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Portogallo: alle elezioni hanno trionfato i socialisti, ma la sinistra è sconfitta e la destra radicale cresce

9 Febbraio 2022 10 min lettura

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Portogallo: alle elezioni hanno trionfato i socialisti, ma la sinistra è sconfitta e la destra radicale cresce

9 min lettura

di Federica Delogu

Il 30 gennaio il Portogallo ha votato per il rinnovo anticipato del Parlamento. Elezioni per certi versi storiche che hanno assegnato un’inattesa maggioranza assoluta al partito socialista del primo ministro uscente António Costa, che sarà riconfermato per la terza volta di seguito.

Costa, ex sindaco di Lisbona, è stato nominato primo ministro nel 2015 e ha governato per l’intera legislatura con i due partiti di sinistra Bloco de Esquerda e Partito comunista (nella coalizione con i verdi Cdu) attraverso un patto scritto, ironicamente soprannominato geringonça (che significa marchingegno) per indicare un’accozzaglia poco coerente di partiti, e che invece ha dato prova di stabilità. Il successo della geringonça ha portato a una riconferma nel 2019, con un appoggio questa volta non scritto, in una legislatura interrotta a metà proprio per il voto contrario alla legge di bilancio nell’ottobre 2021 dei due partiti di sinistra, a cui è seguita la scelta del presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa di indire elezioni anticipate.

La situazione interna alla sinistra e gli equilibri in mutamento tra i partiti di destra avevano fatto prevedere un esito elettorale incerto, considerato anche che nei sondaggi dell’ultima settimana di campagna elettorale la distanza tra i socialisti e il loro principale avversario, il partito socialdemocratico di centrodestra, era risicata. Anche per questo il discorso di Costa negli ultimi giorni era cambiato, e l’ipotesi di una maggioranza assoluta auspicata nella prima parte della campagna era sparita dai discorsi dell’ex primo ministro. 

Invece domenica 30, quando alle 20 sono arrivate le prime proiezioni, il divario tra il partito socialista e il partito socialdemocratico è apparso subito molto netto ed è stato confermato dai dati ufficiali, con i socialisti al 41,7%, e 117 seggi sui 230 dell’Assembleia da República, il parlamento monocamerale portoghese, mentre il Psd si è fermato al 27,8% dei voti e 76 deputati, contro i 79 della scorsa legislatura (ma si attende ancora l’assegnazione dei 4 seggi all’estero). 

È apparsa subito netta anche la sconfitta dei partiti di sinistra, Bloco de Esquerda e comunisti, che entrano nel nuovo parlamento con una rappresentanza molto ridotta rispetto al passato.

A destra invece le elezioni hanno confermato l’esistenza di un nuovo equilibrio. La destra radicale di Chega, partito populista fondato nel 2019 e con un solo seggio in Parlamento finora, quello del leader André Ventura, ha ottenuto altri 11 deputati, ma soprattutto è diventata ufficialmente la terza forza politica del paese. Anche Iniciativa Liberal, formazione liberista e a destra del Psd, ha raggiunto un risultato soddisfacente, 4,98% e 8 parlamentari, mentre il Cds-pp, partito conservatore e democristiano, per la prima volta dal 1975 non ha nessun rappresentante all’Assembleia da República. Un seggio al partito progressista Livre e uno a PAN, il partito animalista che avrebbe potuto giocare un ruolo importante in un possibile sostegno a Costa. I portoghesi hanno dunque confermato la fiducia nel governo socialista e la volontà di una continuità politica in un momento storico in cui la sfida principale è la gestione degli fondi europei e l’uscita dalla pandemia.

«Queste elezioni possono essere considerate storiche per una serie di ragioni», osserva a Valigia Blu José Santana Pereira, professore di Scienza Politica all’Istituto Universitario di Lisbona (ISCTE). «La prima è la crescita sorprendente e velocissima di Chega, che si è inserito in un sistema partitico che per molti anni è stato chiuso alla destra radicale populista. Questo significa che l’eccezione portoghese come paradiso senza populisti è finita. Ora i populisti ci sono, e hanno anche una presenza importante. Poi senza dubbio un’altra ragione è che il partito socialista si è imposto come partito dominante del sistema partitico, e lo ha fatto dopo aver governato per sei anni, il che è di per sé un fatto piuttosto raro, ma queste elezioni sono state sorprendenti anche perché hanno visto sparire un partito, il Cds-pp, che ha fatto parte della vita politica del paese in tutti questi anni. È la prima volta che sparisce uno dei quattro partiti che hanno fondato la democrazia in Portogallo».

La maggioranza assoluta e il ruolo dei sondaggi

Prima di scendere nella sala dell’Hotel Altis di Lisbona, storica sede da cui il Partito socialista segue tutte le notti elettorali, António Costa ha atteso di poter annunciare di aver raggiunto la maggioranza assoluta. 

Dopo il discorso in cui Rui Rio, leader del partito socialdemocratico, ha ammesso la sconfitta e ha paventato le dimissioni (rimandando però la decisione al partito), intorno a mezzanotte Costa è entrato nella sala affollata e tra gli applausi di militanti e dei tanti parlamentari presenti ha detto che «la maggioranza assoluta non è potere assoluto, non è governare soli». Poi si è detto disponibile a dialogare con tutte le forze politiche, ma non con Chega.

Nei giorni immediatamente precedenti al voto i giornali portoghesi erano arrivati a prevedere diversi possibili scenari post elettorali con uno dei due partiti principali come protagonisti di ogni possibile coalizione, e un’ipotesi, piuttosto difficile da realizzarsi, di un bloco central, un’alleanza al centro tra i socialisti e i socialdemocratici.

Ci si aspettava dunque un post elezioni senza un esito chiaro e una maggioranza definita. I partiti a sinistra del Ps si erano detti disponibili a un dialogo con Costa per il dopo elezioni, ma la maggioranza assoluta permetterà ora al partito socialista di governare da solo.

Inoltre, una delle principali preoccupazioni per queste elezioni era legata all’astensione. Il Portogallo, dopo un’affluenza del 91% nelle prime elezioni libere dopo la caduta della dittatura nel 1974, ha sempre registrato tassi di astensione piuttosto elevati che hanno raggiunto il record nelle politiche del 2019, con il 51,4% degli aventi diritto che non si erano presentati alle urne (nel 2015 l’astensione era stata del 44,1%).

A questo si aggiungevano i timori per la pandemia. In un momento in cui il paese stava registrando tassi elevati di contagi, anche se con una pressione minore sugli ospedali rispetto al passato, si temeva che i portoghesi considerassero le urne un luogo a rischio. Invece, a fine giornata, con un’affluenza del 57,9%, le elezioni di quest’anno si sono rivelate le più partecipate degli ultimi dieci anni. 

«È ancora presto per dirlo - spiega Santana Pereira - ma l’ipotesi più accreditata per spiegare la maggiore affluenza rispetto al passato e il voto concentrato sul partito socialista è che i sondaggi abbiano influenzato le scelte di voto degli elettori. Con i due partiti principali in sostanziale pareggio potrebbe essere avvenuta una mobilitazione dell’ultimo momento. Una mobilitazione di elettori di centro e di sinistra che ha giovato ai socialisti, da una parte perché un’intesa a sinistra, una nuova geringonça, appariva poco sicura, dall’altra per evitare un governo di destra che avrebbe potuto aver bisogno dell’appoggio de populisti»

Quella dell’alleanza con Chega era stata infatti un’ipotesi negata ma non con abbastanza forza da Rui Rio e inoltre, nel 2020, per le elezioni regionali delle Azzorre, Chega aveva appoggiato il governo socialdemocratico, salvo poi ritirare il sostegno.

«Va però sottolineato - aggiunge Santana Pereira - che non si può parlare di manipolazione, perché gli elettori votano sulla base di una serie di informazioni a loro disposizione, tra cui i sondaggi. In questo caso tutti i sondaggi fotografavano i due partiti principali molto vicini, per cui gli elettori, quelli che di solito non votano o quelli moderati contrari a Chega, come anche quelli che avrebbero votato i partiti a sinistra, possono aver deciso di fare uso del voto utile, cioè concentrare i voti sui socialisti».

La destra radicale in ascesa

Nella composizione del nuovo parlamento portoghese la novità più evidente viene comunque da destra.

Solo poco più di due anni fa entrava per la prima volta nel parlamento portoghese un partito populista di destra radicale. Chega, fondato pochi mesi prima da André Ventura, giurista, ex commentatore sportivo ed ex militante socialdemocratico, aveva ottenuto l’1,26%. Unico parlamentare per i due anni della legislatura appena conclusa, Ventura è riuscito a far crescere il consenso per il suo partito in maniera significativa. I 67 mila voti di due anni e mezzo fa sono oggi 385 mila. In mezzo però ci sono state altre elezioni, in particolare quella per il presidente della Repubblica nel gennaio 2021. Elezione dal risultato scontato, che ha riconfermato il presidente Marcelo Rebelo de Sousa con oltre il 60% dei voti, ma che ha comunque dato un segnale alla politica portoghese, con l’11,9% di Ventura, terzo dopo la socialista Ana Gomes.

Ventura ha sottolineato più volte, sia durante la campagna elettorale sia nei giorni successivi al voto, che Chega oggi è la terza forza politica del paese e che la sua sarà un’opposizione dura. Con il suo stile messianico, ripetuti riferimenti religiosi, Ventura ha condotto una campagna dai toni forti che lo hanno contraddistinto in questi tre anni, sui temi della sicurezza, la famiglia tradizionale, l’introduzione dell'ergastolo (che è vietato dalla Costituzione portoghese)  e la lotta alla corruzione.

Oggi Chega entra in parlamento con 12 deputati, tutti fedelissimi di Ventura. Nel gruppo di eletti solo una donna, Rita Matias, 23 anni, la più giovane deputata del nuovo parlamento. Matias, che fa parte della Direzione Nazionale del partito, è anche l’ex leader del partito Pro Vita (Pro-Vida/Cidadania e Democracia Cristã). 

Subito dopo Chega, nei risultati elettorali, il partito liberista Iniciativa Liberal (IL) che dall’1,29 del 2019 raggiunge ora il 4,98% che gli vale l’ingresso in Parlamento di 8 deputati, tra cui il leader João Cotrim de Figueiredo proposto dal partito per la vicepresidenza dell’Assemblea. 

Un dato che conferma la nuova configurazione della destra portoghese con cui il Partito socialdemocratico da oggi dovrà fare i conti e che si è trasformata rapidamente negli ultimi anni, spostandosi sempre più a destra. Anche Iniciativa Liberal è infatti un partito nuovo, nato nel 2017, mentre il Cds, partito storico oggi per la prima volta fuori dal parlamento, ha visto le dimissioni del presidente Francisco Rodrigues dos Santos. 

La sconfitta della sinistra

Il Bloco de Esquerda, che nell’ottobre 2019 aveva 19 deputati, entra nel nuovo Parlamento con solo 5 seggi. Voti assoluti più che dimezzati e delusione nel partito di Catarina Martins, che nel suo discorso finale è stata molto chiara: si è trattata di una sconfitta, un pessimo risultato per il partito. E non è andata meglio per il Partito comunista di Jerónimo de Sousa, che da 12 deputati passa a 6.

I due partiti a sinistra del Ps sono stati protagonisti del patto delle sinistre che aveva sorpreso l’Europa su cui il governo di minoranza di António Costa ha potuto contare per un’intera legislatura. 

«La geringonça ha avuto il merito di portare stabilità governativa in anni molto importanti per il Portogallo - afferma Santana Pereira - cioè quelli che sono seguiti all’intervento estero della Troika. Ma ha anche inaugurato una soluzione di parlamentarismo di contratto, ossia la collaborazione fra le sinistre, e rafforzato l’importanza delle maggioranze parlamentari nel  sistema portoghese, perché nel 2015 la coalizione che aveva ottenuto più voti era quella di destra, ma non aveva i numeri per governare e quello che è contato è stata la maggioranza esistente in Parlamento»

Un patto rinnovato, quello della sinistra, anche se in forma non scritta nel 2019, ma che si è interrotto a metà legislatura sulla legge di bilancio. BE e Pcp hanno scelto di votare contro l’Orçamento do Estado, aprendo la crisi.

Nonostante la legge fosse stata definita da molti osservatori come una delle più progressiste della storia portoghese, con previsioni di aumento delle pensioni e del salario minimo, Martins e De Sousa l’avevano ritenuta insufficiente e avevano chiesto modifiche. 

Il risultato è stato il voto contrario dei due partiti, che scegliendo di non astenersi, hanno di fatto portato alla bocciatura della legge e alle elezioni anticipate. 

Tutto questo è avvenuto peraltro in un clima politico poco favorevole alle sinistre, dopo le elezioni amministrative che a settembre avevano fatto perdere, a sorpresa, Lisbona ai socialisti. 

«I risultati elettorali dei due partiti sono stati il risultato da una parte del patto con i socialisti - aggiunge Santana Pereira - dall’altro della fine di quel patto. Una parte del loro elettorato non ha mai accettato l’appoggio al governo, perché non erano più i partiti di protesta capaci di canalizzare lo scontento, mentre poi un’altra fascia di elettori non gli ha perdonato il voto contrario perché ha creduto a quello che Costa ha sempre detto, che la responsabilità della caduta del governo era solo loro. Ora torneranno a essere i partiti di opposizione e di protesta, quello che non sono stati in questi sei anni, ma forse sarebbe strategico un cambio di leadership, aprire una nuova fase».

Il nuovo parlamento

António Costa ha promesso che il suo sarà un governo agile, ridotto, una task force. L’obiettivo, dopo il trionfo inaspettato, è la continuità. Il nuovo governo dovrà affrontare l’uscita dalla pandemia per un paese che dopo alcuni anni di crescita economica ha visto un inevitabile rallentamento e in cui il turismo gioca un ruolo significativo sul piano economico.

Costa, dopo sei anni da primo ministro di un governo di minoranza, potrà ora contare su una maggioranza stabile che gli permetterà di affrontare la sfida della gestione dei fondi europei in arrivo e le questioni economiche interne. 

«Oggi i portoghesi hanno confermato in maniera inequivocabile quello che già avevano detto nel 2019: che vogliono un governo socialista per i prossimi quattro anni», ha affermato Costa nel suo primo discorso post elettorale, aggiungendo che si è trattato di una vittoria di umiltà, fiducia e per la stabilità. Ma ha voluto specificare che il suo obiettivo sarà riconciliare i portoghesi con la maggioranza assoluta, che i socialisti avevano ottenuto solo un’altra volta, nel 2005, con José Socrates, oggi al centro di un’inchiesta giudiziaria, l’Operação Marques.

Costa, vero vincitore di queste elezioni storiche per il Portogallo, ha davanti a sé quattro anni di governo e una maggioranza assoluta, ma dovrà confrontarsi con un parlamento che avrà equilibri profondamente diversi dal passato.

Immagine in anteprima: foto di Federica Delogu

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