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Processo Mediaset, i fatti oltre la disputa politica

30 Luglio 2013 4 min lettura

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Processo Mediaset, i fatti oltre la disputa politica

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Aggiornamento 1/8/2013: La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni di carcere - di cui 3 condonati dall'indulto e 1 da passare agli arresti domiciliari o ai servizi sociali - per frode fiscale a Silvio Berlusconi. Annullata l'interdizione di 5 anni dai pubblici uffici. Rinvio per la pena accessoria che dovrà essere rideterminata dalla Corte di Appello di Milano. Confermate le condanne per gli altri tre imputati del processo Mediaset.

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Prima che la decisione della Corte di Cassazione sulla legittimità della sentenza d'appello nel processo Mediaset venga dilaniata e digerita dall'infotainment partitico e opinionistico, è meglio provare a piantare dei paletti fermi - fatti e circostanze emersi durante il dibattimento - a cui aggrapparsi nella tempesta politica che potrebbe arrivare nelle prossime ore qualora il verdetto fosse di conferma della condanna.

Il processo "a singhiozzo"

Da due conti intestati a società off-shore delle Isole Vergini, trasmessi dalla Svizzera all'Italia, per l'acquisto di diritti cine-tv americani arrivati a Mediaset,  nel giugno 2001 nasce l'inchiesta sulla più nota azienda della famiglia Berlusconi. Il 7 luglio 2005 sono rinviati a giudizio con le accuse di frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita 12 persone, tra cui Silvio Berlusconi e il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri (che verrà poi assolto «per non aver commesso il fatto»).

Il processo parte il 21 novembre 2006 e sarà contraddistinto dalla mole di documenti esaminati - cinquantamila pagine - e da rogatorie internazionali in 12 Paesi. Svariati sono anche gli ostacoli politici e giudiziari che i giudici di Milano hanno dovuto affrontare per arrivare alle sentenze di primo e secondo grado. Lodo Alfano, legittimi impedimenti e altre complicazioni hanno infatti interrotto il processo per un totale di circa 2 anni.

«Scientifica e sistematica evasione fiscale»

Fin dalla seconda metà degli anni '80 il gruppo Fininvest aveva organizzato un meccanismo fraudolento di evasione. I diritti di trasmissione televisiva, provenienti dai produttori, venivano acquistati da società del comparto estero e riservato di Fininvest, venivano sottoposti ad una serie di passaggi infragruppo o con società solo apparentemente terze, giungevano poi ad una società maltese (International media service Ltd ndr) che infine li cedeva alle società emittenti. I passaggi erano funzionali solo ad una artificiosa lievitazione dei prezzi. (...) Il tutto aveva comportato un'evasione notevolissima

«Piena prova orale e documentale», continuano i giudici, che a «Silvio Berlusconi era riferibile l'ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità del denaro separato da Fininvest e occulto, al fine di alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere presso conti correnti intestati a varie società che erano a loro volta amministrate da fiduciari» dello stesso Berlusconi.

Il Tribunale di Milano nella sentenza di primo grado - confermata poi in appello - ha così condannato il fondatore di Fininvest e azionista di maggioranza di Mediaset, a 4 anni di reclusione - di cui 3 anni condonati grazie all'indulto - e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per la frode fiscale «sui diritti tv delle majors Usa negoziati dal Biscione nel 1994 - 1998 tramite l'intermediazione fittizia del produttore americano Frank Agrama (...), con effetti tributari spalmatisi ancora sino alla dichiarazione 2004 sugli anni 2002-2003» del valore di 7,3 milioni di euro.

Gli effetti della prescrizione

Silvio Berlusconi nell'intervista rilasciata a Paolo Guzzanti, il 13 luglio scorso, sul Giornale, riguardo questa condanna ha commentato

Lei ha un'idea di quanto ho versato nelle casse dello Stato da quando sono un imprenditore?

Miliardi, suppongo.

Ho versato 9 miliardi di euro. Dico: 9 miliardi! E io, che non c'entro più niente con Mediaset, mi sarei messo a trescare loscamente per farmi uno sconto di sette milioni e mezzo su oltre mezzo miliardo?

276 milioni di dollari di appropriazione indebita e 120 miliardi di lire di frodi fiscali era però l'ammontare della contestazione all'inizio del processo. Ma grazie alla legge ex-Cirielli -  come faceva notare Luigi Ferrarella, sulle pagine del Corriere della Sera, nel 2007 - molte delle imputazioni durante il dibattimento si sono prescritte e i soldi di presunte operazioni illecite notevolmente ridotti.  

Svaniscono tutte le ipotizzate appropriazioni indebite sino al 14 luglio 1999, che l' accusa imputava a Berlusconi, al produttore tv Frank Agrama, a Marco Colombo, Giorgio Dal Negro, Gabriella Galetto e Daniele Lorenzano; per tutti, oltre che per il banchiere Paolo Del Bue e l'avvocato David Mills, sono prescritte le frodi fiscali fino alla dichiarazione dei redditi del 1998; inoltre Berlusconi e l' attuale presidente Mediaset, Fedele Confalonieri, insieme ad Agrama, Galetto e Lorenzano, sono prosciolti anche dal contestato falso in bilancio relativo all' esercizio 1998; infine, prescrizione per la ricettazione imputata a Mills e Del Bue (resta loro l' accusa di riciclaggio).

Argomenti di difesa  

Il Popolo della libertà e opinionisti berlusconiani si sono opposti alla decisione dei Tribunale di Milano cercando di assolvere il loro leader con svariati argomenti. Uno dei più frequenti è proprio quello per cui l'evasione imputata sarebbe risibile rispetto al patrimonio economico di Silvio Berlusconi. Impensabile, pertanto, un giro così complicato di soldi tramite fondi neri per evadere pochi milioni di euro. Ma come abbiamo letto dall'analisi del processo la prescrizione ha ridotto drasticamente i reati contestati e di conseguenza gli addebiti imputati.

La compravendita dei diritti televisivi ha caratterizzato anche i procedimenti Mediatrade nei quali Silvio Berlusconi è stato prosciolto in via definitivaGhedini e Longo nell'aula giudiziaria e numerosi pidiellini nell'agorà mediatica hanno più volte richiamato questo parallelo giudiziario con la conseguente domanda retorica "Come possono condannarlo per lo stesso caso per cui altri magistrati hanno deciso di assolverlo?". I giudici Alessandra Galli, Elena Minici e Enrico Scarlini della seconda sezione penale di Milano, nella sentenza, però, hanno più volte specificato che anche pur trattandosi di diritti televisivi i «periodi di tempo» sono «diversi» e i «quadri probatori» sono «distinti».

 

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