Un ‘film scandalo’ scandalosamente banale


[Tempo di lettura stimato: 2 minuti]

di Davide Gangale

Tanti maschi nudi, ripresi in primissimo piano e con inquadrature esplicite. Nel boschetto, scene indiscrete di sesso più o meno occasionale, sempre tra uomini. Uomini che, quando non fanno l’amore se ne stanno seduti in spiaggia, a gambe larghe, sulle rive di un lago francese, a prendere il sole. Se a Lo sconosciuto del lago togliamo tutto questo, che cosa rimane?

Difficile dirlo. Quello che è stato definito dalla stampa italiana «il vero film scandalo di Cannes», premio per la regia nella sezione Un certain regard, scorre sullo schermo tra uno sbadiglio dei più smaliziati e una risatina d’imbarazzo, un pruriginoso senso di disagio, dei meno avvezzi alla fisiologia ravvicinata dell’amore omosessuale.

Il film di Alan Guiraudie dovrebbe comunque essere un thriller, con tanto di morte per annegamento. Un semplice incidente oppure un omicidio? Lo spettatore lo scoprirà presto.

Nulla però saprà sui motivi, e nulla sui protagonisti. Franck fa amicizia con Henri, rubicondo frequentatore del lago che si è appena separato dalla moglie e se ne sta in disparte, isolato dal resto della comunità gay, senza mai osare il nudo integrale né il tuffo in acqua. Fin dal primo giorno, però, Franck desidera ardentemente il baffuto Michel, che al contrario ha sempre un compagno con cui nuotare e lo cambia con una certa disinvoltura.

Parliamo di personaggi talmente poco sviluppati dal punto di vista narrativo che i loro comportamenti (sesso a parte) appariranno fino alla fine inspiegabili. Talmente gratuiti da sconfinare quatti quatti nella più ordinaria prevedibilità. Sul lago, nel microcosmo estivo in cui il lungometraggio è ambientato, gli sconosciuti sono tanti. Mica uno solo. E lo scandalo - assieme alla curiosità di scoprire chi essi siano - va scemando inesorabilmente. Finché il finale (del finale non si parla, ma insomma…) non la cancella definitivamente.

Almeno – direte voi – ci sarà una colonna sonora da paura. Niente da fare: neanche una nota.

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