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Elezioni in Spagna: Vox, il partito che più cresce e che meno spende in pubblicità su Facebook

11 Novembre 2019 5 min lettura

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Elezioni in Spagna: Vox, il partito che più cresce e che meno spende in pubblicità su Facebook

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Dopo solo sei mesi dalle ultime elezioni, in seguito al tentativo fallito del socialista Pedro Sánchez di formare un governo monocolore con l'appoggio esterno di Unidas Podemos e di altri partiti minoritari, ieri la Spagna è tornata alle urne. Il risultato ci riporta ancora una volta sul terreno dell'ingovernabilità, con due blocchi polarizzati a destra e a sinistra, ma con equilibri diversi: PSOE (28%) e Unidas Podemos (12,8%) perdono entrambi voti, il Partido Popular (20,8%) recupera, Ciudadanos (6,8%) affonda nell'irrilevanza politica con un risultato che costringe il suo leader, Albert Rivera, a dimettersi, mentre l'estrema destra di Vox (15,1%) vola al terzo posto.

Grafico: Cadena Ser | Dati: Ministero degli Interni spagnolo

Ieri notte, conclusa la conta dei voti, Pedro Sánchez ha esordito nel suo discorso post-elettorale dicendo: "È la terza volta che il PSOE vince le elezioni quest'anno". Una dato che forse doveva servire a infondere sicurezza nell'elettorato socialista, ma che ricorda anche il fallimento politico che grava sulle spalle dell'intera sinistra. Pedro Sánchez e Pablo Iglesias (Unidas Podemos) non sono riusciti a trovare un accordo dopo le elezioni del 28 aprile che permettesse al paese di avere un governo progressista: il primo voleva governare da solo, mentre il secondo spingeva per un governo di coalizione. Unidas Podemos avrebbe potuto dare la fiducia a Sánchez e investirlo presidente, ma avrebbe dovuto rinunciare alla forse irripetibile opportunità di entrare nella "stanza dei bottoni". Sánchez, dal canto suo, avrebbe potuto cedere e accettare di essere il presidente del primo governo di coalizione della storia spagnola, ma la questione catalana (che divide politicamente i due partiti) probabilmente avrebbe portato alla prima crisi di governo pochi giorni dopo. Quello stallo è la causa di queste nuove elezioni a pochi mesi di distanza.

Lo scenario di oggi è peggiore rispetto a sei mesi fa: il PSOE "ha vinto" di nuovo le elezioni, ma ha perso circa 700mila voti e 3 deputati. E questa volta per governare non sarà sufficiente il sostegno di un Unidas Podemos indebolito (anche loro con 700mila voti in rosso e 7 deputati meno) e di altre forze minoritarie regionali di sinistra: adesso il sostegno dei partiti indipendentisti catalani sembra essere determinante, con tutte le conseguenze che ne derivano.

Sánchez pochi mesi fa aveva ammesso che con Unidas Podemos nel governo non avrebbe potuto dormire bene la notte. Ieri notte, Pablo Iglesias non ha perso l'occasione di rinfacciargli quella dichiarazione: "Si dorme peggio con 50 deputati di estrema destra che con ministre e ministri di Unidas Podemos nel governo". Eppure, battute a parte, entrambi i leader sembrano arroccarsi sulle proprie posizioni: Iglesias ha parlato ieri di un governo di coalizione di tutti i partiti, mentre Sánchez ha fatto un appello a tutte le forze per facilitare un governo, costi quel che costi.

Questa crisi della sinistra fa da sfondo al dato più rilevante di oggi: il terzo posto dell'estrema destra di Vox (che ottiene 52 seggi nel Congresso, il doppio rispetto alle ultime consultazioni), predetto dai sondaggi, che ha scardinato tutti gli equilibri dentro il blocco conservatore. Grazie alla caduta di Ciudadanos, il Partido Popular si è ripreso dal disastroso risultato di aprile, però non riesce a vincere e soprattutto non ha i numeri per formare un governo alternativo alle sinistre. Ma questo non è un problema di Vox. Il partito di Santiago Abascal si trova in una posizione di vittoria, in ogni caso: se si dovesse andare nuovamente a elezioni per la terza volta è destinato a crescere; e se la sinistra riuscisse a formare un governo con l'aiuto degli indipendentisti, Vox è pronto a quattro anni di opposizione nazionalista che gli permetteranno di instaurare una campagna elettorale permanente.

Inizia adesso il periodo di incertezza delle alleanze e dei veti incrociati per formare un governo. Alla fine dell'articolo che abbiamo pubblicato dopo le elezioni di aprile troverete descritto il percorso politico costituzionale che segue.

Vox, il partito che più cresce e che meno spende in pubblicità su Facebook

L'estrema destra di Abascal è la formazione politica che più è cresciuta rispetto ad aprile (con circa un milione di voti in più), ma è anche quella che ha speso meno soldi in pubblicità su Facebook da marzo a oggi (periodo che comprende anche la scorsa campagna elettorale). Un dato che dovrebbe suscitare una riflessione, specialmente tra coloro che credono ancora che esista una correlazione diretta tra pubblicità sui social e risultato elettorale.

Dati: Facebook

I dati della 'Libreria inserzioni di Facebook' sulla spesa delle pagine ufficiali dei partiti, ci rivelano che Vox è cresciuto senza spendere quasi nulla in pubblicità su Facebook, soprattutto se confrontiamo i suoi numeri con quelli di Unidas Podemos che ha speso da solo più della somma di tutti i partiti messi assieme.

La pagina ufficiale di Vox ha speso negli ultimi otto mesi solamente 2.756 euro in pubblicità su Facebook; il PSOE ha speso 233.808 euro; il Partido Popular 411.727 euro; Ciudadanos 494.998 euro; Unidas Podemos 1.258.918 euro.

E nonostante questo Vox ha vinto la battaglia per l'engagement online (soprattutto su Instagram): le interazioni sui suoi profili social sono il doppio rispetto a quelle di tutto il resto di partiti, secondo un'analisi realizzata da Hadoq e pubblicata da Europa Press.

La percentuale dei suoi sostenitori (fan/follower) che interagisce con i profili ufficiali è del 16,84%, il quadruplo rispetto al 4,36% del PSOE. Mentre un 2,94% interagisce con il PP, un 2,36% con Unidas Podemos e un 2,08% con Ciudadanos. Vox è stato quindi il partito più efficace nell'uso dei social network.

Ma sarebbe troppo semplicistico pensare che i social siano la ragione del successo di Vox. Semmai, l’alta partecipazione online dei suoi sostenitori può essere vista come la conseguenza della grande capacità del partito di conquistare e coinvolgere il proprio elettorato. Non solo online.

(Foto: il leader di Vox Santiago Abascal, via Europa Press)

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