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Per il bene dell’umanità, qualcuno fermi Giovanni Sartori

16 Agosto 2013 8 min lettura

Per il bene dell’umanità, qualcuno fermi Giovanni Sartori

7 min lettura

Voglio cominciare questo articolo con una dolorosa premessa: da circa tre mesi a questa parte soffro di un'agghiacciante perversione. Non so come - arrivato a questo punto - la mia perversione sia arginabile. Sappiate solo che mi sta creando diversi problemi a livello sociale e psicologico. Non riesco più a dormire bene. Non riesco più ad avere una conversazione normale con chi mi sta intorno. A volte mi manca il respiro. Il mio livello di aggressività è aumentato a dismisura. Sbavo. I miei capelli stanno diventando bianchi - e l'età non c'entra, almeno non ancora.

La mia perversione si chiama Editoriali Criptorazzisti Di Giovanni Sartori.

Ieri mattina, ad esempio, ero in spiaggia sdraiato sotto l'ombrellone. Il mio cellulare ha cominciato a vibrare furiosamente. Raggiungendolo con grande fatica ho dato un'occhiata al display: la chiamata veniva da un numero anonimo.

«Pronto?», ho risposto balbettando, una goccia di sudore a solcarmi il volto affranto.
Mi ha incalzato una voce maschile, lievemente ansimante. «Hai preso il Corriere stamattina?»
«Ma chi parla?»
«Non fare domande, cazzo. L'hai preso o no?»
«No, non ancora. Ma dice per l'Egitto?».
«No, ma quale Egitto. Corri in edicola. Muoviti. Prima pagina. Editoriale di Chi-Sai-Tu. Sai già tutto».
La mia mano stava tremando furiosamente. La sudorazione: impazzita.
La voce maschile era un sussurro impercettibile: «Fidati».
«C'è anche la K-Kyenge nel p-pezzo, v-v-ero?»
Il misterioso interlocutore aveva già riagganciato.

* * *

È iniziato tutto il 17 giugno 2013. È stato in quel giorno che il Corriere della Sera ha pubblicato la fonte della mia ossessione - il primo, autentico Editoriale del notissimo politologo Giovanni Sartori. Si intitolava L’Italia non è una nazione meticcia. Ecco perché lo ius soli non funziona. Ma avrebbe dovuto intitolarsi Perché Letta si è permesso di schiaffare una negra al Governo? «Al momento mi occuperò solo di un caso che mi sembra di particolare importanza - aveva minacciato Sartori all'inizio del pezzo - il caso della Ministra "nera" Kyenge Kashetu nominata Ministro per l'Integrazione».

Sartori si rammaricava moltissimo che un dicastero del genere fosse andato a una "nera"  un medico specializzato in oculistica, tra l'altro colpevole di un crimine ancora più odioso: la Kyenge, a quanto pare, non ha mai letto un libro di Sartori del 2000.

Dubito molto che abbia letto il mio libro Pluralismo, Multiculturalismo e Estranei, e anche un mio recente editoriale su questo giornale nel quale proponevo per gli immigrati con le carte in ordine una residenza permanente trasmissibile ai figli. Era una proposta di buonsenso, ma forse per questo ignorata da tutti. Il buonsenso non fa notizia.

Purtroppo per l'Editorialista Giovanni Sartori, la proposta della Kyenge è molto simile a quella del Politologo Giovanni Sartori. Prima che diventasse ministro, Cécile Kyenge (insieme al deputato Pd Khalid Chaouki) aveva infatti presentato un ddl che prevedeva uno ius soli molto temperato. Questo il riassunto della proposta fatto dal sito Stranieri in Italia: «è italiano chi nasce in Italia da genitori regolarmente residenti da almeno cinque anni, oppure chi arriva qui entro i dieci anni e conclude un ciclo scolastico (scuole elementari, medie o superiori) o un percorso di formazione professionale».

Ma dal momento che Giovanni Sartori legge solo quello che scrive Giovanni Sartori, nella visione di Giovanni Sartori il ministro Kyenge vuole spalancare le porte del Belpaese a orde barbare che scodelleranno centinaia di migliaia di Abdullah, Jonathan e Mohammed - ragazzini che in seguito apriranno negozietti «da quattro soldi» o, peggio ancora, «batteranno» le strade d'Italia rendendole ancora più pericolose. Non pago, Giovanni Sartori invitava la «brava Ministra» - che aveva «scoperto che il nostro è un Paese "meticcio"» - a comprarsi un «dizionarietto» (con i soldi dello Stato) per capire bene il significato di «meticcio».

Sebbene questo primo Editoriale Di Giovanni Sartori avrebbe fatto la sua discreta figura su pubblicazioni illuminate quali Stormfront o La Padania, l'esimio Sartori ripudiava con sdegno le accuse di razzismo: «Liquidare la questione richiamando il razzismo è un artificio polemico scorretto (...). I miei sono giudizi di merito, il razzismo che c'entra?».

Nulla, Professore. Nulla.

Foto: dettaglio della mente di Giovanni Sartori mentre si appresta a vergare il primo Editoriale Di Giovanni Sartori.

***

È stato il secondo Editoriale Di Giovanni Sartori a farmi impazzire definitivamente. È successo il 17 luglio 2013, un mese esatto dal primo Editoriale. Titolo: Terzomondismo in salsa italica. Traduzione: Cristo, la negra non ha ancora letto il mio fottutissimo libro. Toglietele il ministero. So che la mia traduzione letterale del titolo può sembrare "satirica", ma vi assicuro che non lo è.

Dopo aver coraggiosamente denunciato l'esistenza (nel 2013!) di «schegge di comunisti duri e puri (come Vendola in Italia)», Sartori si scagliava contro la temibile Livia Turco (Livia. Turco.), rea di essere la fantomatica Quinta Colonna del «terzomondismo dogmatico e pressoché fanatico», temibile ideologia che ha costretto il navigato Enrico Letta a infilare nel governo Cécile Kyenge.

Chi gli ha imposto, allora, una donna (nera, bianca o gialla non fa nessunissima differenza) specializzata in oculistica all'Università di Modena per il delicatissimo dicastero della «integrazione»? [...] Lei, Kyenge, si batte per un ius soli (la cittadinanza a tutti coloro che sono nati in Italia) mentre il suo ministero si dovrebbe occupare di «integrazione».

Avendo delineato il complotto terzomondialista, Giovanni Sartori era ormai pronto a sganciare il carico pesante: il famoso libro del 2000 che la Kyenge non ha ancora letto.

Io ho scritto un libro per spiegare quali siano i requisiti di questa integrazione etico-politica (che non è integrazione di tutto o in tutto). Capisco che un'oculista non deve leggere (semmai deve mettere i suoi pazienti in condizioni di leggere). Ma cosa c'entra l'immigrazione e l'eventuale integrazione con le competenze di un'oculista? Ovviamente niente. È chiaro che la nostra brava ministra non ha il dovere di leggermi. Per fortuna ho però molti affezionati lettori.

Non c'è che dire: l'immagine dell'anziano Professorone che, inviso ai Poteri Forti del Terzo Mondo, porta avanti una battaglia di civiltà sorretto solo dall'affetto dei suoi lettori è assolutamente struggente. Ma non deve distoglierci dall'interrogativo più inquietante che suscita l'intera vicenda: «a chi deve la sua immeritata posizione la nostra brava Kyenge Kashetu?»

Tra i tanti misteriosi misteri della politica italiana questo sarebbe davvero da scoprire. [...] L’Italia si trova in una situazione economica gravissima con una disoccupazione giovanile senza precedenti. Non si può permettere governi combinati (o meglio scombinati) da misteriose raccomandazioni di misteriosissimi poteri. Siamo forse arrivati alla P3?

Et voilà. Il cervellone di Giovanni Sartori, basandosi solo su giudizi di merito, aveva finalmente svelato l'osceno arcano: Cécile Kyenge è stata messa lì dalla P3.

(E i correttori di bozze del Corriere della Sera o sono incredibilmente distratti, o spaventosamente crudeli).

***

Ma torniamo al 15 agosto 2013. Dopo aver ricevuto quella misteriosa telefonata non posso far altro che fiondarmi nell'edicola più vicina e comprare almeno 7 copie del Corriere della Sera.

«Sette? È sicuro? Si sente bene?», mi chiede un perplesso edicolante.
«Sette. Sì. Sto. Bene».

Afferro con decisione la mazzetta di giornali (senza guardare la prima pagina) e inizio a camminare come se non ci fosse un domani. Sono una maschera di sudore, la bocca è impastata, le palpitazioni devastanti. Mi rendo conto di reggermi a malapena in piedi. E se la telefonata fosse stata uno scherzo atroce? E se sul Corriere di oggi, Ferragosto 2013, non ci fosse il Terzo Editoriale Di Giovanni Sartori?

Scruto la prima pagina in preda a spasmi di puro orrore. Arrivo alla colonna sinistra. C'è. Sì, cazzo: c'è. Previsioni del tempo, recita neutro il titolo. «La negra non leggerà mai il mio libro del 2000, è tempo che si levi dalle palle una volta per tutte», recito io a bassa voce. Una signora mi passa accanto: è schifata. La mando via con un gestaccio.

L'Editoriale Di Giovanni Sartori parte bene, devo ammetterlo. Cambiamenti climatici, sovrappopolazione, allarme demografico. Tutto in ordine - il ragionamento fila. Poi, all'altezza del terzultimo paragrafo, il crollo. L'Esimio Professorone prima infila uno sfondone pauroso sul lago Victoria, che ritiene essere la «foce del Nilo» (in realtà ne è la sorgente), poi dedica le sue attenzioni al nemico giurato.

Tornando al disastro demografico, i Paesi che più contribuiranno a questo disastro saranno in prevalenza Paesi africani (Nigeria in testa); ma anche l'India sorpasserà la Cina (che ha attuato un controllo delle nascite) arrivando a un miliardo e 600 milioni di persone.

No, non è il «disastro demografico» il nemico giurato di Giovanni Sartori. Indovinate di chi si tratta.

Non voglio tediare il lettore con troppi numeri. Però qualcuno dovrebbe occuparsene e preoccuparsene. In Italia noi abbiamo testé creato un Ministero dell'Integrazione retto dalla simpatica figura di Cécile Kyenge, che però di integrazione non sa niente. Il suo chiodo fisso è lo ius soli; e la conseguenza di questa irresponsabile fissazione sarà una ingente crescita, prevalentemente africana, della popolazione italiana.

Manca solo un paragrafo alla fine; eppure i miei occhi pieni di lacrime rendono difficoltosa la lettura. Singhiozzo copiosamente, facendo sussultare le sacre pagine di carta. Qualche gocciolone cade sulla vignetta di Giannelli, deturpandola. Mi faccio forza.

Ma allora perché non creare per lei un nuovo ministero dell'Immigrazione? O meglio ancora dell'Immigrazione e dell'Occupazione? Essendo professionalmente una oculista la nostra ministra Kyenge dovrebbe allungare la vista sugli italiani che sono già tali e che non trovano lavoro.

Non ricordo precisamente cosa mi è passato per la mente in quel preciso momento. Forse, ripensandoci a freddo, si sono alternate sensazioni di apoteosi, delirio, paura e deliquio. Forse è stato in quell'istante - mentre ero accasciato su un panchina, bastonato dai raggi del sole e sconvolto dal violento razzismo senile di Sartori - che ho capito: la redenzione, anche per un peccatore perverso come me, era a portata di mano.

Adotterò Giovanni Sartori. Lo farò trasferire a casa mia, mi prenderò cura di lui. Gli parlerò dei sistemi democratici, in ricordo dei bei tempi andati. Lo rassicurerò con delicatezza ad ogni apparizione televisiva del ministro Kyenge. Lo aiuterò nello scrivere i suoi preziosi Editoriali. Cercherò di bloccare ogni suo sfondamento retorico nel melmoso territorio di Forza Nuova (o del neofascismo). Cercherò di indagare sulle dinamiche interne al Corriere della Sera. Proverò a capire il motivo recondito della pubblicazione di questi tre Editoriali Di Giovanni Sartori. Sì. Sarà questo il modo di espiare i miei peccati.

Il tutto, ovviamente, sarà accompagnato da un'inscalfibile convinzione: se mai dovessi invecchiare come Giovanni Sartori, ecco, fatemi fuori prima.

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