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Valigia Blu: il successo del crowdfunding e il valore della community

21 Gennaio 2019 7 min lettura

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Valigia Blu: il successo del crowdfunding e il valore della community

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Valigia Blu è nata quasi 10 anni fa sui social come gruppo di pressione per chiedere la rettifica al TG1 di una notizia falsa. Allora raccolsi circa 200mila firme in pochissime settimane che poi stampai e consegnai alla Rai, portandole a Roma in una valigia casualmente blu. Da lì il nome "Valigia Blu", che idealmente aveva raccolto e trasportato la voce dei cittadini. Lo spirito di quella iniziativa ha deciso sin dall'inizio quella che è oggi la caratteristica fondamentale di questo blog strano, anomalo e difficile da definire: la comunità al centro, i contenuti al servizio dei cittadini.

Da gruppo su Facebook, Valigia Blu si è trasformata in blog collettivo che ha il sito come contenitore e principalmente la pagina Facebook come "homepage", come casa comune, dove gli autori e i "lettori" si incontrano, confrontano, discutono. È stata una trasformazione avvenuta in maniera molto naturale e spontanea, seguendo la spinta di quello che succedeva nelle discussioni sui social.

Le stesse persone che oggi sono impegnate su Valigia Blu non si erano mai incontrate prima, si sono conosciute su Facebook e da lì è nato il primo nucleo operativo, che oggi vede almeno 10 persone tra giornalisti, scrittori, blogger, grafici e sistemisti lavorare insieme con un obiettivo comune: contribuire nel nostro piccolo in maniera costruttiva e propositiva all'ecosistema informativo, provando a creare senso dove c'è rumore. Valigia Blu è una forma di attivismo digitale, nasce dalla passione, dall'amore, dalla cura per le cose che facciamo.

Al centro di questa esperienza c'è sempre stata la community. È il cuore di questo progetto nato e cresciuto in modo spontaneo, senza alcuna strategia e pianificazione, men che meno di business.

Ieri si è concluso il crowdfunding per sostenere l'edizione 2019 di Valigia Blu. Una campagna strepitosa durata due mesi, l'obiettivo raggiunto e superato a 6 giorni dalla chiusura della raccolta con le ricompense (da oggi si potrà continuare a donare, ma non saranno più disponibili le ricompense), oltre 1600 donatori.

È stata ancora una volta (per il quarto anno di seguito) una esperienza stupenda: sottoporsi ogni volta al "giudizio" di chi ti segue, che valuterà il tuo lavoro e deciderà se vale la pena sostenerlo, non è facile. L'ansia, la paura di aver deluso le aspettative, di non esserne all'altezza è inevitabile. E poi c'è la bellissima risposta della community che non si limita al supporto economico: in questi 66 giorni siamo stati accompagnati e presi per mano da tantissime persone che sui social ci hanno sostenuto, hanno tifato per noi, hanno invitato altri a sostenerci, hanno condiviso i piccoli traguardi man mano che li raggiungevamo, chiamando a raccolta la loro rete di contatti. Il vero spettacolo è stata la nostra community. In tanti, quando abbiamo raggiunto l'obiettivo, sui social condividevano con noi la soddisfazione e la gioia di quel momento, fieri di essere tra quei 1600 donatori.
In tanti ci hanno anche trollato come da tradizione facendo donazioni con i centesimi, in campo anche i contro-troll che donavano per ristabilire puntualmente la cifra tonda. Alla fine hanno vinto i trolloni dei centesimi 😂

Il successo di un crowdfunding così importante (e per il quarto anno di seguito, crescendo gradualmente) ci può dire una cosa: il modello di Valigia Blu, basato sostanzialmente su un lavoro continuo di cura della community, che rifiuta la pubblicità (un modello tossico per l'ecosistema che spinge a macinare quantità spesso a discapito della qualità e dell'approfondimento), che offre contenuti aperti a tutti (non ci sono paywall o abbonamenti), che si basa solo ed esclusivamente sul sostegno dei lettori, si sta consolidando anno dopo anno. Ed è un modello chiaramente non di sistema, la nostra è un piccola testimonianza (culturale) di quello che si potrebbe fare, di cosa potrebbe essere l'informazione intesa come servizio pubblico e non come business o forma di potere, vivendo i social come occasione per costruire comunità complesse e non come distribuzione, spam di link per generare traffico.

Giovanni Boccia Artieri, docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi e direttore del Dipartimento di Dipartimento di Scienze della Comunicazione, Studi Umanistici e Internazionali (DISCUI) dell'Università di Urbino, ha commentato su Facebook a caldo il successo del crowdfunding 2019:

"La riuscita della campagna di Valigia Blu non è da sottovalutare. È il quarto anno di seguito che raggiunge e supera l'obiettivo. Sì ma l'obiettivo quale? Quello economico? Solo se guardiamo la superficie.

I 1523 donatori sono lo specchio di una comunità che il progetto di Valigia Blu ha saputo creare. Prendersi cura dei propri lettori, porre attenzione ai commenti così come agli articoli che si scrivono, coinvolgerli nella ricostruzione dei fatti, creare connessioni continue fra persone che la pensano anche diversamente... questo è un successo e una pratica da seguire.

Sotto la crosta c'è anche il modo di pensare il modello di sostentamento dell'informazione in modo diverso. Qui le firme sono al servizio della testata, i contenuti sono sempre più forti di chi li scrive. E la circolazione dei contenuti conta sulla loro capacità di esprimere idee più che nella politica dei pezzi spammati ovunque ripetutamente come certe testate fanno (quante volte mi capita di vedere ancora e ancora lo stesso post su Twitter).

Perché Valigia Blu non solo conosce la cultura digitale ma la rispetta e sa come farne parte.

Non so chi siano esattamente i donors ma per l'esperienza di ricerca che ho avuto in passato a partire dai dati (grazie Arianna) sono di tipo diverso: semplici lettori come istituzioni, giornalisti come altre testate, brand come scuole.

Una comunità che coincide con la cittadinanza. Quella che crede nell'informazione. Quella che sa che vale la pena contribuire affinché continui e sia a disposizione degli altri. Il tutto in epoca di sfiducia nei media. O forse proprio per questo: bisogna saper ricostruire un patto fiduciario tra l'informazione e i cittadini. E il modo che ha Valigia Blu di farlo mi sembra una bella strada.

PS: Conosco e sostengo il progetto e chi lo cura da anni quindi mi sento parte in causa. Ma vi prego di credermi, qui parlo più da analista e ricercatore: non prendere seriamente il successo di una cosa come questa significa ignorare le strade che potremo percorrere nel futuro dell'informazione".

Da quel post è nato un piccolo scambio, riporto i commenti di Angelo Soro e di Antonio Rossano:

"1) L'elemento (con)vincente, per quanto mi riguarda, è l'estrema cura con cui i fatti vengono esposti e la puntuale presenza di link alle fonti. Questi sono senz'altro punti caratteristici che differenziano VB da qualsiasi altra testata ma, soprattutto, danno dignità al lavoro giornalistico e ai fruitori delle notizie. Perciò grazie a tutte/i le/i ragazze/i di VB per quello che son riusciti a creare.

2) Se guardiamo a cosa sta accadendo nel mondo dell'informazione, ci rendiamo conto di un altro aspetto fondamentale: oggi l'informazione "commerciale" deve necessariamente imporre al lettore una scelta : se il modello economico è quello pubblicitario, la scelta sarà di dover "subire" decine di banner e video, molto intrusivi, durante la lettura. Se il modello è l'abbonamento, sei fuori al "muro" di un paywall e non puoi entrare se non paghi. Tutto legittimo ovviamente, in una società che considera l'informazione come un prodotto commerciale, non molto di più. I contenuti di Valigia Blu sono aperti e disponibili a tutti, sempre. Il crowdfunding è una scelta, quella di considerare l'informazione un valore, per sé e per gli altri".

Alla mia osservazione che in ogni caso Valigia Blu non è un modello di massa ed è perciò una piccola testimonianza, Giovanni Boccia Artieri ha risposto: "Certo non è un modello per il giornalismo di massa ma è pieno di buone pratiche per il giornalismo e, secondo me, contiene quegli elementi che spiegano bene come le comunità online producono valore (culturale e non)".

Questi commenti in qualche modo hanno centrato pienamente quello che cerchiamo di fare con Valigia Blu: fare informazione, fare giornalismo (selezione dei contenuti, aggregazione, verifica, approfondimento) non come forma di lavoro, ma come forma di attivismo, come nostro piccolo contributo alla società di cui facciamo parte. I contenuti sono l'occasione per costruire ponti. Nel pieno rispetto di quello che significa essere e vivere la cultura digitale. E questo sarà possibile anche per il 2019 perché 1618 persone hanno valutato il nostro lavoro, e hanno deciso che valeva la pena sostenerlo. Perché chi ha di più ha messo a disposizione di chi ha di meno, per permettere a tutti di aver accesso ai contenuti e di usufruirne (colgo l'occasione anche per ringraziare i GOLD DONOR 2019). Per permettere a noi di continuare ad impegnarci nella cura della community e nelle discussioni sui social.

Grazie per questa esperienza unica, professionale e umana, che ci state donando. Siamo consapevoli che la fiducia non si conquista una volta e per sempre, ma giorno dopo giorno e che è necessario impegno costante, capacità di mettersi in discussione, confronto continuo (non sono pratiche facilissime, ammettere i propri limiti e lavorare per superarli richiede uno sforzo anche sul piano emotivo e psicologico notevole). Ma il nostro impegno per la fiducia e il sostegno che avete deciso di darci sarà questo anche per il 2019, cercando di fare di più e meglio. Grazie.

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