Cosa sappiamo della ‘cyber propaganda pro Movimento 5 Stelle’

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Un articolo del giornalista de La Stampa, Jacopo Iacoboni, su una presunta struttura segreta di propaganda che lavora sui social a favore del Movimento 5 Stelle, ha scatenato un acceso dibattito e ha portato anche il Partito Democratico a presentare due interrogazioni al Parlamento. In questo post, vogliamo fornire al lettore la possibilità di inquadrare la vicenda e di seguirne gli sviluppi (anche futuri, con gli eventuali aggiornamenti che inseriremo).

Aggiornamento 6 dicembre 2016 > Jacopo Iacoboni ha replicato alle nostre tre domande poste il 30 novembre scorso, non entrando però nel merito delle questioni da noi sollevate su metodo e tempi dell’analisi matematica e sul perché sia stato concesso l’anonimato alle “fonti” dell’analisi.

1) Possiamo conoscere il metodo scientifico, che sta alla base di questa analisi matematica fatta sui dati pubblici di Twitter, in modo che si possa attestarne l’attendibilità e se l’analisi dimostra la presenza di reti sociali o l’esistenza di una "struttura" di propaganda organizzata? Dalla risposta di Iacoboni a Maurizi si capisce che non è certa la pubblicazione da parte di questi accademici “anonimi”. Rimane però uno dei punti centrali dell’articolo e giornalisticamente e scientificamente così com’è non è attendibile, perché non verificabile.

«Il metodo lo dirà chi ha fatto l’analisi matematica. È stata citata perché utile a fornire un quadro alla notizia di cui siamo venuti a conoscenza: la denuncia di Luca Lotti all’account Beatrice Di Maio per diffamazione. La Stampa ha riportato tale notizia, dandole un contesto e spiegandola».

2) Se sono dati pubblici perché è stato concesso l’anonimato? Cosa si teme per la fonte/autori dell’analisi matematica?

«I dati sono “pubblici” nel senso che riguardano le parti pubbliche dei social network, alle quali qualunque scienziato o semplice cittadino può avere accesso. Noi abbiamo fedelmente raccontato ciò di cui siamo venuti a conoscenza».

3) Dall’articolo l’analisi matematica sembra partire da luglio. È così? Da quando il giornalista è a conoscenza di questa analisi?

«La prima domanda andrà rivolta a chi ha svolto l’analisi. La Stampa ne ha solo avuto notizia, e l’ha pubblicata quando ha appreso della denuncia».

Aggiornamento 30 novembre 2016 > Il 25 novembre scorso, La Stampa ha diffuso una nota in cui commenta la vicenda “cyber propaganda” pubblicata sul loro giornale 9 giorni prima, dopo che il giorno prima Titti Ottaviani (sposata con Renato Brunetta, parlamentare di Forza Italia) aveva confessato a Franco Bechis su Libero di essere lei “Beatrice di Maio”, definita “account chiave” su Twitter nella “cyber propaganda pro M5S” dal quotidiano torinese.

Nella nota, La Stampa ha spiegato di aver verificato e poi pubblicato la notizia della denuncia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, nei confronti dell’account “Beatrice di Maio” e che “tutto il resto – a partire dalle accuse tra M5S e Pd – attiene alla polemica politica”, ma non “mette in discussione la notizia”.

Diverse persone su Twitter hanno però replicato che nell’articolo di Jacopo Iacoboni non si parlava solo della notizia relativa alla querela di Lotti, ma anche del fatto che l’account denunciato, in base a un’analisi matematica, si muoveva all’interno di una presunta "struttura" dedita alla propaganda pro M5S. Proprio su questo secondo punto, il Pd ha presentato due interrogazioni parlamentari, mentre il M5S ha negato qualsiasi collegamento.

La nota comunque non entra nel merito della questione “cyber propaganda”, con alcuni interrogativi sull’intera vicenda che non hanno ancora avuto una risposta certa, come ad esempio il perché un account twitter si trovi contemporaneamente oggetto di interesse in due vicende slegate tra loro (finora infatti non ci sono fatti che le legano): la denuncia di Lotti il 15 novembre scorso per diffamazione e l’analisi matematica, fatta da autori per ora sconosciuti (il giornalista de La Stampa dice di dover coprire questa sua fonte con l’anonimato) e fornita a La Stampa, che, si legge nell’articolo, descrive i “ghost” – cioè gli “account «matematicamente indistinguibili» da Beatrice di Maio” –, partendo da luglio.

Proprio sull’aspetto “cyber propaganda” vorremmo porre alcune domande:

1) Possiamo conoscere il metodo scientifico, che sta alla base di questa analisi matematica fatta sui dati pubblici di Twitter, in modo che si possa attestarne l’attendibilità e se l’analisi dimostra la presenza di reti sociali o l’esistenza di una "struttura" di propaganda organizzata? Dalla risposta di Iacoboni a Maurizi si capisce che non è certa la pubblicazione da parte di questi accademici “anonimi”. Rimane però uno dei punti centrali dell’articolo e giornalisticamente e scientificamente così com’è non è attendibile, perché non verificabile.

2) Se sono dati pubblici perché è stato concesso l’anonimato? Cosa si teme per la fonte/autori dell’analisi matematica?

3) Dall’articolo l’analisi matematica sembra partire da luglio. È così? Da quando il giornalista è a conoscenza di questa analisi?

Aggiornamento 24 novembre 2016 > Il 23 novembre Franco Bechis, giornalista di Libero, ha annunciato su Twitter di aver intervistato Beatrice di Maio, aggiungendo che l'account @BeatricedimaDi non è scomparso, ma "sospeso dopo mio messaggio privato in cui la chiamavo con vero nome".
Il 24 novembre, su Libero, è uscita l'intervista.

Nella scambio con il giornalista, Tommasa Giovannoni Ottaviani ("donna e mamma di due ragazzi. Arredatrice di interni", come si descrive lei. Nel 2011 si è sposata con Renato Brunetta, parlamentare ed esponente di Forza Italia) afferma di essere lei "Beatrice di Maio". Ottaviani spiega che il marito non c'entra nulla con questa vicenda: "Non ha mai saputo nulla di quello che facevo".
Alla domanda sul motivo di quel cognome ("di Maio, il cognome di Luigi Di Maio") utilizzato per il suo account su Twitter, la donna risponde di averlo scelto casualmente, specificando poi di averlo usato perché "mi ricorda una persona cara".

"Bene – continua Bechis – adesso sappiamo che lei non era in cima a quella spectre messa in piedi da Beppe Grillo e dalla Casaleggio associati. Sono circolate evidentemente un po’ di sciocchezze. Lei è grillina?".

Ho le mie idee. Non sono una militante del Movimento 5 stelle, non conosco nessuno personalmente. Ho fatto amicizia virtuale con tanti, e altre persone che avevano idee simili. Quello che pensavo ho scritto, sempre con ironia. Molte volte si trattava di battute, di satira, con la libertà tipica della rete. Non ho giocato, ero io con il mio animo, le mie passioni politiche, il mio impegno civile e i miei rapporti di affettività. Io sono Bea e porto nel cuore questa esperienza…

Riguardo il tweet che ha fatto scattare la denuncia di Luca Lotti, Ottaviani lo definisce "una battuta sarcastica, paradossale" e aggiunge che se Lotti "si è sentito offeso, mi dispiace e me ne scuso", ma continua affermando di essere dispiaciuta anche per un altro motivo: "Che io Bea debba tacere pazienza. Da quel giorno però sono tante le Bea che avrebbero voluto scrivere, fare battute, esprimere opinioni in libertà, e non l'hanno più fatto. Hanno paura di essere messe nel mirino come me, me lo hanno confidato anche in privato".

Ottaviani ci tiene poi a precisare di non aver "barato" in rete perché quello ha scritto con l'account @BeatricedimaDi lo pensa veramente e al termine dell'intervista afferma che porterà in Tribunale "il giornalista che mi ha diffamato costruendo tutto questo assurdo teorema".

Iacoboni ha commentato su Twitter di prendere atto di queste dichiarazioni.

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Cosa dice l’articolo di Iacoboni su La Stampa

Il 16 novembre scorso, la Stampa ha pubblicato un articolo dal titolo Ecco la cyber propaganda pro M5S. La procura indaga sull’account chiave a firma di Jacopo Iacoboni.

Nel pezzo, sono due le questioni che emergono.
La prima è la denuncia che sarebbe stata presentata alla Procura di Firenze, da Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nei confronti di Beatrice di Maio perché “si è lasciata sfuggire alcuni tweet che delineano ipotesi di reati come calunnia e diffamazione; o vilipendio alla presidenza della Repubblica”. La prova della denuncia sarebbe in “alcuni documenti”.

Di Maio è definita dal giornalista “una star del web pro M5S”, con un account twitter (con oltre 13mila follower che dopo la pubblicazione dell'articolo ha superato i 15mila) "che si muove nel territorio della propaganda pesante, che in tanti Paesi – per esempio la Russia di Putin, assai connessa al web italiano filo M5S – dilaga". L'attività principale di questo account, afferma ancora Iacoboni, è la “demonizzazione anti-Pd, senza disdegnare puntate contro il Quirinale”.

Il secondo aspetto è quello definito dal quotidiano torinese “cyber propaganda pro M5s” e si legherebbe in qualche modo alla querela. Scrive Iacoboni:

Perché rivolgere attenzione, anche giudiziaria, a quello che potrebbe essere un comune troll, o un militante anonimo? Perché Beatrice si muove dentro quella che è configurata come una struttura: a un’analisi matematica si presenta disegnata a tavolino secondo la teoria delle reti, distribuita innanzitutto su Facebook (dove gravitano 22 milioni dei 29 milioni di italiani sui social), e - per le élite - su Twitter.

La “struttura” in cui Beatrice Di Maio si muoverebbe, dice il giornalista, ha “un andamento assai ingegnerizzato”.

Su Facebook, questa rete vede al centro alcuni “account di generali” – come ad esempio quelli di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista o Carlo Martelli – e intorno “una serie di account di mediatori top e, aspetto decisivo, da pagine e gruppi di discussione che fanno da camera di risonanza”. A completare la “struttura”, “i semplici attivisti o fake di complemento: gli operai”.
La conseguenza sarebbe che:

una rete così recluta anche tanti attivisti reali, che non possono vedere l’architettura, assorbiti dalla pura gravità dei nodi centrali: la struttura si mimetizza con l’attività spontanea come un albero in una foresta. Eventuali falsi e calunnie, ovunque generate, si viralizzano, venendo spostati dal centro alla periferia, anonimizzati, quindi meno denunciabili.

Su Twitter, “l’account di Beatrice ha di volta in volta vari ghost”. Cosa sono i “Ghost”? Afferma Iacoboni che “nell’analisi matematica sui dati della parte pubblica di Twitter, non significa ghostwriter, cioè persone che scrivono per lei” ma “account «matematicamente indistinguibili» da lei secondo alcuni parametri come interazioni, contenuti, e meta dati di riferimento (il tempo in cui un certo account fa determinate cose)”. Il giornalista ne cita alcuni, partendo dal mese di luglio fino ai “ghost” più recenti, come ad esempio @BVito5s, @Teladoiolanius (che dopo diverse ore dalla pubblicazione dell'articolo "sparisce" da Twitter, per poi ricomparire online quasi due giorni dopo), @AndCappe, @_sentifrux e @setdamper.

Per questo motivo Iacoboni si chiede se esista “una centrale che gestisce materialmente questi account” e conclude il suo pezzo scrivendo che “la Procura si trova ora a indagare anche su questo”.

Da tempo il giornalista scrive sulla Stampa di simili questioni. Nel febbraio scorso aveva raccontato di una “struttura delta” della Casaleggio Associati, definita "staff nello staff", con il compito di far guadagnare l'azienda.

Nei mesi successivi, poi, Iacoboni ha parlato di una presunta “struttura” di propaganda filo Movimento 5 Stelle che si muove nell'anonimato.

La risposta di Beatrice di Maio e i precedenti scambi con Iacoboni

In risposta all’articolo, Beatrice di Maio pubblica due tweet. Nel primo, per sostenere che sta esercitando il suo diritto di critica verso il governo Renzi tramite tweet satirici, afferma che la satira è una grande dimostrazione di libertà e democrazia.

Nel secondo, invece, in risposta alla giornalista Luisella Costamagna, intervenuta per criticare l’articolo di Iacoboni, di Maio afferma di non far parte di nessuna “struttura”.

Dopo questi due tweet, dal 16 novembre, Beatrice di Maio non ha più pubblicato altro sul suo profilo. Il 22 novembre l'account @BeatricedimaDi non risulta essere più presente su Twitter.

Bisogna specificare che già a inizio ottobre c’erano stati scambi su Twitter tra di Maio e Iacoboni, in cui il giornalista aveva messo in dubbio l'autenticità dell'account.

Ai sospetti di Iacoboni, Beatrice di Maio aveva ribattuto di essere una ragazza di 25 anni.

Due settimane dopo, il 25 ottobre scorso, il giornalista aveva chiesto a Beatrice di Maio un’intervista, che però è stata rifiutata.

Dallo scambio, era nato un botta e risposta con il giornalista (a cui anche altri utenti avevano partecipato).

Le reazioni politiche del PD e del M5s

Dopo la pubblicazione dell’articolo, diverse sono state le reazioni politiche. Da una parte, il Partito Democratico ha presentato due interrogazioni al governo, una al Senato l'altra alla Camera, per sapere se "fa capo al M5s una macchina del fango che ha il compito di diffondere notizie false e diffamatorie contro il governo e le istituzioni”, scrive Repubblica.

Dall’altra, il blog di Beppe Grillo respinge le accuse:

Il MoVimento 5 Stelle ha i suoi account ufficiali su tutti i social e i suoi portavoce hanno account verificati, non anonimi. Per i nuovi complottisti se un cittadino scrive su Twitter qualcosa a favore del M5S è un complotto, ci deve essere qualcosa sotto, è un fake, è un bot, è pilotato. Sveglia! E' una persona che scrive su Twitter. E se scrive qualcosa di diffamatorio ne risponderà davanti alla legge.

Il blog di Beppe Grillo ha rilanciato anche l'appello del giornalista di Libero, Franco Bechis, al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al suo sottosegretario, Luca Lotti, di ritirare la querela nei confronti di Beatrice di Maio.

Le critiche all’articolo della Stampa

L’articolo ha inoltre animato diverse discussioni sui social. Chi lo ha criticato, chi ha attaccato il suo autore (che due giorni dopo la pubblicazione ha disattivato le notifiche del suo profilo Twitter, parlando di calunnie e diffamazioni ricevute) e chi ha preso le difese di entrambi.

Il dibattito si è concentrato anche su alcune questioni nate da una non del tutto chiara coerenza tra titolo, sottotitolo e corpo dell'articolo stesso.
Da dove è partita la denuncia? Dal governo, come si legge nel sottotitolo dell'articolo – “Palazzo Chigi denuncia per diffamazione” –, o, come specificato nel pezzo, direttamente dal “sottosegretario a Palazzo Chigi Luca Lotti”? Una questione che ha creato una certa confusione nei primi commenti all'articolo.

Ancora, c’è già un’indagine in corso della Procura oppure no? Perché se nel pezzo è riportato che i magistrati, dopo la denuncia, si trovano “ora” a indagare (quindi, come spiegato successivamente da Iacoboni, devono ancora cominciare a farlo), nel titolo viene scritto che “la Procura indaga”.

Davide Vecchi, giornalista del Fatto Quotidiano, nella serata del 16 novembre, scrive che non è partita nessuna indagine.

Il giorno successivo, il giornalista del Fatto puntualizza così alcune questioni sulla vicenda, in base a quanto scoperto con le sue fonti (Procura e avvocato di Lotti).

Innanzitutto, scrive Vecchi, “in procura a Firenze nessuna indagine è stata avviata” sulla presunta rete di ‘cyber propaganda’. Né alcun fascicolo è stato aperto”. Riguardo la denuncia: esiste, è stata presentata ai Carabinieri a fine mattina di martedì 15 novembre da Luca Lotti e non dal governo e fino al 16 novembre non era stata ancora trasmessa al procuratore capo di Firenze, Giuseppe Creazzo.

L’avvocato di Lotti, Alberto Bianchi, contattato dal Fatto, ha inoltre spiegato che nella denuncia «si rileva che l’account twitter autoattribuito a Beatrice di Maio ha detto che Lotti è mafioso. Lotti non è mafioso. Ergo, Lotti ha denunciato-querelato, chiedendo che si punisca chi sta dietro a quell’account e ogni altro soggetto che sarà ritenuto responsabile». Una querela, ha aggiunto l’avvocato, “rivolta esclusivamente a Di Maio, in cui non è ipotizzato alcun collegamento con altri soggetti né che siano appositamente finanziati da qualcuno, e che si riferisce a quanto pubblicato su twitter da Di Maio il 7 aprile”.

Il tweet a cui fa riferimento l'avvocato è questo.

Quindi, la denuncia di Lotti per diffamazione è arrivata 7 mesi dopo il tweet in questione.
Vecchi scrive anche che Beatrice di Maio si sarebbe rivolta a un avvocato e riporta una dichiarazione riguardo alle persone alle quali è stata associata: “Mai visti né sentiti, alcuni neanche li seguo qui; non so poi se esiste davvero qualcuno che paga qualcuno sia da una parte o dall’altra della barricata, so che io non c’entro”.

Nel corso della giornata di giovedì 17 novembre va poi in scena su Twitter un botta e risposta tra Iacoboni, Vecchi, altri giornalisti e utenti su alcuni aspetti della vicenda.
Il giornalista de La Stampa twitta che, sulla denuncia, il Fatto non ha riportato correttamente la notizia da lui scritta nell’articolo, cioè che non c’è un’indagine in corso, ma che la Procura “ora” ha sul tavolo la querela e che farà il suo corso. A questa considerazione risponde Costamagna, facendo notare che il titolo del pezzo di Iacoboni afferma che "la Procura indaga".

Un altro utente (@anubidal) chiede conferma a Iacoboni se i magistrati stessero indagando anche sulla presunta struttura di cui Iacoboni parla nell’articolo.

La domanda, però, non riceve risposta.
Intanto Vecchi ribatte che la denuncia è stata presentata ai Carabinieri, non riguarda una “rete occulta” e non è ancora arrivata alla Procura.

Il giornalista del Fatto chiede poi a Iacoboni chi ha fatto l’”indagine”, visto che la Procura non ha ancora avviato nulla. Iacoboni risponde che quella che Vecchi chiama “indagine” sull'account di di Maio è in realtà un’analisi e non rivelerà gli autori per proteggere le proprie fonti.

Il 25 novembre scorso, il giorno dopo l'intervista di Franco Bechis a Titti Ottaviani (sposata con Renato Brunetta) in cui affermava di essere lei "Beatrice di Maio", l'agenzia Ansa pubblica un lancio in cui si legge:

Agenzia Ansa

Dubbi e domande sull’”analisi matematica”

Riguardo la questione della presunta “struttura” e del ruolo avuto in essa da Beatrice di Maio, Iacoboni torna sul punto ribadendo che in base all’analisi matematica svolta dalle sue fonti, quell’”account” si muove inserito in una rete di connessioni.

Sull'efficacia di questa analisi matematica però sono stati avanzati dei dubbi, perché non se ne conoscono gli autori e le modalità, così come ne è stato criticato il risultato.

Giovanni Drogo su Next Quotidiano scrive “sono molti gli strumenti che effettuano questo tipo di analisi, alcuni gratuiti ed altri a pagamento”. “Purtroppo – continua Drogo – Iacoboni non fornisce alcun appiglio che permetta di verificare quali tipi di strumenti vengano utilizzati e la loro attendibilità”.

Stefania Maurizi, giornalista dell’Espresso domanda quale sia la credibilità scientifica di chi ha fatto la perizia.

Sul punto sollevato da Maurizi, il giornalista de La Stampa ha risposto alcuni giorni dopo.

Maurizi ha poi reso pubbliche le mail che ha inviato al giornalista de La Stampa. Iacoboni ha precisato, in un successivo scambio su Twitter, di non essere stato lui a commissionare l'analisi matematica, come poteva far credere una delle domande di Maurizi rivolte per mail (e rese pubbliche) al giornalista de La Stampa.

Antonio Casilli, che insegna Digital Humanities al Paris Institute of Technology e coordina diversi progetti di ricerca internazionali sui social media, è fortemente critico sui risultati dell’analisi matematica presentata da Iacoboni. Sentito da Repubblica, infatti, l’esperto ha spiegato che «non bisogna farsi suggestionare da tecnicismi. Al di là dei contenuti, qui vedo soltanto un gruppo di utenti che si aggrega attorno a un ‘hub', che è semplicemente un nodo che ha più connessioni con altri nodi della rete. Può impressionare qualche profano, ma è così che funziona, sia nella vita normale che sui social network».

Giovanni Boccia Artieri, professore di sociologia dei media digitali e Internet studies e vicedirettore del centro LaRiCA (Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata) al Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Urbino Carlo Bo, sentito da Valigia Blu, si domanda: «anche fosse dimostrabile che dietro Beatrice di Maio ci sia una rete organizzata con una centralità strategica, si sta commettendo un reato? Credo di no. Disinforma? Come altre cose».

Infine, come Valigia Blu, a queste considerazioni, aggiungiamo una nostra domanda: perché concedere l'anonimato a chi ha realizzato l'indagine matematica, se questa è stata fatta su "dati della parte pubblica di Twitter", come precisato nell'articolo? Concedere l’anonimato è infatti una scelta importante per un giornale e andrebbe in ogni caso spiegata ai lettori (ad esempio, la fonte rischia la vita? Il posto di lavoro?) per permettere loro di fidarsi della fonte stessa, sebbene anonima, e di valutarne il contenuto fornito.

Riassumendo, cosa si sa finora:

1) Luca Lotti a novembre ha fatto una denuncia per diffamazione nei confronti di un account per un tweet fatto ad aprile.
2) Fino a giovedì 17 novembre non era stata aperta nessuna indagine.
3) Non sappiamo se esiste una "struttura" segreta a favore dei cinque stelle e se faccia capo direttamente al Movimento 5 stelle o alla Casaleggio associati.
4) Non sappiamo se c’è la configurazione di un reato (saranno i giudici a stabilire se c’è e quale).

Aggiornamento 22 novembre 2016, ore 18:52: il pezzo è stato aggiornato con l'informazione che l'account @BeatricedimaDi non risulta essere più presente su Twitter.

Aggiornamento 24 novembre 2016, ore 16:11: Dopo segnalazione da parte di beverly tozier nei commenti all'articolo, il pezzo è stato aggiornato con le mail inviate da Stefania Maurizi dell'Espresso a Jacopo Iacoboni e rese pubbliche dalla stessa giornalista.

Aggiornamento 30 novembre 2016, ore 11:02: Dopo uno scambio su Twitter con Jacopo Iacoboni, abbiamo aggiornato l'articolo con il lancio dell'Ansa sull'attività della procura nel caso dell'accusa di diffamazione, dopo denuncia di Luca Lotti, nei confronti di "Beatrice di Maio" e con la precisazione del giornalista de La Stampa a Maurizi sul fatto di non essere stato lui a commissionare l'analisi matematica.

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