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Il fragile ecosistema forestale dell’Uganda rischia di essere distrutto per produrre zucchero

24 Giugno 2020 6 min lettura

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Il fragile ecosistema forestale dell’Uganda rischia di essere distrutto per produrre zucchero

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"Una vergogna imperdonabile per tutto il mondo". Così le associazioni che lottano per la conservazione delle foreste hanno definito la decisione dell'Alta corte ugandese di dare il via alla deforestazione di una parte delle aree boschive della foresta di Bugoma, in Uganda, a 250 chilometri a nord-ovest dalla capitale Kampala, per realizzare una piantagione di canna da zucchero.

I lavori di bonifica dei 900 ettari che dovranno ospitare la piantagione sono iniziati il mese scorso. Si tratta di un terreno affittato da Solomon Iguru Gafabusa, re dell'antico regno di Bunyoro-Kitara, nel 2016 per 99 anni alla Hoima Sugar Company Ltd, una società mauriziana che ha acquisito il 70% del capitale azionario di Kinyagara Sugar Works, azienda ugandese produttrice di canne da zucchero. Secondo l'Alta corte di Kampala, il terreno in questione si trova ai confini e non all'interno dell'area protetta della foresta e, pertanto, non è soggetto ad alcun vincolo.

La questione è intricata perché riguarda i diritti su chi possiede la terra e su come dovrebbe essere utilizzata e chiama in causa la storia dell'incorporazione nell'antico regno di Bunyoro-Kitara nell'Uganda governato dal Regno Unito nel XIX secolo, coinvolgendo gli abitanti di quei territori, le istituzioni locali, ambientalisti, tour operator, compagnie produttrici di zucchero anche di altri paesi, tra chi vuole proteggere la biodiversità presente nella riserve, chi non vuole che gli alberi siano abbattuti per non perdere legna da ardere, chi si oppone al disboscamento perché si perderebbero le importanti piante officinali e chi è a favore per destinare le terre alla coltivazione o alle piantagioni di canna da zucchero.

Nel 1993 lo Stato ugandese ha restituito parte dei terreni confiscati nel XIX secolo, uno di questi riguarda proprio i 900 ettari al confine con la Bugoma Forest Reserve, sulla giurisdizione e utilizzo dei quali c'è una controversia da anni. «Questa è la terra dei miei bisnonni. Non fa parte di Bugoma», aveva detto lo scorso anno Ronald Mwesigwa, presidente del consiglio di amministrazione della terra che gestisce i beni del regno, prima che, ad aprile 2019, dopo una battaglia legale di tre anni, un giudice stabilisse che quel pezzo di terra apparteneva al regno di Bunyoro-Kitara e si trovava al di fuori della riserva forestale. Un giudizio separato, un mese dopo, aveva permesso alla Hoima Sugar Company Ltd di iniziare l'abbattimento degli alberi. «Quando la proprietà passa in mani private, allora sai che sono in gioco la natura e la fauna selvatica», aveva commentato all'epoca Benedict Ntale, vice presidente dell'Associazione dei tour operator dell'Uganda, strenuo oppositore delle politiche di sviluppo legate alla canna da zucchero. Contro quella decisione fu presentato un ricorso. A un anno di distanza, è arrivata la sentenza dell'Alta corte che ha ordinato all'Autorità Forestale Nazionale (NFA), che gestisce la Bugoma Forest Reserve, di liberare il terreno e rispedire a casa i militari che la sorvegliavano. La NFA – istituita nel 2004 per gestire  in modo sostenibile le 506 riserve forestali centrali del paese – ha impugnato la decisione.

Situata nel distretto di Kikuube, nella parte occidentale dell'Uganda vicino al lago Albert, con i suoi oltre 41mila ettari, la Bugoma Forest Reserve è il più grande blocco rimanente di foresta tropicale naturale lungo la Rift Vally Albertine, vicino alla foreste di Budongo e al parco nazionale di Semuliki. La riserva svolge un ruolo fondamentale nel preservare i corridoi migratori della fauna selvatica e, secondo il rapporto sulla biodiversità, rappresenta un patrimonio eccezionale: Bugoma ospita 23 specie di animali, tra cui circa 550 scimpanzé a rischio d'estinzione, i mangabey grigi (un primate endemico), un piccolo numero di elefanti, 225 specie di uccelli (tra cui due molto rare, come il francolino di Nahan e il mughetto dalle orecchie nere) e 260 specie di alberi. Stando a un rapporto del Ministero del Turismo e delle Antichità nel 2019, la riserve di Bugoma sarebbe in procinto di diventare parco nazionale, finendo sotto la gestione dell'Autorità della fauna selvatica dell'Uganda.

Secondo la Hoima Sugar Company la realizzazione della piantagione di canna da zuccherà "migliorerà il tenore di vita degli abitanti" della zona. Nel rapporto di valutazione di impatto ambientale e sociale inserito nel progetto di piantagione, la società aveva sostenuto che avrebbe costruito scuole e un ospedale, sviluppato un progetto di ecoturismo che comprendeva eco-lodge (ndr, strutture ricettive turistiche progettate per avere un impatto minimo sull'ambiente), percorsi pedonali e un campeggio, e reimpiantato alberi nelle aree degradate.

Ma, contestano gli attivisti per la conservazione delle foreste e gli esperti di silvicoltura, è proprio il progetto di piantagione di canna da zucchero a essere problematico nei pressi di una foresta pluviale tropicale e nel particolare contesto della Bugoma Forest Reserve: distruggere anche solo una piccola parte della foresta porterebbe a una grave perdita della biodiversità presente e influirebbe sul livello delle acque del fiume Nilo.

Deforestazione (in rosso) e degrado (in arancione) nella riserva forestale centrale di Bugoma nel 2018 e 2019 – via FAO

«Questo piano è dannoso non solo per i piani di sviluppo e turismo del governo ugandese ma soprattutto per l'ecosistema fragile e ricco che verrà irrimediabilmente compromesso. La canna da zucchero è particolarmente dannosa quando diventa la zona cuscinetto di una foresta pluviale tropicale», commenta al Guardian Costantino Tessarin, presidente dell'Associazione per la conservazione della foresta di Bugoma. «Che il pezzo di terra cada al di là o al di qua del confine della riserva è irrilevante, è un esercizio per gli studenti delle scuole elementari. La realtà è che stiamo parlando di un ecosistema di importanza internazionale che non può essere valutato per singole parti ma nella sua interezza. La decisione dell'Alta corte è una vergogna per le persone di buon senso non solo dell'Uganda, ma di tutto il mondo», ha aggiunto Tessarin, direttore anche dell'Uganda Jungle Lodges e titolare del Bugoma Jungle Lodge, un piccolo eco-lodge ai margini della foresta.

«Gli investitori in ecoturismo e conservazione avranno molto di cui lamentarsi e chiederanno maggiore protezione dei loro investimenti», ha affermato sempre al Guardian Onesmus Mugyenyi, coordinatore del Forest Learning Governance Learning Group, un'alleanza informale di 10 Stati africani e asiatici che sostengono la protezione delle foreste. «Lo sviluppo dell'ecoturismo ha ricadute maggiori [ndr, di una piantagione di canna da zucchero] da un punto di vista ambientale, economico e sociale sulla popolazione».

Secondo un rapporto statale, in 25 anni la percentuale di terreno coperto da foreste in Uganda si è ridotta del 15%, passando dal 24% della superficie totale del paese nel 1990 al 9% nel 2015, per controversie sulla terra e a causa della deforestazione. La deforestazione viaggia a un tasso di oltre 50mila ettari l'anno (tutta la riserva della foresta del Bugoma è grande poco più di 41mila ettari come detto) – riporta il Forest Reference Level presentato dall'Uganda nel 2017 – creando emissioni equivalenti a 8.253.982 tonnellate di CO2. Se questo tasso continua senza sosta, scrive Antonello Salis, Forestry Officer della FAO in Uganda, "la maggior parte dell'area boschiva dell'Uganda scomparirà nel prossimo secolo".

«Eliminare parte del Bugoma significherebbe distruggere la biodiversità e pregiudicare la reputazione dell'Uganda anche sul fronte del clima, delle foreste e della fauna selvatica», ha dichiarato Cathy Watson, responsabile del programma sviluppo presso la World Agroforestry.

Intanto gli attivisti per la conservazione delle foreste hanno lanciato sui social la campagna "Save Bugoma Forest" e hanno chiesto l'intervento del presidente Yoweri Museveni. «È necessario che il governo dell'Uganda e le istituzioni nazionali intervengano per risolvere una questione che non può ridursi solo a una battaglia legale in tribunale e che non può riguardare solo i confini di parti di terra», ha detto Tessarin.

Immagine in anteprima via eturbonews

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