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Condannato a 25 anni di galera Vladimir Kara-Murza, politico d’opposizione russo: “Un giorno la nostra società aprirà gli occhi e non potrà che essere inorridita dai terribili crimini commessi in suo nome”

12 Aprile 2023 5 min lettura

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Condannato a 25 anni di galera Vladimir Kara-Murza, politico d’opposizione russo: “Un giorno la nostra società aprirà gli occhi e non potrà che essere inorridita dai terribili crimini commessi in suo nome”

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Il politico di opposizione russo Vladimir Kara-Murza condannato a 25 anni di carcere

Aggiornamento 17 aprile 2023: "Mi incolpo solo per una cosa. Non sono riuscito a convincere abbastanza dei miei compatrioti e dei politici nei paesi democratici del pericolo che l'attuale regime al Cremlino rappresenta per la Russia e il mondo". Queste le affermazioni del politico d'opposizione russo Vladimir Kara-Murza in tribunale, dopo la condanna a 25 anni di reclusione per vilipendio alle forze armate, a cui si è aggiunto il reato di alto tradimento.

Una nuova fase si apre nella repressione in Russia: le condanne a decine di anni di galera. Nei primi mesi del 2023 sono aumentate le sentenze che prevedono dai dieci ai venticinque anni per reati d’opinione, presentati in realtà alla stregua di atti di terrorismo e di alto tradimento. Il 10 aprile son stati condannati a 19 anni dal tribunale di Ekaterinburg Alexey Nureyev e Roman Nasryev, per aver gettato due bottiglie molotov all’ingresso del locale commissariato militare: nonostante l’azione sia avvenuta di notte e l’incendio sia stato spento senza difficoltà, il verdetto si è basato sull’articolo 205 del codice penale russo, riservato ai casi di terrorismo, con l’aggravante prevista al comma 3, “preparazione e intenzionalità con lo scopo di commettere atti terroristici”. Queste sentenze vengono definite dalla stampa come “staliniane”, comparandole alle condanne del dopoguerra, quando di solito venivano affibbiati dai 10 ai 25 anni di detenzione. 

Per Vladimir Kara-Murza, figura di rilievo per il campo politico liberale, sono stati chiesti 25 anni di reclusione in una colonia penale a regime speciale dal pubblico ministero del tribunale cittadino di Mosca il 6 aprile. Si tratta di una richiesta di condanna senza precedenti persino per l’articolo invocato, il 275, che affronta i casi di alto tradimento: solo una volta, in occasione del processo in contumacia contro il colonnello del SVR, l’agenzia di intelligence all’estero, Alexander Poteev, che aveva lavorato per la CIA, è stato conferito il massimo della pena. La sentenza è attesa per il 17 aprile.

E se crolla la Russia?

Già lo scorso settembre, però, vi era stata la condanna a 22 anni di Ivan Safronov, già corrispondente specializzato in questioni militari dei quotidiani Kommersant e Vedomosti e poi consigliere del presidente di Roskosmos, l’agenzia spaziale russa, accusato di spionaggio per conto dei servizi ceco e tedesco, circostanza ritenuta irrealistica dai colleghi del giornalista. Il caso Safronov è diventato un precedente, utilizzato per terrorizzare ulteriormente i cronisti che si occupano di temi militari, ma rischia di esserlo anche per Kara-Murza, detenuto in attesa di giudizio dall’aprile del 2022. 

Le accuse nei confronti del politico e giornalista sono gravi: dopo esser intervenuto all’Assemblea legislativa dell’Arizona nel marzo 2022, Kara-Murza è stato arrestato il mese successivo per vilipendio alle forze armate, a cui si è aggiunto il reato di alto tradimento. Gli episodi alla base dell’accusa di tradimento sono gli interventi del politico in tre eventi a Helsinki, Lisbona e Washington, iniziative pubbliche dove difficilmente sarebbe potuto avvenire lo scambio o la consegna di informazioni riservate e segrete a organizzazioni e Stati stranieri, casi previsti dall’art.275 del codice penale per configurare il reato. Probabilmente si tratta di dettagli, Kara-Murza nel 2015 e nel 2017 è stato vittima di ben due tentativi di avvelenamento mai chiariti (le autorità giudiziarie russe si sono rifiutate di aprire le indagini) che hanno avuto gravi effetti sulla sua salute, tenendolo lontano dall’attività politica e di inchiesta, portata avanti attraverso la Fondazione Boris Nemtsov e la partecipazione a Open Russia di Mikhail Khodorkovsky, da cui si sarebbe in seguito allontanato. Kara-Murza, è stato stretto collaboratore del leader dell'opposizione Boris Nemtsov, ucciso a colpi di arma da fuoco a Mosca nel 2015 e lo scorso ottobre ha ricevuto il premio Vaclav Havel per i diritti umani dal Consiglio d’Europa. L’arresto e la probabile condanna a 25 anni permettono al Cremlino di mettere fuori gioco una figura meno carismatica e popolare di Navalny e Yashin, ma con entrature importanti in Occidente, dove da anni Kara-Murza ha tenuto iniziative e campagne per denunciare quanto accade in Russia. 

Il discorso davanti ai giudici di Ilya Yashin, in galera da 4 mesi per aver detto in una diretta su YouTube la verità sui crimini russi a Bucha

Le ultime parole del politico, disponibili in italiano grazie alla traduttrice Claudia Zonghetti, attiva in Memorial, prima del riaggiornamento del processo per la sentenza sono testimonianza dell’inflessibile volontà di portar avanti la propria battaglia in un contesto di repressione senza limiti. 

Nelle loro ultime dichiarazioni di solito gli imputati chiedono di essere assolti. E l'assoluzione sarebbe anche l'unico verdetto giuridicamente plausibile per chi non ha commesso alcun reato. Io, però, non ho nulla da chiedere a questa corte. So già quale sarà il mio verdetto. Lo so dall'anno scorso, da quando nello specchietto retrovisore ho visto degli uomini in uniforme nera, mascherati, che inseguivano la mia auto. È questo il prezzo che paga chi non tace, in Russia, di questi tempi. 

Ma Kara-Murza crede nella possibilità di riscatto del suo popolo e del suo paese: 

So anche, però, che verrà il giorno in cui le tenebre che incombono sul nostro paese si dissolveranno. Il giorno in cui si potrà dire nero al nero e bianco al bianco, in cui anche ufficialmente si ammetterà che due per due fa ancora quattro, in cui la guerra sarà guerra e un usurpatore potrà essere detto tale, e in cui i veri criminali saranno coloro che questa guerra l'hanno istigata e scatenata, e non chi ha cercato di fermarla. Quel giorno arriverà, non c'è dubbio: anche dopo l'inverno più freddo arriva sempre la primavera. E allora la nostra società aprirà gli occhi e non potrà che essere inorridita dai terribili crimini che sono stati commessi nel suo nome. Da questa presa di coscienza, da questa consapevolezza avrà inizio un percorso di recupero e ricostruzione della Russia che sarà lungo, difficile, ma importantissimo per tutti noi, un percorso che segnerà il ritorno della Russia nella comunità delle nazioni civilizzate. Anche oggi, anche nelle tenebre che ci circondano, anche da dentro la gabbia in cui mi trovo, io amo il mio paese e credo nella sua gente. E sono certo che insieme potremo affrontarlo, quel percorso. 

Un messaggio di speranza e di fede nel futuro per chi deve affrontare l’ora più buia di un paese gettato nell’abisso della guerra e nei deliri della repressione.

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