Salvini commenta e diffonde la notizia del “medico che denuncia l’immigrato clandestino”. Ma le fonti ufficiali smentiscono

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Dopo aver rilanciato ad agosto la falsa notizia dei migranti che protestavano a Vicenza per avere un abbonamento Sky, nonostante le smentite e i chiarimenti di Questura (un organo del Ministero dell'Interno che in ogni capoluogo di provincia svolge compiti di polizia e pubblica sicurezza), Prefettura (sede del Prefetto, alto funzionario dello Stato, gerarchicamente dipendente dal ministro dell’Interno e funzionalmente dal Governo) e anche dell'articolo da lui stesso condiviso (nel quale si leggeva: "'I migranti vogliono Sky'. Ma la questura nega tutto"), e aver insinuato a settembre il dubbio, rivelatosi infondato, di un aumento dei casi di tubercolosi in Italia in seguito all'arrivo degli immigrati, i profili social del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, hanno diffuso un'altra notizia non verificata: la storia del medico di Trento che avrebbe segnalato ai carabinieri un immigrato marocchino irregolare.

Solidarietà al medico di Trento che ha segnalato ai carabinieri un immigrato marocchino irregolare.Abbiamo il dovere di...

Pubblicato da Matteo Salvini su Mercoledì 3 ottobre 2018

"Solidarietà al medico di Trento che ha segnalato ai carabinieri un immigrato marocchino irregolare. Abbiamo il dovere di garantire cure mediche a tutti, ma non possiamo dimenticare l’esigenza di contrastare l’immigrazione clandestina", scriveva la sera del 3 ottobre il ministro su Facebook linkando come fonte un articolo de Il Giornale che riprendeva, a sua volta, una notizia pubblicata in mattinata dal Corriere del Trentino, edizione locale del Corriere della Sera.

Secondo quanto riportato dal Corriere del Trentino, a luglio un immigrato "senza più permesso di soggiorno" si sarebbe presentato al pronto soccorso di Trento e il medico dell'ospedale, dopo essersi accorto che l'uomo, di nazionalità marocchina, non aveva i documenti in regola per restare in Italia, avrebbe chiamato i carabinieri che, una volta giunti sul posto, avrebbero prelevato il paziente, portandolo in caserma per i controlli del caso. Prima di recarsi al Pronto Soccorso, l'uomo (sposato con una donna "regolarmente presente sul territorio provinciale") si sarebbe rivolto al medico di base "che lo aveva congedato asserendo di non poterlo curare".

“Al paziente – scrive il Corriere del Trentino – non è stato consentito di completare gli accertamenti e non ha ricevuto nessuna indicazione terapeutica", contravvenendo a una direttiva firmata nel novembre del 2009 dall'allora capo del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, Mario Morcone, che ribadiva "il divieto di segnalare alle autorità lo straniero irregolarmente presente nel territorio dello Stato che chiede accesso alle prestazioni sanitarie", e non garantendo un principio affermato dall'articolo 32 della Costituzione secondo il quale "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti".

Il medico del Pronto Soccorso, proseguiva l'articolo, si sarebbe difeso affermando di non conoscere la normativa in vigore. Una situazione, questa, sempre più diffusa, spiegavano al Corriere, Elisabetta Cescatti e Bruna Zeni del Gruppo immigrazione e salute del Trentino ("50 medici volontari che hanno come mission la sensibilizzazione delle istituzioni politiche e sanitarie sui bisogni della popolazione migrante e che da gennaio gestiscono anche un servizio ambulatoriale a Trento e Rovereto"): «Diversi colleghi ci hanno riferito di non essere al corrente di questa disposizione e anche gli stessi migranti spesso non sono informati sui loro diritti.(...) È nell'interesse di tutti, non solo delle persone che hanno a cuore il destino dei migranti, che le norme di legge vengano osservate. Lo diciamo perché il diffuso clima anti-stranieri può sdoganare atteggiamenti pericolosi, magari persino determinati da una presunzione di rispetto e promozione della legalità». «La prima regola del medico è curare – sottolineavano Cescatti e Zeni – anche i medici di base hanno l' obbligo di occuparsi delle persone irregolari. Servirebbe una maggiore consapevolezza perché tali norme riguardano la vita di soggetti fragili».

La storia del "medico che si è rifiutato di curare e ha segnalato un marocchino col permesso di soggiorno scaduto", partita da un'edizione locale di un quotidiano nazionale, rilanciata da diversi media mainstream e dal ministro dell'Interno, che ne ha fatto immediatamente terreno di battaglia politica, diventa di dominio pubblico.

Il comportamento del medico viene esaltato da diversi esponenti politici della Lega e criticato da rappresentanti dell'Ordine dei Medici. «Un esempio da seguire anche per i medici veneti», secondo Gianantonio Da Re, segretario nathional della Lega in Veneto, «chi arriva in Italia si deve poter riconoscere: se fosse un camorrista, un mafioso, un ricercato? Cosa facciamo, lo curiamo senza avvertire le autorità?». Per il capo della commissione regionale Sanità del Veneto, Fabrizio Boron (lista "Zaia presidente"), il «medico di Trento ha fatto bene, lo straniero deve entrare o restare in Italia con le carte in regola. Anche perché non è raro che qualcuno faccia il furbo e non esibisca i documenti al Pronto Soccorso per non pagare l’eventuale ticket. Il Veneto paga già 5 milioni di euro l’anno per curare i clandestini». Ma «il giuramento di Ippocrate e il Codice deontologico», spiegano al Corriere del Veneto (altra edizione locale del Corriere della Sera), Michele Valente, presidente dell’Ordine dei Medici di Vicenza, e Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine di Venezia, «ci impongono di curare tutti, indistintamente da sesso, religione, etnia, situazione personale. L’unico caso che ci consente la denuncia, per giusta causa, è quando il paziente sia autore di un reato e quindi non segnalarlo all’autorità può comportare un pericolo per la popolazione e per la salute pubblica. Siamo pubblici ufficiali».

Il 5 ottobre diverse testate giornalistiche danno la notizia che nei confronti del medico "è scattata inesorabile l'azione disciplinare" da parte dell'Ordine dei Medici locale, riportando le parole del presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli: «Bene ha fatto l'Ordine di competenza ad avviare l'attività disciplinare nei confronti del medico. Sia per dargli modo di fornire la sua ricostruzione dei fatti, sia per tutelare un principio: i medici devono rispettare, oltre alle leggi, le regole del codice deontologico, e secondo tali regole deve essere valutato il loro comportamento».

Il virgolettato riportato era, però, diverso dalle effettive dichiarazioni di Anelli, pubblicate sul sito dell'Ordine:

Bene ha fatto l’Ordine di competenza ad avviare l’attività disciplinare nei confronti del medico che, in Trentino, è finito sui giornali per aver forse segnalato un immigrato irregolare. Questo, in primo luogo, per dargli modo di fornire la sua ricostruzione dei fatti, che sembrerebbero diversi da quanto riportato. E, ciò che è ancor più importante, per tutelare un principio: i medici devono rispettare, oltre alle Leggi, le Regole del Codice Deontologico, e secondo tali Regole deve essere valutato il loro comportamento.

Era stato omesso un passaggio in cui Anelli sottolineava che la ricostruzione dei fatti sembrava differente da quella raccontata dai media.

Alcuni giorni prima, il 3 ottobre, il giorno stesso in cui Il Corriere del Trentino aveva pubblicato la storia del medico e Salvini aveva diffuso la notizia, Il Dolomiti aveva pubblicato un articolo – che non ha ottenuto la stessa attenzione degli altri – che riportava una versione differente dei fatti. Stando a quanto dichiarato dall'Azienda provinciale dei servizi sanitari (Apss), contattata dai giornalisti del quotidiano trentino, «non c'era stato nessun caso di denuncia da parte di un medico provocata dal fatto che avrebbe trovato un ipotetico malato con i documenti non in regola». Mentre era in attesa per essere visitato, ha spiegato l'Apss, il paziente avrebbe perso il controllo, «dando in escandescenza e mettendo in pericolo l'incolumità del personale e delle persone presenti». Solo in quel momento, «sono state chiamate le forze dell'ordine, dopo una richiesta di controllo documenti, quei documenti non sono risultati in regola». In altre parole, prosegue Il Dolomiti, "il fatto che fosse immigrato irregolare è emerso successivamente e non aveva nulla a che vedere con la chiamata delle forze dell'ordine". "Noi non abbiamo le 'fonti' del Corriere del Trentino che ha riportato la notizia. Quelle ufficiali, però, smentiscono", concludeva l'articolo.

Sentita da Valigia Blu, la responsabile della comunicazione dell'Apss di Trento ha confermato quanto dichiarato a Il Dolomiti, aggiungendo che anche il presidente nazionale dell'Ordine dei Medici, Anelli, ha parlato di una versione dei fatti da appurare. L'ufficio stampa dell'Ordine nazionale dei Medici ci ha confermato che è stata avviata un'attività disciplinare, che il medico di Trento sarà chiamato in audizione e il suo caso «con molta probabilità» verrà archiviato. Secondo l'ufficio stampa, ci sarebbe un'ulteriore versione della dinamica dei fatti: dopo essere stato curato, il paziente sarebbe andato volontariamente insieme alla moglie dalle forze dell'ordine su consiglio del medico.

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