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Afghanistan, ucciso il giornalista Ilyas Dayee: “Narrava al mondo la speranza e il dolore della sua gente”

14 Novembre 2020 5 min lettura

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Afghanistan, ucciso il giornalista Ilyas Dayee: “Narrava al mondo la speranza e il dolore della sua gente”

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Mohammad Ilyas Dayee aveva 33 anni, e ha dedicato tutta la sua vita a raccontare le storie della terra dove è nato e viveva, l'Afghanistan.

Il 12 novembre è rimasto ucciso a Lashkar Gah, capitale della provincia meridionale di Helmand, nell'esplosione di un ordigno posizionato sulla sua auto, mentre portava la madre in ospedale. Il fratello di Dayee, ex giornalista di Deutsche Welle, e altre due persone, tra cui un bambino, sono rimasti feriti nell'attentato.

Il giornalista, che lavorava per Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL), lascia la moglie e una figlia di un anno e mezzo.

Dayee è l'ultima vittima della crescente violenza in Afghanistan, dove i giornalisti sono presi sempre più di mira dai talebani che hanno intensificato le loro minacce.

Secondo quanto riportato da Human Rights Watch molti professionisti dell'informazione sono stati esplicitamente avvertiti di non raccontare le attività dei talebani, come è accaduto a Dayee.

A ottobre l'uomo aveva confidato ad alcuni suoi colleghi che i talebani gli avevano intimato di non parlare delle recenti operazioni condotte nella provincia di Helmand, né di qualsiasi loro perdita in termini di territorio e di vite umane e di non riportare nessuna notizia su presunte violazioni dell'accordo firmato con gli Stati Uniti che prevede il ritiro delle truppe straniere dal paese.

Colleghi di Dayee hanno detto che nelle settimane precedenti l'attacco, i talebani avevano perquisito la sua casa e interrogato i vicini di casa sui suoi movimenti chiedendo di riferirne i comportamenti.

La notte prima di essere ucciso, Dayee aveva inviato un'e-mail a un collega scrivendogli di ritenere che la sua vita fosse in pericolo.

Nello stesso giorno in cui è stato ucciso, i talebani hanno rilasciato una dichiarazione in cui hanno accusato i media afghani di impegnarsi nella "propaganda nemica" e nella diffamazione contro di loro.

«Siamo scioccati e rattristati per la perdita di Mohammad Ilyas Dayee, un collega coraggioso e impegnato che non ha mai esitato nella sua determinazione di riportare le notizie della provincia in cui è nato, Helmand», ha detto Daisy Sindelar, presidente ad interim di RFE/RL.

Sindelar ha definito l'omicidio di Dayee "un atto vile e spregevole che devasta una giovane famiglia e lascia l'Afghanistan senza un giornalista di talento che ha testimoniato i cambiamenti del suo paese", aggiungendo che "la crescente minaccia di violenza contro i giornalisti dovrebbe preoccupare profondamente tutti coloro che hanno investito in un futuro sicuro e pacifico per l'Afghanistan".

Qadir Habib, proprietario di Radio Free Afghanistan, ha definito devastante la notizia dell'uccisione di Dayee. «Era un giornalista di talento, impegnato, imparziale e coraggioso. Voleva essere la voce della sua gente ed era instancabile nel farne conoscere al mondo il dolore e la sofferenza», ma narrandone anche la speranza.

Quando è entrato a far parte di Radio Free Afghanistan, nel 2008, Dayee ha mostrato subito una grande dedizione nei confronti del lavoro, ha raccontato Habib. I suoi reportage si occupavano non solo della pericolosa situazione della sicurezza a Helmand, dove i talebani e le forze governative combattono una battaglia quasi permanente, ma anche dell'impatto che tutto ciò determina sulla vita dei civili nella provincia che confina con il Pakistan ed è vicina all'Iran.

Tra i suoi lavori più importanti un racconto sul traffico di droga. La maggior parte dell'oppio illegale del mondo viene infatti coltivato a Helmand prima di essere trasformato in eroina.

Salih Mohammad Salih, giornalista di Radio Free Afghanistan e carissimo amico di Dayee, ricorda di averlo incoraggiato a far parte di una sua associazione nel 2008. Oltre a essere un giornalista pieno di risorse Dayee aveva sempre il desiderio di aiutare gli altri.

«Aveva un cuore grande e generoso», ha raccontato Salih. «Il mese scorso Dayee ha ospitato molti parenti e conoscenti nella sua casa quando i combattimenti li hanno costretti a fuggire dalle loro abitazioni». Un'offensiva talebana poi fallita volta a invadere la città aveva costretto migliaia di famiglie a fuggire da Helmand per cercare rifugio nei quartieri più sicuri di Lashkar Gah.

Il 14 ottobre il giornalista aveva infatti pubblicato la foto di una tenda montata nel suo cortile. «Oggi abbiamo eretto un'altra tenda per una famiglia di sfollati perché non c'era più spazio nelle camere della nostra casa».

خوني ډکې سوې.
نن مو دکور يوې بلي مهاجرې کورنۍ ته دسرې مياشتي پخوانۍ خيمه ودروله.
دمهاجرينو رياست وايي دهغه کورنيو شمير ۷ زره ته نږدې سوی دی چي دهلمند دتازه جګړو بيځايه سوي دي.

Pubblicato da Aliyas Dayee su Mercoledì 14 ottobre 2020

Pubblicato da Aliyas Dayee su Mercoledì 14 ottobre 2020

Dayee ha trascorso la sua infanzia a Helmand controllata dai talebani. Diventato giornalista nel 2006 ha lavorato per un'emittente di Stato afghana, per l'Institute of War and Peace Reporting e per l'emittente radiofonica Salam Watandar.

L'omicidio di Dayee, diffusamente condannato in Afghanistan, non è stato ancora rivendicato. Zabiullah Mujahid, un presunto portavoce talebano, ha detto a Radio Free Afghanistan che il gruppo indagherà sull'omicidio.

Le associazioni dei giornalisti della capitale, Kabul, e di tutto l'Afghanistan hanno chiesto al governo di indagare sulla morte del collega e di punire gli autori del crimine.

Anche il presidente afghano, Ashraf Ghani, ha condannato l'attentato. «I gruppi terroristici non possono limitare la libertà di espressione e la voce della stampa con questi attacchi criminali», ha detto in una dichiarazione. «Il governo si impegna a proteggere e a rafforzare questo diritto, che il nostro popolo, la stampa e i giornalisti hanno ottenuto attraverso sforzi e sacrifici incessanti».

Nonostante le parole del capo dello Stato, l'Afghanistan non ha punito quasi nessuno dei responsabili degli omicidi degli oltre 50 giornalisti uccisi in Afghanistan dal 1992, secondo quanto registrato dal Committee to Protect Journalists (CPJ), l'organizzazione che promuove la libertà di espressione nel mondo.

«Elyas Dayee, come altri giornalisti in Afghanistan, stava semplicemente facendo il suo lavoro cercando di informare il pubblico e non avrebbe mai dovuto temere per la sua vita», ha dichiarato Aliya Iftikhar, ricercatrice senior sull'Asia di CPJ. «Le autorità afghane devono porre fine alle uccisioni di giornalisti dimostrando che i responsabili saranno trovati e chiamati a rispondere dei crimini commessi».

foto via Gandhara RFE/RL

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