificatori decidono se approvare i cambiamenti o uscire dall’accordo, pensa te). Chi paga questo organismo e quali garanzie di controllo e verifica ci saranno, non è specificato, come non vengono specificati limiti ai poteri di modifica da parte di questo organismo, al di là dei vaghi principi generali del preambolo. Con questa clausola è possibile far evolvere drasticamente ACTA minimizzando o annullando le interferenze dei parlamenti nazionali e saltando completamente WIPO e la “seccatura” dell’opinione pubblica.

    In gioco potrebbe esserci non tanto (o non solo) l’enforcement, ma a lungo termine proprio il controllo di Internet; un controllo esteso può facilmente diventare uno dei più grandi business nella storia dell’industria del copyright. Quindi l’impressione è che l’obiettivo principale sia di far adottare ACTA nel più breve tempo possibile, e non deve ingannare che la forma attuale sia meno forte di quella iniziale (per es. è stata tolta la parte che prevedeva la revoca dell’esenzione di responsabilità per quegli ISP che non avessero preso misure tecniche adeguate per prevenire le violazioni del copyright), perché dopo la ratifica ACTA potrà essere modificato senza limitazioni.
    Comunque alcune delle sue argomentazioni erano già presenti nel mio articolo e mi ci trovo d’accordo:http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/31/news/acta_minaccia_globale-29074961/

  • valigiablu

    L’articolo è di Timothy B. Lee

  • luca

    ACTA viola la privacy degli utenti internet e soprattutto la loro libertà di espressione. NO ACTA. ASSOLUTAMENTE

  • Heliodora

    Che Timothy B. Lee abbia voluto scrivere il suo pezzo per sfatare certe false credenze su ACTA va bene, ma che voi lo abbiate tradotto per mostrare quanto siete onesti e corretti nella vostra battaglia anti-ACTA mi sembra alquanto sciocco. Siamo sempre al solito pedantissimo puntiglio di chi protesta in Italia. Il video realizzato dalla Quadrature du net è incisivo, magari calca un po’ i toni ma è, nella sostanza, vero. Leggetevi i rapporti commissionati dal gruppo parlamentare dei verdi ad esperti seri su ACTA e l’accesso ai medicinali generici (link: http://rfc.act-on-acta.eu/access-to-medicines) e sulla compatibilità di ACTA con la CEDH ed il CEDF (link: http://rfc.act-on-acta.eu/fundamental-rights). Domandatevi perchè il trattato sarà rinviato alla Corte di Giustizia, forse questo accade perchè neppure i suoi più grandi sostenitori riescono a difenderlo? La gente, come spesso accade, avrà sovrainterpretato ed i contestatori non si sono risparmiati nel buttare benzina sul fuoco per accendere la protesta, ma certo nessuno ha mal interpretato ACTA: un accordo liberticida che intende rafforzare a livello internazionale i provvedimenti in favore della difesa dei brevetti e del diritto d’autore. Non allo stesso modo e negli stessi termini, ma certamente sulla scia delle leggi americane SOPA e SIPA, questo accordo sarà un’ulteriore arma per uccidere la libertà di scambiare beni, cultura, creazioni ed idee in rete. Chiunque legga il testo può capire che ACTA non è un provvedimento in difesa della proprietà intellettuale, nè costituisce un insieme di norme efficaci per bloccare o contenere una criminalità su vasta scala. ACTA demonizza, criminalizza ed incita all’accanimento legale contro ogni genere di azione suscettibile d’essere considerata lesiva del diritto di proprietà intellettuale. Questo è il suo senso profondo.

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