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Manuale del perfetto berlusconiano digitale

23 Dicembre 2012 3 min lettura

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Manuale del perfetto berlusconiano digitale

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Il bello della propaganda digitale di Silvio è che ti dice come si fa propaganda digitale per Silvio. È una sorta di Pravda che ti spiega i suoi meccanismi, continuamente. Propaganda open source. Esempio. Se sei un berlusconiano di ferro, e sei iscritto a Forza Silvio (sono quanti gli iscritti al portale di Beppe Grillo, 240 mila circa), hai a tua disposizione un corso accelerato su come diffondere al meglio contenuti berlusconiani (di ferro) su Facebook. «Usa le prime battute (140 o 160) per dire l'idea centrale del post»; «La “vecchia” regola delle Cinque W, vale ancora»; «Dialoga e sorridi». Perché «Davvero è il caso di dire che l'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio, anche in Facebook!». E Berlusconi è virale.

«Un errore di battitura, un errore grammaticale sono una macchia che deturpa anche il testo più bello, facendolo apparire sciatto agli occhi di chi legge», prosegue open Silvio. «Dobbiamo essere attenti alla cura dei dettagli, perché dicono di noi molto più di quanto pensiamo». Giusto. Poi, nel vademecum su «come sfruttare al meglio Twitter» (giustamente, merita una pagina a sé), leggi che «Concentrare troppi tweed in un lasso di tempo ristretto significa non farli vedere a gran parte dei tuoi follower», e che i tweet dovrebbero essere «più efficacy». E capisci che, perfino nella propaganda, il berlusconismo non può che auto-confutarsi.

Ma come si adora Berlusconi in 140 caratteri? «La cadenza costante è importante»: quindi lo si venera sempre, in continuazione. Ma bisogna saper concentrare tutto l'amore che vince sull'invidia e sull'odio in massimo quattro tweet al giorno: «Perché se è vero che la costanza nell'uso di questo strumento è determinante, è ancor più vero che un uso spropositato può avere effetti opposti a quelli sperati». E gli hashtag, anche loro vanno regolati: non più di due a tweet.

Ci sono consigli da buon padre di famiglia («Rispetta le regole base della grammatica», «Se qualcuno invia una replica a un tweet è buona cosa rispondere») e da esperto che fatica a esprimersi («Monitora la Top Trends») o un po' travisa («Usa la call to action. All'inizio o alla fine, metti RT, per invitare i tuoi followers a rilanciare il tuo tweet»). Ma c'è anche e soprattutto l'operatività, il pragmatismo del self-made follower, che dovrebbe rispecchiare l'operatività e il pragmatismo del self-made leader. Esempio: «Sii attivo nel fine settimana. A differenza dei giorni centrali della settimana, il tasso di interazione tra gli utenti sabato e domenica è più alto del 17%».

Il perfetto berlusconiano digitale, tuttavia, non si limita ai social alla moda. Frequenta anche cattedrali nel deserto come Google Plus, anche se  «Basta un post al giorno per stimolare l'audience». E i consigli sembrano più un manuale di istruzioni per usare Google Plus («Esprimi il tuo parere positivo su post e commenti altrui cliccando sul tasto +1»), quando non pura e semplice aria fritta («Commenta e condividi i post dei tuoi amici»). Ma per essere sicuri, ma proprio sicuri, che il verbo del Cavaliere giunga negli angoli più remoti della galassia, è bene il propagandista digitale intervenga anche a trasmissioni radiofoniche («Telefona presto», «Se la linea è occupata, insisti»). E scriva mail e lettere ai giornali. Mi raccomando: firmate («Di regola una lettera firmata ha maggiore autorevolezza di una anonima»).

È questa dunque l'offensiva su Internet della galassia berlusconiana. Poca, pochissima cosa rispetto a quella televisiva di cui siamo testimoni in questi giorni. Ma sempre di offensiva si tratta. Tra le pillole di saggezza (pronte per essere condivise) di Lo sapevi che Silvio (con balle clamorose come quella per cui Silvio avrebbe «investito 1,5 MLD di euro per annullare il digital divide») e i 'risultati' di noveanni.governoberlusconi.it (le virgolette sono d'obbligo; per dire, c'è scritto, tra le cose fatte: «Legge sul conflitto d'interessi»), nulla può e deve sfuggire al cittadino digitale della Nuova Repubblica Berlusconiana. Una Repubblica basata su una didattica pedante che si confonde con continue celestiali rappresentazioni del Capo. E in cui Internet, lo abbiamo visto nei tentativi legislativi (quelli reali) del ministro Romani, ricorda sempre più un diffuso, estenuante canale Mediaset.

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