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Crocetta, L’Espresso, l’intercettazione: la ricostruzione dei fatti e alcune domande

20 Luglio 2015 13 min lettura

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Crocetta, L’Espresso, l’intercettazione: la ricostruzione dei fatti e alcune domande

13 min lettura

Ha collaborato Arianna Ciccone

Aggiornamento 9 aprile 2018: Il giudice civile del Tribunale di Palermo ha condannato l'ex direttore de L'Espresso, Luigi Vicinanza, e i giornalisti Piero Messina e Maurizio Zoppi, a risarcire "in solido" 57 mila euro all'ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, per sei articoli pubblicati tra il 16 e il 31 luglio del 2015 sulla presunta intercettazione tra Crocetta e il suo medico, Matteo Tutino. Palermo Today spiega che il contenuto degli articoli pubblicati dal settimanale "è stato ritenuto diffamatorio perché la frase non risulta essere stata realmente ascoltata dai carabinieri che indagavano su Tutino". Inizialmente Crocetta aveva annunciato di voler chiedere un risarcimento da dieci milioni di euro, per poi arrivare a proporre all'Espresso 100mila euro. L'accordo era stato rifiutato dal settimanale e così è partito il processo con la sentenza del 4 aprile scorso. Gli avvocati dell'ex governatore della Sicilia starebbero valutando di fare ricorso in appello, per via del risarcimento stabilito dal giudice perché "non convince sotto l'aspetto della quantificazione pecuniaria".

È ancora in corso invece il processo penale nei confronti dei due giornalisti autori del servizio, imputati di calunnia e diffusione di notizie false e tendenziose.

Aggiornamento 12 ottobre 2016: Il giudice per l'udienza preliminare ha rinviato a giudizio Piero Messina e Maurizio Zoppi, i due autori dell’articolo, pubblicato sull'Espresso nel luglio del 2015, sulla presunta intercettazione tra il governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, e il suo medico, Matteo Tutino. I due giornalisti sono imputati per calunnia e pubblicazione di notizie false. Il processo inizierà il prossimo 7 dicembre.

Nell'inchiesta del settimanale, Messina e Zoppi avevano scritto che Crocetta, in una telefonata intercettata, avrebbe detto nei confronti dell’allora assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, figlia di Paolo Borsellino, magistrato ucciso dalla mafia: «Va fatta fuori come il padre». L'accusa invece afferma che quell'intercettazione, con quelle parole, non esiste. La sua esistenza è stata più volte smentita dalla procura di Palermo e da altre procure dell’Isola.

Aggiornamento 10 dicembre 2015: Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Palermo ha respinto la richiesta della Procura di giudizio immediato per Piero Messina e Maurizio Zoppi, gli autori dell'inchiesta pubblicata dall'Espresso sulla presunta intercettazione tra il governatore siciliano Rosario Crocetta e il suo medico, Matteo Tutino. Il giudice, si legge nell'ordinanza, non ha ritenuto che vi sia il «presupposto indefettibile del giudizio immediato che è l'evidenza della prova del reato». Ora i due giornalisti possono scegliere tra il rito ordinario e quello abbreviato.

Aggiornamento 13 ottobre 2015: Ci sarà una perizia su tutte "le intercettazioni e captazioni ambientali effettuate, anche non riversate nei brogliacci e nelle trascrizioni" per fare luce sul caso Crocetta-Espresso. Il giudice per le indagini preliminari di Palermo ha infatti accolto la richiesta di incidente probatorio avanzata dai legali dei giornalisti dell'Espresso accusati di calunnia e diffusione di notizie false dopo la pubblicazione sul settimanale della presunta intercettazione riguardante un colloquio tra il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e il suo medico personale, Matteo Tutino, sull'ex assessore della sanità alla Regione Sicilia, Lucia Borsellino. La procura di Palermo, che ha sempre smentito l'esistenza dell'intercettazione, si era opposta ritenendo inutile la perizia.

Aggiornamento 5 ottobre 2015: La procura di Palermo ha chiesto il giudizio immediato per Piero Messina e Maurizio Zoppi, i due giornalisti dell'Espresso, autori dell'"esclusiva" pubblicata nel luglio scorso in cui si dava la notizia di una presunta intercettazione tra Rosario Crocetta, governatore della Regione Sicilia e il suo medico personale Matteo Tutino, dove quest'ultimo a proposito dell'ex assessore alla Salute, Lucia Borsellino, avrebbe detto: «Questa va fatta saltare come suo padre». I due cronisti sono accusati di calunnia e di diffusione di notizie false ed esagerate.

Aggiornamento 31 luglio 2015: L'Espresso in una nota ha precisato alcune questioni riguardo critiche e dubbi che gli sono state rivolte dopo la pubblicazione della presunta intercettazione tra Tutino e Crocetta. Le nostre domande, tuttavia, rimangono senza una risposta.

Aggiornamento 27 luglio 2015 ore 20.50: Secondo quanto riportato da L'Espresso i due giornalisti, Piero Messina e Maurizio Zoppi, sono indagati per «pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico». Messina risponde pure di calunnia, in quanto sarebbe stato smentito da una presunta fonte. I due giornalisti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Aggiornamento 27 luglio 2015 ore 8.30: Dopo 10 giorni dalla pubblicazione dell'"esclusiva" de L'Espresso sul silenzio di Rosario Crocetta seguito alle presunte parole («bisogna farla fuori come il padre») di Matteo Tutino contro l'ex assessore alla Sanità in Sicilia, Lucia Borsellino, svariati sono stati gli interventi di politici, di (ex) magistrati, tra le smentite delle procure siciliane e i dubbi sulla vicenda dei lettori che hanno commentato soprattutto su Facebook. In questi giorni Valigia blu ha provato a ricostruire i fatti. Dal quadro finora emerso, ci sono, secondo noi, però, dei punti che andrebbero chiariti, per permettere a ognuno di farsi un'opinione avendo tutti gli elementi a disposizione.

Le domande prescindono dalla valutazione politica dell’operato di Crocetta e anche dal difficile contesto in cui si è trovata a operare Lucia Borsellino fino alle sue dimissioni. Contesto spiegato molto bene da Lirio Abbate sempre su l’Espresso.

Le nostre domande

1. E se l'audio fosse stato manipolato?

Dal punto di vista metodologico l’autenticità dell’audio avrebbe dovuto essere verificata. A quanto è emerso dalle ricostruzioni de L'Espresso, solo la trascrizione dell'audio è stata controllata, attraverso l'incrocio di più fonti. E se l'audio fosse stato manipolato?

2. Il giornalista sa direttamente che si tratta di una conversazione tra Tutino e Crocetta?

L’Espresso, nella nota del 23 luglio scorso, scrive che a maggio 2014 «uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Messina e Zoppi il brano di un audio», presentandolo come «la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta sulla necessità di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino». Quindi la fonte iniziale – da quanto scritto sopra – sembra presentare ai due giornalisti non l’ascolto di un’intera intercettazione tra il primario dell’ospedale palermitano Villa Sofia e il governatore siciliano, ma di una parte, «il brano di un audio», per l'appunto.

Dunque il giornalista ha ascoltato una conversazione intera tra Tutino e Crocetta? Ha appreso direttamente ascoltando l'audio che Tutino parlava con Crocetta? Oppure, come sembra suggerire l'articolo, che Tutino fosse al telefono con Crocetta il giornalista lo apprende dalla fonte e dall’audio ascolta solo la voce del medico?

3. La frase esatta qual è? 

Sempre secondo quanto scritto nell'ultima nota de l'Espresso, sembra che nel 2014 la frase pronunciata da Tutino fosse solo «farla fuori».

A maggio 2014 uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Piero Messina e Maurizio Zoppi il brano di un audio, presentandolo come la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta sulla necessità di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino.

Mentre l’espressione «come suo padre», come riportata dal settimanale, verrebbe fuori solo dopo, nel 2015.

Il 2 luglio 2015 alle 13.19 la stessa fonte contatta Piero Messina e gli ricorda la vicenda dell’intercettazione. Gli scandisce parola per parola la frase di Tutino: «Lucia Borsellino va fatta fuori. Come il padre». E il silenzio di Crocetta inciso nei nastri.

Cosa ha sentito dall’audio il giornalista? Nel 2014 ha ascoltato «farla fuori» o «farla fuori come il padre»?

Inoltre, il settimanale scrive che la frase sarebbe stata confermata nella sua trascrizione da una fonte investigativa terza. Ma questa fonte ha confermato tutta la frase compreso «come il padre»? O solo la prima parte «farla fuori»?

Quindi è stata la fonte a indurre il giornalista a scrivere l'articolo su quell'audio, richiamandolo dopo un anno e ricordandogli l'esistenza di quella intercettazione?

Vale la pena precisare, inoltre, che L’Espresso ricorda che «anche altri giornalisti nell’isola hanno sentito parlare di una registrazione di quel tenore. Ne scrive “la Sicilia” di Catania, senza ricevere smentita».

L’articolo a cui il settimanale si riferisce è questo e come si può leggere nei virgolettati che vengono citati non compare mai «come il padre», ma si fa riferimento alla volontà da parte di Tutino di far fuori «politicamente» l’ex assessore Borsellino. Il dialogo, inoltre, sembra di capire, non è tra Tutino e Crocetta, ma tra il medico e più persone («altri amici – millantati o veri – di Crocetta»).
Ecco perché scrivere di uno «stesso tenore» si riferisce più che altro alla modalità del discorso, cioè di rabbia, non significando "con le stesse parole”.

4. L'audio è illegale? 

La procura di Palermo, di Messina, di Catania e Caltanissetta hanno ripetutamente smentito che ci sia un audio del genere agli atti delle loro inchieste (addirittura il Procuratore aggiunto di Palermo, Leonardo Agueci, ha parlato di un vera e propria "bufala")

Fanpage, in una sua ricostruzione della vicenda (non ripresa dai media mainstream e tra l’altro non smentita fino ad ora da nessuno), dà per certo che l’audio fosse “illegale”, cioè fatto senza il via libera del giudice, conservato fino al 16 luglio scorso e poi distrutto: «Secondo quanto riferiscono fonti vicine ai Carabinieri quelle intercettazioni sarebbero state realizzate da apparati che si sono mossi prima dell’autorizzazione da parte del giudice. In altri termini si tratterebbe di un’intercettazione acquisita in maniera irregolare e, pertanto, mai annessa agli atti».

5. Cosa vuol dire esattamente «si va fino in fondo»? Chi l'ha pronunciata e con quale obiettivo?

Nel primo articolo che ha fatto emergere il caso, a firma di Piero Messina, a un certo punto viene scritto che «Gli stralci di queste intercettazioni sono confermati dai magistrati e dagli investigatori che lavorano all’inchiesta: questa volta, dicono, "si va fino in fondo"».
Quest’ultima frase virgolettata viene riportata nell’ultima nota dell’Espresso ma in essa le parole sembrano acquistare un altro significato: «Lunedì 13 luglio, alla vigilia della pubblicazione del settimanale, Messina e Zoppi incontrano un autorevole inquirente a cui sottopongono parola per parola il testo dell’intercettazione tra Tutino e Crocetta. Ricevono una conferma totale e chiara, assieme all’invito a procedere con la pubblicazione: "Questa volta si va fino in fondo"».
Se prima andare «fino in fondo» si riferisce alla volontà dei magistrati di portare avanti con decisione l’inchiesta, nel secondo caso la fonte sembra invitare i cronisti a procedere alla pubblicazione dell’articolo.

Qual è il vero significato dell’espressione «si va fino in fondo»? Chi l’ha pronunciata e con quale obiettivo?

6. Si è scelto di "bruciare" la fonte. Perché?

A più riprese si è parlato (giustamente) dell’obbligo da parte del giornalista di coprire le sue fonti.

Nella nota del 23 luglio L'Espresso però precisa data e orario della telefonata da parte della fonte principale (che ha fatto ascoltare l’audio a Piero Messina nel 2014) in cui ricorda l’intercettazione e la scandisce parola per parola.

In questo modo sostanzialmente, come scrive anche Marco Lillo sul Fatto Quotidiano, L'Espresso avrebbe rivelato agli investigatori la fonte. Perché?

7. L'autore dell'articolo e i suoi rapporti con Crocetta: non sarebbe stato opportuno un disclaimer?

Considerando il ruolo ricoperto da Piero Messina in questi anni (coordinatore fino al 2013 dell’ufficio stampa della Regione per l’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, poi licenziato da Crocetta) e il rapporto a dir poco burrascoso con Crocetta, non sarebbe stato opportuno una sorta di disclaimer alla firma dell’articolo, per permettere ai lettori di avere tutti gli elementi a disposizione? Molti commentatori su Facebook hanno cominciato ad avanzare dubbi sulla ricostruzione proprio quando hanno appreso del ruolo ricoperto da Messina.
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La ricostruzione

Questo post lo abbiamo scritto direttamente sulla nostra pagina fan di facebook lo riportiamo qui per archiviarlo tra i nostri lavori.

. Giovedì 16 luglio L’Espresso anticipa su sito un'"esclusiva" in cui si racconta di un'intercettazione di “pochi mesi fa” tra Rosario Crocetta, governatore della Regione Sicilia e il suo medico personale Matteo Tutino, primario dell’Ospedale palermitano Villa Sofia e da fine giugno in arresto per truffa, falso, peculato e abuso d'ufficio. Nella chiamata Tutino riferendosi a Lucia Borsellino, ex assessore della giunta (ruolo lasciato il mese scorso per contrasti nella gestione della Sanità con il governo della Regione), con cui ha un rapporto conflittuale, avrebbe detto: «Va fatta fuori come suo padre». Frase a cui, scrive il settimanale, Crocetta non avrebbe reagito.

. Il governatore della Sicilia in un primo momento risponde che la frase non l’ha sentita «forse c'era zona d'ombra, non so spiegarlo; tant'è che io al telefono non replico», aggiungendo che se l’avesse ascoltata avrebbe provato «a raggiungere Tutino per massacrarlo di botte». Poi però Crocetta annuncia di autospendersi da governatore.

. Nel pomeriggio arriva la smentita dello stesso medico, tramite le parole del suo avvocato: «Il mio assistito, con il quale ho parlato, nega nel modo più assoluto di avere mai pronunciato quella frase su Lucia Borsellino».

. Interviene la procura di Palermo, con il procuratore Francesco Lo Voi che afferma: «Agli atti dell'ufficio, e in particolare nell’ambito del procedimento n* 7399/2013/21, non risulta trascritta alcuna telefonata del tenore di quella pubblicata dalla stampa tra il governatore Crocetta e il dottor Matteo Tutino». Lo Voi aggiunge anche che «analogamente i carabinieri del Nas che hanno condotto le indagini nel suindicato procedimento hanno escluso che una conversazione del suddetto tenore tra i predetti sia contenuta tra quelle registrate nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti del Tutino».
Posizione che lo stesso procuratore conferma, per la seconda volta, il giorno dopo l'anticipazione dell'articolo dell'Espresso: «Ribadisco quanto contenuto nel comunicato stampa di ieri, 16 luglio. L’intercettazione tra il dottor Tutino e il presidente Crocetta, di cui riferisce la stampa, non è agli atti di alcun procedimento di questo ufficio e neanche tra quelle registrate dal Nas».

LiviSicilia.it, nel seguire la cronaca della notizia, specifica altri due punti. Il primo è che la notizia di tale conversazione girava da tempo ma non era mai stato trovato un riscontro tra magistrati e investigatori. Inoltre, il procuratore Lo Voi ha specificato che quella frase non risulta neanche nei brogliacci (i libri su cui gli investigatori riassumono il contenuto delle stesse intercettazioni) e alla domanda se potesse far parte di un’altra indagine la risposta è sempre la stessa: «Agli atti della Procura di Palermo non c'è alcuna conversazione di tale tenore».

. In serata arriva la nota dell’Espresso in cui si conferma il contenuto del proprio articolo: “La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino risale al 2013 (ndr lo scambio quindi non sarebbe, come scritto nell’articolo, di «pochi mesi fa») e fa parte dei fascicoli secretati (ndr quindi non pubblicabili per legge. Anche se il giornalista che ne viene in possesso può decidere di pubblicarli ugualmente valutandone l'interesse pubblico) di uno dei tre filoni di indagine in corso sull'ospedale Villa Sofia di Palermo”.

. Rosario Crocetta passa al contrattacco e parla di un un'azione «di dossieraggio» contro di lui: «Mi hanno distrutto, ucciso, perché è questo che volevano: farmi fuori, eliminarmi. Ci stavano riuscendo, ma tutto sta diventato chiaro e lo diventerà ancora di più». Il governatore, inoltre denuncia, in un’intervista al Fatto quotidiano, che il giornalista dell’Espresso, che nel 2010 ha lavorato come coordinatore dell'ufficio stampa della Regione per l’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, è stato licenziato dalla Regione da lui.

. Luigi Vicinanza, direttore de L'Espresso, intervistato da La Stampa, ribadisce che l’intercettazione è del 2013 e che è contenuta in fascicoli secretati «di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo». Prima conferma che al settimanale hanno ascoltato l’audio, specificando che «è sporco e ci sono alcune interferenze». Poi alla domanda se L'Espresso ne sia in possesso, il direttore del settimanale chiarisce: «il nostro cronista l’ha ascoltato», aggiungendo che «poi ha potuto ricopiare la trascrizione».
Vicinanza torna sull'argomento scrivendo un'ulteriore nota comparsa sul sito dell'Espresso in cui si conferma che quella telefonata esiste, che prima di pubblicare l'articolo sono state fatte tutte le verifiche del caso e conclude che «già in passato per tutelare il segreto di inchieste relative a cariche istituzionali, la procura di Palermo ha smentito rivelazioni de L'Espresso che poi si sono dimostrate vere. Come quando anticipammo la notizia dell'iscrizione dell'allora presidente del Senato Renato Schifani nel registro degli indagati: la procura negò. Trascorsero mesi, la notizia si rivelò fondata».

. La procura di Palermo aprirà un'inchiesta Modello 45, senza reati né indagati, sulla pubblicazione dell'intercettazione.

. A cinque giorni dalla rivelazione del settimanale della presunta intercettazione, l'avvocato di Rosario Crocetta annuncia che chiederà all'Espresso 10 milioni di euro come richiesta di risarcimento: «Avvieremo un’azione civile risarcitoria, che è molto più veloce di quella penale, chiedendo all’Espresso la somma di 10 milioni di danni, non solo al settimanale ma anche ai due giornalisti dell’articolo e al direttore Vicinanza, non solo per omesso controllo, ma anche per avere più volte confermato l’esistenza della intercettazione».
A stretto giro arriva la replica del settimanale diretto da Luigi Vicinanza: «La causa annunciata dai legali di Rosario Crocetta può diventare l'occasione processuale per comprovare la piena correttezza del comportamento dell'Espresso e per fare definitiva chiarezza su quanto è avvenuto».

. Anche l'ipotesi che l'intercettazione in questione sia presente all'interno di inchieste di altre procure viene smentita dal procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, da quello di Messina, Guido Lo Forte, e dal procuratore di Catania, Michelangelo Patanè.

Una settimana dopo il lancio dell'"esclusiva" con la presunta intercettazione tra Crocetta e Tutino, il settimanale pubblica una nuova nota in cui vengono spiegate le dinamiche giornalistiche e le tappe che hanno portato alla scelta di pubblicare. «A maggio 2014 – scrive L'Espresso – uno degli investigatori fa ascoltare ai cronisti Piero Messina e Maurizio Zoppi (ndr riguardo alla questione di chi abbia ascoltato l'audio, il direttore Vicinanza, intervistato da La Stampa, aveva specificato che l'intercettazione era stata ascoltata da un solo cronista («il nostro cronista l’ha ascoltato»)) il brano di un audio, presentandolo come la dichiarazione di Tutino al governatore Rosario Crocetta sulla necessità di “far fuori” l’assessore Lucia Borsellino». Il giornale spiega, inoltre, che trattandosi di intercettazioni ancora segrete, «parlarne avrebbe compromesso l’esito delle indagini».
Dopo che nel giugno del 2015 Tutino viene arrestato e Lucia Borsellino si dimette dall'assessorato della Sanità della giunta Crocetta, scrive L'Espresso che Piero Messina viene contattato dalla "stessa fonte" ricordandogli "la vicenda dell’intercettazione" e scandendogli «parola per parola la frase di Tutino: "Lucia Borsellino va fatta fuori. Come il padre". E il silenzio di Crocetta inciso nei nastri». Il settimanale aggiunge che per «non scrivere falsità» Messina e Zoppi cercano altri riscontri e, il 13 luglio scorso, pochi giorni prima la pubblicazione «incontrano un autorevole inquirente a cui sottopongono parola per parola il testo dell’intercettazione tra Tutino e Crocetta. Ricevono una conferma totale e chiara, assieme all’invito a procedere con la pubblicazione: "Questa volta si va fino in fondo"».

. Il 27 luglio L’Espresso riporta che Piero Messina e Maurizio Zoppi, autori dell'articolo da cui è scoppiato il "caso Crocetta", sono indagati per «pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico». Messina è chiamato a rispondere pure di calunnia, in quanto sarebbe stato smentito da una presunta fonte. I due giornalisti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

. Il 5 ottobre la procura di Palermo chiede il giudizio immediato per Piero Messina e Maurizio Zoppi, i due giornalisti dell'Espresso, autori dell'"esclusiva" pubblicata nel luglio scorso in cui si dava la notizia di una presunta intercettazione tra Rosario Crocetta, governatore della Regione Sicilia e il suo medico personale Matteo Tutino, dove quest'ultimo a proposito dell'ex assessore alla Salute, Lucia Borsellino, avrebbe detto: «Questa va fatta saltare come suo padre». I due cronisti sono accusati di calunnia e di diffusione di notizie false ed esagerate.

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