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Perché ho deciso di venire in Ucraina

22 Novembre 2025 8 min lettura

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Perché ho deciso di venire in Ucraina

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Diario di viaggio in Ucraina/2: Perché Putin ha perso e non potrà mai vincere

Diario di viaggio in Ucraina/3: Viaggio nella resistenza ucraina: tra Kyiv e Buca la memoria dell'orrore, la forza della libertà

Quando ieri sono arrivata in Ucraina, ho realizzato poco dopo che per puro caso sono arrivata il giorno dell’anniversario dell’inizio di quella che noi chiamiamo Euromaidan, ma che per gli ucraini è la Rivoluzione della dignità.  

Avevo in mente di fare questo viaggio da tempo. Volevo essere qui dove si sta facendo la Storia. Perché la Resistenza dell’Ucraina passerà alla Storia. Al di là di come finirà questa brutale e criminale invasione, gli ucraini stanno dimostrando a noi europei (molti con la memoria cortissima e in malafede) cosa significa resistere a un invasore, che vuole imporre il suo regime clepto-fascio-mafioso, oppressivo e crudele, nel XXI secolo. Quando pensavamo che mai più sarebbe successo che un paese volesse ridefinire con la violenza i confini di un altro paese.  

Quando 10 giorni fa, grazie al giornalista di Avvenire Nello Scavo, sono riuscita finalmente a organizzare il mio viaggio in Ucraina, per visitare Odesa e Kyiv non potevo immaginare che sarebbe stato uno dei momenti più critici e bui per gli ucraini, messi di fronte a una scelta impossibile

Non sono qui per lavoro, come qualche amico mi ha chiesto, non sono qui per Il Festival Internazionale del Giornalismo né per Valigia Blu

Sono qui per me, perché come cittadina europea ho sentito l’urgenza morale di rendere omaggio a un popolo che sta sacrificando i propri figli per continuare a proteggere la sua democrazia. Ma sta lottando anche per noi europei e per il futuro dell’Europa, che per quanto imperfetta è ormai l’ultimo baluardo democratico contro l’ascesa globale dei regimi autoritari.    

“C'è sangue su questa strada e anche se non si vede più - dice la giornalista di Kyiv Independent, Nastia Kasinchuk, mentre mostra Piazza Indipendenza - ha lasciato un segno che non svanirà mai. Qui, nel centro di Kyiv, più di cento persone sono state uccise in quello che è diventato l'inizio di una lotta decennale per un'Ucraina democratica e indipendente. Ma tutto è iniziato con una semplice firma, o meglio con la sua mancanza. Il 21 novembre 2013, esattamente 12 anni fa, l'allora presidente ucraino Viktor Yanukovich, nonostante tutte le sue promesse, rifiutò di firmare l'accordo di associazione con l'Unione Europea, scegliendo invece di stringere legami più stretti con la Russia. Per decenni l'Ucraina era rimasta intrappolata tra due mondi, l'Europa e la Russia, e questo accordo avrebbe dovuto rappresentare la scelta, la scelta di un futuro europeo.  

Cosa hanno fatto gli ucraini quando questa scelta è stata loro negata? Quella notte, centinaia di persone, per lo più studenti, si sono riunite nella piazza principale di Kyiv, Maidan Nezalezhnosti, per protestare. Nei giorni seguenti, la folla è cresciuta fino a raggiungere centinaia di migliaia di persone e si è diffusa in tutte le città del Paese. Era una protesta pacifica con una richiesta semplice: mantenere la promessa e tornare sulla strada dell'UE.  

Ma il 30 novembre il presidente Yanukovich commette un errore fatale. Verso le 4 del mattino, la polizia antisommossa interviene e disperde violentemente i manifestanti rimasti. Yanukovich pensava che questo avrebbe posto fine alla protesta, ma succede il contrario. La brutalità della polizia sconvolge la nazione e il giorno dopo, il 1° dicembre, oltre un milione di persone invade il centro di Kyiv, non più solo per l'Europa, ma contro la violenza e l'abuso di potere. Euromaidan diventa la Rivoluzione della dignità.  

Per tre gelidi mesi, gli ucraini hanno tenuto duro, chiedendo di essere ascoltati. Il governo invece ha aperto il fuoco, sparando sui manifestanti disarmati. Oltre un centinaio di persone sono state uccise. Sono diventati noti come i Cento Celesti, e questa strada [ndr: via Instytutska, diventata un simbolo della lotta per la democrazia e dei diritti civili in Ucraina] ora porta il loro nome, in onore del loro sacrificio.   

Gli ucraini hanno pagato un prezzo enorme, ma la rivoluzione ha vinto. Yanukovich è fuggito il 21 febbraio e l'Ucraina ha finalmente firmato l'accordo con l'UE. La Russia però non aveva intenzione di lasciar andare l'Ucraina. Quando la rivoluzione ha raggiunto il suo apice, Mosca ha iniziato la sua aggressione contro l'Ucraina. Prima in Crimea, poi nel Donbas, gettando le basi per l'invasione su larga scala del 2022.  

La Rivoluzione della Dignità è diventata un momento determinante nella storia moderna dell'Ucraina. Ma 12 anni dopo, la lotta che ha dato inizio continua, e il costo continua a essere sempre più alto. A poche centinaia di metri dal Memoriale dei Cento Celesti, ne è apparso uno nuovo in onore dei soldati caduti che hanno raccolto il testimone della lotta. Un'altra generazione di ucraini che ha pagato il prezzo più alto per la libertà dell'Ucraina e che sarà ricordata per sempre”.  

E di dignità parla oggi il presidente Zelensky davanti al ricatto mafioso imposto da Trump che vorrebbe appunto strappare la dignità agli ucraini, imponendo un accordo ingiusto e malvagio che premia l’invasore criminale e umilia e punisce un popolo che resiste e non si arrende nonostante tutto da quasi quattro anni. 

«Nella vita di ogni nazione arriva un momento in cui tutti devono parlare. Onestamente. Tranquillamente. Senza invenzioni, dicerie, pettegolezzi, senza nulla di superfluo. Così come è. Così come cerco sempre di parlare con voi.

Adesso è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Ora la pressione sull’Ucraina è una delle più pesanti. Ora l’Ucraina può trovarsi davanti a una scelta molto difficile. O la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O 28 punti difficili, oppure un inverno estremamente duro - il più duro - e ulteriori rischi. Una vita senza libertà, senza dignità, senza giustizia. E perché dovremmo credere a chi ci ha già attaccato due volte?

Ci si aspetterà da noi una risposta. Anche se in realtà io l’ho già data. Il 20 maggio 2019, quando, giurando fedeltà all’Ucraina, in particolare ho detto: “Io, Volodymyr Zelensky, eletto dalla volontà del popolo Presidente dell’Ucraina, mi impegno con tutte le mie azioni a difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, a sostenere i diritti e le libertà dei cittadini, ad attenermi alla Costituzione e alle leggi dell’Ucraina, a svolgere i miei doveri nell’interesse di tutti i concittadini, ad accrescere l’autorità dell’Ucraina nel mondo”.

Per me non è una formalità protocollare per forma - è un giuramento. E ogni giorno rimango fedele a ciascuna delle sue parole. E non lo tradirò mai. (...)

L’Ucraina non deve rivivere il déjà-vu del 24 febbraio, quando si aveva la sensazione di essere soli. Quando nessuno poteva fermare la Russia, tranne la nostra gente eroica, che come un muro si oppose all’esercito di Putin.

E ovviamente ci faceva molto piacere quando il mondo diceva: gli ucraini sono incredibili; Dio, come sono gli ucraini, come combattono, come lottano; che titani che sono! Ed è vero. Assolutamente.

Ma l'Europa e il mondo intero devono capire anche un’altra verità: che gli ucraini sono prima di tutto persone, e da quasi quattro anni dall’invasione su larga scala resistiamo a uno dei più grandi eserciti del mondo, e teniamo una linea del fronte di migliaia di chilometri, e il nostro popolo ogni notte subisce bombardamenti, attacchi missilistici, colpi balistici e attacchi degli Shahed. E la nostra gente ogni giorno perde qualcuno dei propri cari, e il nostro popolo vuole moltissimo che la guerra finisca. 

Noi, ovviamente, siamo di acciaio. Ma qualsiasi metallo, anche il più resistente, può non reggere.

Non dimenticatelo, siate con l’Ucraina, siate con la nostra gente, e quindi siate con la dignità e la libertà!

Cari ucraini, ricordate quel primo giorno della guerra. La maggior parte di noi fece una scelta. Una scelta a favore dell’Ucraina. Ricordate i nostri sentimenti allora. 

Com’era? Buio, rumoroso, difficile, doloroso, per molti - spaventoso, ma il nemico non vide le nostre schiene che fuggivano. 

Vide i nostri occhi, pieni della volontà di combattere per ciò che è nostro. 

Questa è la dignità. 

Questa è la libertà. Ed è davvero la cosa più spaventosa che possa esistere per la Russia - vedere l’unità degli ucraini.

Allora la nostra unità era diretta a proteggere la nostra casa dal nemico.

E ora l’unità ci serve come mai prima, affinché nella nostra casa ci sia una pace dignitosa. (...)

Lavoreremo sul campo diplomatico per la nostra pace. Dobbiamo lavorare uniti dentro il Paese per la nostra pace. 

Per la nostra dignità.

Per la nostra libertà. 

E credo, e so, di non essere solo. Con me ci sono il nostro popolo, la società, i soldati, i partner, gli alleati, tutti i nostri cittadini. Degni. Liberi. Uniti.

Buon Giorno della Dignità e della Libertà!

Gloria all’Ucraina!»

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Quando siamo arrivati a Odesa ieri mattina, erano appena caduti su una zona residenziale circa 25 droni. La sera è scattato l'allarme per un attacco missilistico. Eravamo in un ristorante di tatari (la popolazione tatara di Crimea fu deportata in massa dall'Unione Sovietica e subì persecuzioni e repressioni. Oggi rifiutano l'occupazione russa della Crimea), quando è arrivato l'allarme attraverso l'app che ti informa dei pericoli di imminenti attacchi. L'unica spaventata ero io. Per gli ucraini era ordinaria amministrazione. Siamo rimasti al buio qualche minuto. Poi è arrivato un altro avviso di allarme cessato. La voce in questo caso ha chiuso la comunicazione con 'May the force be with you' (che in un momento di tensione mi ha fatto ridere un sacco, poi dici perché amo gli ucraini). Forse non tutti lo sanno o lo hanno dimenticato, ma la voce è quella di Mark Hamill (il "Luke Skywalker" di Star Wars).

Durante il giorno ho fatto una lunga camminata per il centro storico ed erano azionati generatori di corrente ovunque. Un rumore assordante che accompagna la vita quotidiana delle persone, ormai totalmente assuefatte. La sera con la corrente è tornato il silenzio riempito questa volta solo dai suoni 'naturali' della vita cittadina. Di fronte al mare le aiuole dedicate ai soldati caduti dall'invasione russa su larga scala. Ogni bandierina una vita sacrificata con nome, cognome, anno di nascita e di morte. Vite giovanissime sull'altare di un paese, la Russia, che vuole imporre il proprio sistema di oppressione, violenza e morte a un paese democratico, che ama la vita e la libertà.

Mentre oggi giravo per le strade di Odesa, ho attraversato una città e un popolo con una dignità e una forza che mi hanno commossa fino alle lacrime. Un popolo che oggi come ieri combatte al tempo stesso per la libertà e contro la corruzione sistemica del suo paese. Un popolo che non teme di scendere in piazza nonostante i tempi di guerra per protestare contro il governo che avrebbe voluto smantellare le agenzie anti-corruzione che hanno svelato il sistema di corruzione che coinvolge gli alti vertici dello Stato e dell’esecutivo. Si illude chi pensa che un popolo come questo, che sta dando a tutti noi una grandissima lezione di dignità e resistenza democratica, potrà mai essere soggiogato. 

 

2 Commenti
  1. Jack

    A me sembra che rispondere al diktat della Casa Bianca tocchi agli europei non meno che agli ucraini: Trump, dico finalmente, ci ha messo con le spalle al muro, in una condizione nella quale nessuna ambiguità è possibile. È evidente infatti che il suo “piano di pace” pone anche a noi europei la stessa domanda alla quale gli ucraini hanno già dovuto rispondere il 24 febbraio 2022: che cosa siamo disposti a sacrificare oggi affinché domani l’Europa sia ancora un continente libero, ed altre generazioni di europei vivano nello stesso sistema di libertà che noi abbiamo avuto la fortuna di ereditare? Perché nessuna misura di vigliaccheria, corruzione e abiezione, dovrebbe essere chiaro, basterà ad esentarci in perpetuo dalle responsabilità non tanto verso gli ucraini ma anzitutto verso noi stessi, i nostri figli, il nostro futuro. E non venitemi a dire, per favore, che l’Europa è già una colonia americana dal 1945, perché nulla, durante i decenni della guerra fredda, è paragonabile alla dipendenza coloniale imposta oggi da Trump e Putin: sempre che qualche illuminato pensatore alternativo, equidistante e al di sopra delle parti, non creda ovviamente che nei paesi del Patto di Varsavia si vivesse come in quelli dell’Europa occidentale. Non ho alcuna fiducia nel fatto che i sovranisti, alla prova del governo, siano capaci di elevarsi all’altezza di interrogativi esistenziali: fieri difensori dell’indipendenza delle nazioni, odiano l’unica Nazione la quale sta davvero combattendo per mantenere la propria indipendenza; acerrimi paladini della sovranità e degli interessi nazionali, sono disposti a prostituirli all’offerente di turno, di Washington o di Mosca. Accettare il diktat di Trump significa accettare un’Europa divisa a metà, con una parte orientale nella sfera di influenza russa ed una occidentale con governi parafascisti a geometria variabile: una singolare nemesi storica per un continente che, dopo aver colonizzato il mondo, si troverebbe ad essere colonizzato, umiliato e impoverito dai predatori imperiali di oggi. Evitare una guerra costruendo una capacità di deterrenza, che in questo momento significa insieme sostenere l’Ucraina e riarmare l’Europa (che aspettiamo a dotarci di uno scudo nucleare indipendente?) costa sempre e comunque molto meno che farla: non è restando inerti o pensando di poterci rinchiudere in un recinto di inesistenti sovranità nazionali che eviteremo il peggio, per gli europei di oggi e per quelli di domani.

  2. Nicola Piscopo

    Durante la lettura sembra di aver vissuto, attraverso questo racconto, il viaggio proprio come se fossi partito con Te, Arianna! Apprezzo la narrazione degli antefatti, attraverso una voce autorevolissima, di Euromaidan, nel periodo di fine 2013 e inizio 2014, e l'aver riportato il discorso dell'immenso Presidente Zelensky, un Gigante in un mondo di nani inetti. Sono 4 anni di guerra, sì, ma soprattutto 4 anni di gloriosa e indomabile resistenza ucraina. 4 anni di un modello morale, etico, virtuoso di unità nazionale che potrebbe (anzi, dovrà) essere insegnato in futuro a tutte le nuove generazioni. Bisogna fare in modo che questo esempio vada diffuso già oggi, che le imprese di un popolo ardente di indipendenza vengano esaltate non perché figlie di propaganda ma perché figlie di realtà, vissuta da come ben ha detto la Tua collega Kasinchuk, "un'altra generazione di ucraini che ha pagato il prezzo più alto per la libertà dell'Ucraina e che sarà ricordata per sempre”. Ed è giusto che tutti noi portiamo in alto il ricordo di questa generazione di ucraini che sta lottando, vincendo e talvolta soccombendo per tutti noi: per la nostra Dignità. Mi permetto di chiudere aggiungendo qualcosa che non ho trovato nel Tuo pezzo ma che hai ribadito abbondantemente, nella Tua lotta quotidiana contro di essi: bisogna soprattutto che pupazzi filo-Putin, presenti in Occidente, non l'abbiano vinta; è anche in questo modo che manterremo viva la memoria dei caduti e la Resistenza che continua incessante e irriducibile. P.S.: quoto il commento di Jack, precedente al mio: l'Europa si svegli. Si svegli l'informazione, si svegli la politica, si sveglino le Istituzioni. #SlavaUkraini, #HeroyamSlava

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