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L’ascesa dell’ecofascismo: perché gli estremisti di destra stanno abbracciando sempre più le cause ambientali

27 Gennaio 2021 8 min lettura

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L’ascesa dell’ecofascismo: perché gli estremisti di destra stanno abbracciando sempre più le cause ambientali

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Diversi giorni dopo essere stato arrestato per aver partecipato al violento assalto del 6 gennaio al Campidoglio statunitense, Jacob Chansley (conosciuto anche con il nome di “Jake Angeli”) è finito di nuovo sui siti d’informazione di tutto il mondo. 

La madre, Martha Chansley, ha dichiarato che suo figlio – sostenitore dell’ex presidente Donald Trump e della teoria del complotto priva di fondamento QAnon, alimentata in ambienti di estrema destra statunitense – non stava mangiando da giorni perché all’interno del carcere non gli veniva fornito del “cibo biologico”: «Sta male se non mangia cibo biologico». Le autorità hanno così deciso che in prigione a Chansley sarebbe stato fornito del “cibo biologico”. Questa decisione è stata criticata. Diversi commentatori hanno infatti denunciato un doppio standard di trattamento rispetto a tanti altri detenuti, ad esempio ai musulmani, a cui viene negata la possibilità di soddisfare le proprie esigenze dietetiche basate anche sulla fede religiosa.

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La richiesta di Jacob Chansley di avere del “cibo biologico” ha aperto però anche una finestra su una particolare confluenza di sottoculture, scrive Kristin Toussaint su Fast Company: “Sebbene la maggior parte delle persone associ il cibo biologico alla politica progressista e ai valori cosmopoliti, sotto alcuni aspetti questa tematica rientra anche nella cultura neofascista. Parte di questa connessione tra il cibo biologico e il suprematismo bianco risale alla Germania nazista, dove era presente una forte etica sull'importanza della natura, di un'alimentazione sana e di cibi naturali”. Negli ultimi anni esempi di attività di suprematisti all’interno del mercato dell’agricoltura biologica sono stati riscontrati negli Stati Uniti d’America, come anche in Europa, ad esempio in Svezia e in Germania.

Un’analisi di Jules Evans, esperto di filosofia e psicologia, dei contenuti condivisi sui social (ora cancellati) da parte di Jacob Chansley prima dell’assalto al Campidoglio mostra inoltre come, oltre ad aver abbracciato la “Conspirituality” che fonde teorie del complotto e credenze spirituali alternative, il cosiddetto “sciamano di QAnon” si fosse interessato a "ecosistemi purificati" e contrario alle sostanze chimiche inquinanti, partecipando anche a marce per salvaguardare l’ambiente. Ma, specifica Evans, Chansley non sembra ritenere utili soluzioni politiche globali o qualsiasi cosa che coinvolga le Nazioni Unite, come richiesto invece da movimenti ambientalisti in tutto il mondo, perché tutto ciò farebbe parte di un “malvagio nuovo ordine mondiale". 

Quello che colpisce invece, sottolinea Emily Atkin, giornalista esperta di temi ambientali, è l'uso della parola "purificato" da parte di Chansley. Esiste infatti una connessione documentata tra il cospirazionismo, il suprematismo e una “vita verde” intesa come un desiderio di purezza nella sfera ambientale e di purezza razzializzata in quella sociale. 

Nel 2019 due attentati terroristici eseguiti da due suprematisti – uno a marzo a Christchurch, in Nuova Zelanda, contro la comunità islamica e uno ad agosto a El Paso, in Texas, al confine con il Messico, in un centro commerciale, contro immigrati messicani – causarono la morte di oltre 70 persone e il ferimento di altrettante. In tutti e due i casi, i due terroristi, prima di compiere i loro attentati, pubblicarono online i loro “manifesti” e un particolare, all'epoca, colpì i media: in entrambi i documenti erano espresse preoccupazioni per questioni ambientali e i loro atti terroristici erano presentati come soluzioni a questo problema. 

Nella rivendicazione del terrorista ventunenne di El Paso si poteva leggere ad esempio che "il massacro dell'ambiente sta creando un enorme fardello per le generazioni future. Le aziende stanno guidando la distruzione del nostro ambiente sfruttando spudoratamente le risorse. Se riusciamo a sbarazzarci di un numero sufficiente di persone, il nostro modo di vivere potrà essere più sostenibile". Il terrorista di estrema destra di Christchurch, nella sua rivendicazione parlava di "urbanizzazione e industrializzazione dilaganti, città in continua espansione e foreste che si restringono, un completo sradicamento dell'uomo dalla natura”, richiedendo “un’autonomia etnica per tutti i popoli, con particolare attenzione alla preservazione della natura e dell’ordine naturale", proclamando che "il nazionalismo verde è l'unico vero nazionalismo" e autodefinendosi "un ecofascista etno-nazionalista".

Come ha ricostruito Hope not Hate – organizzazione impegnata contro il razzismo e il neofascismo – i “manifesti” dei due terroristi si rifanno a diverse fonti note provenienti dall’estrema destra, come l'"Identitarismo" (che alimenta la teoria del complotto della "grande sostituzione" delle popolazioni occidentali bianche e di fede cristiana con quelle provenienti da altri continenti), ma anche ad altre meno 'note' che però si stanno facendo strada negli ultimi anni come appunto il cosiddetto “ecofascismo”.

Jason Wilson sul Guardian spiega che tra le principali preoccupazioni degli eco-fascisti di estrema destra, che si schierano contro “la società moderna e quella industriale perché secondo loro hanno sminuito i legami tra razza e territorio”, ci sono “le loro credenze sulla sovrappopolazione umana e sulla tendenza della migrazione e del multiculturalismo a spostare le persone fuori dalle loro terre d'origine”. E per contrastare tutto questo sarebbe necessario riorganizzare la società secondo principi autoritari. Ad oggi, anche se all’interno dei gruppi suprematisti questa declinazione ambientalista non è maggioritaria, non va comunque sottovalutata, avverte il ricercatore Alex Amend: «L’ecofascismo è una delle chiavi che permette di capire come si possa arrivare a uccidere i ‘diversi’: è perché [in questa visione] loro sono una minaccia per la patria e il corpo bianco. Siamo di fronte a un pericolo mortale, che continuerà a rimanere tale».

Con l’aumento dello stress e dell’ansia nella società per il cambiamento climatico in atto, il ruolo dell’ecologia nella nuova ideologia fascista è infatti sempre più importante, afferma Alexander Reid Ross, esperto di estrema destra. Tutto ciò, scrive il Washington Post, desta preoccupazione anche all’interno dei movimenti ambientalisti – che si stanno battendo invece per una giustizia sociale – perché il timore è che i nazionalisti bianchi utilizzino tematiche ambientali per attirare persone, in particolari i giovani, ad abbracciare idee razziste e violente. Su Coda Katia Patin racconta ad esempio di come lo scorso anno la sezione tedesca dell'organizzazione internazionale "Nature Friends" abbia tenuto seminari settimanali sull'infiltrazione di estrema destra nel movimento ambientalista per bloccare e individuare incursioni estremiste nella lotta contro il riscaldamento globale. Patin aggiunge anche che “l'adozione di queste posizioni non è solo uno stratagemma. L'ambientalismo di estrema destra si basa su credenze di purezza razziale e patria che costituiscono le fondamenta stesse del pensiero nazionalista bianco”.

In un approfondimento (qui in italiano) dello scorso settembre pubblicato su Vice News sugli eco-fascisti e sul ruolo che l'ecologia sta giocando negli ambienti dell’estrema destra, il giornalista Mack Lamoureux ha spiegato infatti che anche se il termine è relativamente nuovo, l’ecologismo di estrema destra ha radici profonde: “Il famoso motto nazista ‘Blut und Boden’ (‘sangue e suolo’) evocava un collegamento diretto tra un gruppo etnico e il territorio. Nei decenni scorsi, inoltre, diversi esponenti di estrema destra hanno inserito l’ambiente nei loro insegnamenti o nella loro propaganda. Tra questi spiccano David Lane, membro del gruppo terroristico neonazista The Order e inventore dello slogan delle ‘Quattordici Parole’ (‘Dobbiamo assicurare l'esistenza del nostro popolo e un futuro per i bambini bianchi’); e William Pearce, autore del romanzo razzista I diari di Turner che ha ispirato l’attentato del 1995 a Oklahoma City, il più letale atto di terrorismo interno della storia americana”.

Il giornalista di Vice News aggiunge che l’ecofascismo condivide alcuni principi con le scuole di pensiero ambientalista ritenute più controverse. Una di queste è la teoria della cosiddetta "ecologia profonda", elaborata dal norvegese Arne Naess all'inizio degli anni '70. Come si legge in un articolo su The Conversation della professoressa Alexandra Stern dell'Università del Michigan "Naess voleva distinguere l''ecologia profonda', che definiva come il rispetto per tutti gli esseri viventi, da quella che considerava una 'ecologia superficiale'. Scartando la convinzione di Naess nel valore della diversità biologica, i pensatori di estrema destra hanno pervertito l'ecologia profonda, immaginando che il mondo sia intrinsecamente ineguale e che le gerarchie razziali e di genere siano parte del progetto della natura". Così, continua la professoressa, all'interno di questa lettura "solo gli uomini – uomini bianchi o europei – possono veramente entrare in comunione con la natura, in modo significativo e trascendente. Questa ricerca cosmica alimenta il loro desiderio di preservare, anche con la forza se necessario, terre pure per i bianchi".

L’ecofascismo non sembra però avere una definizione semplice e univoca, spiega Stefano dalla Casa su Il Tascabile: “Dire cos’è l’ecofascismo non è una questione di dizionari, e oggi diverse fonti, anche diametralmente opposte, sembrano ancora servirsi di questa parola piuttosto liberamente”. Il concetto di autoritarismo potrebbe aiutare a fare chiarezza. Per Marco Armiero direttore dello svedese Environmental Humanities Laboratory, KTH Royal Institute of Technology e storico dell’ambiente, intervistato dal giornalista, «un tentativo di definizione di ecofascismo potrebbe essere questo: l’ideologia che affronta i problemi ecologici senza tenere conto dei problemi sociali di tutte e tutti, specialmente dei più deboli. E le soluzioni a questi problemi, o presunte tali, sono quindi autoritarie». 

Proprio con l’inizio della pandemia di COVID-19 sono emersi timori di derive autoritarie ed ecofasciste nel dibattito pubblico ambientale – anche non provenienti direttamente da ambienti di estrema destra. A marzo, durante le prime chiusure generalizzate, sui social è stato pubblicato un tweet, condiviso da centinaia di migliaia di account, in cui si leggeva che l’aria e l’acqua stavano ritornando a essere pulite, che la natura stava riprendendo il possesso della sua casa e che quindi “Il Coronavirus è il vaccino della Terra” e che “Noi siamo il virus".

Screenshot del tweet, via Grist.org

Questi messaggi hanno però ricevuto forti critiche e sono stati accusati di diffondere idee ‘ecofasciste’. “Il problema con l'attribuzione del beneficio ambientale alla COVID-19 – scrive Deja Newton, attivista ambientale – è che implica una perdita di tante vite umane che varrebbe la pena o sarebbe addirittura necessaria per il bene dell'ambiente. Le affermazioni ‘Noi siamo il virus’ presumono che l'umanità e il pianeta si escludano a vicenda. I pericoli che ne derivano ricordano i movimenti ambientalisti che in passato hanno sostenuto la riduzione delle popolazioni non bianche, non occidentali e, purtroppo, l'ecofascismo”. Inoltre, non è neanche vero che la natura si stava riprendendo i suoi spazi grazie alla pandemia. 

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Il rischio, in queste posizioni, è che non vengano considerati l’aumento delle disuguaglianze sociali ed economiche causate dalla pandemia, in particolare in quelle parti del mondo più povere che contribuiscono meno all’impatto del cambiamento climatico, aggiunge Sierra Garcia su Grist, rivista specializzata su temi ambientali.  

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Dopo le critiche ricevute, l’autore del tweet 'Noi siamo il virus' ha poi specificato che la sua intenzione non era quella di "dimostrare che c'è qualcosa di positivo in questa situazione incredibilmente brutta e oscura" e che "non sta sostenendo che tutti gli esseri umani dovrebbero morire". Questo, conclude Garcia, significa che “inquietanti filosofie sull’umanità sono sempre coesistite col pensiero ambientalista e sono destinate a riemergere se non si richiama l'ingiustizia intrinseca di queste prospettive”.

Foto in anteprima di Roel Wijnants su Flickr.com, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

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