Martina, la Fata del Caffè: un business etico è possibile


[Tempo di lettura stimato: 4 minuti]

Martina è di una bellezza perfetta per la storia che porta con sé. Ha i colori mediterranei del padre italiano, le efelidi della mamma irlandese e due occhi da india che accalappiano tutto: emozioni e vita. La sua storia è piena di grandi battaglie, di dolori enormi arrivati in momenti inaspettati, quando la felicità sembrava dietro l’angolo e invece, dietro a quell’angolo, si nascondevano le Termopili.

All’inizio c’era un matrimonio, una vita come tante fatta di cene con gli amici, vacanze al mare, giorni in ufficio, aperitivi con i colleghi e partite a tennis, ma anche del grande desiderio di un figlio che non arriva, una fecondazione in vitro programmata e di suo marito che fugge, che annulla tutto e l’abbandona.
Il divorzio è il simbolo dell’impalcatura che crolla, lo spartiacque di una vita.
Martina si trova a gestire un sogno umiliato, a fare i conti con la necessità di allontanarsi dalla realtà che l'ha tradita, alla ricerca di un motivo profondo e di un riscatto possibile che sa di dover dare a se stessa. Non si fa intimorire dalla potenza della libertà improvvisa, dalla responsabilità di trovare un senso.

I bambini, quelli che lei non è riuscita ad avere, sono il centro di tutto il suo progetto.
Fa sul serio, Martina, ottiene l’abilitazione per insegnare l’inglese agli stranieri, lascia la sua casa e il suo lavoro da office manager. Senza conoscere una parola di spagnolo, abbandona l’Inghilterra e vola verso le montagne del Nicaragua per insegnare la sua lingua ai bimbi delle comunità più isolate del centro America.

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Non si è data il tempo di avere paura e, dopo un viaggio su un autobus pieno di visi duri e galline, si è trovata nel bel mezzo del nulla, con un tetto di latta sulla testa e uno zaino sulle spalle. Niente elettricità, né telefono, né acqua corrente.

Miraflor 2
I primi mesi nella comunità di Miraflor sono durissimi, Martina soffre e pensa più volte di tornare a casa. Riso, fagioli e le nuvole della foresta pluviale sono la sua unica alimentazione quotidiana e la gente delle montagne è più tosta di quanto avesse creduto. Non si dà per vinta e a dorso di cavallo inizia ad esplorare i villaggi circostanti: quando non è in classe con i bambini va in pellegrinaggio per i sentieri del Nicaragua.

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Incontra persone, conosce famiglie, le invita ad andarla a trovare nella comunità di Miraflor ed è lì che scatta la scintilla. Quando arrivano, tutti sono entusiasti del caffè di benvenuto che bevono a casa di Marlon e Mayra, i suoi padroni di casa, e Martina si rende conto di avere una grande risorsa tra la mani. Inizia a portarsi appresso il caffè durante i suoi viaggi, a venderlo nei paesi dove si ferma, e ogni volta torna a casa con le tasche piene di soldi per la comunità di Miraflor. Il prodotto è davvero strepitoso.

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Quando i 12 mesi del suo mandato di insegnante si concludono, Martina si rende conto che non può finire tutto lì. Con l’aiuto di Marlon e Mayra, convince 16 piccoli produttori nicaraguensi a venderle una parte del loro raccolto, sottraendolo allo sfruttamento delle multinazionali ed evitando che venga sprecato nei grandi commerci, dove è mischiato ad altre qualità meno preziose e tostato con procedimenti industriali che ne alterano la purezza.

caffè
In Europa trova due distributori, raccoglie 24.000 sterline donate dalle scuole inglesi alle scuole nicaraguensi, costruisce aule e compra libri, in due anni porta a Miraflor 18 depuratori d’acqua e 21 sacchi di vestiti usati che vanno a 55 famiglie: l’intuizione e il duro lavoro di Martina diventano il simbolo di un’imprenditoria etica possibile, di un modo diverso di creare economia e crescita, di un dolore privato trasformato in gioia e prosperità sociale.

Miraflor - nuova classe
Nel compimento di questo progetto, nella parabola ascendente di un meraviglioso processo di rinascita che è anche esempio, lezione e monito, Martina ritrova Marco, il suo grande amore italiano di quand’era ragazza, finito chissà come ingarbugliato nelle giravolte strane che fa la vita.
A 43 anni, 5 anni dopo la fine della sua prima vita, Martina Gruppo è una felice Fata del Caffè, simbolo di un’alternativa coraggiosa.

Martina Gruppo 3
Le sue lotte però non sono finite, il destino l’aspetta ancora al varco.
Condurre un business etico e cercare di farlo con successo per il bene di tutte le persone coinvolte, soprattutto di quelle che vivono dall’altra parte dell’Atlantico, non è un gioco da ragazzi e Martina fa quasi tutto da sola, compresa la gestione dei mulini a vento. La recessione economica europea, lo stress, le notti insonni, il desiderio di non soccombere di fronte alle difficoltà la riportano a quel punto in cui la vita decide di darti un calcio nei denti per - forse - darti la possibilità di fermarti e ricominciare.
Nei giorni in cui Marco la porta in Francia per chiederla in moglie, Martina scopre di avere un tumore al seno.
Un nuovo inferno da gestire, una nuova catarsi da trovare.
L’intervento deve essere tempestivo, chemioterapia e radioterapia allentano per otto mesi il suo lavoro di infaticabile Fata, ma il cammino orrendo del corpo che combatte la malattia col l’aiuto del veleno non le fa dimenticare che ogni dolore deve essere messo a frutto per non rimanere dolore e basta.
Inizia a scrivere un blog attraverso il quale condivide fasi, sentimenti, esperienze. Lo fa con sarcasmo e humor, lo fa con la passione di chi produce vita e speranza anche inchiodata ad un letto.
Lo chiama: Sarò sempre la Fata del Caffè. Come a dire: qualunque cosa accada.

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Oggi Martina sta bene, ha finito la chemioterapia da 60 giorni ed è più bella che mai. Soprattutto è pronta per un nuovo inizio, alla ricerca di altre strade per il meraviglioso caffè della foresta pluviale: strade che garantiscano non solo un prodotto eccellente nelle tazzine di chi lo beve, ma sostenibilità, rispetto e una buona qualità della vita anche a chi lo coltiva con fatica.

Martina Gruppo 2
Con il suo esempio ci ha insegnato che anche le fate sono vulnerabili, ma la loro forza sta nelle battaglie che sanno vincere e in come riescono a farlo. No, non tramutano zucche in carrozze, ma sanno trasformare il dolore in solidarietà e far diventare le disgrazie private atti politici coraggiosi e forti, cercando di cambiare il mondo in modo fattivo giorno dopo giorno.
Perché anche scegliere quale caffè bere può aiutare non solo a credere, ma a creare un mondo differente.

Martina Gruppo in Nicaragua 4

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