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La Chiesa, le tasse e la protesta informata

Faccio subito una premessa: non sono cattolica e a mio modesto avviso Dio non esiste. Quello che mi interessa è capire.

In questi giorni di indignazione continua in Rete (indignazione legittima, per carità, ma su alcuni meccanismi mi piacerebbe fare una riflessione), dopo auto blu, pensioni d’oro, menù del Senato, è arrivato il momento della Chiesa. Grande mobilitazione, la pagina facebook Vaticano pagaci tu la manovra (qui ne parla Dino Amenduni sul Fatto Quotidiano) che raggiunge 100mila iscritti in due giorni in un curioso corto circuito (e anche questo tema merita una riflessione, che prima o poi mi piacerebbe fare) tra old e new media fino al lancio dell’improbabile evento, sempre su facebook, No Vaticano Day.

Più o meno la sintesi delle critiche che ho letto in giro su facebook è questa: siamo in crisi, basta privilegi alla Chiesa; la Chiesa deve smettere di non pagare l’ICI, di fare concorrenza sleale con i suoi alberghi a 5 stelle e di truffare lo Stato mettendo una semplice cappellina all’interno di strutture dedite ad'attività commerciale e con questo trucchetto accedere alle esenzioni. E poi basta 8x1000 con cui si regalano i soldi degli italiani al Vaticano.

Mi sono chiesta: ma le cose come stanno? A mio avviso, ogni protesta non può che essere informata e la fase centrale dell'informazione è fondamentale. Questo, dunque, è un esercizio di metodo, entrando nel merito. Mi sono documentata e questo è quello che ho capito per esempio sull’esenzione ICI. Per la questione 8x1000 vi consiglio la pagina di wikipedia che ho trovato molto ben fatta.

(ATTENZIONE: Post lungo :D)

Storia di una esenzione

L’ICI, ossia l’Imposta Comunale sugli Immobili, risale al 1992 e da subito sono state previste esenzioni che non riguardano solo la Chiesa cattolica, come si potrebbe pensare, ma tutti gli immobili utilizzati da un “ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Questo per agevolare soggetti no profit che svolgono attività sociale. Quindi: il proprietario deve essere un ente non commerciale (non ci devono essere utili da distribuire, per intenderci) e quello che guadagna lo deve utilizzare per le attività che svolge. Infine l’immobile deve essere utilizzato solo per le attività descritte.

Nel 2004 la Corte di Cassazione si pronuncia (sentenza 8 marzo 2004, n. 4645 della Corte di Cassazione - Sezione Tributaria Civile: "Il beneficio dell'esenzione dall'ICI non spetta in relazione agli immobili, appartenenti ad un ente ecclesiastico, che siano destinati allo svolgimento di attività oggettivamente commerciali") su un contenzioso che riguarda un immobile di un istituto religioso destinato a casa di cura e pensionato per studentesse. E così aggiunge una nuova interpretazione alla legge: non basta più che l’ente sia no profit (guadagna senza utile ma reinvestendo nell’attività stessa) ma per avere diritto all’esenzione non deve svolgere alcuna attività commerciale. Questo ovviamente per il no profit, che può prevedere corrispettivi per l’attività svolte a copertura dei costi e non per finalità di lucro, diventa un problema. Quindi per tutto il no profit, non solo per la Chiesa.

Nel 2005 lo Stato allora interviene con una prima interpretazione autentica (art. 7 del decreto legge n. 203/2005, governo Berlusconi) ripristinando di fatto l’impostazione originaria della legge. Questa impostazione viene impugnata di fronte alla Commissione europea e denunciata come “aiuto di stato”: gli enti non commerciali che svolgono quelle attività socialmente rilevanti sono comunque da considerare “imprese” a tutti gli effetti, e dunque l’esenzione costituirebbe una distorsione della concorrenza nei confronti dei soggetti (società e imprenditori) che svolgono le stesse attività con fine di lucro soggettivo.

A questo punto lo Stato interviene di nuovo con una seconda interpretazione autentica (art. 39 del D.L. n. 223/2006, governo Prodi), precisando che l’esenzione deve intendersi applicabile se l’attività è esercitata in maniera “non esclusivamente commerciale”. Contemporaneamente presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze è stata istituita una commissione con il compito di individuare le modalità di esercizio delle attività che, escludendo una loro connotazione commerciale e lucrativa, consentano di identificare gli elementi della “non esclusiva commercialità”.

In seguito a questa seconda interpretazione autentica e all’istituzione della commissione, l’UE ha archiviato il caso per ben due volte, nel 2008 e nel 2010.A quel punto i radicali, come si legge in questo articolo di Lettera 43, hanno chiamato in causa direttamente la Corte di giustizia europea di Lussemburgo. Il nuovo Commissiario alla concorrenza Joaquin Alumnia ha deciso di riaprire il fascicolo perché «non si può escludere che le misure costituiscano un aiuto di Stato». Entro 18 mesi (a partire dal 10 ottobre 2010) Bruxelles dovrà decidere se assolvere o condannare l'Italia con multa ed eventualmente porre fine ai privilegi e disporre il rimborso all'erario delle tasse non pagate in cinque anni dagli enti ecclesiastici.

La cosa meravigliosa, in tutto questo, è che il Governo Berlusconi, come si legge su Repubblica, ha infilato nel decreto sul federalismo fiscale municipale approvato il 4 agosto 2010 un comma - mai pubblicizzato - all’articolo 5 che introduce l’imposta unica municipale, che comporterebbe in sostanza, a partire dal 2014, l’annullamento dell’esenzione ICI per la Chiesa per quanto riguarda ospedali, scuole e alberghi (non rientrano dunque i fabbricati per l’esercizio del culto e quelli della Santa Sede previsti dal Concordato).

Questo però è un punto controverso: pare che la versione finale del federalismo fiscale abbia riportato tutto al punto di partenza (non sono riuscita a trovare però un documento ufficiale a riguardo. Se lo trovate voi segnalatemelo. Udpate: l'ho trovato su lavoce.info. Grazie a zetavu per la segnalazione).

Non solo Vaticano 

Chi usufruisce dell’esenzione ICI dunque? Associazioni, fondazioni, comitati, onlus, organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, associazioni sportive dilettantistiche, circoli culturali, sindacati, partiti politici, enti religiosi di tutte le confessioni: Il mondo del no profit, in sostanza, per cui anche gli enti pubblici sono enti non commerciali. Fondazioni, partiti politici, sindacati, enti pubblici...

A quanto ammonta questo patrimonio immobiliare che usufruisce dell’esenzione ICI?

Per quanto riguarda il Vaticano (sarebbe più corretto dire Chiesa, come mi fa notare Francesco Banfi su facebook) comunque si parla di circa 100mila immobili, di questi 9 mila sono scuole, 26 mila strutture ecclesiastiche e quasi 5 mila strutture sanitarie. Per l'agenzia delle entrate significa un potenziale introito di due miliardi di euro all'anno. (fonte Lettera 43)

Aggiornamento (9/12/2011): La CGIL precisadi pagare l'ICI.

Su twitter scambio fra me e @francobechis in merito alla precisazione della CGIL, il vicedirettore di Libero mi dice: "La CGIL mostrasse i bilanci consolidati, la nota patrimoniale, l'elenco degli immobili posseduti e le ricevute ici di ognuno". Io rispondo che allora lo deve fare anche la Chiesa. IntervieneMarco Castelnuovo (@chedisagio) de La Stampa: "Esatto tutti quanti. La Chiesa, i sindacati e chi gode di benefici. Avanti, fuori le carte".Una puntualizzazione e qualche mito da sfatare 

Non tutti gli immobili di proprietà degli enti non commerciali sono esenti: lo sono solo se destinati alle attività indicata dalla legge. In tutti gli altri casi pagano, inclusa la Chiesa, regolarmente l’imposta: è il caso degli immobili destinati a librerie, ristoranti, hotel, negozi, così come delle case date in affitto. Se non la pagano, vanno denunciati.

Quindi non è vero che per gli alberghi la Chiesa non paga l’ICI, la paga perché quell’attività non rientra nelle attività specificate dalla legge. E non è vero che basta una piccola cappella all’interno di un hotel di proprietà di religiosi per rendere l’intero immobile esente dall’ICI, come trucchetto per rientrare in ogni caso nella clausola dell’attività di natura “non esclusivamente commerciale”. Trucchetto che comunque non reggerebbe visto che per ottenere l’esenzione l’intero immobile deve essere destinato a una delle attività indicate e considerato che l’attività alberghiera non è tra queste, l’intero immobile, cappellina inclusa, dovrebbe essere assoggettato all’imposta.

Ultime tre cose prima di chiudere

1) La pagina Vaticano pagaci tu la manovra secondo me non è nata dal basso: è anche questa una pagina ben strutturata di marketing politico (devo dire che ho apprezzato moltissimo le netiquette che invitano gli iscritti a rispettare le regole della civile conversazione). Embè, direte voi, chi se ne frega. L’importante è la mobilitazione etc. etc.
A me, da osservatrice e da appassionata di informazione e di rete, interessa molto, invece, riflettere su queste dinamiche che investono la psicologia della massa in rete e il rapporto old-new media. Perché una delle tecniche utilizzate è quella di “creare” la notizia di mobilitazioni nate dal basso su facebook per ottenere spazi di visibilità sui giornali e sulle tv (media main stream), visibilità che in altro modo non si riuscirebbe ad ottenere, nonostante la validità dei temi trattati. Varrebbe la pena affrontare pubblicamente queste problematiche.

2) Scrivendo questo post ho trovato un articolo del Sole 24 Ore del 2007 sul turismo religioso. Mi sembra un dato interessante da segnalare. "In Italia il settore cresce di oltre il 20% quest'anno e genera annualmente un giro d'affari intorno ai 5 miliardi di euro, muove oltre 40 milioni di persone e fa registrare 19 milioni di pernottamenti, secondo una indagine Trademark. E la Chiesa cattolica svolge un ruolo chiave, con il 70% dei beni culturali esistenti, 30mila edifici religiosi di valore artistico, 700 musei diocesani e 2.200 tra santuari, monasteri e conventi che in gran parte offrono ospitalità".

3) A proposito di soldi che si possono recuperare e dove, riporto un brano tratto dal libro Soldi rubati di Nunzia Penelope: "I soldi fanno girare il mondo, ma se girano dalla parte sbagliata finisce che il mondo si ferma. E quello che sta accadendo all’economia italiana. Appesantita dalla crisi, certo, ma soprattutto da un tasso d’illegalità che non ha pari nel mondo occidentale...
Partiamo da tre numeri base: ogni anno in Italia abbiamo 120 miliardi di evasione fiscale, 60 miliardi di corruzione, e 350 miliardi di economia sommersa, pari ormai a quasi il 20 per cento della ricchezza nazionale. Ma varrebbe la pena di aggiungere gli oltre 500 miliardi nascosti da proprietari italiani nei paradisi fiscali e su cui non si pagano tasse. Sessanta miliardi di corruzione e 120 di evasione fanno 180 miliardi l’anno. In 10 anni sarebbero 1800 miliardi: esattamente quanto l’intero stock del debito pubblico. Si potrebbe azzerarlo e vivere felici."


A commento di questo passo cito uno spunto del giornalista e blogger Fabio Chiusi, un suo post su facebook dove ha scritto: "Vorrei vivere in un Paese dove 40 mila persone si iscrivono in poche ore a un gruppo contro la legge sul biotestamento, prima che sui privilegi del Vaticano". Anche io vorrei vivere in un Paese dove qualcuno apre la pagina “Evasione fiscale, corruzione, economia sommersa. Adesso basta!”, si iscrivono 800mila persone in 5 minuti. Edizioni straordinarie dei Tg. Il giorno dopo convocazione del Parlamento e la firma di Napolitano sui decreti urgentissimi per combattere evasione, corruzione, sommerso in meno di 24 ore.

Vogliamo togliere l'esenzione ICI e eliminare o dimezzare l'8x1000? Giustissimo, perfetto. Ma per quanto mi riguarda voglio sapere di cosa stiamo parlando. Avendo a mia disposizione un quadro quanto più possibile completo della questione.

Consigli di lettura:

P.S. Chris Potter mi fa notare che anche in altri paesi, come la Gran Bretagna, le attività no-profit (incluse le attività religiose) usufruiscono dell'esenzione dalle tasse. Qui il link di riferimento.

Arianna Ciccone (hanno collaborato Matteo Pascoletti e Angelo Romano)
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