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I video dei giornalisti uccisi in Virginia: la spiegazione di Repubblica e la nostra risposta

28 Agosto 2015 14 min lettura

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I video dei giornalisti uccisi in Virginia: la spiegazione di Repubblica e la nostra risposta

13 min lettura

Dopo la pubblicazione del nostro post "Virginia, due giornalisti uccisi. Non pubblicare il video è un atto giornalistico", abbiamo ricevuto da Massimo Razzi di Repubblica.it una replica che spiega la loro scelta di pubblicare. Riceviamo e pubblichiamo, replicando a nostra volta a fine articolo.

di Massimo Razzi - direttore Visualdesk Gruppo Espresso

Pubblicare o no il video dell’assassino di Moneta? Metterlo in linea così com’è o “mediarlo” giornalisticamente riducendolo allo stretto necessario? E se lo pubblichi ti metti automaticamente dalla parte dell’assassino o svolgi comunque un (delicatissimo) ruolo d’informazione? E se lo fai rischi di essere peggio di Twitter e Facebook che hanno chiuso (dopo un po’) l’account del killer? Domande che oggi circolano nel dibattito del giorno dopo ma che noi (a Repubblica.it e al Visualdesk del Gruppo Espresso) ci siamo posti in pochi minuti secondo l’unica regola che da tempo ci siamo dati: “rifletti, decidi e fai”.
Così, ieri, abbiamo deciso di pubblicare il video del povero cameraman Adam Ward per intero, o meglio fin dove la vita gli ha permesso di girarlo (ma su questo, a quanto ho capito non ci sono molte discussioni) e, poi (circa un’ora dopo), abbiamo anche scelto di mettere in linea una parte delle immagini girate col telefonino dall’assassino Vester Lee Flanagan durante la terribile “marcia” verso l’appuntamento con le sue vittime. L’abbiamo fatto in base a una serie di considerazioni che cercherò di riassumere. Considerazioni ovviamente opinabili e criticabili ma sicuramente considerazioni che stanno completamente dentro il nostro ruolo di “mediatori”.
Si tratta di una scelta giornalistica come lo è stata quella (altrettanto rispettabile e altrettanto opinabile) di chi ha deciso di non mostrare quelle immagini. Alcune di queste considerazioni sono direttamente legate all’episodio in sé, altre sono più generali.
Mi scuserete se le elencherò tutte insieme, con una unica premessa. Siamo stati molto attenti a cosa pubblicare e cosa no, a togliere gli spot. Insomma, ci abbiamo ragionato, con i tempi che la cronaca permette.

1) Noi siamo un sito internet e non una televisione. Per certi versi siamo molto simili, ma per altri, molto diversi. Una differenza importante sta nel fatto che una Tv trasmette quello che vuole e l’utente ha solo una scelta binaria: o guarda o spegne. Su un sito internet noi diamo dei titoli che spiegano e avvertono quello che facciamo vedere. L’utente può decidere di guardare tutto (non lo fa mai) o sceglie di cliccare su quello che lo interessa. Non solo, prima dei video più delicati noi facciamo andare un “cartello” (che può suonare ipocrita, ma serve proprio ad avvertire il lettore della delicatezza delle immagini che può scegliere di vedere o non vedere). Insomma, a meno di considerare il lettore un totale imbecille incapace di intendere e di volere, noi gli sottoponiamo sempre una scelta su tutte le notizie, delicate e non. Non lo “costringiamo” mai a vedere tutto quello che mandiamo in onda.

2) Noi, come dicevo, non abbiamo mai rinunciato al nostro ruolo di mediatori dell’informazione. Abbiamo deciso di dare solo la parte iniziale di quel video perché “quella” aggiungeva (eccome) qualcosa (sbaglia, secondo me, chi dice il contrario) all’informazione. Fino a scrivere che Flanagan si è avvicinato ai due reporter intenti nelle riprese e ha sparato uccidendo, effettivamente, non c’è quasi nulla di nuovo. Ciò che rende l'omicidio di ieri diverso da tutti gli altri casi analoghi è proprio l'elemento della ripresa in diretta. È questo che lo fa diventare la notizia principale su siti, giornali e telegiornali. Il video (ripeto: non pubblicato integralmente) è la notizia (dovesse ricapitare, probabilmente non sarà più una notizia e quindi non lo pubblicheremo). E alcuni degli elementi che hanno reso enorme la notizia di un uomo che uccide due ex-colleghi di lavoro (in America, purtroppo, succede abbastanza spesso) sono contenuti in quella camminata. Gli elementi in questione sono: a) l’uso dell’arma in “soggettiva” come in un video gioco “spara spara”; b) l’attesa terribile prima di sparare con le vittime che non si accorgono di nulla e la scelta di tirare il grilletto solo quando la telecamera di Adam torna sulla povera Alison; c) (ma questo si concretizza solo dopo) la chiara intenzione di mettere l’omicidio in diretta a disposizione del pubblico. Quando Flanagan spara (al di là dell’orrore) siamo già, purtroppo, nella “normalità” di tanti altri fatti di cronaca. Descrivere con parole scritte la camminata? Si poteva fare, ma nulla, in questo caso, è paragonabile alle immagini di per sé non cruente, ma piene di terribili significati.

3) La pubblicazione del video, emendata della parte finale, è stata decisa senza dibattiti perché quello era il cuore della notizia. La notizia vista da qua è diventata un fascione nel momento in cui il pazzo ha deciso di postarla. Quel video in cui una persona tiene in una mano un telefonino e nell’altra una pistola è un cambio di prospettiva epocale, il dibattito sulla morte in diretta in quel momento diventa una questione del secolo scorso. Abbiamo la responsabilità di far vedere ai cittadini dove sta andando il mondo: e se il mondo va in una direzione che non ci piace non possiamo dire “no questo voi non lo potete vedere”. Non credo sia un caso se tutti i giornali oggi hanno la sequenza dello sparo in prima pagina.

4) Ed eccoci al punto chiave. Questi “significati” corrispondono alla volontà di Flanagan? Cioè, nel far vedere la camminata con la pistola dell’assassino noi ci siamo attenuti a una sorta di suo “testamento”? Abbiamo “eseguito” le sue ultime volontà? Non credo proprio e chi lo dice, secondo me, è un tantino in malafede. È fuori discussione (spero) che noi come chiunque altro abbia fatto la nostra stessa scelta non ha nemmeno lontanamente ritenuto di appoggiare le idee e le azioni del killer. Penso invece il contrario: queste immagini fanno e devono far riflettere sulla violenza di tante cose “normali” (film, videogiochi ecc.), sulla questione della troppo facile vendita delle armi (una campagna contro le armi che partisse da quelle immagini sarebbe forse molto più efficace di altre) e sul tema dell’odio che circola sui social media. Molti siti Usa hanno scelto di non dare le immagini, ma vorrei sapere quanti di loro si stanno battendo con efficacia contro la troppo estesa disponibilità di armi nel loro Paese.

5) Twitter e Facebook hanno chiuso l’account di Flanagan e per questo si sarebbero comportati meglio di noi? Andiamo… Prima di tutto Twitter e Fb non sono mezzi d’informazione ma piattaforme social. La chiusura dell’account di un assassino è praticamente un automatismo. Sui social si viene “puniti” così per molto meno. Non mi risulta che queste piattaforme abbiano la stessa attenzione nel “punire” gli “hater”, gli account Is e i vari fomentatori di odio, di cattiveria e di irresponsabilità che pullulano sui social e che, spesso, fanno complessivamente danni paragonabili all’omicidio.

6) Comunque, se il tema è quello che si deve stare attenti a quello che si pubblica per non “fare la volontà” degli assassini, direi che il discorso andrebbe allargato a tanti altri esempi passati invece tranquillamente sotto silenzio e mai criticati da nessuno. Ne faccio uno per tutti: ricordate quei video in bianco e nero in cui si vedeva un pilota (spesso americano o della Nato) schiacciare un pulsante e, poi, qualche chilometro più in basso… Puff, un lampo e un’esplosione ovattata. In quel “puff”, magari morivano alcune decine di persone, alcune forse colpevoli, altre forse innocenti. Nessuno di noi, prima di pubblicare quelle immagini da videogiochi (un po’ come la camminata di Flanagan) si è mai posto il problema di stabilire se quella guerra era “giusta”, se quell’azione era “giusta”, se quelle vittime in particolare erano “giuste”. Nessuno (che ricordi) in quei casi si è impancato a stabilire se era buono o cattivo giornalismo…

7) Per una decina di motivi - alcuni dei quali già elencati - non rispondo nemmeno a chi parla di scelta per fare clic. Per chi non lo sappia, non sono questi i video che “ci fanno fare clic”. E comunque non ne abbiamo bisogno.

Tant’è, comunque, il dibattito serve. Ma vorrei che fossimo così attenti tutti i giorni, non solo quando Flanagan spara sulle vite dei suoi ex colleghi e mette l’informazione mondiale davanti ai suoi tanti problemi… Il nostro è sempre il solito sporco lavoro, qualcuno deve farlo, e grazie anche per le critiche.

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La risposta di Valigia Blu

1) Chi guarda la TV, come l’utente di Internet, in realtà ha tre opzioni e non due: non c’è solo “guardare” e “spegnere” ma anche cambiare canale a favore di altre testate. La scelta di pubblicare o meno un contenuto è una scelta di ecosistema, è un modo di raccontare o non raccontare il mondo. E i lettori, soprattutto al tempo delle notizie-commodities (la notizia era ovunque, su tutte le testate) decidono di affidarsi a una testata piuttosto che a un’altra anche sulla base di come quella notizia è, o non è trattata. Le domande dunque in questo caso dovrebbero essere almeno due, non solo “pubblicare o non pubblicare?” ma anche “la reputazione della nostra testata perde o guadagna dopo questa pubblicazione?”. E ancora: se decidiamo di pubblicare, come scegliamo di coprire la notizia? Un conto è contestualizzare il video in un lavoro giornalistico articolato, un altro atomizzare il video (caricandolo sui nostri server), spingere sulla sua diffusione come elemento "isolato", diffonderlo sui social come materiale a se stante magari (L'Espresso su Twitter lo ha fatto) con la formula: "Uccisi due giornalisti... GUARDA IL VIDEO". La modalità fa la differenza.

2) No, la notizia è che sono stati uccisi da un ex collega due giornalisti mentre svolgevano il loro lavoro, non certo la camminata dell'assassino. Come molti hanno messo in evidenza: è chiara la pianificazione mediatica del duplice omicidio. "Come un videogioco", "spara, spara", "l'attesa terribile" sono la spettacolarizzazione che cercava proprio Flanagan: ha sparato appena è partita la diretta e poco dopo ha cominciato ad usare i social per diffondere il suo crimine. Voleva la massima visibilità. E c'è chi ha scelto di concedergliela. Il video girato dall'assassino non aggiunge niente alla comprensione dell'uccisione dei due giornalisti e alla ricostruzione della dinamica dei fatti.  Questo passaggio lascia un po' perplessi: «Il video (ripeto: non pubblicato integralmente) è la notizia (dovesse ricapitare, probabilmente non sarà più una notizia e quindi non lo pubblicheremo)». Cosa significa esattamente? Che Flanagan in qualche modo è stato "premiato" - è stato assecondato il suo obiettivo di massima visibilità, evidente nel fatto stesso di girare un video mentre uccide - perché ha avuto per primo questa idea? Si concede la visibilità che cerca perché la sua strategia è "nuova", "originale"? Da questo momento in poi chi vorrà replicare non avrà la stessa copertura perché in qualche modo "OLD"?

3) Non è vero che tutti i giornali hanno la sequenza in prima pagina. Almeno non in USA e UK, dove tra l'altro si è scatenato un potente dibattito sulla scelta di alcune testate di utilizzare quelle immagini. Tra critiche di giornalisti e lettori. Ne parla il New York Times qui

When newspapers and tabloids around the world followed suit, publishing still images taken from Mr. Flanagan’s footage on their front pages, readers and journalists were outraged. They noted that the papers had done just what the gunman wanted. American journalists directed their scorn at The New York Daily News for posting three frames of the killing on its front page, along with the headline “EXECUTED ON LIVE TV,” and offering its audience a preview on Twitter.

E l'Independent in questo articolo dedicato proprio alle prime pagine dei giornali e al modo differente di trattare le immagini da parte di alcune testate prese in esame. Nell'articolo si può leggere anche la posizione dell'Independent

How to cover such a horrible – and very public – crime raises difficult questions for the media. After numerous discussions in The Independent’s offices on Wednesday, the view was taken that we should avoid images and footage taken by Bryce Williams. Similarly, we did not show images which depicted Alison Parker’s face after the shooting began.  It was a tough call, balancing the need to show a proper degree of compassion with the journalistic duty not to over-sanitise. I hope readers will feel, on the whole, that we got that balance about right

Molto critico sulla scelta di usare quella sequenza di immagini anche Slate. La questione uso delle immagini sui giornali è stata trattata anche da Poynter qui che fa un punto sulle scelte e sulle posizioni di diverse testate. 

The ethics of using the stills, which have been widely criticized on social media, have been debated among journalists because of their graphic nature. Kelly McBride, Poynter’s vice president for academic programs and a media ethicist, argues against using the unedited pictures.

“The problem with it is that it a deeply intimate image.” McBride said. “It is a moment of someone’s death.”

E tornando al "come" trattare la notizia, quali immagini pubblicare fa una enorme differenza in casi come questi. Lo dice bene Zeynep Tufekci in questo scambio: "Smuovere le coscienze è giusto. Dare al killer la notorietà che cerca? No".

4) A nostro avviso purtroppo sì: vi siete fatti megafono delle sue intenzioni di visibilità mediatica, anche al di là della vostra volontà. E dando all'assassino e alla sua strategia mediatica visibilità (riprendendo anche in parte il suo video) si corre il rischio di imitazione. 

Di questo aspetto parla in modo approfondito proprio Zeynep Tufecki ancora lei sì e ancora sul New York Times, citando una ricerca a supporto di queste conseguenze:

These killers act knowing that their ploy is likely to work, and that their faces, words and vicious deeds will be splashed on our screens on their terms...

The framework necessary to dampen the copycat effect is nowhere as severe as such a blackout. Instead, it requires not giving the killers the fame they most likely seek for their face or for their words or videos, while reporting on the news with a focus on victims and the brutality of the crime.

For the rest of us, it means not sharing manifestoes or shooters’ social media accounts. Such change is possible. Brutal beheadings by the Islamic State used to be covered graphically by the news media, and also shared widely on social media. Recently, each such event in my social media feed has been followed by reminders not to share the videos — and almost nobody in my social network does anymore. Instead, we share pictures from the lives of the victims.

It’s true that this material will live on in many places on the Internet, but having to seek it in a seedy corner is different from having it promoted by popular news sites.

Graphic footage may be appropriate at times to shock the conscience toward corrective action, for example with victims of war or state violence. But when a murder is carried out in a way that seems to be courting sensationalized coverage, not publicizing the killer’s name, face or screeds is the right response.

These killers seek our attention. It’s time we learned how to deny them.

Sullo stesso tema vale la pena di leggere Ezra Klein "Mass murderers want glory and fame. Somehow, we need to stop giving it to them".

In che senso poi queste immagini devono far riflettere sulla violenza di tante cose "normali" (film, videgiochi)? Cosa c'entra la violenza di film o videogiochi? Tra l'altro la correlazione tra videogiochi violenti e violenza nella vita "reale" è stata già ampiamente smontata da varie ricerche e studi.
Non è chiara la correlazione tra il riferimento a film e videogiochi violenti e l'uccisione dei due giornalisti. Sulla questione della vendita di armi c'è un dibattito molto forte in America (molti siti come Vox hanno fatto diversi approfondimenti, e tra l'altro è una delle motivazioni per cui hanno scelto di pubblicare il video (il primo però quello della diretta e non il secondo dell'assassino). Vox tra l'altro ha scelto di embeddare il video da altra testata (non caricandolo sui suoi server) in un articolo di copertura della notizia molto articolato e approfondito, dove il filmato viene segnalato in un contesto giornalistico ben preciso: come si sono svolti i fatti, chi erano le vittime, chi è l'assassino, le reazioni sui social, il dibattito sulla pubblicazione o meno del video e un approfondimento proprio sul problema del facile accesso alle armi e dei massacri. 

5) Twitter e Facebook sono stati tempestivi, questo va loro riconosciuto. Hanno delle policy molto precise e molte chiare. E hanno fatto una scelta di ‘ecosistema’, hanno deciso di bloccare la diffusione di quel video per quanto fosse possibile. Il sistema di controllo ha funzionato. La loro policy non permette a chi commette crimini di usare le loro piattaforme per diffondere e pubblicizzare quei crimini: “We also prohibit you from celebrating any crimes you’ve committed.” Alcune testate, che appunto avrebbero una funzione editoriale, "mediatica", invece hanno deciso di non fare questa scelta, hanno deciso di "ospitare" il punto di vista di un assassino.


A proposito dei social, sarebbe interessante capire quali sono le politiche di gestione dei commenti degli utenti da parte di testate giornalistiche italiane (a partire da Repubblica), se esiste una moderazione dei commenti e come è realizzata. Twitter e Facebook sono piattaforme sociali, dunque sono “abitate” da esseri umani e da sistemi di regole. Ma ogni pagina fan (come ogni bacheca personale) è responsabile del clima che si crea, che si vive. Sulla gestione dei commenti (o meglio sulla sua non gestione, sulla scelta di non moderare da parte soprattutto delle grandi testate), siamo intervenuti più volte. Nessuno è sollevato dalla responsabilità in questo senso: La fogna del web e le responsabilità anche dei giornali.

Che c'entra poi la libertà di espressione, l'hate speech con un omicidio, con l'atto di togliere la vita a un altro essere umano. In che senso l'hate speech fa complessivamente danni paragonabili all'omicidio? 

6) Si tratta di due video e due contesti completamente differenti. I video di "guerra" - indipendentemente dal giudizio che si può avere sull'intervento militare - non sono paragonabili a un video girato da un assassino che ha pianificato il suo crimine "mediaticamente".

E infatti quello che abbiamo indicato nel nostro post sono proprio le domande, tratte da Poynter, da porsi di volta in volta di fronte a immagini che ci obbligano a una riflessione etica e deontologica rispetto al loro trattamento. Non esiste una regola fissa valida una volta e per sempre, la stessa per qualsiasi tipologia di notizie 

What is my journalistic purpose? What organizational policies and professional guidelines should I consider? What are my ethical concerns? Who is the audience – and who are the stakeholders affected by my decision? What are my alternatives?

Sul trattamento del materiale sensazionale e cruento segnaliamo questa lettura.

7) Se non interessavano i clic ma "solo" dare la notizia non era necessario caricare sui server di Repubblica i due video. Bastava linkarli o embeddarli da video già esistenti - almeno il primo - (come ha fatto Vox per dire). In ogni caso è un dato di fatto che i due video insieme abbiano ottenuto ad oggi più di 600mila visualizzazioni e sono i più visti della settimana su Repubblica.

Grazie per questo contribuito e per l'occasione di confronto e dibattito. 

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