Il relatore speciale dell’ONU boccia il bottone rosso di Minniti contro le “fake news”


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David Kaye, relatore speciale sulla promozione e la tutela del diritto alla libertà di opinione ed espressione per le Nazioni Unite, ha espresso preoccupazione perché il “bottone rosso” della Polizia postale contro la diffusione delle “fake news”, presentato dal Ministero dell’Interno lo scorso 18 gennaio, potrebbe essere “incompatibile con le norme della legge internazionale dei diritti umani” (il commento di Kaye rientra tra le comunicazioni che i “relatori speciali” dell’Ufficio per i diritti umani dell'ONU inviano ai governi nazionali sull'adeguatezza degli sviluppi normativi e politici rispetto agli standard internazionali per il diritto alla libertà di opinione ed espressione).

Nel suo comunicato, Kaye scrive di temere che le restrizioni sulle "false notizie" stabilite dal Protocollo del Ministero (qui il comunicata stampa) siano incoerenti con i criteri di legalità, necessità e proporzionalità previste dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR, art. 19, paragrafo 3), che protegge il diritto di ciascuno ad avere un'opinione senza interferenze e a cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo, senza confini e tramite ogni media.

Contenuto e obiettivi del protocollo, prosegue Kaye, presentano diverse criticità. Innanzitutto, “il protocollo mira a combattere le ‘notizie manifestamente infondate e tendenziose, o apertamente diffamatorie’”, ma i termini utilizzati non sono ben definiti e quindi suscitano preoccupazione per la loro vaghezza.

Inoltre, il Protocollo legherebbe il processo di valutazione delle ‘notizie false’ alle leggi contro la diffamazione in Italia, che impongono sanzioni significative. Kaye si dice preoccupato che ciò possa “conferire al potere politico una discrezionalità eccessivamente ampia per perseguire dichiarazioni che sono critiche nei confronti di personalità pubbliche e politiche”.

La mancanza di chiarezza su come opererebbe il Protocollo, unita alla minaccia di sanzioni penali, creerebbe le condizioni per cui il governo diventi arbitro della verità nel campo pubblico e politico. Il Protocollo rischierebbe così di sopprimere in modo sproporzionato un'ampia gamma di forme di espressione delle proprie opinioni essenziali per una società democratica, comprese le critiche al governo, le notizie, le campagne politiche e l'espressione di opinioni impopolari, controverse o di minoranza.

Per questo motivo, Kayne sottolinea che “la combinazione tra le leggi sulla diffamazione già esistenti e l'introduzione del portale [ndr, della Polizia Postale] potrebbe avere un ‘effetto intimidatorio’ particolarmente forte sull'esercizio del diritto alla libertà di espressione in quanto il portale potrebbe fungere da catalizzatore per possibili procedimenti penali”.

Alla luce di queste preoccupazioni, Kaye esorta il governo a prendere in considerazione misure alternative come la promozione di meccanismi indipendenti di controllo dei fatti, il sostegno dello Stato a mezzi di informazione pubblici indipendenti, la formazione scolastica e l'alfabetizzazione alle notizie e ai media, riconosciuti come mezzi meno invasivi per affrontare la disinformazione e la propaganda.

Attualmente la pagina sul sito della Polizia postale, tramite cui un cittadino può segnalare una possibile “fake news”, non è più funzionante. Cliccando sull’indirizzo in questione, infatti, l’utente si trova davanti la scritta “Pagina non trovata”.

Screenshot da sito commissariatodips.it

Abbiamo chiesto un chiarimento all’ufficio Stampa della Polizia di Stato e siamo in attesa di una risposta.

Per quanto riguarda i primi risultati del protocollo lanciato a metà gennaio dal Ministero dell’Interno, il Corriere della Sera aveva pubblicato un articolo lo scorso mese in cui nel titolo riportava che erano state “bloccate” “128 fake news” e nel pezzo veniva specificato che “in poco più di un mese sono 130 le fake news trattate dalla polizia postale”, con “oltre 600 messaggi sono arrivati al commissariato online”.

Sul sito del Polizia di Stato, però, nel mese di febbraio sono state pubblicate un totale di 14 smentite di fake news, mentre nel mese di gennaio non sembrano essere riportate smentite di questo tipo, come specificava Federico Nejrotti su Motherboard. Quindi attualmente non risulterebbero sul sito della Polizia le altre 114 notizie false smentite.

In un post di gennaio scorso sulla nostra pagina Facebook avevamo posto dubbi e critiche sull'iniziativa lanciata dal Ministero dell'Interno contro le "fake news".

Foto in anteprima via Ansa

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