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Come Trump sta smantellando la democrazia americana

16 Gennaio 2026 14 min lettura

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Come Trump sta smantellando la democrazia americana

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La senatrice democratica del Michigan, Elissa Slotkin, è stata indagata dai pubblici ministeri federali per un video in cui, insieme ad altri rappresentanti democratici, esorta i membri delle forze armate a opporsi ad ordini illegali. 

Non è chiaro quale possibile reato possa aver commesso Slotkin, da tempo impegnata a mettere in guardia i cittadini americani sullo smantellamento della democrazia negli Stati Uniti. Il suo messaggio diffuso nel video, secondo cui gli ufficiali militari hanno l'obbligo di ignorare gli ordini illegali, è un principio fondamentale del diritto militare, spiega un articolo del New York Times. Quel che è certo è che l’ufficio di Jeanine Pirro, procuratrice del Distretto di Columbia e figura storicamente vicina a Trump, ha chiesto un convocato per un colloquio con la senatrice o con il suo avvocato.

L’indagine di Pirro è l’ultima frontiera di una campagna condotta da Trump e dalla sua cerchia di potere contro coloro che considera nemici. A novembre, sempre Jeanine Pirro aveva avviato un’indagine penale nei confronti di Jerome H. Powell, presidente della Federal Reserve, per verificare se Powell abbia mentito al Congresso sulla portata della ristrutturazione della sede centrale della banca centrale a Washington. Come hanno affermato diversi esperti (e Powell stesso) l’indagine è un pretesto da usare come leva politica per mettere in discussione l’indipendenza della Banca Centrale Americana (Federal Reserve). Il vero obiettivo è influenzare la politica monetaria a fini economici ed elettorali, nonostante i rischi storicamente associati a una Federal Reserve subordinata al potere politico.

La settimana scorsa, il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha annunciato un’azione amministrativa da parte dell’esercito contro il senatore Mark Kelly, democratico dell'Arizona ed ex capitano della Marina, anch’egli protagonista del video per cui sarebbe inquisita Elissa Slotkin. Il procedimento potrebbe comportare una riduzione del suo grado e della sua pensione militare. La stessa senatrice Slotkin è una esperta di difesa e sicurezza, è stata agente della CIA e ha prestato servizio in Iraq per tre volte. L’indagine nei suoi confronti – ha detto – è un tentativo da parte di un presidente autoritario di strumentalizzare il governo federale e di intimidirla per costringerla al silenzio: “I fatti contano poco, ma la minaccia conta molto: la minaccia di un'azione legale; la minaccia alla tua famiglia; la minaccia al tuo staff; la minaccia verso la tua persona”.

Slotkin è così vittima di quel processo di smantellamento della democrazia messo in atto dall’amministrazione Trump che lei stessa ha evidenziato nei suoi interventi in tutto l’anno scorso. Soprattutto, la sua attenzione era stata attirata da un ordine esecutivo, emesso nel silenzio, che incaricava il Dipartimento di Giustizia di creare una lista di “organizzazioni terroristiche interne”. 

L’ordine definisce in modo molto ampio tali gruppi: organizzazioni accusate di antiamericanismo, anticapitalismo, anticristianesimo o ostilità verso coloro che hanno “visioni tradizionali americane sulla famiglia, la religione o la moralità”. E questi gruppi non devono nemmeno essere violenti per essere inseriti nell'elenco. L’ordine suggerisce che il Dipartimento di Giustizia possa esaminare chat, incontri di persona, social media e perfino le scuole, aveva denunciato Slotkin in un intervento dello scorso ottobre alla Brooking Institution. “Credo che Trump sia pronto a usare tutto il peso del governo federale contro gli americani che considera nemici. Perché? Perché ha un unico obiettivo: assicurarsi che lui e i suoi simili non debbano mai rinunciare al potere”.

Per questo aveva esortato i cittadini americani, i rappresentanti politici, i militari e i veterani a non restare inermi. “La leadership si misura dalle azioni che si intraprendono, non da ciò che si dice a porte chiuse. Per questo motivo, sto presentando una legge, il ‘No Troops in Our Streets Act’, che conferisce al Congresso la facoltà di porre immediatamente fine a un dispiegamento militare in una città americana”, aveva dichiarato nell’intervento dello scorso autunno. 

Queste preoccupazioni hanno portato, poche settimane dopo, al video realizzato insieme a Kelly e ai colleghi del suo partito in cui esortava le truppe statunitensi a ricordare il loro giuramento alla Costituzione e a resistere agli ordini illegali. 

Questa volta, però, Trump ha reagito con veemenza e ha insinuato che le loro azioni fossero un tradimento del paese: “COMPORTAMENTO SEDIZIOSO, punibile con la MORTE!”, ha scritto.

Dopo queste affermazioni, l’ufficio della senatrice è stato sommerso da centinaia di minacce al punto che la polizia del Campidoglio le ha consigliato di ricorrere a una scorta 24 ore su 24. “Ho studiato questo tipo di autoritarismo politico in altri paesi per tutta la mia vita professionale”, ha detto Slotkin in una intervista recente. “Non riesco a credere di doverne parlare nel mio paese”.

Qui di seguito riportiamo la trascrizione (tradotta) del suo intervento dello scorso ottobre.

Il discorso di Elissa Slotkin alla Brooking Institution

Sono Elissa Slotkin, la nuova senatrice dello Stato del Michigan.

Prima di entrare in politica ero una “secchiona” della sicurezza nazionale. E sono anche quella che viene definita una “figlia dell’11 settembre”. Mi trovavo infatti al mio secondo giorno di scuola di specializzazione, peraltro con Melanie, a New York City quando avvennero gli attentati dell’11 settembre. Quell’evento ha cambiato completamente la mia vita. E quando il fumo si è diradato, ho capito che volevo occuparmi di sicurezza nazionale. Sono poi entrata nella CIA. Ho fatto tre missioni in Iraq al fianco dei militari, ho lavorato al Pentagono e alla Casa Bianca sotto due presidenti. Ma prima di tutto questo, proprio in quei giorni dopo l’11 settembre, ero impegnata a cambiare i miei corsi per potermi concentrare sulla politica di sicurezza e sulla sicurezza nazionale. E uno dei miei professori, non so dove sia, era Mike O’Hanlon. Eccolo lì. Sono stata fortunata a entrare nel suo corso. Siamo tutti fortunati che abbia organizzato questo forum. Qui alla Brookings ha circa dodici titoli. Ma come gli ho appena detto dietro le quinte, sono ancora un po’ amareggiata per quel B+. E come ha detto Melanie, mi ha frenata.

So che molti di voi sono qui per parlare della prossima strategia per la sicurezza nazionale, della strategia di difesa nazionale, del ruolo dell’America nel mondo. Una discussione molto opportuna, visto che si dice che queste strategie siano in fase di riscrittura e riorientamento, con un’attenzione maggiore alla difesa del territorio nazionale piuttosto che alla competizione con la Cina e simili. Sembra ragionevole. Ma il punto è questo: nel 2025 le minacce interne non vengono definite dal Pentagono o sulla base di ciò che la comunità di intelligence ritiene le nostre principali minacce. Vengono determinate da un solo uomo: Donald Trump, e solo Donald Trump. E sta mostrando al mondo quanto sia disposto a usare la forza contro i suoi nemici.

Il nostro sistema è strutturato in modo da conferire al presidente, a qualsiasi presidente, un potere reale nel prendere decisioni in materia di sicurezza nazionale e politica estera. Questo perché, quando si tratta di proteggerci dagli attacchi, un comandante in capo ha bisogno del potere di prendere decisioni rapidamente. Avendo lavorato sia alla Casa Bianca repubblicana sia a quella democratica, ho visto da vicino come vengono prese queste decisioni critiche. È necessario avere il potere di agire quando è una questione di vita o di morte. Ma Trump ha individuato un gran numero di nemici che sono cittadini americani. E se è disposto a usare la forza letale contro nemici all’estero, come stiamo vedendo, cosa gli impedisce di usare la forza letale contro nemici qui in patria? Questa domanda dovrebbe gelare il sangue di ogni americano. Ed è per questo che oggi tengo questo discorso: perché credo che questo sia esattamente il piano. Credo che Trump sia pronto a scagliare tutto il peso del governo federale contro gli americani che percepisce come nemici. Perché? Perché ha un solo obiettivo: assicurarsi che lui e i suoi non debbano mai rinunciare al potere.

Sia chiaro, non lo dico alla leggera. Ma tra gli attacchi nei Caraibi, i suoi sforzi per identificare presunti terroristi interni e il dispiegamento della forza nelle città americane, sembra proprio che sia questa la direzione che stiamo prendendo. Voglio quindi iniziare da ciò che sta accadendo nei Caraibi. Ricapitoliamo. Dall’inizio di settembre, l’amministrazione Trump ha annunciato attacchi contro 14 navi. Sono state uccise 57 persone. L’amministrazione Trump ha informato il Congresso che noi, come americani, siamo in conflitto armato con una serie di cartelli, che ha definito organizzazioni terroristiche designate. Sostengono che gli attacchi siano legittimi perché le imbarcazioni trasportano droga destinata al contrabbando nelle città americane. A prima vista, questo ha senso per molti americani. E, a dire il vero, sono anche favorevole con l’idea di dare la caccia a questi gruppi, considerando l’effetto che la droga ha ogni giorno su cittadini del Michigan.

Ma ecco cosa rende questi attacchi diversi e senza precedenti. Il presidente e il segretario Hegseth si rifiutano di dire al popolo americano contro chi stiamo combattendo. Non ci dicono i nomi, né il motivo per cui vengono presi di mira. Qualche settimana fa, la Commissione Forze Armate del Senato, di cui faccio parte, ha ricevuto un briefing su questi attacchi. Durante il briefing, membri di entrambi gli schieramenti hanno chiesto al Dipartimento della Difesa il nome e il numero delle organizzazioni con cui gli Stati Uniti sono attualmente in guerra. Si sono rifiutati di fornirli. Abbiamo chiesto una copia del memorandum del Dipartimento di Giustizia che illustra la base legale di questi attacchi. Si sono rifiutati di fornire anche questo. Qualunque siano le nostre divergenze oggi, penso si possa affermare con certezza che il popolo americano ha il diritto di sapere contro chi stiamo combattendo, soprattutto se delle persone vengono uccise in nostro nome. E, solo a titolo di riferimento, per quelli di noi che hanno lavorato alla guerra globale al terrorismo: noi davamo un nome ai gruppi che prendevamo di mira. Pensate ad Al-Qaeda o all’ISIS. Il Congresso conosceva il nome di ogni gruppo colpito. L’amministrazione forniva le informazioni di intelligence che giustificavano quegli attacchi e spiegava perché fossero legali.

Ma per quanto siano preoccupanti gli attacchi nei Caraibi, non sono nulla in confronto alla mia preoccupazione per il completo riorientamento di Trump verso il cosiddetto “nemico interno”. Questo cambiamento ha enormi implicazioni per l’uso della forza all’interno degli Stati Uniti. Il mese scorso, il presidente ha emanato in silenzio un ordine esecutivo che incarica il Dipartimento di Giustizia di creare una lista di, cito, “organizzazioni terroristiche interne”. L’ordine definisce in modo molto ampio tali gruppi: organizzazioni accusate di antiamericanismo, anticapitalismo, anticristianesimo o ostilità verso coloro che hanno, cito, “visioni tradizionali americane sulla famiglia, la religione o la moralità”. E questi gruppi non devono nemmeno essere violenti per essere inseriti nell'elenco. L’ordine suggerisce che il Dipartimento di Giustizia possa esaminare chat, incontri di persona, social media e perfino le scuole.

Sia chiaro, la legge statunitense sul terrorismo interno è piuttosto vaga, soprattutto a causa del Primo Emendamento. Ma dal suo stesso ordine sembra evidente che Trump intenda vedere fino a che punto può spingersi prima che qualcuno gli dica di fermarsi. E se l’amministrazione non è disposta a rendere pubblici i nomi dei cartelli della droga nei Caraibi, potete stare certi che non vi dirà i nomi di questa nuova lista di organizzazioni terroristiche interne. Solo che questa volta le liste segrete non riguarderanno trafficanti di droga in acque internazionali. Riguarderanno americani, nelle strade americane e nelle case americane.

Proviamo quindi a immaginare cosa succede alle persone inserite in questa lista segreta. Il passo logico successivo è che il presidente utilizzi tutto il potere del governo federale per prendere di mira questi cittadini americani. In teoria, potrebbero essere intercettati, le loro case perquisite o potrebbero essere arrestati semplicemente per non essere d’accordo con l’agenda del presidente Trump. Non avrei mai pensato di dover dire una cosa del genere parlando del mio stesso governo. Questo è il tipo di cose che sono fondamentalmente antiamericane e colpiscono al cuore ciò che siamo come popolo.

E abbiamo già visto prove aneddotiche che questo sta accadendo. Trump ha creato almeno due cosiddetti «gruppi di lavoro per l’uso politico degli apparati dello Stato», per usare le sue stesse parole, che riuniscono persone di tutto il governo federale, inclusa la comunità di intelligence, per colpire i nemici percepiti da Trump. Da ex ufficiale della CIA, l’idea che agenti dell’intelligence possano essere chiamati a prendere di mira cittadini americani mi fa rivoltare lo stomaco e ci trasformerebbe in uno Stato di sorveglianza moderno. Mettere il governo federale contro i nemici di Trump va di pari passo con il suo uso della forza nelle città americane, sia da parte delle forze dell’ordine federali che dell’esercito.

Ad oggi, il presidente ha tentato di dispiegare oltre 7.000 membri della Guardia Nazionale in cinque città, inclusa Washington. Ad agosto, l’amministrazione ha ordinato la creazione di due nuove unità della Guardia Nazionale:

– Una forza di reazione rapida permanente che può essere dispiegata in ogni parte del paese;

– Unità della Guardia Nazionale in tutti i 50 Stati, concentrate sulla repressione delle cosiddette “sommosse civili”.

A questo punto, Trump è stato molto chiaro sulle sue intenzioni. A Quantico, parlando in qualità di comandante in capo, ha ordinato ai vertici militari di usare le città come “campi di addestramento”. E più volte ha ventilato l’idea di invocare l’Insurrection Act per permettere alle unità militari di fare irruzioni, trattenere e arrestare cittadini americani. Il presidente ha già dispiegato l’ICE e altre forze dell’ordine federali in queste stesse città. In alcuni casi, questi agenti federali stanno usando tattiche discutibili, che prima o poi potrebbero portare a un’escalation mortale. I video provenienti da Chicago sono sconvolgenti: agenti federali che puntano le armi sulle autostrade, lanciano gas lacrimogeni nei quartieri poco prima di una parata di Halloween, ferendo e persino uccidendo civili. Molti sono mascherati, senza uniformi, e guidano veicoli non contrassegnati. Per chi di noi ha prestato servizio all’estero, sembra di essere in un altro paese. Ed è solo questione di tempo prima che le cose peggiorino. Secondo le mie stime, siamo a circa due settimane da un incidente sanguinoso che sfuggirà di mano. Ed è esattamente il tipo di incidente che Trump vuole per giustificare un maggiore uso della forza.

Qual è dunque il fine ultimo di tutto questo? Se il presidente intende ridefinire radicalmente l’uso della forza in America, a cosa serve? Quello che sto per dire, la mia interpretazione della situazione, è qualcosa che non avrei mai immaginato di dire. Credo che Trump stia rimodellando il paese per restare al potere. Trump sta seguendo lo stesso copione di quasi ogni figura autoritaria della storia. Il copione è questo: prima ci si fa eleggere per affrontare problemi reali, nel nostro caso il costo della vita. Una volta al potere, ci si circonda di persone fedeli, si accumulano potere e influenza, e poi si inizia a usarli contro quelli che vengono percepiti come propri nemici.

Ma ecco il punto cruciale. In ogni copione autoritario giunge un momento in cui si arriva a un punto di svolta. Si accumula così tanto potere che ci si rende conto che, se mai si dovesse perdere e il proprio avversario venisse eletto, questi potrebbe usare quello stesso potere contro di lui. E allora ci si aggrappa al potere con tutte le forze. Questo sembra essere l’approccio di Trump in questo momento. E da tutto quello che abbiamo visto finora — gli attacchi nei Caraibi, la lista dei terroristi interni, il dispiegamento di militari e forze dell’ordine nelle nostre strade — sembra che stia preparando il terreno per restare al potere.

Ci sono due modi in cui questo può accadere, entrambi tratti dallo stesso manuale autoritario:

– Uno scenario in cui Trump trova un pretesto, invoca l’Insurrection Act e tenta di imporre la legge marziale. Le elezioni potrebbero quindi essere annullate, oppure, se si svolgessero, potrebbe circondare i seggi con militari e forze federali per intimidire gli elettori;

– Il secondo scenario è più difficile da rilevare, ma può comunque alterare un’elezione: etichettare gruppi di opposizione, candidati ed eletti come terroristi o criminali, e colpire le infrastrutture che garantiscono elezioni libere e competitive. Per esempio, Trump potrebbe usare l’IRS per rendere impossibile ai Democratici raccogliere fondi. Potrebbe fare causa a organizzazioni di sinistra e diffondere disinformazione sulle elezioni. Potrebbe screditare, privare di fondi e mettere a tacere le opposizioni fino a non lasciarle alcuna possibilità di vincere.

Il punto è che c'è più di un modo per distruggere un’elezione. Ci sono molti modi per perdere la nostra democrazia. Oggi sto lanciando un segnale d’allarme perché corriamo il rischio che ciò accada qui da noi.

Permettetemi di dirlo ancora: non sono un’allarmista. Alcuni di voi in questa sala hanno lavorato direttamente con me. Sapete che non parlo con leggerezza. Voglio spiegarvi perché insisto nel dirlo oggi. Tornate con la mente all’aprile del 2020. Fu la prima volta che Trump iniziò a twittare di brogli elettorali, sostenendo che se avesse perso le elezioni del 2020 sarebbe stato solo a causa di frodi. All’epoca ero alla Camera dei Rappresentanti. Ricordo di essere rimasta scioccata. Ma allora sono stata piuttosto educata. Ho inviato lettere all’amministrazione, ne ho parlato nelle audizioni, ma non ho sollevato alcun polverone.

Arriviamo al 6 gennaio 2021. Mentre i rivoltosi assaltavano il Campidoglio, mi sono barricata nel mio ufficio e ho cercato qualcosa che potessi usare come arma. Stava accadendo ciò che ritenevo impensabile. Allora mi era mancata l’immaginazione. Ma oggi la mia immaginazione funziona benissimo, e non commetterò lo stesso errore.

Ma c’è una cosa che Trump non ha previsto: la volontà del popolo americano. Gli americani hanno un barometro interno per riconoscere ciò che sa e odora di autoritarismo. L’ho visto in Michigan, dove perfino sostenitori convinti di Trump non gradiscono ciò che vedono sui loro telefoni. Questo dovrebbe darci speranza, e c’è ancora tempo per invertire la rotta.

Per prima cosa, il Congresso deve riappropriarsi del proprio potere sull’uso della forza — e doveva farlo ieri. Ai miei colleghi repubblicani: mi rivolgo a voi. Nello spirito di John McCain, dobbiamo iniziare a reagire quando non siamo d’accordo su come viene usata la forza. La leadership si misura dalle azioni che si intraprendono, non da ciò che si dice a porte chiuse.

Per questo motivo, sto presentando una legge, il “No Troops in Our Streets Act”, che conferisce al Congresso la facoltà di porre immediatamente fine a un dispiegamento militare in una città americana. Ai militari dico: anche voi avete un ruolo cruciale. Secondo la legge, esiste una cosa chiamata “ordine illegale”, e l’esercito ha la possibilità — anche se difficile — di opporsi. Perché nella scelta tra la lealtà alla Costituzione e la lealtà a un solo uomo, c’è una sola risposta giusta, e ognuno di voi ha prestato quel giuramento.

Ai nostri veterani: anche voi potete esercitare il vostro potere politico denunciando l’uso pericoloso che Trump fa delle nostre forze armate. Ho visto molti veterani partecipare alla manifestazione “No Kings”. Non sottovalutate mai la forza della vostra voce e l’impatto che può avere quando vi esprimete apertamente. E lasciatemelo dire: se ci sono veterani che vogliono impegnarsi in modo positivo, scrivetemi. Stiamo rimettendo insieme la squadra.

Ai nostri leader statali: avete la responsabilità di mantenere la linea, proteggere l’integrità delle elezioni e resistere alle pressioni che l’amministrazione Trump sta già iniziando a esercitare. Anche i cittadini comuni possono aiutare in questo senso. Possiamo dare forza e determinazione a chi, a casa, è sotto pressione. Le elezioni locali non sono mai state così decisive.

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Agli americani comuni: fate sentire la vostra voce su ciò che sta accadendo e organizzatevi pacificamente per opporvi. Nella storia, solo i movimenti popolari sono riusciti a porre un freno agli abusi del governo.

E infine, a tutti coloro che ascoltano e guardano: non mollate. Generazioni di noi hanno lottato contro ostacoli insormontabili per costruire il paese che abbiamo oggi. E io ne sono la prova vivente come senatrice donna. Non sarei qui se generazioni di donne prima di me non avessero lottato per letteralmente cento anni per ottenere il diritto di voto. Non possiamo permetterci il lusso di dire che tutto questo è troppo difficile. Questo è il paese che tutti amiamo. Il nostro paese ha bisogno di noi, adesso. È il nostro momento di farci avanti.

 

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