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Kalispera: osservare la tv per capire come si costruiscono gli orientamenti politici

1 Gennaio 2012 12 min lettura

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Kalispera: osservare la tv per capire come si costruiscono gli orientamenti politici

12 min lettura

Dino Amenduni - twitter: @doonie
@valigiablu - riproduzione consigliata

Ho seguito le tre puntate di Kalispera (Canale 5, Ore 21, venerdì 16, 23 e 30 dicembre), dal primo all'ultimo minuto, facendo una diretta Twitter a complemento del lavoro di ricerca per #osservatoriotivvù.

Ritengo Kalispera un programma assai utile per comprendere le dinamiche dell'infotainment, ossia di quel formato televisivo che mescola sapientemente informazione (spesso soft news, cronaca nera, gossip e costume) e intrattenimento. Alla categoria dell'infotainment, genere che spopola in tutto il mondo ma che in Italia ha un valore relativo assai più significativo, determinato dalla coincidenza quasi perfetta tra potere politico e potere mediatico di Silvio Berlusconi appartengono format televisivi sia della Rai che di Mediaset, sia della tv generalista che di quella a pagamento. Ritengo Kalispera così utile perché è condotto da Alfonso Signorini, il più brillante (a mio avviso) collaboratore di Silvio Berlusconi, direttore di due settimanali di grandissimo successo (Chi e Sorrisi e Canzoni) e nodo cruciale della rete di potere politico/mediatico dello stesso Berlusconi.

La mia attenzione ai linguaggi della televisione è in realtà una modalità di studio delle dinamiche di socializzazione politica, di costruzione degli orientamenti elettorali e più in generale delle egemonie culturali, purtroppo scarsamente considerata dagli analisti politici e dai consulenti di comunicazione dei leader del centrosinistra. Cio è accaduto sia a causa di una valutazione strategica profonda rivelatasi fallimentare negli anni, che potrebbe essere sintetizzata in un assunto: "Berlusconi fa politica attraverso le televisioni e comunica in modo scientifico, per essere percepiti come differenti da lui non si deve parlare di tv e non si deve comunicare in modo altrettanto scientifico", sia per motivi prettamente culturali, riassumibili in un altro assunto, altrettanto fallace: "La televisione non porta cultura e non 'sposta voti'; i libri, i giornali, i dibattiti, sì".

L'infotainment, in Italia come negli Stati Uniti come in qualsiasi altro Paese, promuove un principio comunicativo semplice quanto potente: non esistono gerarchie.

Non esistono gerarchie tra tipologie di informazione: la politica va insieme alla cronaca, allo spettacolo e all'attualità. L'agenda setting classica di giornali e telegiornali viene sostituita da una sequenza non regolare di notizie. Questo rende omogeneo il valore delle notizie stesse e dunque l'importanza relativa che lo spettatore attribuisce agli argomenti.

Non esistono nemmeno le gerarchie tra i protagonisti di queti programmi. Tutti possono parlare di tutto: i politici parlano di costume, le star della televisione parlano di politica. Chi sa dividere il pubblico con tesi provocatorie o con un linguaggio fortemente polarizzante, di solito, è presente sempre e discute di qualsiasi argomento.

L'assenza di gerarchia, che è una regola tipica di questo genere di programmi, diventa codice di interpretazione della realtà per chi non si informa in nessun altro modo. In Italia parliamo del 25% della popolazione, una fascia di cittadini che si informa solo con la tv ed è esposta al mezzo per non meno di quattro ore al giorno, secondo una ricerca di Ilvo Diamanti del 12 dicembre. Per 15 milioni di italiani è normale che tutti possano dire la propria pubblicamente sulle questioni più spinose della quotidianità del nostro Paese, e lo è perché non hanno la possibilità di confrontarsi con modelli alternativi. Per questi italiani tutto e tutti, allo stesso modo, possono contribuire alla loro formazione politica.

Detto questo, potete facilmente dedurre il vantaggio competitivo di chi può impostare temi, tempi, regia, ospiti, argomenti dei programmi che appartengono a questo genere televisivo. Berlusconi, attraverso Mediaset (e in larga parte attraverso la Rai quando è stato al potere) ha potuto così condizionare l'orientamento politico del 25% degli italiani attraverso l'infotainment. Per darvi un'ordine di grandezza dell'impatto della televisione sull'orientamento politico vi basti sapere che il centrodestra ha vinto le elezioni del 2008, quelle "della più ampia maggioranza dal dopoguerra a oggi" con complessivi 17 milioni di voti (Pdl + Lega + Mpa).

Questa macchina, tra le altre cose, rimane intatta nelle mani di Berlusconi a prescindere dal suo ruolo politico: che sia al governo, all'opposizione, a capo di un partito o dietro le quinte, che cerchi voti per sè o per un suo uomo di fiducia, le regole dell'infotainment e il potenziale televisivo dei programmi restano inalterate. L'effettivo impatto dipende dall'audience, dallo share, variabili che nulla hanno a che vedere con la politica e che dipendono in gran parte dalla qualità dei programmi e dell'offerta mediatica disponibile.

Analizzare le dinamiche del formato televisivo non è quindi semplicemente un'opportunità di chi fa politica, ma è piuttosto un dovere per chi vuole vincere le elezioni (o per chi non le vuole perdere senza capire il motivo).

Essendo assai forte il rapporto tra Berlusconi e Signorini, considero Kalispera come il programma maggiormente rappresentativo della strategia di adozione dell'infotainment come modalità di costruzione del consenso. Ed è per questo che ho seguito e studiato le dieci ore di trasmissioni in diretta.

A. Premessa: a che serve Kalispera

Kalispera è un programma che permette a Signorini di verificare il livello di gradimento di alcuni stimoli informativi da parte del suo pubblico, che in buona parte è il pubblico di Mediaset e  dei programmi di infotainment e dei lettori di Chi e di Sorrisi e Canzoni: età superiore ai 45 anni, livello sociodemografico medio-basso, televisione come prima (talvolta unica) fonte di informazione, elettorato orientato prevalentemente verso il centrodestra berlusconiano. Per tutti questi motivi può essere utile intendere Kalispera non tanto e non solo come un programma televisivo, ma piuttosto come una ricerca di mercato su scala altrimenti non riproducibile. L'audience di Kalispera non è mai scesa sotto i due milioni di spettatori: incrociare l'evoluzione dei dati di share nel corso del programma con alcune scelte di contenuto permette a Berlusconi di comprendere quali siano i temi maggiormente graditi al pubblico dei programmi di infotainment. A sostegno di questa interpretazione può essere addotta una scelta, apparentemente poco premiante, di palinsesto: se mandare in onda un programma in diretta di venerdì sera a dicembre e a cavallo delle feste riduce il pubblico potenziale del programma (fuori target), allo stesso tempo ha costi nettamente inferiori per una televisione commerciale. La seconda scelta che lascia intendere l'intenzione di non inseguire l'audience, ma piuttosto la volontà di accumulare dati per la ricerca, è la durata del programma: le tre ore e mezza di diretta non erano affatto indispensabili nell'economia narrativa del programma, ma hanno consentito a Signorini di esplorare diversi tipi di stimolo per diversi tipi di pubblico. Il pubblico delle 23 è verosimilmente assai differente da quello del prime-time. Probabilmente Mediaset avrebbe riempito il palinsesto con film o elementi di contorno: ne hanno invece ricavato un gigantesco focus sperimentale.

Kalispera è stato anche un programma-spoiler di Mediaset. Durante le tre puntate ci sono stati ripetuti e sistematici riferimenti ad altri programmi televisivi o a personaggi pubblici oggetto delle 'inchieste' di Chi. Kalispera dunque pubblicizza altri programmi e altri contenuti in modo indiretto, oltre ad ammiccare apertamente a chi già guarda quel tipo di trasmissioni o legge quel tipo di giornali.

B. La qualità televisiva del programma

Il programma, dal punto di vista puramente televisivo, è apparso piuttosto deludente. Sebbene Signorini si sia sforzato di ringraziare i suoi autori e i protagonisti del programma per le ore di lavoro dietro le quinte e per gli sforzi fatti, Kalispera è apparso più volte più come una sommatoria di ospitate facilmente conquistate attraverso il potere relazionale dello stesso Signorini, o un contenitore usato a scopi autopromozionali (Pieraccioni, De Sica, Marcella Bella), che come un programma televisivo di qualità. Questa mancanza di preparazione, ancora più evidente all'interno di un contesto di tre ore e mezza di programma, ha obbligato Signorini ad adottare un ritmo eccessivamente compassato, ad allungare alcune interviste o a ricorrere ad alcuni espedienti per allungare il brodo: incomprensibile, ad esempio, il televoto per premiare la più brava tra le tre soubrette ospiti del programma, soprattutto perché condotto solo dalle 23 alle 24 e durante un programma in cui il web è stato costantemente evocato come nuova frontiera della comunicazione, anche se in modo assolutamente strumentale (come vedremo successivamente).

C. I simboli

Signorini, che certamente conosce le regole dell'infotainment, ha preparato il terreno per rendere massimamente impattante l'influenza del programma e per potenziare al massimo le logiche dell'abbattimento della gerarchia informativa. Per farlo ha fatto ricorso esasperato a immagini che evocano un senso di familiarità. Lo ha fatto sia nei confronti del pubblico che già conosceva Kalispera (stessa scenografia che riproduce una casa; stessa sigla dell'anno scorso), sia nei confronti di un generico pubblico di programmi di infotainment:

- animali domestici che circolano liberamente in studio, ma che sono rigorosamente accanto a Signorini durante le interviste;

- la collaboratrice domestica che parla di denaro e dei problemi della quotidianità;

- la zia (la vera zia di Signorini, come ripete più volte) in un angolo, seduta sul divano in una posizione e in un ruolo rassicurante;

- le poltrone, le luci soffuse, una posizione e un contesto tipico dei dialoghi familiari, come luogo e modo delle interviste;

- uno spazio in primissimo piano per le interviste 'personali', quelle che Signorini intende condurre con persone percepibili come suoi amici e conoscenti diretti, su uno scalino direttamente esposto sul pubblico presente in sala;

- il ricorso al 'tu' a tutti gli ospiti, da qualsiasi ambito provengano, eccezion fatta per Bruno Barbieri, giurato di Masterchef. Ironia della sorte, Barbieri è l'unico che arriva da un contesto diverso da Rai, Mediaset, e dal jet-set del gossip italiano: è un cuoco di fama mondiale e ha lavorato su un programma Sky;

- l'evocazione, sempre e solo per nome, delle persone importanti per gli ospiti in studio (compagni, figli, amori, ex-amori, genitori);

- il ricorso costante all'aneddotica privata, in cui Signorini si autoposiziona come protagonista delle biografie di quasi tutti gli ospiti e quindi si accredita come padrone di casa e allo stesso tempo come massimo 'depositario della conoscenza';

D. I contenuti

Incrociando le tre puntate emergono alcune linee di contenuto stabili che rappresentano, quindi, gli stimoli su cui si è inteso raccogliere i dati di ricerca:

1. La fede

È stata la grande star di Kalispera. È stata vissuta da ogni angolazione possibile. Il percorso personale di Signorini con la fede è stato evocato in ogni puntata. Gli sparring partner sono cambiati di volta in volta per soddisfare le varie esigenze narrative del programma, coprendo ogni possibile relazione (e proiezione) del rapporto individuale con la religione. Il prete antidroga, la suora che lavora per gli ultimi, la Chiesa che salva la star indiana del Grande Fratello (di colore, ma di Bergamo) dalla cocaina, la fede un po' cattolica e un po' laica dei genitori di Simoncelli. L'Italia è un Paese cristiano, sia praticante che 'di facciata', sia puro che convertito, sia osservante che distratto: Signorini ha usato questo diamante per specchiare la propria immagine nel pubblico.

2. Il dolore e il riscatto

Kalispera, come Chi, come la storia politica di Berlusconi, si basa sul racconto biografico. Ogni ospite è stato condotto al racconto del suo passato, delle proprie origini (umili, sempre, almeno stando al racconto di Signorini), le prime gioie, le difficoltà e il grande successo. Gabriel Garko, Mara Venier, Belen, Don Mazzi, Ilona Staller, Christian De Sica sono stati uniti da una comune parabola funzionale a un grande messaggio, costante del berlusconismo: tutti possono farcela, non importa se con merito, non si sa bene come.

3. Le imitazioni 'punitive'

Sono state solo tre, molto diverse tra loro, ma unificate da una costante: non dovevano far (solo) ridere, dovevano lanciare un messaggio. A Gabriella Germani, imitatrice di professione, è stato affidato il compito di scimmiottare Simona Ventura, ospite nella precedente edizione del programma, oggi star della concorrenza a RaiSet (XFactor su Sky), e Mara Carfagna. Questa seconda imitazione è stata forse il passaggio politico più forte dell'intero programma. La Germani ha fatto dire alla Carfagna tutto ciò che storicamente l'opinione pubblica ha pensato, e talvolta detto, di lei, e che Berlusconi ha sempre negato: la bellezza come criterio di selezione politica e il rapporto personale, intimo, mai del tutto chiarito, con l'ex Presidente del Consiglio. Dalle 'riunioni di lavoro negli ascensori' a una frase che spiega, da sola, il perché dell'imitazione: "per avere un'opportunità, bisogna darla...l'opportunità". A Elena Santarelli è stata invece affidata l'imitazione di Martina Stella: nella caricatura è descritta un'attrice che si lamenta di non essere stata scelta nei provini dei grandi registi. Non conosco il movente che ha portato a questa scelta, ma è chiaro che anche quest'ultima ha avuto uno scopo punitivo o fortemente irridente, non satirico.

4. Il sesso e l'amore

Un'altra costante della trasmissione: romanzato nelle storie individuali dei protagonisti, evocato con battute, doppi sensi, ammiccamenti da tutti i personaggi che si sono alternati nelle tre puntate, trasformato in passione e sesso dopo la mezzanotte. Ilona Staller nella prima puntata e la coppia Vittorio Sgarbi-Sabrina Colle nella terza restituiscono però una dimensione non convenzionale. Il sesso come lavoro per Cicciolina diventa il sesso come paradosso della vita sentimentale di Sgarbi, che dichiara di aver drasticamente ridotto i suoi rapporti con la fidanzata storica e allo stesso tempo lascia chiaramente intendere di concepire relazioni 'extraconiugali' come la norma. A Massimo Boldi è affidato il ruolo di contraltare di Sgarbi, di difensore delle 'relazioni tradizionali', ma fatalmente è ridotto a sparring partner un po' "bacchettone" al cospetto di una coppia che è convintamente poligama. I passaggi sulla fede e quelli sul sesso fuori dal matrimonio sono tenuti a debita distanza, un po' come ha amato fare l'ultimo Berlusconi.

5. L'antipolitica

Il ruolo della politica è stato fortemente ridimensionato rispetto alla scorsa edizione. Il capolavoro di Signorini del primo Kalispera fu l'intervista a Italo Bocchino, prima mandato ai fornelli e poi colpito duramente da una domanda di Elena Santarelli, percepita dal pubblico come 'velina' (e per questo apparentemente inoffensiva) ma in realtà decisiva nel sollevare l'unica questione di scottante attualità di quell'intervista, ossia la vita privata dello stesso Bocchino. In questa serie non ci sono stati politici 'puri'. L'unica persona colorata politicamente è stata Sabrina Ferilli, autodefinitasi 'di sinistra'. A Ilona Staller, tecnicamente candidata a sindaco di Monza, è stato invece affidato il compito di ricordare, attraverso la sua età (sessant'anni) la polemica sul vitalizio del parlamentari. I politici non sono stati dunque ritenuti funzionali alla costruzione del programma, mentre la politica è stata utilizzata assai poco e sempre in chiave negativa, per denunciarne generiche nefandezze o fastidi (dal ritorno della tassa sulla casa ai costi del Palazzo). Se Berlusconi si posizionerà sempre di più come antipolitico, nel linguaggio come nelle prassi, non ci sarà troppo di cui sorprendersi.

E. Il ruolo del web

I giorni precedenti alla prima puntata di Kalispera erano stati caricati di una straordinaria attesa sul ruolo della Rete all'interno della costruzione delle dinamiche narrative del programma. Signorini ha aperto un profilo Twitter, Kalispera ha marcato la sua presenza con una pagina Facebook e un profilo Twitter utilizzato dal giornalista preposto a fare da tramite tra vecchi e nuovi media (giornalista cambiato in corsa: Alessandra Menzani di Libero nelle prime due puntate, Gabriele Parpiglia di Chi nella terza). L'attesa è stata frustrata ma anche la frustrazione porta interessanti spunti di riflessione. L'interazione tra pubblico e programma, di fatto, non c'è stata: il giornalista si è limitato a ribadire l'entusiasmo del web per il programma (dato parzialmente falso: i commenti sono stati fortemente polarizzati tra entusiasti e critici. Ma il pubblico di Kalispera non avvezzo all'uso critico dei social media non lo saprà mai) e ha citato domande raccolte in Rete come compendio alle interviste di Signorini. Nessun commento sul contesto e sul traffico generato attorno al programma. Nessuna interazione significativa della redazione col pubblico durante la puntata e durante la settimana. Gli unici utenti citati per la loro attività online erano personaggi famosi afferenti alla galassia Mediaset, a conferma del valore di Kalispera come programma-spoiler. Nella prima puntata sono state sperimentate telefonate via Skype, poi ridimensionate fino all'annullamento nel corso delle successive. Il web è apparso dunque strumentale alla costruzione dell'immaginario, non parte integrante dello stesso: Signorini ha comunicato la Rete, non ha comunicato con la Rete, e al momento la nouvelle vague del Pdl sul web ha lo stesso approccio strategico.

F. I risultati e l'impatto sull'opinione pubblica

Kalispera ha ottenuto dati di ascolto costanti, non scendendo mai sotto i due milioni di spettatori (12%) e non andando mai oltre i tre (il picco è stato raggiunto proprio con l'ultima puntata, la meglio realizzata dal punto di vista televisivo, con il 14.8%). Ho letto da più parti che questi dati possono essere considerati un flop, io non sono d'accordo per due ragioni. La prima è relativa ai reali scopi del programma: come già detto Kalispera è un programma-ricerca a costi bassi e in una fascia di palinsesto poco rischiosa e dunque ha raggiunto i suoi obiettivi di gigantesco focus group qualificato. In secondo luogo, tenendo in considerazione il dato dello share comparato ad altri programmi di infotainment e di approfondimento politico, Kalispera è andato di poco sotto al Grande Fratello, ha ottenuto poco più della metà di Ballarò ma anche il doppio di PiazzaPulita o Servizio Pubblico, poco meno di Porta a Porta, quanto Matrix, più del Tg di La7 e la metà di Tg5 e Tg1. Considerando la qualità non eccelsa del prodotto televisivo, lo share di Kalispera è comunque significativo.

L'impatto di Kalispera sul dibattito pubblico sarà certamente inferiore rispetto alla scorsa stagione, così come è evidente che lo strapotere berlusconiano per via televisiva è in fase calante (le tv generaliste hanno perso il 25% del pubblico dal 2009 al 2011 secondo il Censis). L'analisi politica avrebbe dovuto concentrarsi sull'evoluzione del linguaggio televisivo da 'Drive In' in poi, ma non è mai troppo tardi per concentrarsi sulle dinamiche di socializzazione politica attraverso i mezzi di comunicazione.

Non so dirvi se ci saranno i margini per una terza edizione di Kalispera, ma se sarà realizzata con le stesse modalità (simboli, orario, giorno della settimana, periodo dell'anno), ma in un contesto diverso (sotto elezioni), il programma sarà assai differente, probabilmente più simile alla prima versione e certamente pianificato nei minimi dettagli.

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