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C’è grossa crisi. Ed è una grande occasione

8 Settembre 2011 3 min lettura

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C’è grossa crisi. Ed è una grande occasione

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Siamo in tempi di crisi. Economica, politica, di rappresentanza, di fiducia, di credibilità istituzionale, di speranza. La stragrande maggioranza degli italiani sperimenta almeno una di queste mancanze. 

Le crisi sono momenti faticosi ma anche grande opportunità per cambiare, per rimuovere ciò che appesantisce e sperimentare ciò che può permettere di uscire dalle secche. In ogni caso non si può prescindere da un'analisi obiettiva delle risorse in campo, distinguendo in particolare ciò che è scarso e ciò che è abbondante. 
Proviamo a fare un esperimento: qual è il rapporto tra cittadini e Pubbliche Amministrazioni e come può migliorare nell'interesse di entrambe le parti? 
Le risorse scarse sono: i soldi, la fiducia nella politica, talvolte le competenze (le nomine politiche non possono coincidere perfettamente con la meritocrazia: è un limite della democrazia, che resta comunque il miglior sistema di rappresentanza possibile), il tempo a disposizione per gli amministratori per l'ascolto, per lo studio, per la sperimentazione di nuove politiche pubbliche, la misurazione delle prestazioni e il monitoraggio in tempo reale dell'evoluzione dei problemi emergenti nelle città, nelle province, nei Comuni. 
Le risorse abbondanti sono: le idee, le persone che possono aiutare le PA a prendere decisioni migliori, gli strumenti con cui partecipare alla vita amministrativa, politica, della comunità, gli occhi, le orecchie, i punti di vista di ogni cittadino. 
La dinamica cittadini-elettori può essere sostanzialmente di due tipi: cooperativa e competitiva.

Nel primo caso, attiviamoci ed esportiamo il modello-Milano.

Tra le prime scelte della Giunta Pisapia, infatti, c'è il progetto Idee in Comune

L’assessore al Tempo libero, Chiara Bisconti, ha chiesto alle milanesi e ai milanesi in vacanza di segnalare iniziative simili (ma non solo: anche di cittadinanza partecipata, educazione civica, difesa dell’ambiente, creatività, uso del tempo libero) che scoprono nei loro itinerari turistici. La segnalazione passa per l'invio di una mail (massimo 5 caratteri, con la possibilità di allegare foto), o scrivendo un post sulla pagina Facebook dedicata all'iniziativa, Copia e incolla X Milano - idee in Comune
Basterebbe che ogni cittadino, e ogni partito politico, chiedesse al proprio Comune di residenza di creare la stessa infrastruttura per scatenare un passaparola virtuoso. Bastano un indirizzo mail, una pagina Facebook, un assessore o un dirigente che valuti le idee e le porti all'attenzione di Consiglio Comunale e Giunta per ottenere un vantaggio immediato in termini di partecipazione, apprendimento e, perché no, di consenso con una decisione amministrativa a costo zero. 
E se la Pubblica Amministrazione non ci sta a sentire? Benissimo, fa niente, abbiamo gli strumenti per fare del bene senza che il Comune ci dia il permesso.
Cresce, infatti, la domanda e l'offerta di siti e applicazioni che permettano di mappare e segnalare disservizi. 
Emergenza Spazzatura, la campagna di Valigia Blu e Repubblica basata sulla piattaforma Ushahidi e creata con lo scopo di permettere ai cittadini di aiutare il Comune di Napoli a tenere le emergenze ambientali e sanitarie legate all'eccesso di rifiuti sulle strade dimostra che i tempi sono maturi per questo tipo di presa di responsabilità collettiva da parte dei cittadini. 
Piattaforme analoghe a Ushahidi possono essere utilizzare per indicare cosa non funziona in una città, in una provincia e una Regione. L'amministratore pubblico può decidere liberamente cosa fare di questi dati generati gratuitamente dai cittadini: può decidere di modificare alcune scelte (per esempio, modulando la presenza delle forze dell'ordine in città sulla base dei crimini denunciati online), può verificare internamente la responsabilità dei disservizi, cercando di capire perché certi meccanismi non funzionano o altri, invece, sono soddisfacenti. Può impostare campagne di comunicazione istituzionale dimostrando di aver studiato il caso e di averlo risolto, trasformando il problema in consenso.

Oppure può decidere di ignorare il tutto, permettendo all'opposizione di utilizzare liberamente quei dati per attaccare la maggioranza ed erodere credibilità, fiducia, voti. 

Solo la diffidenza dei cittadini sull'utilità di questi processi partecipati (perché dovrei perdere tempo per fare una segnalazione se il Comune non se ne occupa?) ha per ora frenato una tendenza irreversibile: non si può impedire ai cittadini di prendersi cura di se stessi e del posto dove si vive, così come non si può impedire ai cittadini di 'fare politica' attraverso queste nuove modalità. Le dinamiche del consenso si sposteranno rapidamente verso l'analisi dei dati pubblici, perché sono oggettivi e rifuggono dagli artifici retorici della politica. 
Forse conviene la cooperazione. Conviene a tutti. Per essere rieletti, prima di tutto.
Dino Amenduni
@valigia blu - riproduzione consigliata

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