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L’egoismo delle nazioni ricche peggiorerà la crisi dei rifugiati

5 Ottobre 2016 8 min lettura

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L’egoismo delle nazioni ricche peggiorerà la crisi dei rifugiati

7 min lettura

di Amnesty International | Foto: Reuters

In un rapporto sulla crisi globale dei rifugiati pubblicato questa settimana, Amnesty International ha accusato i paesi più ricchi di una completa assenza di leadership e responsabilità, che ha fatto sì che 10 soli paesi, che assommano meno del 2,5% del prodotto interno lordo globale, abbiano accolto il 56% dei rifugiati del mondo.

Il rapporto, intitolato "Dall'evasione alla condivisione delle responsabilità: come affrontare la crisi globale del rifugiati", descrive la precaria situazione in cui si trovano molti dei 21 milioni di rifugiati: da coloro che in Grecia, Iraq, al confine siro-giordano o sull'isola di Nauru hanno disperatamente bisogno di essere accolti a chi in Kenya e Pakistan subisce la sempre maggiore persecuzione dei governi.

"Oggi 10 stati su 193 ospitano
più della metà dei rifugiati."

- Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International

Per risolvere la crisi globale dei rifugiati, Amnesty International presenta una proposta equa e pratica, basata su un sistema che utilizza criteri pertinenti e obiettivi, per mettere in evidenza la giusta quota che ogni stato dovrebbe prendere per dare ogni anno accoglienza al 10% dei rifugiati.

"Oggi solo 10 stati su 193 ospitano più della metà dei rifugiati: un piccolo numero di paesi, lasciati a fare più di quanto potrebbero solo perché sono vicini alle aree di crisi. Questa situazione è insostenibile e causa miseria e sofferenza a milioni di persone in fuga dalla guerra e dalla persecuzione, da paesi come Siria, Sud Sudan, Afghanistan e Iraq", ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

"È giunto il momento che i leader mondiali avviino un dibattito serio e costruttivo su come le nostre società possono aiutare le persone costrette a lasciare le loro terre a causa della guerra e della persecuzione. Devono spiegare perché il mondo può salvare banche, sviluppare nuove tecnologie e combattere guerre ma non può trovare un riparo sicuro per 21 milioni di rifugiati, ossia solo lo 0,3% della popolazione mondiale", ha aggiunto Shetty.

"Se gli stati lavoreranno insieme e condivideranno le responsabilità, potremo assicurare che chi, contro la sua volontà, ha dovuto lasciare il suo paese possa rifarsi una vita altrove, in condizioni di sicurezza. Se non agiremo le persone continueranno ad annegare, a morire di malattie facilmente evitabili nei campi affollati o nei centri di detenzione o a essere rimandate nelle stesse zone di conflitto da cui erano fuggite".

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Rifugiati nel mondo in condizioni di disperato bisogno

Illustrando la sofferenza provata dai rifugiati in ogni parte del mondo, il rapporto di Amnesty International evidenzia l'urgente necessità che i governi incrementino in modo significativo il numero di rifugiati da accogliere.

Respingimenti verso zone di conflitto e violazioni dei diritti umani

  • In Pakistan e Iran cresce il numero di rifugiati in fuga dalla recrudescenza del conflitto dell'Afghanistan. I rifugiati afgani in Pakistan stanno andando incontro a una sempre più marcata persecuzione: le autorità ne hanno già costretti oltre 10.000 a tornare nel loro paese.
  • In Kenya, i rifugiati del campo di Dadaab stanno subendo pressioni per tornare in Somalia. Il governo ha intenzione di ridurre di 150.000 persone, entro la fine del 2016, la popolazione del campo. Più di 20.000 somali sono già ritornati in Somalia.
  • Oltre 75.000 rifugiati in fuga dalla Siria sono attualmente intrappolati al confine con la Giordania, in una stretta striscia di deserto chiamata bern.

Trattenuti in condizioni agghiaccianti

  • Nel sud-est dell'Asia, i rifugiati e i richiedenti asilo rohingya di Myanmar vivono con la costante paura di essere arrestati, imprigionati, perseguitati e in alcuni casi rimandati nel loro paese. Nei centri di detenzione della Malaysia, insieme ad altri rifugiati, si trovano in condizioni estreme di sovraffollamento e a rischio di contrarre malattie, di subire violenza sessuale e persino di morire a causa della mancanza di cure mediche adeguate.
  • Il rapporto di Amnesty International accusa alcuni stati dell'Unione europea e l'Australia di ricorrere a "sistematiche violazioni dei diritti umani" come strumento politico per tenere lontani i richiedenti asilo e i rifugiati. Nel luglio 2016 Amnesty International ha rivelato gravi violenze e trattamenti inumani ai danni di 1200 uomini, donne e bambini abbandonati nel centro di detenzione situato oltremare, sull'isola di Nauru.
  • L'Unione europea sta sviluppando loschi accordi con paesi come Libia e Sudan per limitare gli afflussi di migranti e rifugiati. Nei centri di detenzione per migranti della Libia si verificano violenze di massa ai danni di persone intercettate in mare dalla guardia costiera o a terra da gruppi armati o forze di sicurezza e poi trattenute illegalmente e private di difesa legale. Le forze di sicurezza del Sudan adibite al controllo dell'immigrazione sono associate a violazioni dei diritti umani nella regione del Darfur.

Costretti a intraprendere viaggi pericolosi

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Rifugiati siriani al confine tra Serbia e Ungheria | AP 2015
  • Dal gennaio 2014 al giugno 2015, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati ha registrato 1100 morti in mare nell'Asia sud-orientale, in maggior parte rifugiati rohingya. Il numero effettivo delle vittime potrebbe essere assai più alto.
  • Nel 2015 oltre un milione di migranti e rifugiati ha raggiunto l'Europa via mare. Durante questi viaggi, sono annegate quasi 4000 persone. Nei primi nove mesi del 2016, i morti in mare sono stati oltre 3500.
  • Nel corso del 2016, rifugiate arrivate in Libia da paesi dell'Africa sub-sahariana hanno riferito ad Amnesty International che lo stupro era talmente la norma durante il viaggio da spingerle a prendere pillole contraccettive alla partenza, in modo da evitare di rimanere incinte. Rifugiati e migranti hanno denunciato di essere stati tenuti in ostaggio a scopo di riscatto, in condizioni agghiaccianti, picchiati e privati di acqua e cibo.
  • Durante il viaggio attraverso il Messico in direzione del confine statunitense, i rifugiati e i migranti in fuga dalla violenza nel cosiddetto Triangolo settentrionale dell'America centrale vanno incontro a rapimenti, estorsioni, violenza sessuale e uccisioni.

"La crisi dei rifugiati non è limitata al Mediterraneo. In tutto il mondo, rischiano di morire a bordo di imbarcazioni stipate all'inverosimile, in campi dove si vive in condizioni abiette e di sfruttamento, o nelle mani di trafficanti e gruppi armati. I leader mondiali devono trovare un modo equo per condividere la responsabilità di aiutarli", ha commentato Shetty.

"La crisi dei rifugiati non è
limitata al Mediterraneo."
- Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International

Gli stati prossimi alle zone di conflitto accolgono la maggior parte dei rifugiati

Il rapporto di Amnesty International sostiene che l'ineguale condivisione delle responsabilità sta acuendo la crisi globale dei rifugiati e i molti problemi cui vanno incontro questi ultimi. L'organizzazione per i diritti umani chiede a tutti i paesi di accettare un'equa proporzione di rifugiati, basata su criteri obiettivi che riflettano le possibilità di accoglienza di ciascuno stato.

Un sistema pratico per valutare tali possibilità, basato su criteri quali il benessere, il numero di abitanti e il tasso di disoccupazione renderebbe manifesto quali sono i paesi che non partecipano a questa equa condivisione delle responsabilità.

"Il problema non è il numero globale dei rifugiati ma quello delle nazioni più ricche che ne ospitano pochi e fanno il minimo."
- Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International

Il rapporto evidenzia il profondo contrasto tra il numero di rifugiati provenienti dalla Siria accolto dai paesi confinanti e quello ospitato in altri paesi.

  • Dal 2011, il Regno Unito ha accolto meno di 8000 siriani mentre la Giordania - che ha una popolazione 10 volte inferiore e un prodotto interno lordo pari all'1,2% - ne ha accolti 650.000.
  • Il Libano, con una popolazione di 4.500.000 abitanti, una superficie di 10.000 chilometri quadrati e un prodotto interno lordo pro capita di 10.000 dollari, ospita oltre 1.100.000 rifugiati siriani mentre la Nuova Zelanda - con la stessa popolazione ma una superficie di 268.000 chilometri quadrati e un prodotto interno lordo pro capita di 42.000 dollari - ne ha accolti solo 250.
  • L'Irlanda, con una popolazione di 4.600.000 abitanti, una superficie sette volte superiore a quella del Libano e un'economia cinque volte maggiore, ha finora accolto 758 rifugiati siriani.

I paesi più ricchi potrebbero dunque accogliere una quota maggiore di rifugiati che si trovano in condizioni di vulnerabilità. Utilizzando i criteri della popolazione, del benessere e del tasso di disoccupazione, la Nuova Zelanda potrebbe accoglierne 3466: un numero ampiamente gestibile rispetto ai 1.100.000 siriani accolti dal Libano.

"Il problema non è il numero globale dei rifugiati ma quello delle nazioni più ricche che ne ospitano pochi e fanno il minimo. Se ognuna delle nazioni più ricche accogliesse rifugiati proporzionalmente alla sua dimensione, al suo benessere e al suo tasso di disoccupazione, trovare posto per molti più rifugiati sarebbe una sfida ampiamente risolvibile. A mancare sono la cooperazione e la volontà politica", ha aggiunto Shetty.

Molti più governi devono mostrare leadership

Nel suo rapporto, Amnesty International cita il Canada, esempio di come, con leadership e visione, gli stati possano favorire il reinsediamento di ampi numeri di rifugiati in un tempo adeguato.

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Un famiglia di rifugiati iracheni negli Stati Uniti | Elisa Waidelich Sameer Qadoora

Dal novembre 2015 il Canada ha reinsediato quasi 30.000 rifugiati siriani. Un po' più della metà su iniziativa del governo, gli altri 11.000 attraverso sponsorizzazioni private. Alla fine di agosto 2016, erano in corso d'esame altre 18.000 richieste di rifugiati siriani, ospitati principalmente in Giordania, Libano e Turchia.

Attualmente solo una trentina di paesi prende parte a programmi di reinsediamento dei rifugiati e il numero di posti messi a disposizione ogni anno è di gran lunga inferiore a quello giudicato necessario dalle Nazioni Unite. Se quel numero di paesi raddoppiasse o triplicasse, l'impatto sulla crisi sarebbe importante.

"Mentre una manciata di paesi
ospita milioni di rifugiati,
molti non lo fanno affatto."
- Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International

Per incoraggiare un maggior numero di paesi ad assumere iniziative efficaci, Amnesty International sta sollecitando l'introduzione di un nuovo meccanismo per il reinsediamento di rifugiati in condizioni di vulnerabilità e di un nuovo sistema globale di trasferimenti nelle situazioni più acute di crisi, come quella siriana, per evitare che i paesi confinanti siano sopraffatti dall'arrivo di grandi numeri di persone in fuga.

"Il mondo non può più lasciare senza sostegno i paesi in difficoltà per il solo fatto di essere vicini alle aree di crisi. Mentre una manciata di paesi ospita milioni di rifugiati, molti paesi non lo fanno affatto".

"I leader del mondo non hanno minimamente accolto un piano per proteggere i 21 milioni di rifugiati. Ma quando le leadership vengono meno, le persone di buona volontà devono aumentare la pressione sui governi perché questi mostrino umanità verso persone la cui unica differenza è di essere state costrette a fuggire dalle loro case", ha concluso Shetty.

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Scarica il rapporto in inglese "Dall'evasione alla condivisione delle responsabilità: come affrontare la crisi globale del rifugiati"

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