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Calderoli e i suoi fratelli

15 Luglio 2013 2 min lettura

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Calderoli e i suoi fratelli

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Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, non è il solo esponente della Lega Nord ad aver attaccato con offese razziste il ministro dell'Integrazione, Cécile Kyenge. Basta una rapida scrollata dell'account Facebook del consigliere regionale veneto, Daniele Stival, per capire che l'ex ministro delle semplificazioni dell'ultimo governo Berlusconi è in buona compagnia.


Foto condivisa da Stival che a Il Mattino di Padova si premura di spiegare che quell'immagine non era rivolta all'attuale ministro del governo Letta perché «di Cecilie ce ne sono tante e mi riferivo a una mia amica». "Precisazione"  al giornale veneto arrivata in seguito alla condivisione di un'altra foto - guarda il caso rimossa - dello stesso tenore razzista sempre ripresa dal consigliere regionale nella stesse ore


Ma forse è tutto legittimo e chi non lo capisce non ha spirito perché come ha chiarito Calderoli paragonare le fattezze  della Kyenge a quelle di un orango è una "battuta simpatica".  Concetto che Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, nel suo editoriale di quest'oggi, ci tiene a far suo specificando che una battuta "è per definizione stupida altrimenti sarebbe altro". Sarà per questo che il suo pezzo si apre con le stesso "stupido" argomento presente nella foto condivisa da Stival

Dunque in Italia si può dire, e riderci sopra, che un politico è un caimano, una pitonessa, un piccione, non - come ha detto ieri Calderoli riferito al ministro Kyenge - un orango. In effetti siamo di fronte a un caso di razzismo, ma non nei confronti di un uomo (o donna), bensì del genere animale. Povero orango, che cosa avrà di diverso dal caimano o dal pitone da suscitare una rivolta del mondo politico tale da diventare un caso istituzionale?

Altrettanto divertente sarebbe vedere se segnalando il profilo di Stival a Facebook per razzismo dal noto social network possano intuire la simpatia di quelle foto. Interessante  sarebbe capire inoltre perché questi conclamati casi di violente discriminazioni presenti nella politica nazionale fino a quella locale possano essere tollerate e/o ridimensionate a livello politico e istituzionale, come ha anche scritto con forza Gad Lerner sulle pagine de La Repubblica

(...) Può permettersi, la nostra Repubblica, di concedere un tale ruolo pubblico a chi semina veleno razzista e alimenta il pregiudizio verso una parte dei suoi concittadini?

 

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