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Cos’è la flat tax, come funzionerebbe in Italia e con quali effetti

8 Giugno 2018 5 min lettura

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Cos’è la flat tax, come funzionerebbe in Italia e con quali effetti

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Flat tax significa “tassa piatta”. È un sistema fiscale che prevede l’introduzione di una sola aliquota bassa e unica per tutti, in base alla quale (fatta eccezione per eventuali detrazioni e deduzioni) chiunque paga la stessa percentuale di tasse indipendentemente dalla sua base imponibile.

Per i sostenitori della misura, questa ha almeno tre effetti: semplifica il sistema fiscale (riducendo le aliquote), può far crescere i consumi e gli investimenti (come conseguenza dell’abbassamento delle tasse da pagare) e far emergere parte dell’evasione fiscale. Sempre secondo chi la sostiene, scrive Pagella Politica, la combinazione di questi tre effetti può portare al punto di ripagare completamente le minori entrate create dall’introduzione della nuova imposta, ma secondo diversi rapporti di ricercatori quasi mai la flat tax è riuscita a ripagarsi da sola.

Chi la critica elenca tra gli svantaggi la perdita di detrazioni personali in base alle caratteristiche della famiglia (numero dei figli, spese mediche, ristrutturazioni), un ricorso a un taglio della spesa a causa delle minori entrate e un vantaggio fiscale per i ricchi, spiega Guida al fisco.

I paesi che hanno la flat tax

Nel mondo la flat tax è stata introdotta in una quarantina di paesi, soprattutto dell’Europa orientale come, ad esempio, Russia, Ungheria, Bulgaria, Serbia e Ucraina.

Chi l’ha proposta in Italia alle elezioni politiche del 4 marzo

Attualmente in Italia la tassazione sul reddito prevede 5 aliquote che aumentano progressivamente con l’aumentare del reddito, dal 23% per i redditi fino a 15mila euro al 43% per quelli oltre i 75mila euro.

via Agi

L’introduzione della flat tax è stata proposta durante l’ultima campagna elettorale dalla coalizione di centro-destra composta da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. La misura prevedeva un’unica aliquota sui redditi delle persone al 23% e un’area di completa esenzione fiscale per chi guadagnava fino a 12mila euro.

Dalla flat tax alla dual tax, la misura Lega-M5S e i punti critici

Dopo l’accordo di governo raggiunto tra Lega e M5S, la flat tax viene modificata. Il sistema proposto nel “contratto” di governo prevede il mantenimento di una no-tax area e l’introduzione di due aliquote fisse, una al 15% e un’altra al 20% per persone fisiche, partita IVA, imprese e famiglie. Per queste ultime, ci sarà una deduzione fissa di 3mila euro sulla base del reddito familiare. Secondo questa accezione, quindi, la flat tax si configura come una “dual tax”, costituita cioè da due aliquote da applicare in base al reddito: 15% per redditi sotto gli 80mila euro, 20% per quelli superiori.

Confronto tra la tassazione Irpef attuale e la futura Dual tax con aliquote al 15 e 20 per cento di tre nuclei familiari tipo. (*scatta la clausola di salvaguardia). Fonte: elaborazione del Sole 24 Ore

Riguardo a questa “evoluzione” e al suo impatto sull’economia familiare, il Sole 24 Ore scrive che “i risparmi promessi dalla Dual Tax si fanno più rilevanti nella fascia fra i 60mila e gli 80mila euro, si riducono un po’ intorno ai 100mila euro e risalgono sopra, dove però i contribuenti interessati diventano rari. Scendendo nella piramide dei redditi, invece, anche i benefici si riducono, fino ad azzerarsi per le fasce più basse dove dovrebbe scattare la clausola di salvaguardia che mantiene l’attuale sistema di aliquote e detrazioni. Un’incognita non da poco, quest’ultima, sull’obiettivo della semplificazione, perché per un’ampia fascia di contribuenti imporrebbe di mettere a confronto due sistemi fiscali diversi per individuare il più conveniente”.

Il Sole spiega inoltre che “per capire a fondo gli effetti della possibile riforma bisogna partire dal perno del sistema, il concetto di «reddito familiare» che si sostituisce al valore individuale intorno a cui ruota l’Irpef di oggi. I 60–80mila euro di reddito complessivo in cui si concentrano in proporzione i risparmi più consistenti indicano senza dubbio una fascia medio-alta, ma va considerato che un’entrata familiare da 60mila euro può essere prodotta da due stipendi da 30mila euro, quindi in pieno ceto medio”.

Su questo punto Enrico Marro sul Corriere della Sera aggiunge però che questa novità, secondo alcuni esperti, sarebbe a rischio di incostituzionalità, perché a parità di reddito verrebbero penalizzate le coppie sposate rispetto a quelle non sposate, in particolare quando il cumulo dei redditi, superando gli 80mila euro, farebbe scattare la più elevata aliquota del 20%, che invece non scatterebbe con i redditi separati”.

Quando partirà per le famiglie e dove trovare le coperture?

Durante la trasmissione televisiva Agorà, il senatore leghista Alberto Bagnai ha dichiarato lo scorso 4 giugno che in base «a questa fase dell’elaborazione» della proposta «c’è senz’altro un accordo per far partire la flat tax sui redditi da impresa dall’anno prossimo (ndr, cioè dal 2019), il che sostanzialmente significa realizzare un alleggerimento fiscale, (…) per il secondo anno (ndrcioè il 2020) si prevede di applicarla alle famiglie».

Lo stesso giorno, però, un altro senatore leghista, Armando Siri, intervistato dal Corriere della Seradichiara che «quel che si può dire, è che già nel 2019 si vedrà la prima flat tax. Anche per le famiglie». «Il problema — continua il leghista — è solo quello di mettere a punto per bene il provvedimento. Potrebbe partire, per esempio, dalle famiglie più numerose. Ma appunto, dipenderà dall’architettura generale che stiamo studiando». Sempre Siri ad Affari Italiani precisa inoltre che «la Flat Tax per le imprese c’è già (ndr da gennaio 2017 l’Ires, cioè l’imposta sul reddito delle società, è passata dal 27,5% al 24%) e noi la estendiamo anche alle società di persone, alle Partite Iva etc…».

Infine, il senatore dichiara che a regime la misura costerà allo Stato circa 50 miliardi di euro. Sulle possibili coperture del futuro provvedimento, Il Sole 24 Ore scrive che se si immagina che la misura “possa ‘autofinanziarsi’ almeno in parte grazie alla spinta sul Pil attesa dalla vigorosa spinta ai consumi indotta dalla detassazione dei redditi, si tratterebbe di una copertura a rischio” poiché è difficile stimare prima l’impatto reale sul prodotto interno lordo di una riforma fiscale a due aliquote di questa natura e prevedere il comportamento di chi è già in fascia alta poiché non è detto affatto che reinvesta i soldi risparmiati.

Immagine in anteprima via PixaBay.com

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