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Etiopia: dopo mesi di guerra civile e occupazione da parte del governo, i ribelli riconquistano il Tigray. La popolazione sull’orlo della carestia

1 Luglio 2021 6 min lettura

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Etiopia: dopo mesi di guerra civile e occupazione da parte del governo, i ribelli riconquistano il Tigray. La popolazione sull’orlo della carestia

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Lunedì scorso, otto mesi dopo l'attacco dell'esercito etiope nel Tigray, le forze di difesa della regione (TDF) hanno riconquistato la capitale Mekelle dopo una controffensiva durata poco più di una settimana. Gli abitanti hanno accolto la svolta nella guerra civile festeggiando in strada con balli e fuochi d'artificio.

Un alto funzionario ad interim insediato dal governo federale in Tigray ha confermato l'entrata in città delle forze tigrine che hanno preso il controllo dell'aeroporto e della rete di telecomunicazioni.

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A nulla è valsa la notizia con cui il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale nella regione per la durata della stagione della semina per permettere ai contadini di lavorare la terra e alle organizzazioni umanitarie di portare aiuti alla popolazione.

Poco propensi a una tregua per risolvere il conflitto i ribelli hanno dichiarato che continueranno a combattere e che sono pronti a dare battaglia all'esercito eritreo – che si era unito alle truppe federali etiopi – sul suo territorio.

Getachew Reda, un portavoce del Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF), ha detto al New York Times che le forze di difesa della regione non esiterebbero ad entrare in Eritrea, provando persino a spingersi verso la capitale, se servisse a impedire alle truppe eritree di attaccare di nuovo.

Per l'esponente del TPLF i leader del Tigrè avrebbero preso in considerazione un cessate il fuoco e avrebbero negoziato con il governo di Abiy soltanto se i servizi fossero stati ripristinati e la regione restituita ai propri abitanti.

«Non puoi tagliare l'elettricità e i servizi e pensare di negoziare la pace», ha spiegato Getachew. «Non puoi negoziare la pace mentre rapini le nostre banche».

Nel corso del conflitto il governo etiope ha imposto un duro blackout delle comunicazioni nel Tigray e per lungo tempo non è stato chiaro cosa stesse accadendo nella regione.

La caduta di Mekelle ha segnato una svolta in una guerra che ha gettato l'Etiopia nel caos e ha minacciato di destabilizzare la più ampia regione del Corno d'Africa.

Per tutta la giornata di lunedì soldati federali sono stati visti abbandonare la capitale, alcuni con materiali saccheggiati, secondo quanto riferito dagli operatori internazionali e umanitari. Prima di lasciare la città uomini dell'esercito sono entrati nel complesso dell'UNICEF e del Programma alimentare mondiale (WFP) distruggendo l'attrezzatura satellitare.

Le forze militari etiopi avrebbero lasciato, inoltre, una serie di posizioni strategiche intorno ad Adigrat, Abiy Adiy e in diverse località nel Tigrè meridionale.

Quanto accaduto nei giorni scorsi rappresenta un duro colpo per Abiy Ahmed che aveva lanciato l'offensiva nella regione a novembre 2020 promettendo che si sarebbe conclusa in poche settimane.

Sono seguiti mesi di esecuzioni extragiudiziali, uccisioni, stupri, saccheggi, pulizia etnica, violazioni dei diritti umani.

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Non più di una settimana fa decine di persone sono state uccise in un attacco aereo dell'esercito federale che ha colpito un mercato in uno degli episodi più sanguinosi degli otto mesi di guerra civile.

Il giorno successivo i ribelli del Tigray hanno reagito abbattendo un cargo dell'aeronautica etiope mentre si avvicinava alla capitale della regione. Nei giorni a seguire le notizie sulle vittorie dei ribelli e sulla ritirata dell'esercito del governo etiope aumentavano progressivamente lasciando presagire quello che sarebbe successo.

Nel corso del conflitto i ribelli – in netta minoranza rispetto alle forze militari etiopi ed eritree all'inizio degli scontri – sono riusciti a riorganizzarsi. L'invasione e le violazioni dei diritti umani hanno spinto un gran numero di reclute ad arruolarsi aggiungendosi alle forze di sicurezza regionali stimate in almeno decine di migliaia.

La regione è ormai sull'orlo della carestia e ha un disperato bisogno di aiuti. Le truppe etiopi hanno da un lato saccheggiato gli aiuti alimentari destinati alla popolazione e dall'altro impedito ai soccorritori di raggiungere le aree più duramente colpite.

Secondo i dati forniti dall’ONU sono più di 350.000 le persone sull'orlo della carestia e 140.000 i bambini che soffrono la fame, di cui almeno 33.000 rischiano di morire, in base a quanto dichiarato dall'UNICEF.

«La brutale realtà per il nostro personale in Tigray è che per ogni famiglia che assistiamo con cibo salvavita, ce ne sono innumerevoli altre soprattutto nelle aree rurali che non riusciamo a raggiungere. Abbiamo chiesto l'accesso umanitario, ma siamo ancora bloccati dai gruppi armati», aveva affermato in una nota il 10 giugno scorso David Beasley, direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale (WFP).

«La possibilità per le persone nel Tigray di accedere a servizi vitali e per il WFP di raggiungerle con l'assistenza alimentare è essenziale per evitare una catastrofe. L'accesso deve poter andare ben oltre le grandi città per raggiungere chi ha estremo bisogno ovunque si trovi, con un'assistenza adeguata e senza ulteriori rinvii», ha proseguito.

«Le comunità rurali dell'Etiopia settentrionale sono state particolarmente colpite dal conflitto. Molte fattorie sono state distrutte e beni produttivi come semi e bestiame sono andati perduti», ha spiegato Qu Dongyu, Direttore Generale della FAO.

«È imperativo aiutare queste comunità affinché possano nutrire le proprie famiglie e sostenere la produzione alimentare locale, aprendo la strada a una ripresa più rapida. Ma per aiutare le persone sull'orlo della carestia, abbiamo bisogno di risorse e accesso, che rimangono entrambi un problema».

Qualche giorno dopo l'allarme lanciato dall'ONU, l'UNICEF ha diffuso i suoi dati estremamente preoccupanti: almeno 33.000 minori che abitano nelle zone non accessibili del Tigray (23 distretti dei 94 della regione) sono gravemente malnutriti e in pericolo di vita se non ricevono aiuti immediati.

Questi bambini sono tra gli oltre 2,2 milioni nell'Etiopia settentrionale in condizioni di insicurezza alimentare acuta, compresi almeno 140.000 nel Tigray, che stanno già affrontando condizioni simili alla carestia. Solo nell'ultimo mese c'è stato un aumento di quattro volte dei ricoveri settimanali di bambini per la cura della malnutrizione acuta grave. L'UNICEF prevede che 56.000 bambini sotto i cinque anni nel Tigray avranno bisogno di cure quest'anno contro la malnutrizione acuta grave - quasi sei volte di più della media annuale dei casi nella regione.

I tassi di malnutrizione tra le donne in stato di gravidanza e di allattamento sono costantemente superiori al 40%, minacciando la vita dei neonati e delle loro madri.

La situazione, che è già catastrofica, potrebbe peggiorare ulteriormente poiché si prevede che l'insicurezza alimentare peggiori nei prossimi mesi, specialmente se non sarà possibile piantare i raccolti.

"È essenziale che i civili siano protetti, che gli aiuti umanitari raggiungano le persone bisognose e che si trovi una soluzione politica", ha scritto in un tweet il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres.

Più di due milioni e duecentomila persone sono state sfollate dalle loro case. La metà dopo che le abitazioni erano state date alle fiamme.

Sebbene i Tigrini sembrano avere ormai il controllo totale intorno a Mekelle, il quadro di quanto stia accadendo nel resto della regione è ancora poco chiaro.

La guerra è tutt'altro che finita e la maggior parte del Tigray rimane ancora nelle mani degli eritrei a nord e delle milizie del gruppo di Amhara a ovest. L'indipendenza è ancora molto lontana.

Foto anteprima via Cathedra Mea Regulae Meae

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