La protesta di due donne ferma la nomina di Brett Kavanaugh alla Corte suprema. Accusato di violenza sessuale, ora indaga l’FBI

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Venerdì scorso, due donne di New York, Ana Maria Archila e Maria Gallagher, hanno cambiato il corso di una storia che sembrava già scritta, con una protesta improvvisa, ripresa dalla CNN, in un ascensore di Washington DC, spinte da traumi che ne hanno segnato la vita e motivate dal coraggio di Christine Blasey Ford, una delle tre donne che hanno accusato di essere state molestate sessualmente da Brett Kavanaugh, candidato a membro della Corte suprema degli Stati Uniti d'America e noto per le sue posizioni conservatrici.

Il senatore Jeff Flake e Ana Maria Archita - Jim Lo Scalzo, EPA-EFE

Entrambe, oggi, sono considerate due eroine dai Democratici americani e dai sostenitori del movimento #MeToo per essere riuscite a convincere il senatore repubblicano dello stato dell'Arizona Jeff Flake a chiedere alla Commissione giustizia del Senato lo svolgimento di un'indagine sulle accuse mosse da Ford, condotta dall'FBI e della durata di una settimana, prima di dare il via libera alla nomina di Brett Kavanaugh.

Kavanaugh, 53 anni, è stato accusato dalla dottoressa Christine Blasey Ford di averla aggredita sessualmente durante una festa, 36 anni fa. Entrambi sono stati ascoltati giovedì, nel corso di audizione storica vista da più di 20 milioni di persone, dalla Commissione giustizia del Senato che venerdì mattina avrebbe dovuto votare a favore o contro la nomina di Kavanaugh. Tutto lasciava immaginare che il voto a favore sarebbe arrivato puntuale e senza difficoltà, nonostante la testimonianza credibile e accorata della Ford, sostenuta da vari elementi a suo favore. Invece ecco che, con un colpo di scena, l'intervento delle due manifestanti sembra essere stato il motivo di un ripensamento dell'ultim'ora del senatore Flake.

Ripercorrendo quanto accaduto, venerdì mattina alle 9:25 (ora costa orientale USA) Flake - dopo aver appena ricevuto una telefonata dell'ex presidente George W. Bush, con il quale aveva collaborato alla Casa Bianca ai tempi della presidenza, in cui lo avrebbe invitato a sostenere Kavanaugh - annuncia che avrebbe votato a favore della nomina dichiarando che senza prove che confermino la storia di Ford "il nostro sistema di giustizia offre una presunzione di innocenza".

Cinque minuti dopo aver comunicato la sua decisione Flake si trova, suo malgrado, ad affrontarne le conseguenze. Mentre sta per raggiungere l'aula dove è riunita la Commissione giustizia del Senato due donne, Ana Maria Archila e Maria Gallagher, bloccano la porta dell'ascensore in cui si trova richiamando la sua attenzione per esprimere il proprio disappunto. «Quello che sta facendo è permettere a qualcuno che ha commesso violenza nei confronti di una donna di sedere alla Corte suprema», gli urla Archila. «Sono stata aggredita sessualmente e nessuno mi ha creduto. Non l'ho raccontato a nessuno, e lei sta dicendo a tutte le donne che non contano niente, che dovrebbero semplicemente stare zitte perché se raccontano quello che gli è successo, le ignorerà», gli dice Gallagher tra le lacrime.

Bloccato per due minuti da Archila e Gallagher che continuano a manifestare incredulità e frustrazione per la decisione presa, Flake abbassa spesso lo sguardo in evidente imbarazzo, nonostante Gallagher lo esorti a guardarla negli occhi. «Non guardi da un'altra parte, guardi me». «Non incrociava mai il mio sguardo. Mi ha fatto molto arrabbiare», racconterà poi Gallagher. «Continuava a dire" grazie" e "mi dispiace" senza prendere in considerazione le ripercussioni che le sue azioni avrebbero avuto su milioni di persone e quello che avrebbe significato per tutti».

Quando alle 10:00 il presidente della Commissione dà inizio alla riunione, sulla carta i numeri danno ai repubblicani la maggioranza, seppure esigua, di 11 contro 10. Nel frattempo alcuni democratici abbandonano l'aula in segno di protesta. Il voto è previsto alle 13:30.

Alle 12:17, Flake lascia l'aula insieme al senatore democratico Chris Coons senza più rientrare. Successivamente si sarebbe diffusa la voce che erano in corso colloqui tra lui e alcuni senatori democratici.

Quando rientra alle 13.51, Flake chiede la parola per dichiarare che sosterrà la candidatura di Kavanaugh soltanto se verrà consentito lo slittamento di una settimana per permettere lo svolgimento di un'indagine dell'FBI sulle accuse presentate da Ford. «Questo paese sta subendo una lacerazione... e dobbiamo assicurarci di procedere con un'adeguata verifica», dirà Flake. «Penso che possiamo procedere con una breve sospensione e accertarci che l'FBI possa indagare».

Alle 15:35, viene annunciato che pur incassando un primo sì in Commissione il voto definitivo in Senato viene rinviato per permettere all'FBI di svolgere un'indagine della durata non superiore a una settimana.

Una decisione, quella di Flake (sostenuta poi anche dalla senatrice repubblicana dell'Alaska Lisa Murkowski, per cui se tutt'e due avessero votato no insieme ai democratici a quel punto la nomina di Kavanaugh sarebbe saltata del tutto), molto probabilmente influenzata da Archila e Gallagher e dal loro atto di coraggio.

Archila, che ha 36 anni e viene dal Queens è co-direttrice del Center for Popular Democracy, un gruppo di sostegno no profit che promuove una “società inclusiva ed equa”. Come riportato dal Guardian ha subito violenza a cinque anni.

Gallagher, 23 anni di Westchester, fino a venerdì non aveva mai rivelato a nessuno della violenza alla quale è stata sottoposta, neanche alla madre che l'ha subito chiamata al telefono dopo averla vista in televisione.

Commentando l'incontro con Flake, Archila ha dichiarato a BBC Newsnight: «Volevo che provasse la mia rabbia. Sono convinta che il giudice Kavanaugh sia pericoloso per le donne. Se si trattava solo della mia storia e di quella Maria, non avrebbe fatto la differenza. Il fatto è che si tratta di migliaia di storie di donne».

«L'ho fatto in solidarietà con la dottoressa Ford - prosegue - tutte le emozioni che ho provato nelle ultime settimane sono emerse. È stata la storia della dottoressa Ford che mi ha permesso di raccontare questo segreto ai miei genitori. Ora devo lavorare su come i miei genitori [e io] elaboreranno questa esperienza, e non so come andrà a finire».

Archila ha poi raccontato che l'incontro con il senatore è avvenuto poco dopo che lei e Gallagher avevano letto che Flake aveva deciso di sostenere la nomina di Kavanaugh alla riunione della Commissione alla quale stava per partecipare e che quando lo hanno incontrato sembrava che volesse "essere ovunque, tranne che in quell'ascensore".

«Appena è uscito dal suo ufficio, noi - in uno sfogo di frustrazione e rabbia, tristezza e indignazione - lo abbiamo fermato, affrontato e costretto ad ascoltare le nostre storie. Credo che abbia capito e abbia dovuto affrontare il dolore e la rabbia che le donne di tutto il paese hanno provato mentre guardavano la dottoressa Ford processata di fronte a milioni di persone. Penso che abbia dovuto affrontare l'emozione e ripensare alle sue decisioni», ha detto Archila.

Parlando con i media la donna ha spiegato l'impatto che ha avuto su di lei la testimonianza della dottoressa Ford sicuramente maggiore rispetto a quello di #MeToo. «Quando è scoppiato il movimento #MeToo, ho pensato di raccontare la mia storia - ho scritto delle cose, le ho cancellate e alla fine ho deciso di rinunciare a dire "anche io". Ma quando la dottoressa Blasey [Ford] lo ha fatto, mi sono sforzata di ripensarci».

E non è stata l'unica a farlo. Il 27 settembre, giorno della audizione di Ford, la linea telefonica dedicata alla segnalazioni di molestie sessuali ha registrato un aumento delle chiamate del 147% toccando un picco senza precedenti e aiutando un numero di persone superiore alla media del 201%.

foto in anteprima via Twitter Ana Maria Archila

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