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Se il social media manager di Salvini diffonde odio a colpi di disinformazione

25 Ottobre 2018 3 min lettura

Se il social media manager di Salvini diffonde odio a colpi di disinformazione

3 min lettura

Delle due l'una: o Luca Morisi ha seri problemi con i bias di conferma, o è un candidato perfetto per il format Uomini che non sapevano di essere Goebbels. In entrambi i casi, considerando il ruolo che ricopre – è a capo della comunicazione di Matteo Salvini, ovvero del Ministro dell'Interno, la sua condotta digitale è al limite del terrorismo psicologico. Tanto più che, rispetto a molti spin doctor che preferiscono restare dietro le quinte, Morisi non fa mistero né del suo lavoro né delle sue opinioni politiche.

L'account Facebook che ha spinto Morisi a invocare il Tso – ma che bel linguaggio istituzionale – è palesemente fake ed è palesemente un account di trolling. Roba da test per un corso base di comunicazione digitale. Armando Schiaffini, questo il nome del fake, incarna tutti i cliché della sinistra vista dall'estrema destra, quindi da Morisi stesso.

Basta scorrere i vecchi status senza bava anticomunista alla bocca per rendersene conto. In uno definisce il conduttore Alessandro Cattelan "Intellettuale antifascista", e questo per aver provocatoriamente parlato dell'abolizione del suffragio universale in favore di un voto per censo - merito e reddito. Tipica rivendicazione egualitaria di sinistra, no?

In un altro status il nostro Schiaffini segue dal Bistrot di Cracco, davanti a un aperitvo, la manifestazione a Riace a sostegno del sindaco Lucano. Cioè sta dicendo ai militanti della sua presunta area politica "faccio aperitivi borghesi, ma vi seguo col cuore! ✊"

In un altro, infine, stigmatizza i fischi ad esponenti del Pd  e suggerisce di limitare il diritto di voto in base al titolo di studio - dev'essere una fissa. Insomma, è uno di quei profili che scrive per triggerare, cercando di far saltare i nervi, non importa a chi. Tanto è vero che le amicizie del nostro coprono tutto l'arco parlamentare ed extra-parlamentare.

Quindi, nel tweet allarmista e violento – invocare il Tso sa di carcerazione forzata per via psichiatrica – Luca Morisi attua la prosecuzione dello stile di Salvini, però mettendoci la faccia. Abbiamo già visto in questi mesi, infatti, la pagina Facebook di Salvini lanciare strali indignati contro i crimini di questo o quell'immigrato, senza rettificare quando poi magari si sono rivelate notizie false. Il che è grave già di per sé, perché comunque nel lavorare con e per le Istituzioni un minimo di Senso dello Stato suggerirebbe cautela, sobrietà e un tasso di propaganda di molto ridotto.

Mentre questa ricerca dell'engagement a tutti i costi, questo inseguire la dopamina da like, diventa ancora più grave nel momento in cui, messo di fronte alla realtà fattuale di un profilo fake, Luca Morisi non rettifica in alcun modo, la butta invece sulla necessità di verificare chi ci sia dietro:

Ma il tweet originario non aveva quell'intenzione e non veicolava quel messaggio, lascia supporre che lo status Fb sia di una persona vera e socialmente pericolosa - e di sinistra.  Niente rettifiche, dunque, figurarsi scuse. Evidentemente è così convinto che la polarizzazione venga prima di tutto che, insomma, chi se ne frega di quelli che han segnalato la figuraccia, tanto sono "sinistri" che mai voteranno Salvini.

È perciò ipocrita e ignobile che si riempia la bocca di Pamele e Desirée, e invochi giustizia, ogni volta che la cronaca nera, purtroppo, ci consegna omicidi efferati. Perché una simile condotta significa che quei corpi sono solo esche da dare in pasto via social a chi ha fame di capri espiatori e nemici da abbattere.

Considerando il dicastero di cui cura la comunicazione - non stiamo parlando del social media manager del Sindaco di un piccolo paese montano - questa strategia priva di scrupoli rappresenta un modello in negativo senza precedenti, per il nostro paese.

(Il Roma Polo Club ha pubblicato poi un post sulla propria pagina Facebook per specificare che "Armando Schiaffini" "non è membro del Club e risulta sconosciuto alla gran parte dei Soci").

 

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