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L’articolo di Milena Gabanelli su come “liberarsi” del debito italiano e le critiche di 50 economisti

18 Giugno 2018 13 min lettura

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L’articolo di Milena Gabanelli su come “liberarsi” del debito italiano e le critiche di 50 economisti

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Due settimane fa Milena Gabanelli ha pubblicato un articolo su Dataroom, la sua rubrica sul sito del Corriere della Sera, dal titolo “Debito: un'idea per uscirne vivi e tornare a crescere". Il pezzo affronta il tema del debito pubblico italiano, racconta quelli che potevano essere gli interessi tedeschi sul tema e presenta una proposta che consentirebbe di “togliere il debito dalle spalle degli Stati, non farne più di nuovo, e assicurarlo attraverso un vero Fondo Salvastati”, perché quello attuale, l’European Stability Mechanism sarebbe sotto lo scacco della Germania.

Leggi anche >> Spread, Banca Centrale Europea, debito italiano. Cosa sono, come funzionano

La proposta, si legge nell’articolo, sarebbe stata elaborata da un gruppo di economisti italiani, tra i quali "Marcello Minenna (direttore Consob), Roberto Violi (direttore Bankitalia), Giovanni Dosi (professore ordinario all’università Sant’Anna di Pisa ) e Andrea Roventini (professore associato sempre a Pisa) supportati anche in sede Ocse (dal policy advisor del Tuac Ronald Janssen)". Come fonte, solo in un secondo momento, vengono linkati un saggio che si intitola “Getting to Eurobonds by reforming the ESM” (Arrivare agli Eurobond riformando l’ESM) pubblicato da Minenna lo scorso novembre su Ft Alphaville, un servizio quotidiano di notizie e commenti sul mercato finanziario creato dal Financial Times nell’ottobre 2006, e un post sul blog Zero Hedge.

L’articolo è accompagnato da un video nei quali la giornalista descrive cosa accadrebbe se l’Italia uscisse dall’Euro, ipotizza che la Germania possa avere un piano B di uscita dalla moneta unica, spiega che dal 2010 “è comparso lo spread e la conseguenza è che quando la BCE presta dei soldi ci sono 19 tassi diversi per 19 paesi” e che “le regole che si stanno definendo per noi potrebbero essere un cappio: le banche devono accantonare l’equivalente dei loro crediti deteriorati. Significa che le nostre banche non potranno permettersi di prestare soldi a quell’azienda in difficoltà, a cui basterebbe un po’ di liquidità per ripartire. E più aziende chiudono in Italia e meglio andranno le concorrenti tedesche o francesi”. La soluzione “per uscirne vivi” sarebbe appunto quella proposta nella parte finale dell’articolo e che poi Gabanelli e Minenna hanno presentato, sempre il 30 maggio, giorno in cui è stato pubblicato l’articolo sul Corriere, in una diretta Facebook sulla pagina Dataroom del Corriere della Sera.

Oggi parliamo di debito ed Eurozona: un’idea per uscirne vivi e tornare a crescere c’é. Milena Gabanelli ne parla in diretta con Marcello Minenna, direttore della Consob che ha elaborato una proposta con alcuni colleghi e che interviene a titolo personale.Qui il link all’inchiesta: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/debito-europa-italia-germania-idea-crescere/6946fce6-61c6-11e8-83c2-c2f27971c337-va.shtml

Pubblicato da Dataroom di Milena Gabanelli su Mercoledì 30 maggio 2018

Le critiche all'articolo

Il video e i contenuti dell’articolo vengono quasi immediatamente criticati su Twitter da altri giornalisti ed esperti di economia. Tra i primi, Luciano Capone de Il Foglio segnala alcune scelte grafiche discutibili per rappresentare, in particolare, la Germania, simboleggiata dal cappello delle forze armate tedesche dal 1935 alla fine della Seconda Guerra mondiale.

Dopo un’ulteriore sollecitazione di Mario Seminerio, investment manager e giornalista di economia e finanza, che chiamava in causa direttamente il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, è intervenuta Milena Gabanelli per scusarsi dell’errore e precisare di aver modificato il video. Ora al posto dei copricapo delle forze armate, Francia e Germania sono rappresentate con le rispettive bandiere nazionali.

Le critiche, però, non si sono limitate alle scelte stilistiche del video ma si sono via via concentrate sui contenuti di quanto esposto da Milena Gabanelli, segnalando gli errori presenti nell'articolo. In particolare, quando la giornalista parla di invenzione dello spread, dei tassi diversi paese per paese applicati dalla BCE, dei crediti deteriorati, del funzionamento degli Eurobond e di Europa a 2 velocità.

Inoltre, gli studiosi che sono intervenuti su Twitter hanno chiesto alla giornalista di indicare i paper accademici sui quali si fonderebbe la proposta per poterla studiare nel dettaglio.

Nel frattempo viene individuato un precedente articolo di Marcello Minenna che poi, come abbiamo visto, sarà linkato all’interno dell’articolo di Gabanelli.

Uno degli economisti citati dalla giornalista del Corriere, Andrea Roventini pubblica l’articolo su Twitter senza però rispondere ai commenti che chiedevano chiarimenti. Mentre, Silvia Merler, dottoranda alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies ed editor del sito lavoce.info, posta una serie di tweet concatenati in cui discute l’articolo di Milena Gabanelli nel merito e chiede maggiore attenzione prima di pubblicare su temi su cui “c'è già abbastanza confusione e strumentalizzazione, senza bisogno di articoli disinformati e dis-informativi”.

In serata, Michele Boldrin pubblica un video in cui insieme a Massimo Famularo e Alberto Bisin analizza passo passo l’articolo soffermandosi su quelle che secondo loro rappresentano le principali criticità o i passaggi contestabili.

In particolare, i tre economisti spiegano nel video che lo spread non è un’invenzione, che non è vero che la BCE applica 19 tassi di interesse diversi per i 19 paesi ma presta soldi in modo uguale per tutti e cambiano le garanzie che ciascuna banca offre quando chiede liquidità, che non è corretto dire che in base alle nuove regole di accantonamento della BCE le banche debbano accantonare l’equivalente dei loro crediti deteriorati, che quando Gabanelli parla di Eurobond e di Europa a 2 velocità sta descrivendo, male, una misura non ancora approvata. Nel video Boldrin, Famularo e Bisin cercano poi di discutere la proposta di Minenna, provando a intuirne i contenuti attraverso un articolo pubblicato su Ft Alphaville e un commento dello scorso febbraio di Giampaolo Galli che lo analizzava mostrando alcuni nodi critici.

Sempre il 30 maggio, Mario Seminerio pubblica un articolo sul suo blog Phastidio.net in cui discute la proposta di Minenna sottolineando come Milena Gabanelli avesse fatto riferimento a uno studio (di cui non era stata riportata alcuna fonte) al quale aveva aderito acriticamente.

Il giorno dopo, Massimo Famularo su Phastidio.net e David Carretta su Il Foglio, analizzano criticamente l’articolo di Gabanelli ed evidenziano, smontandoli, alcuni passaggi in cui la giornalista ha fatto disinformazione. In un altro articolo sul Fatto Quotidiano, Famularo scrive che l’intervento dell’ex conduttrice di Report “contiene una serie di inesattezze e di approssimazioni molto gravi” e che “la cattiva informazione diffonde tra il pubblico convinzioni errate e fuorvianti e contribuisce nell’alimentare ingiustificato risentimento nei confronti delle autorità europee e una percezione distorta della realtà”. Sulla questione interviene anche Fabio Sabatini, professore associato di Politica Economica alla Sapienza di Roma, che in un post su Facebook, dopo aver discusso i contenuti dell’articolo sul Corriere, accusa la giornalista di alimentare con il suo intervento “la narrativa della Germania e dell'Europa cattive”.

La risposta di Milena Gabanelli

Il primo giugno, Milena Gabanelli pubblica una replica sul Corriere della Sera in cui, come si evince dal titolo, i commenti articolati e le richieste di fonti e chiarimenti da parte di giornalisti ed economisti diventano “attacchi social per l’articolo sul debito”.

Rispondendo in particolare all’articolo di Famularo sul Fatto Quotidiano e al video di Michele Boldrin su YouTube, la giornalista ribatte ad alcune critiche mosse spiegando che si è trattata di una semplificazione giornalistica di passaggi complessi (e non di errori). “È spiacevole leggere come colleghi ed accademici nei social si siano attaccati ai margini interpretativi di una semplificazione”, scrive Gabanelli. “Se avete dubbi tecnici sono sicura che gli autorevoli autori della proposta da me illustrata, di cui ho indicato nomi e cognomi, saranno disponibili a un dibattito. In forma civile naturalmente”.

La replica non soddisfa gli economisti e i giornalisti che sottolineano come Gabanelli non abbia provveduto a commentare o emendare l’articolo, "a citare correttamente le fonti (sia degli errori che delle correzioni), a dare adeguata visibilità alle affermazioni fattuali non vere”. E, inoltre, come fa notare Mario Seminerio su Twitter, sono discutibili anche le fonti linkate alla proposta di Marco Minenna, mentre non vi è traccia di un paper in cui si parli dello studio.

In serata, Michele Boldrin pubblica un nuovo video su YouTube in risposta alla replica di Gabanelli.

Nei giorni successivi, escono altri articoli che analizzano nel merito la proposta di Minenna, tra cui uno su Il Foglio di Sandro Brusco, economista alla Stony Brook University, e un altro di Massimo Famularo su Phastidio.net, che ricostruisce l’intero dibattito dei giorni precedenti e mette in evidenza come, oltre alle questioni di merito, l’articolo di Milena Gabanelli presenti delle criticità anche dal punto di vista formale perché “un editoriale a firma di un solo studioso è stato presentato come documento scientifico promosso da vari esperti (che non hanno confermato) e supportato da un’organizzazione autorevole (ndr Ocse), che poi è risultata non aver dato alcun sostegno”.  

Intanto, come faceva notare Luciano Capone su Twitter, al 4 giugno non c’era ancora traccia del paper su cui si fonda la proposta rilanciata il 30 maggio sul Corriere della Sera.

La lettera di critiche di 50 accademici a Milena Gabanelli

Proprio il 4 giugno, 50 accademici firmano una lettera che viene inviata al Corriere della Sera e in cui si legge:

Scriviamo perché l’articolo e il video di Milena Gabanelli intitolato «Debito: un’idea per uscirne vivi e tornare a crescere» pubblicato dal suo giornale il 30 maggio invece di contribuire alla discussione e informare il pubblico crea confusione e fornisce informazioni fuorvianti

Gli accademici ribadiscono che all’interno del lavoro della giornalista pubblicato a fine maggio ci sono “errori fattuali e logici chiaramente documentati” e che anche la successiva risposta di Gabanelli “continua a contenere errori e imprecisioni”.

La lettera continua poi dicendo che “l’articolo suggerisce esista una soluzione facile ai problemi dell’Italia, spiegata in una proposta di Marcello Minenna, Roberto Violi, Giovanni Dosi e Andrea Roventini”. Ma questa proposta “non risulta” esistere, “almeno nella forma di articolo scritto dai quattro autori menzionati ed il Corriere, dopo averne affermato l’esistenza, non la mette a disposizione del pubblico ma nemmeno smentisce”: “Abbiamo esplicitamente chiesto in varie forme di poter leggere la proposta e abbiamo, ad ora, ricevuto o ben silenzio o, per parte di Milena Gabanelli, l’invito a «trovarcela». Esiste o no questa proposta?”.

Per tutti questi motivi nella lettera si chiede “che il Corriere pubblichi con la dovuta evidenza un articolo in cui gli errori logici e fattuali dell’articolo del 30 maggio vengono chiaramente spiegati, inserisca link o comunque riferimenti precisi agli studi menzionati o dichiari che non esistono”.

Il testo dei 50 accademici non viene però pubblicato dal Corriere della Sera. Milena Gabanelli risponde invece privatamente a chi aveva inviato la lettera al giornale: “Non ho mai pensato di essere depositaria di verità o soluzioni, faccio la giornalista, e in buona fede ho esposto una proposta (mai parlato di documento) di quattro economisti certamente a lei noti. Ho motivato in una replica pubblicata il 1 Giugno (da voi linkata) alcune «semplificazioni» utili — a mio parere — a farsi capire da un lettore comune”.

Per quanto riguarda la proposta citata nel primo articolo e a cui gli accademici chiedono informazioni, la giornalista scrive: “Credo che non sia censurabile diffondere una proposta, credo che non serva a nulla polemizzare, mentre è sicuramente di interesse discuterne e chiarire tutti gli aspetti tecnici con i diretti interessati, più che con la sottoscritta”. Per questo motivo Gabanelli si propone di ospitare una diretta Facebook al Corriere della Sera e moderare un confronto “fra lei (o qualcuno degli estensori della lettera), e uno dei quattro autori della proposta di assicurazione del debito”.

Il giorno successivo, al Corriere della Sera, arriva una seconda lettera, sempre a firma dei 50 accademici, in cui viene ribadita la mancata rettifica degli “errori fattuali nell’articolo e nei video iniziali”. Per quanto riguarda poi la proposta dei quattro autori si legge: “L’articolo originale fa esplicito riferimento a una proposta avanzata da quattro autori, supportata in sede Ocse. Nella versione corrente, l’articolo del 29 Maggio introduce la proposta dei quattro autori con un link — assente nella versione originale dell’articolo — a un breve post del solo Marcello Minenna sul blog del Financial Times (Ft Alphaville). Da quanto sappiamo — dato anche il silenzio dei diretti interessati — uno studio o uno scritto a otto mani non esiste e sarebbe decisamente il caso di dirlo pubblicamente. Se, invece, lo studio esiste, è vostro dovere renderlo pubblico, dopo quasi una settimana da quando l’avete menzionato. Lo stesso vale per il ruolo dell’Ocse”.

Se il paper contenente la proposta a cui Milena Gabanelli ha fatto riferimento fosse reso disponibile, è possibile che, al leggerlo, tutti finiscano per essere d’accordo con le sue conclusioni. Però prima vorremmo leggerlo. Non vi pare che la nostra richiesta di poter leggere la proposta dei quattro economisti sia legittima? A noi pare la base elementare di qualunque discussione informata. Se questa proposta è nota, perché il Corriere non la condivide?

Riguardo poi il dibattito in diretta, gli accademici affermano che “uno di noi sarebbe ben contento (...) però pensiamo che sarebbe più corretto se questo dibattito venisse moderato da qualcuno che non è parte in causa in questa discussione”. Per questo propongono l’ex direttore del giornale, Ferruccio de Bortoli, “come persona certamente indipendente”.

A questa lettera, Gabanelli risponde il 6 giugno ribadendo di far riferimento “a una proposta di Minenna, Violi, Dosi, Roventini” e di non aver “mai parlato di «documento»”. La giornalista dice di averla discussa con gli autori per comprenderne il senso e per poi esporla. Riguardo il dibattito, Gabanelli rinnova “la disponibilità a moderare un confronto (...) poiché mi preme che competenze equivalenti — con posizioni diverse — civilmente discutano su un tema così importante”.

Questo scambio di lettere è stato reso pubblico dal Dataroom del Corriere della Sera, il 12 giugno, 8 giorni dopo l’arrivo della prima lettera firmata da 50 accademici e la richiesta di rettifica.

Pochi giorni prima, Antonio Nicita, commissario Agcom (cioè l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), aveva proposto un contraddittorio tra i protagonisti del dibattito per il quale sia erano detti disponibili sia Massimo Famularo che Dataroom.

Sulla mancata pubblicazione della prima lettera da parte del Corriere della Sera, Luciano Capone su Il Foglio aveva scritto un articolo il 12 giugno:

Agli economisti è giunta una stringata risposta privata della Gabanelli (a cui è seguita una seconda mail dei sessanta alla direzione), ma ancora nessuna pubblicazione. E non si comprende bene perché, visto che il Corriere ha sempre dimostrato di essere aperto alle interazioni e alle contestazioni dei suoi articoli. Ad esempio giorni fa è stata pubblicata una lettera di Massimo Mucchetti che contestava un punto di un editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi (con replica dei due economisti). E ieri è stata pubblicata una dura lettera degli onorevoli Alberto Bagnai e Claudio Borghi del “dipartimento economia della Lega” contro un articolo di Federico Fubini (con replica del vicedirettore del Corriere)

Nel riportare che successivamente al suo articolo, il Corriere aveva pubblicato la lettera e il relativo scambio tra gli accademici e Gabanelli, Capone su Twitter sottilinea anche che non era vero, come si legge nella seconda risposta della giornalista, che non aveva mai parlato di “documento”, perché in un un tweet dei giorni precedenti aveva fatto riferimento a un “paper”.

Inoltre, è stato anche criticato quanto scritto da Gabanelli sullo scambio epistolare con gli economisti riguardo la richiesta di rettifica. Per la giornalista "in una lunga carriera non mi era ancora capitato di essere accusata di aver dato voce ad un’idea, che può essere condivisa o criticata, ma che non ha nulla di diffamatorio e pertanto nulla che debba essere rettificato".

La giornalista del Corriere della Sera risponde poi a Capone, mandando una lettera a Il Foglio, e spiega di non aver “ritenuto di pubblicare la lettera perché contesta genericamente tutto senza entrare nel merito”, ma che ha “offerto uno spazio in diretta Facebook agli estensori della critica e agli ideatori della proposta sul debito, affinché la forza delle reciproche argomentazioni chiarisse i punti controversi”. “Purtroppo – continua Gabanelli – la loro risposta alla mia disponibilità ad approfondire è stata negativa in quanto mi considerano parte in causa. Motivo per cui alla fine ho deciso di pubblicare l’intero carteggio, che purtroppo poco chiarirà a un comune lettore”. Per la giornalista “in breve”, “c’è un mondo accademico che ha fatto una raccolta firme contro l’esposizione di un’idea, e pretende rettifica perché l’idea non è conforme alla loro; un mondo accademico che di fronte alla disponibilità ad approfondire “l’idea” attraverso il confronto fra le parti, pretende di escludermi, in quanto autrice del pezzo in questione”.

Il giornalista de Il Foglio ribatte e scrive che Gabanelli con questa risposta ha confermato la notizia che “aveva deciso di non rendere pubblica una dura critica a un suo articolo da parte di sessanta autorevoli economisti” e che inoltre l’aveva fatto “perché ‘contestava genericamente tutto senza entrare nel merito’”. “In realtà – spiega ancora Capone – le contestazioni sono precise e circostanziate, riguardano, più che ‘un’idea’, fatti erronei, affermazioni non veritiere, fonti non verificabili e quindi la qualità e la correttezza dell’informazione”.

Il 13 giugno, il Corriere della Sera pubblica un commento di Ignazio Angeloni, membro del consiglio di Vigilanza BCE, sull’articolo pubblicato a firma della giornalista lo scorso 30 maggio. Angeloni non entra nel merito della proposta perché dice di non conoscerla, ma si concentra sulle “questioni che riguardano l’euro e la BCE” e sottolinea e spiega la “serie di inesattezze riguardanti le differenze fra i tassi di interesse nell’area dell’euro e le politiche della Banca Centrale Europea (BCE) in materia di rifinanziamento e di vigilanza sulle banche”. “Le imprecisioni e il tono generale del messaggio – afferma Angeloni – rischiano di generare nel lettore una percezione del tutto fuorviata degli argomenti trattati”.

Sempre il 13 giugno, come anticipato da Marcello Minenna su Twitter pochi giorni prima, la proposta, spiegata nell'articolo di Milena Gabanelli, viene presentata all'Istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa dai 4 studiosi citati nel pezzo del 30 maggio del Corriere della Sera.

Due giorni dopo gli economisti intervenuti nel dibattito sottolineano che del paper richiesto, nel quale si presenta la proposta, non c'è ancora traccia.

Immagine in anteprima via Corriere della Sera

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