Ucciso il giornalista slovacco che indagava sulla frode fiscale che coinvolgerebbe il partito di governo

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Stava indagando su presunte frodi fiscali che coinvolgevano uomini d’affari legati al partito al governo della Slovacchia, il giornalista Ján Kuciak, 27 anni, che è stato trovato morto, insieme alla sua ragazza, Martina Kušnírová, nella loro casa a Vel’ka Mača, a est della capitale Bratislava, scrive il Guardian. Secondo quanto riportato dai media, entrambi sono stati uccisi con un colpo d’arma da fuoco.

Il capo della polizia, Tibor Gašpar, ha riferito ai giornalisti che gli omicidi “probabilmente hanno qualcosa a che fare con le attività investigative” del giornalista.

Kuciak scriveva per il sito Aktuality.sk e i suoi articoli si concentravano principalmente su storie di evasione fiscale in cui erano coinvolti anche uomini d’affari collegati al partito di governo slovacco e ad altri politici. “Il suo ultimo pezzo è stato pubblicato il 9 febbraio scorso e trattava la storia di una sospetta frode fiscale collegata a un complesso di appartamenti di lusso a Bratislava, noto come ‘Five Star Residence’. Kuciak aveva coperto la storia per qualche tempo. Nell’ottobre 2017, aveva scritto su Facebook che aveva denunciato all’ufficio del procuratore generale una minacciosa telefonata di un uomo d’affari locale coinvolto negli appartamenti, di nome Marian Kocner”, si legge ancora sul quotidiano britannico.

SME, uno dei giornali più letti in Slovacchia, riporta inoltre che il giornalista ucciso si era anche occupato di persone vicine alla ‘Ndrangheta in Slovacchia e delle loro passate relazioni con il principale consigliere statale del primo ministro Robert Fico, Mária Trošková. Su quest’ultimo tema, Tom Nicholson, che lavorò anche con Kuciak, scrive su POLITICO che il giovane giornalista slovacco “fece progressi importanti (…). Ján aveva stretto un’alleanza con giornalisti investigativi italiani in grado di confermare le identità e le associazioni criminali degli italiani che erano attivi in ​​Slovacchia”. Antonio Nicaso, docente universitario in Canada e storico delle mafie, sentito da La Stampa, spiega che la presenza della 'ndrangheta in Slovacchia "«è legata soprattutto alla prospettiva di accesso a cospicui fondi dell’Unione Europea. A breve la Calabria uscirà dalle gerarchie di priorità dell’Ue sulla concessione dei finanziamenti e – al suo posto – vi accederanno i Paesi dell’Est Europa. Ed è così che le famiglie legate al crimine organizzato avrebbero messo gli occhi sulla Slovacchia «trasferendo numerose attività imprenditoriali legate soprattutto alle energie rinnovabili»".

Il primo ministro slovacco, Robert Fico, ha dichiarato che se gli omicidi sono legati al lavoro del giornalista, ciò equivarrebbe a “un attacco senza precedenti alla libertà di stampa e alla democrazia in Slovacchia”. Il governo ha annunciato una ricompensa di un milione di euro a chi darà informazioni utili sue due omicidi.

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha scritto su Twitter che l’Europa non può accettare che un giornalista venga ucciso per aver fatto il suo lavoro e chiede alle autorità slovacche “di avviare un’indagine approfondita con il sostegno internazionale, se necessario”.

Tajani ricorda anche l'omicidio della giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia avvenuto a Malta lo scorso 16 ottobre. Le inchieste di Caruana Galizia denunciavano guadagni illeciti, clientelismo, corruzione, crimine organizzato, banche che favorivano il riciclaggio di denaro sporco e l’evasione fiscale, aziende di gioco d’azzardo online con infiltrazione mafiosi e trafficanti di droga. A dicembre la polizia ha arrestato e accusato tre uomini (i fratelli Alfred e George Degiorgio e Vincent Muscat) della morte della giornalista.

Proprio il figlio della giornalista maltese, Andrew Caruana Galizia, commentando su Twitter l'omicidio di Ján Kuciak e di Martina Kušnírová, ha scritto che la sua famiglia aveva avvertito la Commissione Europea che l'uccisione di sua madre aveva fissato un nuovo standard di condotta ammissibile all'interno dell'Ue e che altri sarebbero presto morti se non si fosse intrapresa un'azione decisa: "Jan Kuciak poteva essere salvato".

Il 28 febbraio, Aktuality.sk ha pubblicato il lavoro (non terminato) di Kuciak sulle presunte attività in Slovacchia di persone associate alla 'Ndrangheta. In base al lavoro del giornalista ucciso emergevano gli affari tra Mária Trošková, Vilian Jasan, segretario del consiglio di sicurezza, e Antonino Vadalà, un italiano di 42 anni residente in Slovacchia con presunti legami con la 'Ndrangheta. Vadalà, scrive Repubblica, aveva una vecchia condanna a un anno e sei mesi in Italia per aver favorito la latitanza di Domenico Ventura, boss di 'ndrangheta ricercato per omicidio. Il Guardian riporta la testimonianza di un giornalista del Czech Centre for Investigative Journalism che conosceva Kuciak in cui si afferma "che l'inchiesta rivelava come i membri del crimine organizzato italiano avessero 'fatto affari con i politici regionali', formando quello che era effettivamente un'organizzazione mafiosa".

Dopo la pubblicazione dell'articolo Trošková e Jasan si sono dimessi, rilasciando una nota congiunta: "Collegare i nostri nomi con un atto deprecabile (l'assassinio del giornalista) come fanno alcuni politici e media è assurdo. Di fronte alla strumentalizzazione dei nostri nomi, nella lotta politica contro il premier Fico, abbiamo deciso di lasciare i nostri incarichi all'Ufficio del governo fino alla conclusione delle indagini". Il 1 marzo, inoltre, la polizia ha comunicato di aver arrestato sette uomini (italiani) in relazione all'omicidio di Kuciak e della sua ragazza. Tra di essi, c'è anche Antonino Vadalà, suo fratello Bruno e il cugino Pietro Catroppa.

Il procuratore di Reggio Calabria, Gaetano Paci, ha dichiarato all'Ansa che «già da tempo la Dda di Reggio Calabria aveva ufficialmente posto all'attenzione degli organi di polizia internazionale e della polizia nazionale slovacca la necessità di monitorare le attività del gruppo dei calabresi arrestati perché sospettati di essere coinvolti nell'omicidio del giovane giornalista Jan Kuciack e della sua compagna». «ll sospetto – spiega Paci – era nato focalizzando i movimenti degli arrestati, tutti appartenenti e collegati a famiglie mafiose di Bova Marina e di Africo Nuovo, per l'improvviso esplodere di posizioni di grande valore economico ed imprenditoriale in Slovacchia cui erano divenuti titolari».

Il 3 marzo la Polizia slovacca, in un comunicato, scrive Reuters, ha dichiarato che tutte e sette le persone arrestate sono state rilasciate perché dopo 48 ore sono scaduti i termini della custodia cautelare e non sono state individuate prove per una loro un'incriminazione.

(Articolo aggiornato al 3 marzo 2018)

Foto in anteprima via Guardian

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