Internet, copyright, hi-tech: la nuova geopolitica mondiale


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Al termine del vertice di Dubai rimangono sul tavolo numerose questioni aperte e vari interrogativi inespressi. Il primo, e più ovvio, su chi abbia vinto davvero al WCIT, forse è davvero il più facile: un vero vincitore non c'è stato, nei fatti si è realizzata una netta spaccatura tra Usa ed Europa da un lato e paesi dell'Asia e dell'Africa, principalmente Russia e Cina, dall'altro.

Usa
L'economia Usa ormai si basa in buona parte sulle nuove industrie emergenti del web, la cui punta di diamante è Google. In realtà il gigante americano non è esente da difficoltà, economiche e politiche (pensiamo alle cause intentate per violazione delle norme antitrust sia in Usa che in Europa), che potrebbero determinare problemi in futuro.
È in corso, infatti, uno scontro all'interno del campo americano, tra industrie del web e industrie dei contenuti, con queste ultime che cercano di mantenere, se non aumentare, la loro influenza, al fine di consolidare i loro interessi economici. Queste ultime guadagnano anche a mezzo di un sistema ampiamente protezionistico mantenuto, a scapito dell'innovazione, dal medesimo governo. La stessa legge sul copyright di per sé non è che un sistema protezionistico realizzato a livello governativo.
Il problema è che col crescere del web, e soprattutto con l'aumentare dell'apporto economico che le aziende del web danno all'economia Usa, l'industria del copyright entra in conflitto con le aziende tecnologiche emergenti, come Facebook e Google. È significativo che molte delle leggi che tendevano a rinforzare la tutela della proprietà intellettuale hanno visto proprio le aziende del web schierarsi, più o meno palesemente, contro. In questo campo però, la più importante azienda, economicamente parlando, cioè Apple, che vale circa il 3% del Pil americano secondo gli analisti, si trova in una posizione ibrida. Da una parte è comunque una delle principali aziende del web, ma il suo modello di business è anche orientato molto alla protezione della proprietà intellettuale. Si può dire che è Apple, infatti, ad aver inventato, o comunque perfezionato, il sistema di proteggere i propri guadagni intentando massicciamente cause per violazione dei brevetti e facendo la voce grossa con i possibili concorrenti.

Noi occidentali, purtroppo, soffriamo ancora di una distorsione ottica, poiché tendiamo a vedere positivamente le aziende occidentali, che poi sono per lo più americane. Mentre quelle asiatiche non godono di uguale considerazione, laddove è luogo comune vedere l'Asia come il regno della pirateria e della copia.
Esempio eclatante è dato proprio dalla guerra dei brevetti tra Apple e Samsung. Il gigante coreano ha vinto o rintuzzato molti degli assalti dell'azienda di Cupertino, con vittorie di pregio in Giappone, Europa, ma anche in casa sua, a Seul. Eppure alcuni commentatori enfatizzano la vittoria di Apple, con risarcimento miliardario, ottenuta però nel cortile di casa. In realtà una mezza vittoria, perché al di là del risarcimento elevatissimo, nonostante la condanna Samsung non ha subito alcun blocco della vendita di prodotti.
Molti si soffermano sulla necessità di protezione dei consumatori, laddove però è Apple ad aver violato in più occasioni le leggi comunitarie in materia di garanzia (vedere la vicenda AppleCare nella quale l'azienda americana è stata più volte multata dall'antitrust italiano), oppure gli accordi con l'Unione europea (vedere la vicenda del caricabatteria, Apple aveva promesso alla Commissione europea di aderire allo standard in materia, eppure alla fine ha cambiato nuovamente il connettore a danno dei consumatori ).

Russia e Cina
Per capire esattamente le posizioni in campo dobbiamo, quindi sforzarci perlomeno di comprendere il punto di vista orientale, e in tal modo potremo vedere che l'estrema diffidenza palesata da Cina e Russia forse non è così insolita. Infatti la politica estera Usa tende notoriamente a confondersi con gli interessi delle grandi multinazionali, e vi è una forte pressione verso gli altri paesi a far adottare leggi a favore delle stesse multinazionali americane. Basti pensare alle pressioni verso l'Unione europea che hanno portato ad approvare la legge Sinde in Spagna, una simil Sopa, e le sollecitazioni a favore della italiana delibera Agcom. Per non parlare delle recenti modifiche legislative in UK.

Quindi, le istanze avanzate negli ultimi mesi dai paesi asiatici, Cina e Russia, con alle loro spalle gli altri paesi emergenti, possono essere viste anche nell'ottica di una difesa contro i tentativi di colonizzazione economica degli americani. Ovviamente non sarebbe stato possibile presentare al WCIT delle istanze di frammentazione di Internet, laddove l'interesse è proprio in quel senso, per cui le richieste erano nella direzione di strappare agli americani il controllo della Rete (tramite ICANN) e porlo sotto l'egida di un ente delle Nazioni Unite (ITU), data la sua maggiore permeabilità ad istanze non americane.
Chiaramente l'intenzione è di far approvare norme e regolamentazioni che consentano una frammentazione della Rete, cioè la realizzazione di standard a favore di un controllo dell'Internet locale a mezzo del governo di un certo paese. Più o meno quello che da tempo fanno già Russia e Cina a livello locale.
Non si vuole certo sposare tali richieste, che anzi sotto vari aspetti si presentano pericolose per Internet (ne parleremo in un successivo articolo), ma la solita ottica distorta degli occidentali ha portato molti a vedere tali posizioni come una sorta di attentato all'Internet libero, piuttosto che un tentativo di difesa da una colonizzazione in atto da tempo. Basti pensare alle recenti sortite di ICE, l'antimmigrazione americano, che si è arrogato il diritto di sequestrare nomi a dominio un po' in tutto il mondo, anche in Europa con l'apporto di Europol, indipendentemente dal paese di residenza dei titolari o del server del sito. È evidente che mosse del genere non possono non essere viste da paesi come Russia e Cina, già diffidenti di loro, come una specie di attentato alla loro giurisdizione interna.
Di contro l'Unione europea non ha avuto nulla da dire, probabilmente per una perdurante subalternità alle politiche americane (ricordiamo le pressioni Usa per le leggi in materia di proprietà intellettuale).

Europa
Non è che però l'Europa sia prona alle istanze di Washington. In fin dei conti l'economia europea, già ampiamente disastrata per la crisi, non presenta grandi aziende che pesano nel web, ma nel contempo si trova una miriade di telecom che escono faticosamente da anni di monopolio e oggi si trovano ad essere proiettate nell'agone di Internet che minaccia di fagocitare tutto il settore delle telecomunicazioni transnazionali, abbattendo i guadagni dei gestori telefonici. In questo quadro si spiega la proposta ETNO portata al WCIT, che sostanzialmente mirava a drenare parte dei guadagni delle aziende del web a favore delle telecom. Una vera e propria misura protezionistica che comunque non ha avuto grande spazio al WCIT.

Africa
In questo quadro la posizione dei leader africani non è ben definita, ma non possiamo dimenticare che i paesi africani si trovano da decenni in lotta con le multinazionali farmaceutiche americane per l'importazione dei farmaci anti-aids. Se fosse passato ACTA, fortemente voluto dall'amministrazione Usa e dalla Commissione europea, ma osteggiato da Russia e Cina, l'importazione parallela dei medicinali dall'India, che consente un risparmio fino al 650%, sarebbe probabilmente diventata illecita e bloccata alle frontiere. È evidente che la causa intentata da ben 40 aziende farmaceutiche contro il Sudafrica per violazione della proprietà intellettuale, ha orientato in qualche modo gli Stati africani.

Ovviamente le posizioni non sono così nette, ma grossolanamente queste sono le motivazioni alla base delle posizioni in campo, e che orienteranno nei prossimi anni la regolamentazione di Internet.
Purtroppo pare che nessuna delle posizioni in campo abbia interesse ad una regolamentazione di Internet che tenga davvero conto delle istanze dal basso, dei cittadini, quindi dei problemi della privacy, della libertà di espressione, e così via. Alla fine tutto si riduce ad una lotta tra una prevalenza degli interessi economici (Usa) oppure degli interessi governativi (Russia e Cina). Il resto appare solo un mero accidente nel conflitto in corso.

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