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COVAX, il programma dell’OMS per l’accesso globale al vaccino anti COVID-19. L’UE aderisce, gli USA restano fuori

4 Settembre 2020 3 min lettura

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COVAX, il programma dell’OMS per l’accesso globale al vaccino anti COVID-19. L’UE aderisce, gli USA restano fuori

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L'Unione europea ha annunciato lunedì che farà parte dell'alleanza internazionale COVAX, il programma a cui hanno aderito più di 150 paesi per favorire l’accesso globale a un futuro vaccino contro il coronavirus. L'iniziativa, guidata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), mira ad acquisire due miliardi di dosi di qualsiasi potenziale vaccino da diversi produttori entro la fine del 2021, per poterlo rendere disponibile a tutti i paesi del mondo.

La Commissione europea contribuirà con un investimento di 400 milioni di euro. Nel suo comunicato, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato l’importanza della collaborazione internazionale nella lotta alla pandemia globale. "Sono fiduciosa che questa decisione ci avvicinerà ulteriormente al nostro obiettivo: sconfiggere insieme questo virus. Perché una cosa è chiara: non saremo al sicuro finché tutti, qui in Europa o là fuori nel mondo, non saranno al sicuro”, ha dichiarato.

Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'OMS, ha ringraziato pubblicamente l'Unione Europea per il sostegno finanziario.

La strategia americana continua a distanziarsi dall'OMS

Gli Stati Uniti hanno confermato martedì che non parteciperanno all’iniziativa COVAX. "Continueremo a coinvolgere i nostri alleati internazionali per assicurarci di sconfiggere questo virus, ma non saremo vincolati da organizzazioni multilaterali influenzate dalla corrotta Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Cina", ha detto il portavoce della Casa Bianca Judd Deere.

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Le parole del portavoce sono l’ennesimo atto di accusa del governo americano contro l’OMS. Durante la pandemia, il presidente Donald Trump ha criticato in diverse occasioni l'organizzazione sanitaria, accusandola di collusione con la Cina e di aver partecipato a un insabbiamento delle informazioni sul virus, senza offrire prove a sostegno di tali accuse. Dopo averne congelato i finanziamenti ad aprile, gli Stati Uniti hanno comunicato successivamente la propria intenzione di ritirarsi dall'OMS.

Un'inchiesta pubblicata a giugno da Associated Press fa capire che più che colludere con la Cina, come sostenuto da Trump, l'OMS avesse serie difficoltà a ottenere dalle autorità cinesi le informazioni minime, dovuto ai limiti imposti alla propria autorità. Sebbene il diritto internazionale imponga ai paesi membri di comunicare all'OMS informazioni che potrebbero avere un impatto sulla salute pubblica, l'agenzia delle Nazioni Unite non ha poteri di controllo e non può indagare in modo indipendente sulle epidemie all'interno dei paesi. Deve quindi fare affidamento sulla cooperazione degli Stati membri.

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Intanto, in un’intervista pubblicata domenica dal Financial Times, Stephen Hahn, commissario della Food and Drug Administration (FDA), ha dichiarato che la FDA è disposta ad autorizzare un vaccino contro il coronavirus senza aspettare che gli studi clinici della Fase III su larga scala siano completati, se i suoi benefici supereranno i rischi.

Il giorno dopo la pubblicazione dell'intervista, il responsabile del programma di emergenza dell’OMS, Mike Ryan, ha criticato le dichiarazioni di Hahn: "Se ci si muove troppo velocemente per vaccinare milioni di persone, potrebbero sfuggire alcuni effetti collaterali".

Anche la direttrice scientifica dell'OMS, Soumya Swaminathan, ha espresso perplessità rispetto all'annuncio della FDA e ha precisato che l'approccio preferito dall'OMS sarebbe avere a disposizione un set completo di dati da utilizzare per la prequalificazione del vaccino, ossia la rigorosa revisione e valutazione di tutti i dati di sicurezza ed efficacia richiesti.

I corticosteroidi come trattamento dei pazienti più gravi

Intanto, sul fronte dei trattamenti, nuovi studi hanno dimostrato che i corticosteroidi migliorerebbero il decorso della COVID-19 nei pazienti affetti da forme gravi della malattia.

I corticosteroidi come il desametasone, l'idrocortisone e il metilprednisolone sono spesso utilizzati dai medici per indebolire la reazione del sistema immunitario, con l’obiettivo di alleviare infiammazione, gonfiore e dolore.

Molti pazienti con COVID-19 muoiono non a causa del virus, ma per colpa della reazione eccessiva del proprio organismo: è in questi casi più gravi che il trattamento può salvare la vita. Secondo gli studi, i benefici del trattamento con corticosteroidi si sono dimostrati evidenti su ogni tipo di paziente grave, indipendentemente dal genere e dall'età.

In seguito alla pubblicazione dei nuovi dati, mercoledì l’OMS ha aggiornato le proprie linee guida raccomandando i corticosteroidi per il trattamento di pazienti gravi in tutto il mondo, ma consiglia di non somministrare i farmaci a pazienti con sintomi lievi (perché abbasserebbero la risposta immunitaria, che in questi malati è appropriata).

(Immagine via Pixabay)

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