Kabul potrebbe diventare la prima città moderna a rimanere senza acqua
4 min letturaKabul potrebbe diventare la prima città moderna a rimanere completamente senza acqua. Negli ultimi dieci anni il livello delle falde acquifere di Kabul è sceso di circa 30 metri a causa della rapida urbanizzazione e dei cambiamenti climatici, rileva un rapporto dell'ONG Mercy Corps.
Quasi la metà dei pozzi della città, principale fonte di acqua potabile per gli abitanti di Kabul, si è prosciugata. Attualmente, l'estrazione idrica supera di 44 milioni di metri cubi all'anno il tasso di ricarica naturale.
Se queste tendenze dovessero restare costanti, tutte le falde acquifere di Kabul finirebbero con il prosciugarsi già nel 2030, mettendo a rischio la vita dei sette milioni di abitanti della capitale afgana.
La crescita di Kabul, passata da meno di un milione di abitanti nel 2001 ai sette attuali, la siccità che ha colpito l’Afghanistan in questi anni e la contaminazione dell'acqua – fino all'80% delle acque sotterranee di Kabul è considerato non potabile, con alti livelli di liquami, salinità e arsenico – hanno trasformato drasticamente la domanda di acqua.
Decine di migliaia di famiglie sono state costrette ad abbandonare le loro case alla ricerca di acqua potabile per bere, cucinare e lavarsi. E a essere colpiti sono i bambini e le ragazze, avverte l’Unicef. “Un'intera generazione di bambini sa già cosa significa soffrire di malnutrizione a causa dei raccolti distrutti, o di colera a causa dei corsi d'acqua contaminati, o di povertà quando le famiglie fuggono dai villaggi ormai aridi e sterili”. Inoltre, “l'aumento dei tassi di malnutrizione e le epidemie senza precedenti di malattie trasmesse dall'acqua impediscono loro di andare a scuola e di usufruire di altri servizi essenziali, proprio nel momento in cui ne hanno più bisogno”.
Tutto questo si traduce in ore sottratte allo studio e al lavoro per le donne e ragazze che “sono spesso responsabili di procurare l'acqua per le loro famiglie e sono anche obbligate a rimanere a casa per prendersi cura dei bambini malati o malnutriti”. La crescente scarsità di acqua e cibo spinge sempre più i genitori a dare le figlie in sposa, un'ultima risorsa contro la fame, spiega l’Unicef.
“È necessario continuare a documentare meglio la situazione e attirare l'attenzione internazionale su come affrontare la crisi idrica”, dice al Guardian Dayne Curry, direttore nazionale di Mercy Corps Afghanistan. “Senza acqua, le persone abbandoneranno le loro terre e, di conseguenza, in assenza di un intervento della comunità internazionale, si assisterà a un aumento della migrazione e delle difficoltà per il popolo afghano”.
La mancanza di un governo centralizzato e di una regolamentazione ha lasciato irrisolta (e ha aggravato) la questione nel corso dei decenni. Alcune aziende private stanno approfittando della crisi scavando nuovi pozzi ed estraendo grandi quantità di acqua freatica pubblica, per poi rivenderla ai residenti della città a prezzi gonfiati. Ci sono famiglie che spendono fino al 30% del loro reddito per l'acqua e più di due terzi hanno contratto debiti legati all'acqua.
“L'acqua è un diritto umano e una risorsa naturale dell'Afghanistan. Non è una questione politica”, racconta Nazifa, un'insegnante che vive nel quartiere di Khair Khana a Kabul. “Mi si spezza il cuore quando vedo i fiori e gli alberi da frutto nel giardino che stanno seccando. Ma cosa possiamo fare? Attualmente viviamo in uno Stato militare, quindi non possiamo certo rivolgerci al governo per segnalare il problema”.
L'ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha affermato che all’inizio del 2025 erano stati raccolti solo 8,4 milioni di dollari dei 264 milioni necessari per attuare il programma di approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari in Afghanistan. Altri 3 miliardi di dollari di finanziamenti internazionali per l'acqua e i servizi igienico-sanitari sono stati congelati dal ritorno al potere dei talebani nell'agosto 2021. La recente decisione degli Stati Uniti di tagliare oltre l'80% dei finanziamenti dell'USAID ha aggravato la crisi.
“Tutto dipende dagli aiuti. Possiamo investire milioni di dollari in soluzioni idriche a breve termine e dire che abbiamo soddisfatto il fabbisogno, ma non avremo risolto il problema che si riproporrà senza interventi per soluzioni a lungo termine. Ed è proprio qui che i governi stranieri si fermano per questioni politiche”, spiega ancora Curry.
La conduttura del fiume Panjshir è un progetto che, se completato, potrebbe alleviare l'eccessiva dipendenza della città dalle acque sotterranee e fornire acqua potabile a due milioni di residenti. Le fasi di progettazione sono state completate alla fine del 2024 e sono in attesa dell'approvazione del bilancio, con il governo alla ricerca di ulteriori investitori per integrare il costo di 170 milioni di dollari.
“Non abbiamo tempo. Siamo in balia di una tempesta dalla quale potremmo non riprenderci se non agiamo immediatamente”, spiega Najibullah Sadid, ricercatore senior in gestione delle risorse idriche e membro dell'Afghan Water and Environment Professionals Network.
“A Kabul la popolazione si trova a dover scegliere tra cibo e acqua. Eppure, gli abitanti del luogo con cui abbiamo parlato sono ancora disposti a investire quel poco che hanno per una soluzione sostenibile. La priorità va al progetto che avrà l'impatto più immediato. Dobbiamo solo iniziare da qualche parte”.
Immagine in anteprima: frame video WION via YouTube





Fosco
Caro Ulisse, non devi prendertela con lз bambinз e lз ragazzз, è vero che lə traduttorə è statə un po' superficiale, ma visto che lз governantз italianз ritengono sfigato l'introduzione della scrittura inclusiva, non puoi mettere in croce unə poverə traduttorə. "Ragazze" è comunque giusto, i ragazzi mica si occupano di lavare i panni e le stoviglie... Cordialmente